Club of Venice – Conferenza plenaria – IUE, Fiesole, 1 luglio 2022 – Stefano Rolando: conclusioni.

Badia fiesolana – Istituto Universitario Europeo

I nostri “passi avanti”

Le nostre sessioni tematiche – se ne svolgono parecchie, in vari contesti europei e talvolta extraeuropei – ci pongono sempre la responsabilità di verificare se abbiamo fatto un passo avanti, diciamo di tipo culturale e cognitivo.

Le sessione plenarie – due all’anno, come questa di Fiesole – ci pongono la responsabilità di verificare se si è fatto un passo avanti “di sistema”, cioè con i riferimenti istituzionali e professionali della materia che trattiamo, la comunicazione istituzionale in Europa.

Malgrado la brevità dei tempi a disposizione, questo compito mi è affidato. Il programma lo indica un po’ retoricamente come “Riflessioni”. Mi accontento di condividere qualche bullet points.

Prima, tre punti sullo specifico di questa conferenza nel magnifico contesto della Badia fiesolana.

  • Credo che – grazie alla intelligente tessitura, tra l’interno dei membri istituzionali e l’esterno della complessità che ruota attorno alla materia, che Vincenzo Le Voci fa da anni – abbiamo fatto un visibile passo avanti nel ricambio generazionale, schierando qui una leva dirigente e responsabile ancora giovane, appassionata e propositiva.
  • Penso che, di conseguenza, si profili un’immagine di questo “tavolo di analisi e confronto” che racconta una sorta di Europa aperta, non stretta nei vincoli, pur importanti soprattutto di questi tempi, dei paesi appartenenti, nelle loro espressioni di governo; ma in senso lato attenta ai temi di governo rispetto a sistemi che hanno una organizzazione costituzionale democratica e partecipativa. Si conferma che un contributo importante in questo senso – per il quale ringrazio Antonio Bellantoni e Carlotta Alfonsi (che è intervenuta questa mattina) – è stata la svolta funzionale e creativa che l’OCSE ha avuto su questa materia.
  • In terzo luogo, procede l’ampliamento delle priorità in agenda che, naturalmente, tiene conto – ma in modo connesso – delle emergenze di questo periodo. La comunicazione di crisi è una matrice della trasformazione professionale di tutto il sistema della comunicazione pubblica (istituzioni, imprese, società) per la stessa ragione per cui le situazioni di crisi, pur portatrici di problemi gravi, costituiscono opportunità di formazione di nuova classe dirigente. Ottimi sono stati soprattutto i panel dedicati alla discussione sulla guerra in Ucraina e, poco fa, sul climate change.

E vengo rapidamente alla declinazione interna al sistema professionale della comunicazione pubblica, che si presenta a partire da queste brevi valutazioni.

  • Andreas Lang ha parlato dei comunicatori pubblici come di “generalisti relazionati”. La definizione contiene un filo di ambiguità, ma l’accetto. L’accetto nel senso responsabilizzante. E questo sguardo mette sempre (come il meeting di Fiesole ha più volte ribadito) in primo piano la professionalizzazione, la formazione e l’attenzione alle nuove frontiere della mission. Confermo poi quello che ho già detto in altre occasioni dopo l’infausta data della Brexit. Alex Aiken sa della nostra posizione di continuità circa la presenza sua e della sua organizzazione governativa britannica ai nostri lavori, anche nel segno del rispetto dovuto al modello di tradizionale qualità della cultura professionale britannica sui tre punti qui accennati. Quanto alla nostra discussione, in generale da elogiare, fatemi dire un punto da approfondire meglio che ha riguardato la discussione sulla “conferenza sul futuro dell’Europa”. È giusto segnalare le attività, i dati partecipativi, il riscontro di interesse. Ma la cosa più importante è fare emergere a quale “futuro” si riferiscono gli interlocutori sociali e soprattutto i giovani. Così come fu decisivo il dibattito anni fa dopo il declino della parola “pace” come traino sostanziale della missione dell’Europa, ora più che mai c’è una specificità comunicativa che deve emergere se vogliamo ampliare la soglia di fiducia e di attenzione.
  • Vi è una questione istituzionale che riguarda una continua messa a fuoco. Quella per i comunicatori istituzionali (ad ogni livello di governance) sono al tempo stesso funzioni indipendenti tra il dovere di essere leali con le istituzioni e il dovere di essere davvero al servizio dei cittadini. Ho fatto riferimento in apertura al tema oggi decisivo della “cultura della spiegazione” (complice l’indispensabile innovazione tecnologica, che non è il fine ultimo di questo processo). E’ chiaro che essa è rivolta ai cittadini (con forme e linguaggi adeguati) ma anche rivolta alla politica (quella viva nella società e quella rappresentata nei parlamenti e nei governi). Non ci deve essere reticenza e neanche timore quando la politica tende a coprire funzioni nettamente istituzionali, depotenziando i ruoli tecnici. Serve complementarità di ruoli e di obiettivi.
  • Da ultimo emerge, da molti racconti, che cresce nella stessa comunicazione istituzionale, un ampliamento della rete della sussidiarietà. Quella verticale è evidente.  E lo è stato anche nei nostri lavori a cominciar dal contributo di Yves Charmont di Cap Com e anche della Associazione italiana di CP (associazioni che dovrebbero avere ruolo in tutti i paesi europei), così come spesso il CdV si è incrociato con le esperienze sempre più importanti delle città. E poi c’è quella orizzontale che anche qui a Fiesole ha avuto diversi volti: associazioni di scopo, strutture di studio e ricerca e persino società private che concorrono al servizio pubblico; rete di università, che coniugano didattica, ricerca e terza missione, tre ambiti che hanno tutti a che fare con la materia di cui ci occupiamo. Spunto questo che mi permette di concludere con una sollecitazione a Marco Incerti e ai suoi vertici per vedere quanto l’Istituto europeo potrà immaginarsi come fattore di raccordo e orientamento insieme a noi rispetto ai molti ambiti accademici che in numerosi paesi sono ormai interlocutori stabili della  nostre discussioni.

Con questo, resta solo che rivolgere un vivissimo ringraziamento ad organizzatori, partecipanti (in presenza e da remoto) e interpreti, con gli appuntamenti a seguire di questo difficile e interessante 2022, su cui interverrà ora il nostro segretario generale.

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