“Una volta, ora…”

2 giugno 2022 (Nota su FB)

L’analisi della crisi dei partiti politici italiani fatta oggi sul Corriere da Sabino Cassese contiene una mirabile sintesi delle discontinuità della nostra storia repubblicana. Che avrebbero potuto essere benefiche e che si sono rivelate catastrofiche.

Questo è infatti il mestiere degli storici. Non fare la storia delle intenzioni, ma la storia delle conseguenze. Unico modo per uscire dal rischio dell’interpretazione soggettiva. O suggestiva.

Cassese arriva al dunque con una annotazione “crociana”. Tale è stata la forza culturale dell’elaborazione liberale, popolare e socialista che noi italiani “non possiamo non dirci liberali, popolari e socialisti”.

Ma com’è allora che siamo diventati leghisti, populisti, grillini, parafascisti, casapoundiani, servopopulisti, veterocomunisti e in buona parte “olgettiani” (nel senso di quella trasformazione iper-edonista che ha preso un’intera generazione)?

Lo spunto finale di Sabino Cassese – per indicare una soluzione – è il venir meno, nei politici di professione, di strumenti culturali di intepretazione della domenda sociale.

Ma anche qui, nella analisi tra “una volta” e “ora”, il prof. Cassese aveva prima osservato che una volta c’erano leader con strumenti socioculturali adeguati, ormai solo “follower” in ascolto di sondaggi e in lettura di social.

Due annotazioni (di cultura post-azionista).

1. E se ci fosse un problema anche nella domanda oltre che nell’offerta?

2. E se anzichè andare a cercare il “campo largo” immaginando annessioni, sottomissioni e varie egemonie, non si tentasse una grande unica proposta “liberale-popolare-socialista”, non dico con gli occhi a “una volta”, ma con una proposta di metodo nel “fare politica” seriamente spietata su come la si sta facendo ora?

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