Congedi. Ciriaco De Mita (1928-2022)

Ciriaco De Mita aveva circa 60 anni quando assunse l’incarico di Presidente del Consiglio.

Ero nello studio di Riccardo Misasi, suo sottosegretario di Stato a Palazzo Chigi, proprio nel primo giorno di attivazione del governo e non lo avevo mai incontrato. Aprì di improvviso la porta, Misasi spese due parole di presentazione, il presidente non associava il nome a un volto e sembrò sorpreso. Mi disse solo: “Lei mi ricorda qualcuno”. Provai a dire qualcosa, ma lui pensava ad un altro nome. Non c’era tempo. Saluti e buon lavoro. Quando poco dopo i capi dipartimento furono invitati per un brindisi di compleanno (appunto i 60), ero il primo dopo la porta,  da cui  lui spuntò accompagnato da Nazareno Pagani, suo portavoce. Si girò di scatto (ecco la foto) e mi disse: “Mi è venuto in mente: Gino Cervi giovane!”. Partì in questo modo divertente e stemperato, quello che per altri versi avrebbe potuto essere un periodo difficile. Riccardo Misasi tenne tutto in carreggiata. E Andrea Manzella – segretario generale – fu, come sempre nei suoi adempimenti istituzionali, impeccabile. Con entrambi il lavoro di preparazione della legge di riforma della Presidenza (appunto dell’88) fu intenso e leale. La nostra Direzione generale – unica nella storia repubblicana alla Presidenza, prima di quella riforma – fu salvaguardata con pari diritti e anzi nella gerarchia dei direttori fu rispettata l’anzianità di appartenenza formale che (contro le dicerie) mi lasciò primo nel roster.

Arrivò, di lì a poco, la Fiera a Milano in cui la pensata di spiegare ai cittadini e soprattutto agli studenti le trasformazioni dell’Europa (nell’86 l’atto unico europeo, nell’87 il lancio di Erasmus e – nella brace – cambiamenti anche più profondi, alla fine di quell’89 la caduta del muro di Berlino) portò all’idea inedita di fare un “padiglione” della Presidenza del Consiglio dei Ministri solo a scopo di “spiegazione” (di cui fu grande sostenitore il vicepresidente di quel governo che era Gianni De Michelis). Funzionò. Ecco le foto della sua visita in cui lo accompagnai. Visita condita da racconti personali, davvero interessanti,  sui suoi tempi di studio alla Cattolica e sul suo primo lavoro all’ufficio studi dell’Eni.

Visto da vicino mi pareva che la formula “intellettuale della Magna Graecia” di cui parlava l’avv. Agnelli fosse una forzatura. Apparteneva alla corrente di Base della DC, in cui milanesi e lombardi erano decisivi (da Marcora a Granelli a Bassetti), per cui la questione Nord-Sud la valutava con concretezza. E il filo teso nel confronto-scontro con il PSI di Craxi era una parte complessa (vista da dentro l’istituzione) del suo stesso modo di ragionare. Raccolsi da Francesco Cossiga anni dopo, forse nel suo ultimo colloquio-intervista (ripubblicato nel 2009 da Mondoperaio), un duro giudizio sul suo operato da segretario della DC (nella fase intermedia del governo Goria) proprio nel quadro del duello decisivo per entrambi tra Craxi e De Mita. Decisivo, sì, ma anche per entrambi al buio rispetto a quel che stava per succedere dalla caduta del muro di Berlino alla crisi stessa della prima Repubblica. La notizia della scomparsa, a 94 anni, credo sia nel segno di una vita davvero compiuta, con una conservata vis polemica rispetto alla trasformazione populista della politica e un orgoglioso radicamento nella terra natale.

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