Temi di dibattito della rete civica progressista italiana.

Sono stato invitato da Franco D’Alfonso e dal coordinamento dell’Alleanza Civica, radicata in molti ambiti territoriali per ora nel centro-nord, a introdurre con un approccio metodologico generale il lavoro preparatorio del congresso nazionale di questa realtà di partecipazione politica bottom up che si prevede a febbraio/marzo 2022. Questa la bozza dell’intervento che è stata anticipata per iscritto ai partecipanti. Ha fatto seguito un intenso dibattito.

Milano, 4 dicembre 2022

Verso un congresso civico progressista

Una nota metodologica per il percorso in svolgimento

Stefano Rolando *

Si è avviata la preparazione di un congresso civico che presenta un primo comprovato tentativo di esprimere una rete territoriale, prevalentemente inter-urbana, di carattere quindi ultra-locale e che si posiziona in forma genericamente progressista con riferimento al retaggio di esperienze del riformismo in particolare nella tradizione di governo locale e, finora, con radicamenti in cui prevale l’esperienza del nord (e sviluppi più recenti di centro-nord).

La prudenza della autorappresentazione dei movimenti che danno vita a questo “passo avanti” è giustificata da un fattore insito del civismo: il suo pluralismo di derivazioni, di esperienze, a volte di base sociale, di ragioni di successo, di alleanze, di progetto, di priorità.

Da questa segmentazione si parte verso istanze ora necessariamente aggregative.

Sapendo che si tratta del fenomeno inverso a quello dei partiti organizzati e declinati nazionalmente che derivano la loro “narrativa identitaria” dal rapporto tra storia e posizionamento ideologico-valoriale che si adatta, non sempre con propositi flessibili di coerenza, alle circostanze locali.

E tuttavia il percorso inverso sta all’interno del tema generale – che vale per entrambi i fronti, quello dei partiti e quello dello sciame civico – di sapere che una parte consistente dell’offerta politico-elettorale italiana, con forti tendenze nel sistema micro-territoriale, riesce a tenere in tensione partecipativa elettorati indisponibili al voto ai partiti e quindi con formule “civiche”.

Il che, nel suo complesso, significa porre basi di dialogo di carattere generale adeguate all’evoluzione reale della politica italiana. Tra modelli organizzativi della politica strutturati sulle dinamiche di partito e altri strutturati su forme associative di persone che si identificano con il pragmatismo del fare più che con i vincoli teorico-gerarchici propri del “partitismo”.

Alcuni ambiti tematici legittimi per la discussione congressuale

Il tema della “convergenza” ha un suo carattere importante e preliminare da esplorare in vista di un congresso perché esso – nel concreto momento della politica italiana – mette in campo tre discussioni:

  • il contributo di tutti i soggetti politici a mantenere viva e produttiva la “democrazia decidente”, quindi un modello di qualità partecipativa che deve tendere a risolvere problemi di interessi generali più che all’autoreferenzialità di organizzazioni che cercano di provvedere al destino occupazionale (quindi retribuito) dei suoi partecipanti;
  • il valore di alleanze che contribuiscono a dare soluzioni “democratiche”, nell’obiettivo di governare i territori, ipotizzando anche una mutua influenza benevola circa il necessario cambiamento dei partiti verso il riconoscimento della gerarchia dei problemi reali che i territori esprimono;  e altresì circa il cambiamento delle organizzazioni civiche verso l’importanza di un approccio anche teorico alla qualità di governo e di confronto ultra-locale (nazionale/europeo, in cui i partiti restano dominanti) attorno a soluzioni che, nella grande maggioranza dei casi, non esistono se si limita la visuale al localismo;
  • l’importanza di un contributo al contenimento dell’astensionismo, che, al di là di soglie fisiologiche, costituisce un impoverimento pericoloso del rapporto tra rappresentanza e decisioni.

Il tema dei confini qualitativi dell’esperienza civica va ugualmente considerato come un ambito di approfondimento necessario. Esso aiuta a fissare comuni parametri per definire una preventiva presa di distanza rispetto ai fattori che hanno storicamente indebolito o anche inquinato le esperienze civiche e quindi per rafforzare il profilo reputazionale del progetto generale. Per esempio, tra i fattori: 

  • il rischio, in alcuni casi,  di esprimere solo un camuffamento formalistico di ambiti di organizzazioni partitiche, magari dissidenti o deprivate di forte legittimazione, verso una autoproclamazione civica che potrebbe non avere neanche i cromosomi minimi delle qualità identitarie e programmatiche di ciò che viene riconosciuto come “civismo”;
  • il condizionamento di istanze influenzate da affarismo e illegalità (in alcuni territori anche con confini espliciti con mafiosità) in ordine a cui è importante dichiarare un vero presidio di attenzione;
  • in generale la necessità di mantenere connessioni con gli ambiti di studio e ricerca (sistema universitario o centri di approfondimento e analisi critica) in odine alla complessità dei problemi di governo di sistemi territoriali ormai quasi sempre all’insegna di approcci glocali, perché la critica all’ideologismo non deve tracimare nella critica alle necessità “teoriche” (disporre cioè di buona teoria) nel far politica.

Il tema dell’esperienza emergenziale, che ha connotato la crisi dei governi populisti o a partecipazione populista (2018/2020) e che ha portato il sistema dei partiti a non avere più soluzioni di governabilità nel mezzo della crisi sanitaria e della crisi economica. Cioè dopo quasi un anno di convivenza tra una componente di rappresentanza “partitica” (che vede assegnate funzioni di governo dell’esistente) e una componente di rappresentanza “tecnocratica” (che vede assegnate le funzioni di regolazione delle “transizioni”).

Tale tema deve indurre una rete civica – radicata anche in grandi realtà urbane – a discutere quale contributo preferenziale spetta a questa componente nell’evoluzione possibile del modello ora in atto con il governo Draghi, evoluzione sulla cui necessità non è ancora calata la parola “fine”, che non potrà calare almeno fino ad elezioni politiche avvenute.

Ciò comporta che l’alleanza civica si ponga il problema del suo ambito di relazionamento preferenziale.

  • Tutto è possibile. Anche che il congresso decida di voler discutere con gli assetti europei (e perché no, tenendo conto di una discreta presenza autonomistica nei paesi europei, nonché di un residuo di cultura federalista, entrambe rappresentate al PE e entrambe attente alla politica territoriale).
  • Così come il congresso potrebbe anche entrare nel merito della crisi e della riforma dei partiti e di come essi stanno utilizzando lo “slot” assicurato dal governo Draghi (quindi in un cantiere che ha previsto solo verifiche elettorali “amministrative”), dal momento che fino ad ora il sistema dei partiti ha utilizzato poco quel cantiere per dare segnali importanti di autoriforma. Ed è quindi rispetto a questo deficit che il civismo organizzato potrebbe anche esprimersi.
  • Tuttavia – nel rispetto di spazi/interventi da dedicare a questi due fronti di discussione generale – sembrerebbe che il carattere “territoriale” dell’attuale rete civica dovrebbe indurre a mettere in seria evidenza il giudizio sulla crisi del regionalismo italiano (da misurare con il tema del regionalismo europeo), essendo questo l’ambito principale di relazionamento sulle decisionalità progettuali e di governo su cui  i singoli soggetti civici devono misurare l’insufficienza del localismo per descrivere, affrontare e risolvere problemi concreti.

Il riferimento all’evoluzione del modello della rilevanza degli schieramenti ovvero delle alleanze politiche, in funzione elettorale e di regolazione del rapporto tra maggioranza e opposizione, può altresì costituire un ambito di attenzione tematica del congresso.

La tendenza preferenziale verso il sostanziale bipolarismo (centrosinistra/centrodestra) – in cui è funzionale la scelta elettorale maggioritaria – o verso il tripolarismo (sinistra/centro/destra) –  in cui è più funzionale la scelta elettorale proporzionale, senza escludere caratteri misti – ovvero verso forme e geometria variabile che dipendono dalla capacità di generare alleanze programmatiche (anche quelle dipendenti dalla continuità dell’emergenza) partenendo da scelte nettamente proporzionali, appartiene ad una verifica di orientamenti che vanno composti nella fase pre-congressuale così da delineare un orientamento condiviso.

Per ragionare in modo credibile su questo aspetto il dibattito congressuale dovrà avere preliminarmente condiviso la strategia “identitaria” di fondo – a cui la relazione di FDA al Comitato del 23.11 fa riferimento –  nel rapporto con il quadro politico rappresentato: piena autonomia; collaborazione critica ma partecipativa; sistema organico di alleanze; partecipazione a “un processo di fondazione di nuova formazione politico-partitica”?

Circa il tema che caratterizza, nel mondo occidentale, la trasformazione del civismo, cioè l’ambientalismo gestito alla ricerca della sostenibilità e della manutenzione eco-sistemica, anche per il suo carattere al centro degli approcci alle diverse transizioni su cui l’agenda politica sta maturando mutamenti di priorità, l’antico posizionamento civico (“act local, think global”) deve vedere consacrata una parte dell’attenzione pre-congressuale e congressuale.  In cui gli stessi confini dell’espressione sostenibilità (a rischio di logoramento comunicativo) dovrebbero essere declinati in modo multiforme, cioè verso le metabolizzazioni materiali e immateriali del nostro tempo per assicurare qualità civiche al cambiamento.

Sotto questo profilo l’apertura di dialogo – anche per l’allargamento qualitativo della rappresentanza politica – verso l’associazionismo teso a sostenibilità ambientali, culturali, creative, turistiche e di servizio sociale – costituisce una “sotto-rete” importante per la crescita qualitativa dell’Alleanza.

Modello tematico congressuale

Le sei indicazioni tematiche “di punta” – a cui si è accennato – possono vedere molte integrazioni.

Che tengano conto anche delle specificità territoriali, delle responsabilità amministrative assunte, della tradizione elaborativa dei contesti.

Ma in questa fase metodologica ciò che sarebbe importante portare a condivisione è un modello di organizzazione del dibattito, che riguardi sia i congressi provinciali che quello nazionale.

La maggiore semplificazione possibile, ipotizzando due giornate di lavoro o comunque due “volèes” distinte di discussione, potrebbe vedere – con l’apertura assegnata a chi riesce a fare meglio sintesi complessiva dei caratteri distintivi di un’esperienza e le conclusioni dedicate alla creazione degli organi direttivi – due sessioni con autonomia tematica:

  • la prima dedicata ai percorsi evolutivi dell’esperienza acquisita;
  • la seconda dedicata agli aspetti strategici e di proposta.

Bozza di decalogo tematico per ciascuna delle sessioni.

Percorsi

Qui si selezioneranno le disponibilità di relatrici/relatori al Congresso designati da ciascun soggetto più idonei a svolgere le seguenti narrazioni (anche tematicamente aggregabili):

  • specificità del contesto socio-economico e politico;
  • incidenza della pandemia e delle crisi connesse alla modificazione dell’agenda territoriale;
  • aspetti irrisolti nel governo del territorio;
  • capacità (e limiti) dell’esperienza civica maturata per affrontare la domanda;
  • percorsi evolutivi di partecipazione politica che hanno portato all’aggregazione civica;
  • positività e criticità nell’esperienza di relazione (e di alleanza) con il sistema dei partiti;
  • qualità culturali e professionali che l’esperienza civica ha raccolto e valorizzato;
  • difficoltà (superate e non superate) nella sostenibilità organizzativa ed elettorale;
  • caratteri delle leadership in relazione alla riconoscibilità e alla comunicabilità dell’esperienza;
  • percezione dell’esperienza civica maturata nello specifico  vissuto sociale.

Proposte

Qui si selezioneranno le disponibilità di relatrice/relatori designati al Congresso da ciascun soggetto più idonei a svolgere le seguenti narrazioni (anch’esse aggregabili):

  • agenda delle priorità della rete complessiva;
  • agenda delle forme partecipative possibili per assicurare visibilità e condivisione sociale;
  • scadenze locali e generali attorno a cui monitorare scelte collettive;
  • caratteri della proposta di rappresentanza delle liste civiche territoriali per ora fuori dall’Alleanza;
  • punti qualificanti della legge elettorale;
  • punti qualificanti della riforma del regionalismo italiano;
  • punti qualificanti del rapporto di collaborazione e confronto con il sistema dei partiti;
  • punti qualificanti rispetto all’evoluzione dell’Europa delle regioni e dei territori;
  • valutazione dell’orientamento dei media e della rete nella rappresentazione della dinamica politica;
  • valutazione dell’esperienza di governo di emergenza e di transizione politico-istituzionale.

Al fine di evitare che ciascun contributo si trasformi in una mini-relazione generale, si dovrà tenere fermo il negoziato sulla distribuzione programmata di temi specifici di trattamento nel corso degli interventi assegnati.


* Professore di “Comunicazione pubblica e politica” all’Università IULM di Milano. Autore del saggio “Civismo politico” (Rubbettino editore), dedicato in particolare alle esperienze svolte dal 2010 al 2015 a Milano e in Lombardia.

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