Podcast per Mondo Nuovo – n. 6 – Astensionismo

Nella rubsrica “Biglietto da visita”

Un terreno di battaglia elettorale che comporta speciale intelligenza comunicativa.

I partiti in lizza hanno un’idea meditata, non generica e retorica, per quella quasi mezza Italia che per ora non voterebbe ovvero che non sa come votare? Sanno confezionare un convincente biglietto da visita per i tanti che non si fidano?

Un podcast di 7’ di Stefano Rolando

Sul giornale online Il Mondo Nuovo Podcast n. 6 – 22.8.2022

I sondaggi pre-elettorali di agosto producono la solita schizofrenia. Sono presi terribilmente sul serio quando premiano e vengono considerati inattendibili quando sono pessimisti.

In verità l’elettorato in agosto è distratto dalle ferie. E la conflittualità, quella esplicita e quella latente, che c’è tra i partiti, tesi finora più a denigrare l’avversario che a spiegare in modo convincente i programmi, tende ad essere un respingente.

Per questo un dato finora indiscusso da tutti è che l’astensionismo prevalga come il partito – o per meglio dire il non-partito – con più consenso.

Alla fine delle loro rilevazioni non tutti ma quasi tutti gli istituti di sondaggio che si sono fin qui espressi buttano lì un dato che, anche quando è prudente e contenuto, supera di gran lunga la previsione degli esiti dei partiti maggiori.

Sommando astenuti convinti e astenuti per ora indecisi la forbice delle previsioni è dal 35 al 45 per cento. Appunto la partita principale si gioca sugli indecisi, che abbasseranno la soglia dell’astensionismo e potranno incidere sui risultati finali o per lo meno sui risultati di molti collegi oggi contendibili, talvolta anche capovolgendo i pronostici.

La fascia dei giovani (18-25 anni) presenta questa contraddizione. È quella che fa alzare di più per il momento l’asticella della potenziale astensione. Ma è anche quella che vota per la prima volta per il Senato, costituendo in questo segmento una potenziale sorpresa.

Il Sole 24 ore ha dedicato una specifica analisi alla scomposizione del voto di chi ha dato nel 2018 la preferenza a Cinquestelle, facendone il primo partito italiano scelto da un terzo dell’elettorato. Riccardo Saporiti, il 5 agosto, stima che il 42% alla fine manterrà la preferenza per questo partito che continua a definirsi “movimento”, mentre quasi il 12% preferirà spostarsi sul PD, l’11% sceglierà la scissione di Luigi Di Maio, marginale è il voto verso le destre, mentre il 10,5% è in dichiarata astensione e il 14,4% va considerato ancora indeciso.

Nel caso di Cinquestelle si tratta di corpose masse di voti. Dunque, con sorprese ancora possibili.

Ma comincia ad emergere una analisi in generale riguardante la sfida di punta tra il centrosinistra a trazione PD e il centrodestra a trazione Fratelli d’Italia.  Stando alle elezioni del 2018 il potenziale astensionistico del Centrosinistra appare doppio di quello del Centrodestra.

La somma di questi due argomenti – indecisione in 5Stelle ma per ora senza inclinazione verso la destra e problema di seria concentrazione di un potenziale distacco dal voto originato da ex-elettori del Centrosinistra – farebbe così propendere che il lavoro su indecisi e astenuti più ha successo più dovrebbe premiare il riequilibrio tra l’attuale vantaggio del Centrodestra e una possibile rimonta del Centrosinistra. Tutto dipenderà da due fattori:

  • il modo con cui sia il Centrosinistra che il terzo Polo tratterranno la specifica comunicazione verso astenuti e indecisi, entrando con intelligenza e non con luoghi comuni nelle ragioni della riluttanza;
  • il ruolo che potranno avere i soggetti civili, civici (quelli realmente civici non quelli inventati a scopo elettorale da alcuni partiti), associativi, valoriali scegliendo di svolgere a loro modo una campagna elettorale nella fase cruciale di settembre, magari sostenendo candidati socialmente o civicamente significativi soprattutto per i territori e non perché “nominati” (più che eletti) dalle segreterie dei partiti.

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