Annunciata la federazione dei maggiori nuclei locali del civismo italiano del nord, del centro e del sud

Sintesi della conferenza stampa, promossa da Alleanza Civica del Nord, Civici Mediani e Mezzogiorno Federato

Hotel Nazionale – Piazza del Parlamento , Roma – 27 luglio 2022 h. 11.00-13.00

Hotel Nazionale Roma, 27.7.2022 – Da sinistra Francesca Straticò, Salvatore Grillo, Stefano Rolando, Andrea Fora, Cristiana Pagni.

Roma, 27 luglio 2022 – Dopo alcuni mesi di avvicinamento, seminari di merito e di metodo, valutazione di esperienze internazionali e soprattutto constatazione della crescente crisi dei partiti politici italiani, i maggiori nuclei territoriali del civismo italiano hanno deciso di promuovere un processo di federazione – chiaramente ispirata a ricomporre la relazione tra nord, centro, sud e isole – in una chiave che viene chiamata “di interdipendenze territoriali”. E di presentare a Roma (simbolicamente a un passo dal Parlamento nazionale) le ragioni di questa federazione e il contributo che essa intende dare alla fase critica dell’Italia, comunque avviata a rapide elezioni.

Abbiamo tutte le ragioni per riprendere l’idea dell’Italia dal basso, per la quale qualcuno ha criticato Mario Draghi che l’ha riconosciuta a suo sostegno – ha detto introducendo i lavori Stefano Rolando – professore universitario milanese, per molti anni in precedenza a Roma direttore generale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, poi a Milano segretario generale dell’Assemblea legislativa lombarda e negli ultimi quindici anni attento studioso ma anche partecipante del civismo politico italiano, qui nel ruolo di “portavoce” – idea legittima e non populista, perché è soprattutto quella del tessuto intermedio, amministrativo, della rete delle responsabilità che si riconducono allo spirito civile (in quanto società laica) e allo spirito civico (in quanto società partecipativa)”.

E infatti tre voci della partnership di questa federazione hanno esposto la visione distinta ma convergente del progetto: Andrea Fora rappresentante del patto civico per l’Umbria (rappresentanza della rete civica dell’Italia centrale e anche dei progetti socialmente innovativi), Salvatore Grillo (già parlamentare e in rappresentanza di Mezzogiorno federato) e Franco D’Alfonso (già assessore del Comune di Milano e in rappresentanza della Alleanza civica del Nord).

Poi le testimonianze, anche in equilibrio di genere, dai territori, tra chi lavora nel quadro sociale e chi opera attraverso liste che si sono confrontate elettoralmente, oltre a chi ha assunto rilevanti responsabilità di governo nelle amministrazioni: Cristiana Pagni (Spezia), Piercarla Delpiano (Savona), Francesca Straticò (Castrovillari, Calabria). E poi Francesco Tresso (assessore a Torino), Laura Specchio (consigliere comunale di Milano), Silvia Fossati (presidente Municipio 7 a Milano), Elisa Giardini (sindaca di Volpedo).

Un quadro che segnala i tre principali livelli di impegno del civismo: quello sociale, quello professionale, quello politico-amministrativo. Che ora mette a punto anche organi di informazione. Giampaolo Sodano, già parlamentare e già direttore di Rai2, animatore della Alleanza civica di Roma e del Lazio, ha promosso un progetto editoriale digitale molto orientato ai temi in discussione, mentre Mezzogiorno Federato è fiancheggiato dall’inizio da strumenti di informazione penetranti e capillari.

Alla conferenza stampa hanno partecipato graditi ospiti esponenti della politica nazionale come l’ex-ministro dell’Ambiente Edo Ronchi (che ha apprezzato l’evidenza in agenda dell’attenzione alla transizione ecologica) e l’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Bruno Tabacci (parte della tessitura delle alleanze del centrosinistra oggi rappresentato in Parlamento).

Ha chiuso la conferenza stampa il fondatore di Mezzogiorno Federato, già ministro in passati governi Claudio Signorile, che ha ribadito il carattere autonomo e diverso da ogni espressione degli attuali partiti politici nel contesto di un governo delle transizioni “che richiedono più discontinuità e meno mediazioni in un nuovo rapporto tra cittadini e doveri della politica e che richiede, alla luce della novità della Federazione civica e del suo confronto aperto con tutti, di pervenire presto a decisioni”.

  • La conferenza è stata videoregistrata da Radioradicale ed è integralmente riascoltabile (appena sarà pubblicata) sul sito https://www.radioradicale.it/
  • La videoregistrazione della conferenza stampa è già pubblicata sulla pagina di Facebook di Mezzogiorno Federato e accessibile al link https://www.facebook.com/salvatore.grillo.184/videos/577860133916707

Testo dell’intervento introduttivo di Stefano Rolando

Questa conferenza stampa presuppone un filo di pazienza in chi la segue. I più sanno che qui non c’è una clamorosa bomba mediatica. Che nel Manifesto che presentiamo non si contropropone di piantare dieci milioni di alberi. E che non riveleremo grandi segreti su alleanze e tradimenti. Tuttavia, vi garantisco che c’è un certo discorso fin qui troppo in ombra sull’Italia. E c’è anche qualche notizia sulle nuove dinamiche dell’Italia dal basso. Da cui vorrei partire.  Vorrei partire, infatti, da un frammento dell’agenda della crisi di questi giorni.

  • C’è chi ha ravvisato un moto di populismo nell’intervento del presidente Draghi di riferirsi all’Italia delle responsabilità territoriali, sociali, professionali e valoriali, in ordine alla tenuta di un governo di emergenza nel pieno dell’attuazione di una missione di riconosciuta importanza per il nostro Paese.
  • Noi cerchiamo appunto di interpretare il tema dell’Italia dl basso. Ma nessuno di noi ha contaminazioni populiste. Tuttavia, questa parola non può essere lanciata come un disvalore ogni volta che si fa riferimento al popolo italiano. Altrimenti ci tocca riscrivere tutta la storia d’Italia.
  • Il primo punto che mettiamo nell’agenda di oggi è invece quello di parlarvi della legittimità di una Italia dal basso, che per la verità – così come lo stesso Draghi l’ha interpretata – è soprattutto quella del tessuto intermedio, della rete delle responsabilità che si riconducono allo spirito civile (in quanto società laica) e allo spirito civico (in quanto società partecipativa).
  • Il secondo è riconoscere che, nella crisi dei partiti politici che procede parallela alla curva discendente della fiducia degli italiani verso questo “soggetto costituzionale”, che ha rasentato il 5 per cento, c’è una “spinta dal basso” non per speculare sui guai, ma per contribuire alla “tenuta”.

La crisi della politica

  • Riconosciamo che in tutto il ‘900 questa crisi ha avuto manifestazioni e che tra quelle manifestazioni si colloca anche la storia di una varia, complessa interessante storia di civismo. Sia quella di scopo, con nomi e battaglie illustri (Adriano Olivetti, Danilo Dolci, Lorenzo Milani, Aldo Capitini, eccetera). Sia quella amministrativa che è cresciuta giorno per giorno negli ultimi trenta anni fino al risultato delle ultime elezioni di giugno.
  • Oggi il 30% dei comuni sotto i 15 mila abitanti è governato da sindaci e giunte civiche. Il 20% tra i 15 e i 40 mila abitanti. Poi nell’ambito medio urbano e dei capoluoghi è ormai radicata la modalità di un civismo che concorre alle sorti della democrazia spesso in modo decisivo nella formazione di alleanze di governo delle città e dei territori.
  • Si riconosce che questa “stampella” migliora la qualità di governo, diminuisce l’astensionismo, tiene in agenda i temi che rispondono a domanda sociale non al trucco di agende piegate a interessi (salvo casi che non vanno negati di forme di civismo camaleontico rispetto a interessi politici ed economici).

Le crisi hanno spesso messo in movimento il sentimento di aumentare lo sforzo e l’esposizione di responsabilità.

  • Chi vi parla (che aveva servito lo Stato come direttore generale a Palazzo Chigi per dieci anni e poi i territori come segretario generale dell’Assemblea legislativa della Lombardia) cominciò a scriverne – rispetto alle crisi della cosiddetta seconda Repubblica – nel 2010, facendo poi tra il 2011 e il 2013 dirette responsabili esperienze elettorali a Milano e in Lombardia (la prima di successo, la seconda rendendo quella regione, per una volta in venticinque anni, contendibile).
  • Nel 2014 con un testo di riflessione sul civismo politico – nato nel mio ambito universitario di comunicazione pubblica e politica – provammo a vedere le opportunità e i limiti di questa formula, che infatti in alcuni casi migliorò crescendo, in altre si dissolse in conflitti tra destra e sinistra.
  • La crisi di questa legislatura ha spinto verso ulteriori responsabilità. Ed è quest’ultima la storia che racconta il breve Manifesto che è stato redatto con la partnership di tre ambiti associativi in cui sono raccolti moltissimi nuclei (o anche liste) del civismo del Nord e del Centro Italia, insieme alla rete di responsabilità territoriali che si riconducono al civismo di Mezzogiorno federato.

Il Manifesto per la federazione

  • Il Manifesto ha una cover con i fondamentali di questa proposta.
  • Ha poi una prima pagina dedicata alle ragioni della federazione. Tema che vi prego di considerare per quello che è, cioè una grande notizia perché finora il civismo era considerato localistico, frammentato, sfumatamente diversificato. Esso resta con principi di autonomia e con storie di evoluzione identitaria e di patrimoni culturali e simbolici che narrano le diversità. Ma con un nuovo paradigma: quello dell’interdipendenza dei territori, che nasce soprattutto dagli amministratori che hanno aderito alla proposta, perché sanno che la maggiore parte dei temi di competenza non ha localmente risposte (tutte le transizioni in corso sono così, quella ecologica, quella energetica, quella digitale) perché esse hanno bisogno di macro aree, fino a quella globale, per avere soluzioni e bisogna avere capacità negoziale in quelle macro-aeree; ma avendo anche la forza della messa a terra di progetti che richiedono conoscenza storica e attuale, palmo a palmo, dei territori.
  • La seconda pagina del Manifesto tocca appunto la visione delle transizioni, tema che lega città, territori, nazioni ed Unione Europea in una visione connessa delle governance. La visione è quella del federalismo europeo, è quella della revisione responsabile dei modelli di sviluppo, è quella che abbiamo visto con coraggio sperimentata nella Germania del nuovo semaforo in cui il rosso delle questioni sociali, il verde delle questioni ambientali e il giallo delle necessità imprenditoriali per assicurare sviluppo hanno fatto un patto di legislatura. Lo hanno fatto in verità tre partiti (il rosso della SPD, il verde dei Grϋnen e il giallo dei liberali). In Italia lo abbiamo pensato noi, fuori dai partiti che parlano spesso solo con visione al presente, che parlano soprattutto di sé stessi, che antepongono autoreferenzialità a soluzioni. Così da estenderlo noi al sistema associativo che pensa al sociale, che pensa alla transizione ambientale ed energetica, che pensa all’imprenditorialità innovativa che ha bisogno di un futuro fatto di cognizioni e coraggi, non di rischi e dipendenze.

I mesi di dibattiti e discussioni che precedono hanno messo a patrimonio tante cose comuni.

  • Alcune le sentiremo qui adesso. Quelle raccontate dai tre soggetti che costituiscono la federazione. Quelle delle amministratrici e degli amministratori locali che riconoscono questa esperienza come fondante. Quelle di alcuni importanti nostri interlocutori che condividono l’idea che la nostra dichiarata condizione di piena autonomia (rispetto agli schieramenti e alle alleanze) non significa solipsismo. Significa avere i piedi per terra in un Italia in cui le emergenze non sono finite e in cui la  nostra crescita significa tenere aperto il confronto con tutti e – come è scritto nel Manifesto – credere nei valori costituzionali della nostra democrazia parlamentare in cui auspichiamo partiti politici rigenerati all’altezza delle poste in gioco, non morti e affossati, così da aprire le porte del Paese a ogni rischio e incursione,  da quelle internazionali a quelle di consorterie, lobbies e poteri occulti.
  • Il Manifesto fa riferimento, alla fine, al patrimonio culturale, immateriale e simbolico delle città e dei territori in cui ci sono anche i centri del sapere e della formazione che hanno spirito internazionale e nazionale ma che hanno anche radici connesse alla grande evoluzione storica dei territori. In questa chiave noi consideriamo che la nuova visione del public engagement del sistema universitario possa e debba andare verso il sostegno a chi assume responsabilità dal micro al macro-territorio, responsabilità in cui l’educazione e l’accesso al mercato del lavoro costituiscono il maggiore dei bagagli morali e tecnici a disposizione in favore dei nostri cittadini e soprattutto dei nostri giovani e giovanissimi cittadini.
  • E infine una cosa per sottolineare serietà di approccio. Non abbiamo abbellito il Manifesto come un albero di Natale. Come chi entra in campo ora con la promessa di “mille lire al mese”, cioè pensioni più alte, salari doppi, tasse zero, alberi piantati anche in bagno. Abbiamo ascoltato centinaia di testimonianze ognuna segnata da una storia, un ‘esperienza. Scegliendo cinque parole tra le cento che hanno mostrato un tessuto connettivo. Le parole sono: riforma istituzionale (che lega governance locale, nazionale ed europea), salute ed educazione (due perni sociali ineludibili, da cui dipende quasi tutto); fisco (come perno della giustizia sociale) e le transizioni come connessione dei cambiamenti in atto in cui il mondo si attende risposte vere per il medio-lungo termine.

Non ci poniamo scadenze funzionali, di convenienza. Fatta la federazione – che oggi annunciamo – accanto a queste parole matureranno proposte concrete fatte di idee originali ma anche di sostenibilità, come quelle che nascono da chi non ha mai proposto ai cittadini ponti non costruibili, canali non tracciabili, verde non piantabile e soprattutto fabbriche immaginarie e felicità artificiale.

Il documento presentato da Alleanza Civica del Nord, Civici Mediani e Mezzogiorno Federato

Copertina

La proposta civica.

Superare, con visione europea, la crisi politica italiana.

Nutrire di competenza civile e gestionale

la domanda di sostenibilità e di giustizia sociale dei cittadini.

Manifesto per la federazione delle liste civiche italiane.

Per la realizzazione di un legame responsabile e rivolto al futuro di chi, partendo dai diversi territori italiani – nord, centro, sud e isole – e da concrete esperienze di amministrazione, ha mostrato di saper governare e di avere una credibilità da spendere al servizio del Paese in questo momento di grave crisi politica.

Una crisi convulsiva e autolesiva. Contro il cui esito duemila sindaci italiani e una vasta rete sociale hanno tentato – inutilmente – di far ragionare Partiti e Parlamento ormai in fuga dalle responsabilità verso l’Italia e l’Europa.

Prima parte

Il civismo politico italiano al servizio dei cittadini e del Paese.

Un progetto di aggregazione per affrontare dal basso la crisi della politica

Dieci punti

Domanda e offerta di civismo politico

  • Un terzo dei comuni italiani sotto i 20 mila abitanti è amministrato da giunte e sindaci civici. Nei comuni più grandi e anche in quelli capoluogo di provincia le liste civiche contribuiscono, spesso in modo determinante, alle condizioni di governo. Le proposte civiche intercettano consenso sia in alleanze di centro-sinistra che di centro-destra e, con andamento crescente, anche in autonomia di posizione, che rivela un’evoluzione forte sia dal lato dell’offerta che dal lato della domanda.
  • Nel corso dell’ultimo anno molte realtà radicate nell’esperienza del civismo locale, unitamente a realtà, sempre di ispirazione civica, impegnate in ambito scientifico, culturale, sociale, ambientale (non necessariamente indirizzate alla competizione elettorale) si sono confrontate sul tema della interdipendenza territoriale. Partendo dalla consapevolezza che la complessità delle crisi e delle transizioni in atto richiede un apporto di informazione e formazione plurime per una adeguata gestione di fenomeni glocal.
  • La crisi dei partiti politici – già condizione della formazione di un governo di emergenza e tornata a manifestarsi con continue forme di gravità – impegna il civismo politico attivo nel territorio a uno sforzo di contenimento dei visibili rischi, di partecipazione dei cittadini, di continuità della battaglia per la rigenerazione della politica stessa.

La formazione di una rete

  • Il percorso di costituzione prende le mosse da una idea di Alleanza Civica che dapprima ha riunito cinquanta soggetti territoriali, prevalentemente del centro-nord, che erano coerentemente promotori di civismo politico di orientamento progressista, caratterizzato dalla centralità delle competenze, della dedizione agli interessi del cittadino e della pratica del riformismo. Per immaginare misure di governo coerenti con la via di uscita dalle transizioni.
  • Alleanza Civica (Italia del Nord e del Centro) ha poi aperto un dialogo profondo con i radicamenti creati nel Mezzogiorno italiano dal Movimento Mezzogiorno Federato. Un movimento politico nuovo, moderno e riformista, organizzato sul modello del civismo, dal quale mutua il collegamento al territorio e l’aspetto etico-sociale. Esso si pone come finalità, non la sola retorica del superamento delle disuguaglianze tra nord e sud, quanto una diversa e più coerente visione dell’area mediterranea quale risorsa fondamentale per il futuro sviluppo dell’Italia e dell’Europa da realizzarsi attraverso nuove forme di cooperazione tra enti ed amministrazioni ad assetto costituzionale invariato.
  • A questo quadro di novità – caratterizzato da molte esperienze di amministrazione pubblica virtuosa – si è aggiunto il percorso di dialogo con molte altre associazioni impegnate in diversi ambiti.  Tra di esse quelle del campo della sostenibilità ambientale, che colgono l’attualità e la rilevanza del complesso tema della connessione tra le principali transizioni e le principali trasformazioni di quest’epoca, di cui la questione climatico-ambientale-energetica riveste un aspetto certamente strategico.

Necessità e riconoscibilità della politica civica

  • Questo processo si sta sviluppando mentre due fenomeni stanno corrodendo la qualità della nostra democrazia. La crisi dichiarata della politica rappresentata da partiti, quelli di tradizione e quelli di formazione movimentista, che nell’impossibilità di compiere scelte naturali nell’ordinario attuarsi delle procedure democratiche (formare maggioranze e governi, legiferare in modo qualificato, eleggere i vertici istituzionali, eccetera) sono entrati in una condizione di sfiducia che la demoscopia riconosce attorno al 95%. Il parallelo fenomeno dell’astensionismo, che ha raggiunto e scavalcato la soglia critica del 50%, con fenomeni crescenti tra i giovani.
  • L’obiettivo di accelerazione del processo di aggregazione civica tende, di conseguenza, ad incoraggiare ed avviare con i cittadini/elettori un’opportunità di dialogo con un’offerta di competenza responsabile di coloro che conoscono profondamente i territori di appartenenza. E anche di coloro che si sono sperimentati con successo nell’amministrazione di città e comprensori formati nella cultura del servizio pubblico e sociale. Esperienze condotte per lo più al di fuori di carriere di professionismo politico, avvalendosi di autonomia culturale e professionale e di esplicita indipendenza.
  • L’adesione all’europeismo di matrice federalista è fondamentale e si basa su una visione delle alleanze generata dall’idea di una Europa fondata sulle città e i territori, nell’ispirazione ratificata dalla Commissione Barroso nel 2011.   Non solo in risposta alle crisi in cui le dimensioni nazionali vedono crescere i fattori di rischio, ma perché lo sviluppo sociale, culturale ed economico si baserà sicuramente sulla dimensione urbana/territoriale più che regionale o nazionale.
  • Il tema è quellodi trovare risposte condivise su una scala in cui il negoziato geopolitico internazionale possa riguardarci come soggetti glocali e in cui la necessità di riduzione dei processi di nazionalismo e sovranismo venga concretamente perseguita.

Seconda parte

Transizioni in atto. Alla ricerca di una regia politica per governare un nuovo modello di sviluppo.

In Italia il movimento civico deve essere il motore di cambiamento politico basato su tre grandi tendenze: demografica, energetica e digitale.

Dieci punti

Crisi e transizioni

  • La crisi pandemica, la competizione Cina/USA e la guerra zarista hanno impresso una accelerazione a processi che, come è accaduto nella storia, accompagnano le fasi di “transizione” determinando ulteriori elementi di crisi nella formazione economico-sociale esistente, con l’emersione di nuove forme decisionali, di rappresentanza e di potere.
  • Basta riflettere su quello che accade sotto i nostri occhi: la crisi climatica e ambientale, i modelli di produzione digitale, l’emergenza sanitaria ed energetica, la crescita della popolazione, l’insufficienza delle risorse del pianeta, determinano una diversa concentrazione del valore e nuovi equilibri nella distribuzione della ricchezza. Ma anche il conto da pagare per le imprese e le famiglie dall’insieme delle crisi (che sfiora il 50% per i beni energetici e supera il 10% per i beni alimentari) è materia aggredibile solo comprendendo le cause remote.
  • Siamo in un passaggio storico caratterizzato da processi che, se non sapremo governare, determineranno una società sempre più concentrata nelle forme del potere e delle ricchezze. Si può contrastare questa tendenza ma servono politiche di nuova generazione e una nuova ideologia, capaci di creare comunità, intesa come una consapevole e più alfabetizzata partecipazione e responsabilità dei cittadini.
  • Siamo in una crisi involutiva o in una fase di transizione? Dalla risposta possiamo individuare quale è il senso della nostra rinnovata esistenza come organizzazioni civiche. E ne discendono opzioni culturali e politiche e forme di lotte sociali con nuovi caratteri che dobbiamo saper intraprendere.
  • Per sua natura, nei legami territoriali e sociali, il civismo pratica una politica dedita all’analisi, all’ascolto, alle soluzioni, al servizio della società, dotandosi e caratterizzandosi con adeguate competenze e capacità di visione.

Limiti dello sviluppo. Fase due.

  • L’avvento dei cicli economici investiti dal digitale, la messa in crisi del processo di valorizzazione del capitale come lo abbiamo conosciuto nel secolo scorso, richiedono soluzioni del tutto nuove per far ripartire un modello di sviluppo basato sulla trasformazione del lavoro e dei consumi. L’’impronta della vita umana sul pianeta ha raggiunto un limite insopportabile per il pianeta stesso.
  • La pandemia ci ha messo di fronte ad una crisi che ha costretto il sistema a costruire il livello di domanda necessario a riequilibrare l’offerta creandola in maniera “fittizia”, inventando risorse inesistenti (prendendole dal “futuro”, facendole “certificare” dallo Stato: quello che oggi chiamiamo intervento pubblico, PNRR, spesa pubblica). Costruiamo debito e con quel debito facciamo consumare la gente. Abbiamo riequilibrato lo squilibrio strutturale del capitalismo con un meccanismo finanziario: una vita poggiata su un enorme “pagherò”.
  • Di fronte a noi la rivoluzione dell’intelligenza artificiale in cui i lavori salariati saranno investiti da una modifica profonda delle professionalità, da una trasformazione generale dell’organizzazione del lavoro, dallo sviluppo del lavoro implicito. Per non parlare di ciò che sta avvenendo tra smart working e metaverso sottoposto da Microsoft nella trasformazione del luogo del lavoro in termini totalmente digitalizzati. Siamo alla soglia della rottura di quello che era lo Stato Sociale inteso dal punto di vista degli equilibri e delle garanzie.
  • Il sistema è arrivato alla fine, per i suoi limiti interni e per le nuove forze produttive che ha sviluppato al proprio interno. Forze che ci annunciano l’avvento di una nuova formazione economico-sociale basata su industria di senso, digitale, energia e agroalimentare. Ecco perché siamo in piena Transizione. Ed ecco perché è il momento di mettere in gioco tutte le risorse disponibili a soluzioni che corrispondano al cambiamento della domanda sociale.
  • L’ambiente digitale che abbiamo creato e potenziato con l’intelligenza artificiale offre e offrirà grandi possibilità al genere umano. Ma dobbiamo imparare a navigare, in una nuova alfabetizzazione sociale e costruendo, con la partecipazione, le condizioni di adattamento a un nuovo mondo.  La storia e il patrimonio culturale dei nostri territori contengono – nella continua trasformazione del pensiero e delle interpretazioni affidata a radicate e riconosciute realtà, che sono parte del tessuto sociale intermedio, una base straordinaria per nutrire questa ipotesi di lavoro e questo impegno a favore della comunità nazionale.

Punti qualificanti di una agenda a medio-termine per la governance coordinata tra Territori, Nazioni ed UE.

  1. Riforma istituzionale
  2. Salute
  3. Educazione
  4. Fisco
  5. Transizioni

attivando, dall’avvio della Federazione, la partecipazione responsabile per l’affinamento di proposte concrete di indirizzo e obiettivi strategici.

Leave a Reply

Your email address will not be published.