“La bussola di krisis” di Mario Pacelli e Giampaolo Sodano, Il Mondo Nuovo libri, maggio 2022 – Prefazione di Stefano Rolando

La presentazione a Milano l’11 maggio 2022
Stefano Rolando, Fabrizia Cusani, Giampaolo Sodano, Franco D’Alfonso

Spunti per riqualificare le scelte

Non c’è crisi che si profili come fattore di discontinuità di portata globale – dalla salute all’economia, dalle migrazioni alle guerre – che possa oggi avere un trattamento interpretativo (chi, perché, da quando, verso che, insomma tutto ciò che va oltre il “come”) che possa prescindere dal ritrovare, scegliere e raccontare le fila della storia che ne guidano le trame.

Questa ineludibilità, che diventa urgenza e in qualche modo anche paradigma per chi si rivolge con qualche pretesa al dibattito pubblico, è la chiave che spiega la ragione di due brevi e diversi  libri, uno di politica e l’altro di storia, che in queste pagine si trovano riuniti.

Come vicini di pianerottolo che, dopo limitati e prudenti scambi occasionali di convenevoli, decidono di parlarsi un po’. Scoprendosi complementari. Ma anche interessati alle stesse vicende. E soprattutto pronti all’ascolto che proviene da sguardi diversi ma con analisi convergenti.

Giampaolo Sodano e Mario Pacelli si conoscono da molti anni, sono amici e sanno bene uno dell’altro.

I convenevoli in questa occasione li hanno ragionevolmente saltati.

Nella libertà l’uno di raccontare l’insieme delle transizioni che rendono buio il “passaggio di fase” (chiamiamo così quello che il titolo stesso del libro chiama “crisi”) che stiamo attraversando, finalizzando lo sguardo soprattutto all’Italia; l’altro di scegliere, appunto dalle vicende italiane del Novecento, cinque dettagliate letture che sono esercizio di metodo: come risalire alle cause di ciò che la cronaca legge abitualmente come “misteri”.

Lo storico è Mario Pacelli, docente di diritto costituzionale a Roma, a lungo funzionario della Camera dei deputati, penna fluente di tanta scrittura attorno al chiaroscuro della nostra vita pubblica.

Il politico è Giampaolo Sodano che dichiara le sue tre vite attorno all’esperienza nel sistema televisivo (arrivata fino alla direzione di Rai 2); attorno all’esperienza parlamentare (con il Partito Socialista); attorno alla sua esperienza di imprenditore agricolo (lui direbbe artigianato oleario) dalla quale si è distratto negli ultimi tempi rinverdendo sia l’impegno giornalistico sia l’attenzione alla trasformazione civica della politica.

Anche Giampaolo racconta cinque storie. Quella della transizione politica, quella della transizione digitale, quella della transizione europea, quella della transizione della capitale d’Italia e infine quella di un “progetto dal basso” per riqualificare la partecipazione e arginare l’astensione.

Mario invece sceglie l’emblematica transizione, dal fascismo alla riscossa, costituita dai misteri attorno all’8 settembre (che anch’io considero una data cruciale dell’identità italiana). Raccontando poi il prototipo del qualunquismo e del populismo (la storia cioè dell’Uomo Qualunque). E mettendo in fila alla fine i casi diversi di tre forme di imprenditoria (la tecnologia, l’energia, la finanza) per cercare di separare meglio virtù e vizi di una malformata classe dirigente italiana.

Questo secondo film – pur se a balzi – è la cornice importante per contenere alcune risposte ai punti di domanda che svolge il primo film, quello che dichiara anche lo sforzo (al di là di quello personale) di riconnettere giovani e meno giovani attorno alla ricerca di una bussola.

Una bussola, si spiega, adatta a riorientarci nei processi di crisi. Da qui l’ex ergo delle prime pagine che vuole togliere un po’ il brivido ansioso che l’inflazionata parola crisi ci sta producendo. Ricordando l’etimo della lingua greca connesso all’importanza della “scelta”, quindi della selezione, della distinzione, tanto nei processi cognitivi, quanto in quelli produttivi.

Per la nostra stessa connessione nel progetto di provare a rilanciare – nell’informazione e nell’azione – una sorta di impegno a contribuire a qualche cura delle “crisi di sistema” che sono ora anche la causa di una condizione emergenziale per la vita politica e per l’azione di governo in Italia, accompagno volentieri con queste poche parole la consigliata lettura del pamphlet di Giampaolo Sodano e Mario Pacelli.

Seduto dalla stessa parte di chi non ha dismesso le speranze. Ma anche di chi ha sperimentato da tempo vaccini contro la falsificazione, il nuovismo senza memoria, il professionismo retorico e senza prodotto del modo di “far politica” e soprattutto la sostituzione dello studio con l’infatuazione per il puro marketing.

Come se “posizionarsi” a parole servisse a nascondere il vuoto delle competenze che è, dal tempo della stessa unità d’Italia, l’irrisolto più insidioso che frena il futuro del nostro Paese.

Roma, 25 aprile 2022

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