Rilancio Sud, il PNRR è davvero l’ultimo treno?

Economia-Finanza – Repubblica 8.7.2022 / L’analisi di Stefano Rolando

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(Teleborsa) – Il PNRR è davvero l’ultimo treno per il rilancio del Sud, e, di conseguenza, del Paese? Teleborsa lo ha chiesto a Stefano Rolando, professore di Comunicazione pubblica e politica all’Università IULM di Milano e presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti”, economista e politico che aveva profondamente a cuore la Questione Meridionale.

“Credo che di documenti “ultima spiaggia” sia fatta la catena storica delle politiche per il Mezzogiorno che hanno puntato più sui sintomi che sulle cause, più sull’ultimo miglio che sulle radici storiche, più sull’emergenza (chiusura di aziende, crisi occupazionali, calamità naturali, buco nero della malavita, eccetera) che sulla visione di ruolo connesso allo schema di sviluppo euromediterraneo. Però è vero che l’opportunità di un quadro di investimenti che dovrebbe raggiungere il 40% della ragguardevole cifra di oltre 200 miliardi. non è né un palliativo, né una cosa che capita tutti gli anni. Nella conferenza “Sud&Nord-Villa Nitti accorcia le distanze” che abbiamo tenuto (insieme a Fondazione Merita, con oltre 60 relatori) a Maratea nei giorni scorsi il tema è stato oggetto di molti interventi. In sintesi: sì alla “grande opportunità”, ma solo se la visione di sistema resta saldamente nelle mani di una politica di governo che non cede né a particolarismo, né a interessi opachi; e per “visione” non si tratta di fare uscire dai cassetti vecchi progetti senza riscontri, ma concepire tasselli che tengano in equilibrio modernizzazione infrastrutturale e strategici investimenti sociali e sulla formazione”.


Al Sud vive un terzo della popolazione italiana ma viene prodotto poco più di un quinto del PIL, dalle regioni meridionali si origina appena un decimo delle esportazioni nazionali e lavorano solo 3 donne su 10: sono solo alcuni dei dati emersi dal convegno “Sud & Nord- Passaggio di fase” che si è svolto a Maratea, a Villa Nitti, dal 24 al 26 giugno. Cosa bisogna fare per invertire concretamente la rotta?

“Invertire la rotta, accorciare le distanze, evitare la rottura. Un secolo di titoli di convegni, di titoli di giornali, di titoli di saggi a volte memorabili. Non sarà certo questa mia breve risposta a dire qualcosa di nuovo. Ma nella conferenza di Villa Nitti (seconda edizione) si sono fatti alcuni passi avanti di metodo. Persino la storia della Cassa del Mezzogiorno dimostra che questione economico-produttiva e questione culturale-educativa camminano in parallelo strategico. Se la riorganizzazione dell’offerta formativa, insieme ad una piena partecipazione al processo di transizione digitale non sono parte del meridionalismo di sistema (cioè che diventa politica nazionale) non basteranno né i tanti soldi, né le tante discussioni sulle priorità di un ponte, di un’autostrada o di un sistema portuale. In secondo luogo, è necessario lavorare – in parallelo rispetto alla selezione di fattibilità dei progetti finanziabili – sulla riduzione degli stereotipi che gravano sul dibattito pubblico e sulla rappresentazione dei temi. Gli italiani (dagli alpini della Valtellina ai marittimi di Lampedusa) hanno il vizio di compiacersi dei propri stereotipi, cioè senza vergognarsene, come fanno molti popoli civili. Qui si annida il nemico interno e la riduzione non la regala il Padreterno, ma una progettazione culturale generata da un moderno civismo. Una forza di spinta – è uno spunto contenuto nella domanda – può venire dalla forza appunto civile delle donne in particolare centrata sul rapporto tra occupazione e dignità. Proporre questo tema alla solidarietà Sud-Nord dovrebbe contare su sinergie potenziali interessanti”.

I recenti dati pubblicati dall’ ISTAT di recente confermano che nel nostro Paese i numeri relativi alla povertà assoluta sono stabili rispetto al 2020, ma essa cresce al Sud. A un quadro già preoccupante, si aggiungono la corsa dell’inflazione e l’aumento dei costi dell’energia. Quanto è concreto il rischio di dividere ulteriormente il Paese anziché ridurre le distanze Nord-Sud?

“Ci sono alcuni aspetti della “povertà” che fanno parte del prolungamento di trend tradizionali. Il primo è l’occupazione precaria gestita da vecchio e nuovo caporalato. Il secondo è l’ingresso nel mercato del lavoro di giovani e soprattutto di giovani donne che non hanno spazio di libero negoziato sulle proprie capacità e i propri curricula, ma dipendono da padrinati spesso indegni. Il terzo è il prodotto dell’analfabetismo funzionale, che fanno della metà dei cittadini del sud un ambito che non potrebbe nemmeno sintonizzarsi con questa domanda e questa risposta.

Torno ai ragionamenti precedenti per dire che in parallelo alla progettazione che il PNRR promuove serve un potente lavoro di “spiegazione pubblica” perché non si viva questo ciclo di nuove risorse finanziarie come una “mano di Dio che viene dal cielo”, ma come un quadro di opportunità sostenuto da chiarimenti sul senso reale dei programmi (spiegare, spiegare, spiegare) e soprattutto facendo vedere cosa si può e si deve fare in parallelo per rimuovere gli ostacoli medioevali a cui ho fatto cenno”.

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