Astensionismo: molte cause, pochissima discussione. Alle Stelline a Milano ieri un’iniziativa civica.

Stefano Rolando e Gianni Zais, nell’apertura del dibattito
Silvia Fossati e Piercarla Del Piano nel corso della discussione

Ieri alla Fondazione Le Stellline di Milano, presente la presidente Piercarla Del Piano, e per iniziativa della rete degli amministratori civici dei territori settentrionali (Alleanza Civica), non soggetto in campo nella competizione elettorale ma unica ad esprimere una vera attenzione per la necessaria consapevolezza appunto civica nei confronti del fenomeno, sono stato invitato ad esporre le linee essenziali di un “dossier” che ho coordinato per l’Osservatorio sulla comunicazione pubblica dell’Università IULM di Milano (https://stefanorolando.it/?p=6604 ) di cui riporto qui di seguito gli elementi essenziali, che hanno costituito in sintesi i punti dell’esposizione.

Intensa la discussione che è seguita, moderata da Gianni Zais (Alleanza Civica Milano) e conclusa da Silvia Fossati (presidente del Municipio 7 di Milano)  per metà dedicata all’intreccio delle cause che emergono e per metà dedicata alle nuove evidenze poste dall’accentuazione del fenomeno nella fascia dei giovani dai 18 ai 25 anni.

I punti della relazione

L’astensionismo è un’opzione elettorale in continua ascesa alle elezioni politiche, a partire dalla metà degli anni ’70 tendenzialmente verso il 30% con le elezioni politiche del 2018.  Nelle ultime elezioni europee e nell’ultima tornata amministrativa, tuttavia, la curva si è impennata fino al 45%.

Pur tenendo il tema in osservazione marginale, gli istituti demoscopici – fino al giorno di libertà di diffusione dei sondaggi – hanno considerato unanimemente che il 25 settembre la curva dovrebbe superare la soglia del 30%, in una forbice che potrebbe incrementare del 10%, in relazione tuttavia al comportamento delle ultime ore degli indecisi, stimati in un ulteriore 10-15%.

Si sa ancora, dalle pieghe dei sondaggi, che volendo situare l’origine dei comportamenti elettorali degli astenuti, quelli collocabili nel centrosinistra risulterebbero il doppio di quelli collocabili nel centrodestra.

Analizzando il dibattito pubblico degli ultimi due mesi sull’argomento, si constata una totale assenza dei partiti politici sia nell’analisi delle cause, sia nella meditata capacità di indirizzarsi con argomenti e sollecitazioni a questo per altro decisivo ambito del corpo elettorale.

L’interesse mostrato invece dalla rete degli amministratori civici settentrionali è parte della loro critica all’andamento della politica in Italia, pur con impatti che daranno qualche esito solo in tempi lunghi.

L’unico soggetto che ha mostrato attenzione mirata al fenomeno – che toglie dalla rappresentanza politico-istituzionale un italiano su tre – il governo Draghi che ha istituito a fine 2021 attraverso l’iniziativa del ministro per le riforme istituzionali Federico D’Incà una commissione tecnica presieduta da Franco Bassanini che ad aprile ha consegnato un dettagliato rapporto con le misure per fronteggiare almeno le cause tecnico-burocratiche attraverso una norma proposta (election pass) che lo scioglimento delle Camere ha vanificato.

Veniamo alle principali cause.

  • Quelle tecnico-burocratiche comprendono sia le difficoltà personali e non adeguatamente fronteggiate per recarsi alle urne (i fuori sede), sia il non riconoscimento di cittadinanza per chi ha una condizione maturata per votare consapevolmente (Ius scholae, eccetera).
  • Quelle sociali – in cui alcuni contributi di analisti sono rintracciabili nel dibattito recente – riguardano crescentemente sia la causa della povertà e dell’indigenza, sia la causa del crescente analfabetismo funzionale (causa di molte distorsioni nel campo della qualità della nostra democrazia).
  • Quelle connesse alla disaffezione e alla critica nei confronti della politica – a cui sono attribuite stime che vanno da un terzo a due terzi dell’intero arco astensionista (quindi da verificare di più e con più precisione) – contengono una certa varietà di fattori: non credere più alla politica come portatrice di soluzioni; non fidarsi più dei partiti; criticare radicalmente la legge elettorale che sottrae diritto di scelta dei candidati che diventano imposti dalle segreterie dei partiti; non percepire come motivante la massima per cui “se non tu non ti occupi della politica è la politica che a tua insaputa finirà per occuparsi di te”).

Resta così aperto il confronto tra chi – tendenza crescente nell’Occidente – si trincea dietro il principio “la democrazia è chi c’è” e chi ritiene che l’insieme delle cause, a volte intrecciate, motiverebbe costituzionalmente a politiche prioritarie di rimozione degli ostacoli all’esercizio del diritto di voto.

E resta aperto il tema di svolgere maggiore analisi e più mirate iniziative per affrontare il picco di astensionismo che viene indiato – anche qui da quasi tutti i sondaggi – nella fascia dei giovanissimi, ovvero dai 18 a 25 anni.

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