I podcast di Mondo Nuovo – n. 3 – Che cosa è un biglietto da visita?

Il Mondo Nuovo – giornale online (1 agosto 2022)

Giampaolo Sodano – non so se per amicizia o per la vecchia astuzia dei romani di far lavorare i milanesi – mi chiede di dare una certa cadenza a questi podcast intitolati “Il biglietto da visita”.

Ci siamo detti che un biglietto da visita, oltre al quadratino di carton leggero che – “chiamami che ti richiamo”- va un po’ in disuso ormai (non tra i giapponesi naturalmente), potrebbe significare tante altre cose.

Diciamo il grande tema del “rappresentarsi”.

Ancora di più: il grande tema della “rappresentazione”.

Chi si è occupato di comunicazione e l’ha insegnata anche per anni trova qui una cornice non tanto tecnica ma valoriale, anzi simbolica, che attraversa in modo pesante il nostro tempo.

Tutto è quel che appare. O meglio: è quel che appare perché è “rappresentato”.

Dunque, la rappresentazione – a seconda dello sguardo – è un’arte, una strategia, una filosofia, una politica, un’astuzia, una seduzione, una pedagogia, un servizio, una carità.

In questa cornice ci sta dentro molta roba.

La politica – perché no? – con cui abbiamo cominciato questi podcast.

Ma anche l’evoluzione – dall’antico al moderno – dei sublimi mestieri delle Nove Muse.

Ricordandoci che le Muse – tutte sorelle – sono figlie di Zeus (cioè il Potere) e di Mnemosine (cioè la Memoria).

Un bel connubio, no? La forza, moderata dalla coscienza del passato.  

Per raccontare quella famiglia, ma anche le meraviglie e le nefandezze di cui sono capaci certe famiglie.

E per parlare della nostra gente, così come di altre genti. Popoli e territori.

Il modo di raccontarsi, per consolidare identità ma anche immagine.

Per scegliere l’attrattività o l’aggressività, l’enigma o la spiegazione.

La parola – si potrebbe dire così – corre nel mondo in un grande, continuo, frammentato, conflittuale biglietto da visita.

Ero nella piazza del Quirinale poche sere fa, a vedere e ascoltare – presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato – ciò che Nicola Piovani aveva di recente musicato e una brava drammaturga come Paola Ponti ha sceneggiato, una bella e duplice voce come quella di Andrea Pennacchi ha raccontato, con la potenza dell’Orchestra e del Coro dell’Opera di Roma, per mescolare Eschilo con i nostri Padri Costituenti.

Eschilo che trasforma le Erinni in Eumenidi, la Costituzione che trasforma il dispotismo in diritti.

Lo spunto: fermare la guerra. Il potere del Logos, la parola che si fa ragione.

Oh, padre Zeus, la luce della mente vince l’oscurità della vendetta”, così finisce il testo di “Il sangue e le parole”.

Di storie così ce ne sono milioni.

Come milioni sono quelle in cui, al contrario, la parola è contraffatta, manipolata, trasformata in arma.

Non avremo milioni di occasioni, ma una volta alla settima proveremo a farcela.

Oggi ci siamo limitati a parlare del tema.

Tra una settimana l’ape sceglierà un singolo fiore, nel campo immenso della rappresentazione.

Spero vi interessi.

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