Congedi. David Maria Sassoli (30.5.1956-11.1.2022)


David Sassoli, ricordato come europeista virtuoso, chiaro, tenace
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Ha indossato un vasto programma: Next generation, diritti, debito e bilancio, revisione dei trattati, conferenza sul futuro, dialogo e spiegazione pubblica 

Stefano Rolando oggi sul giornal online  L’Indro

https://lindro.it/david-sassoli-ricordato-come-europeista-virtuoso-chiaro-tenace/

Tutte le volte che se ne va uno più giovane, avverto – nel mistero della morte – una componente più netta di ingiustizia. Penso subito al contributo che ha ancora da dare. Penso al tempo che non ha avuto per regolare la trama di una vita. Penso ai bilanci che prima o poi ci aiutano a vivere l’età che avanza con meno acrimonia e interpretando in modo più attrezzato l’inevitabile sentimento della nostalgia.

Nel caso di questa notte, cioè il caso di David Sassoli, mi ha colpito quel che ha scritto il mio amico Pio Cerocchi – già direttore del Popolo, che ho conosciuto a Palazzo Chigi alla fine degli anni ’80 – che ha esitato a postare parole, appresa la notizia, dovendo mettere a fuoco il tema, se fosse solo confinato nella perdita di un amico o fosse altro. E vedendo scorrere i post sui social, Pio capiva “di vivere un grande e tristissimo evento nazionale, non la morte di un vecchio amico ma del nostro rappresentante in Europa, non di un bravo giornalista, ma di un grande protagonista della politica continentale”.

Questo interessa dire ora, parlando della scomparsa di un politico che ha scelto la politica ben dopo i cinquant’anni, che l’ha fatta tutta (13 anni dal 2009) al Parlamento europeo, che senza avere i cromosomi del leader l’ha portato a misurarsi con la rappresentanza collettiva di un organismo plurale e complesso come un’assemblea con 28 gruppi nazionali, che si esprimono in cinquanta lingue e dialetti e fanno riferimento ad una trama rugosa e variopinta di partiti e correnti.  Oggi in Italia (probabilmente anche altrove) lo hanno percepito come “il nostro rappresentante in Europa” sinceramente un po’ tutti. Sinistra, centro e destra. Cattolici e non cattolici. In cui l’estrazione di cattolico socialmente radicato e tenacemente dialogante non lo fa ricordare mai come un uomo di parte ma come un uomo di principi e di valori. 

La mia memoria personale – entrambi provenienti dalla Rai, lui dagli ambiti giornalistici, io da quelli dirigenziali – in tante occasioni mi ha permesso di coltivare un punto fermo: David era quel che appariva, senza alcuna doppiezza, né umana, né professionale, né politica (nella foto di cinque anni fa eravamo ancora insieme a parlare di Europa proprio in un convegno promosso dalla Rai).

(Reconnecting Europeans, Rai Roma.3.3.2017)

Ascolto dunque miei amici che hanno frequentato e che frequentano quel Parlamento, per capire il senso di una perdita che, appunto, i social vanno questo pomeriggio configurando come collettiva.

Patrizia Toia – euro-parlamentare dei socialisti europei e già ministro con i governi Amato e D’Alema – è velocissima nell’argomentare le ragioni di questa perdita: “E’ stato un accanito costruttore del Next Generation Plan. Ha sostenuto la tesi di un vero piano di rigenerazione non solo di misure tecnico-finanziarie. Ha avuto idee innovative sul debito in formazione e sulla necessità di affrontare il tema preventivamente. Non era il suo terreno preferito ma lo ha trattato connettendolo abilmente anche alla discussione sul taglio del bilancio pluriennale assicurando i presidi necessari alla cultura, alla ricerca e al sociale. In prima fila in materia di Europa e diritti, su Polonia e Ungheria ha in particolare alzato l’asticella rispetto alle prudenze in atto (spiega Beda Romano oggi sul Sole 24 ore che Sassoli si è spinto “fino a rimproverare alla Merkel di essere troppo accomodante sulla materia”, n.d.r). Anche se è stato eletto presidente del Parlamento casualmente come italiano, dal momento che toccava soprattutto al PSE, ha tenuto su profili alti questa rappresentanza di un paese fondatore spingendo per un maggiore europeismo dell’Assemblea in anni in cui altri avrebbero magari frenato”.

Pier Virgilio Dastoli, presidente del Movimento europeo-Sezione italiana e che in quel Parlamento fu capo di gabinetto di un padre fondatore dell’Europa come Altiero Spinelli – integra su un tema qualificante questo profilo: “Sassoli in questo momento era uno dei tre co-presidenti della Conferenza sul futuro dell’Europa, gli altri due essendo la tedesca von der Lyen (Commissione) e il belga Michel (Consiglio). Al suo posto di presidente del PE è candidata la maltese Roberta Metsola. Non è detto che i socialisti europei non avrebbero chiesto l’agreement di lasciare a David Sassoli, dopo il 18 gennaio, il ruolo nella conferenza, ambito in cui si muoveva benissimo, con impegno verso la riapertura dei trattati e con una visione che si potrebbe dire federalista”.

Ai miei amici con la comune esperienza della Rai, oggi riuniti in Eurovisioni e nell’Associazione Infocivica, che sostiene la missione di servizio pubblico e con cui David Sassoli ha collaborato, ho chiesto infine come quella estrazione abbia segnato la sua esperienza europarlamentare. Un coro: “E’ stato fin troppo evidente che quel Parlamento aveva bisogno di una voce chiara, semplice, spiegante. In una fase così delicata la capacità di rivolgersi all’opinione pubblica trasferendo il senso delle opzioni – sulla pandemia, sulle crisi socio-economiche, sui diritti democratici – ha significato, certamente per gli italiani, un recupero di fiducia rispetto ad un trend pericolosamente inclinato”.

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