Club di Venezia – Assemblea plenaria- anno 36

Venezia, Ca’ Giustinian, 24 novembre 2022

Il Canal Grande dalle finestre della Biennale

intervento di apertura di Stefano Rolando, presidente

Testo in lingua italiana

Autorità, caro Presidente della Biennale Roberto Cicutto quest’anno ospitante, cari amici e colleghi.

Penso che ciò che mi competa, soprattutto in questo momento di complesse relazioni tra la comunicazione pubblica e le crisi che riguardano i nostri paesi e l’Europa, sia di tenere insieme una valutazione su un nesso di coerenza e di sviluppo del nostro lavoro.

Quello che lega il lungo percorso che abbiamo fatto negli anni e qualche ipotesi su quello che si potrebbe, forse si dovrebbe fare in futuro.

Come sempre accade nelle crisi, esse sono un rischio. Ma anche un’opportunità.

Opportunità di capire meglio le condizioni di crescita, di adattamento, di cambiamento.

Ciò riguarda gli Stati, le istituzioni, le imprese, le associazioni (anche quelle informali come la nostra) e persino le persone. Nel quadro dei cambiamenti si cerca di capire e un po’ di … cambiare.

Sono stato sempre presente alle plenarie, a Venezia, del nostro Club.

Ovviamente dalla prima edizione, nel 1986.

Credo che il tragitto compiuto potrebbe essere riletto in queste tappe essenziali.

  • Il primo tempo ha riguardato la modalità di ritrovare la forma di un dialogo e di un confronto tra i 12 paesi allora appartenenti (soggetto principale e molto attivo del tavolo) e le 3 principali istituzioni europee. Quaranta anni prima non c’era l’Europa, c’era stata la guerra e i paesi fondatori dell’Europa si cannoneggiavano uno contro l’altro utilizzando anche la comunicazione come arma.
  • Il secondo tempo ha riguardato la complessità di un continuo allargamento fino a 28 paesi, riguardando a poco a poco tutte le istituzioni europee che hanno voluto accedere a questo dialogo programmato in itinere in tutti i nostri paesi (Bruxelles compreso).

In questa fase la questione nord sud che aveva caratterizzato i primi tempi ha visto formarsi anche una seconda questione est-ovest (con carattere anticipatorio rispetto al processo di integrazione dell’Europa). Soprattutto la rivoluzione comunicativa rappresentata dall’era internet ha portato in forma crescente la trasformazione digitale ad entrare nell’agenda alla pari di altri temi cruciali, come la forma non propagandistica della comunicazione di un sistema di paesi democratici, come il rapporto tra processo di integrazione e sovranità nazionali, come connettere la comunicazione alla democrazia partecipativa.

  • Il terzo tempo, quello più recente, è stato caratterizzato dalla crescente esigenza di comune modo di affrontare le crisi insorgenti nazionali e internazionali, tutte con risvolti importanti in Europa, facendo anche ricorso a competenze disciplinari, di ricerca, di formazione e in generale di esperienza non necessariamente interne ai servizi di comunicazione e informazione che costituiscono la membership sostanziale del CdV. Quindi aprendo a figure e ambiti che hanno portato più capacità di analisi e di interpretazione alla qualità del dibattito centrato ormai su due parole chiave: le crisi e le transizioni. Allargando anche lo spettro tematico sugli aspetti della domanda sociale che riguarda la comunicazione pubblica (diritti, democrazia, partecipazione, eccetera). Ma registrando anche un maggiore indebolimento partecipativo proprio delle competenze istituzionali dei paesi membri in materia comunicativa.

Credo che sia nostro dovere mettere le basi per promuovere un quarto tempo del nostro sodalizio, affinché esso risponda meglio ad evoluzioni interne ed esterne.

Mantenendo il suo carattere informale e non decisionale, ma senza perdere quello rappresentativo, quello scientifico e quello professionale.

Oggi le due volées principali che caratterizzano l’agenda degli incontri riguardano il rapporto tra le specificità di rispondere alla relazione tra istituzioni e cittadini (piano nazionale e nel quadro dell’inter-istituzionale con l’Europa) e il modo, spesso comune, di gestire comunicativamente gli ambiti di crisi. Mantenendo questa prospettiva, credo utile e importante far crescere tre direttrici del nostro lavoro:

  • migliorare l’analisi del rapporto e della collaborazione tra pubblico e privato, in particolare aggiornando l’analisi delle distinzioni ma anche delle convergenze tra comunicazione istituzionale e comunicazione di impresa, da leggere come entrambe appartenenti ai caratteri della comunicazione pubblica (il fronteggiamento degli interessi generali);
  • migliorare e individuare partner adeguati circa il rapporto con la comunicazione di territorio (città e regioni) che ha avuto un solo partner stabile riguardante l’ associazione Cap ‘Com francese e che merita un allargamento tematico e di interlocutori;
  • migliorare, stabilizzare e formalizzare il nostro rapporto con la rete delle università in cui la comunicazione pubblica è realmente materia di insegnamento e di ricerca, per un affiancamento più organico circa i temi che abitualmente discutiamo in relazione all’agenda tematica.

Naturalmente questi tre network, che ho indicato, debbono avere ciascuno un adeguato coordinamento stabile, che può ruotare o attorno a figure individuali o meglio ancora attorno a responsabilità di soggetti che sono già parte della nostra membership.

  • Per fare esempi indicativi, senza averne consultato la praticabilità, penso agli amici della comunicazione OCSE sul rapporto pubblico-privato; penso al Comitato europeo città e regioni per il dialogo con la comunicazione territoriale; penso a un soggetto come l’Istituto europeo di Firenze per la rete degli atenei. Ma anche altre soluzioni sono pensabili e praticabili.
  • Anche ritenendo di rendere più stabile, coordinata e programmata la fruttuosa collaborazione che abbiamo instaurato con l’agenzia europea ICMPD in materia di comunicazione e migrazioni, che potrebbe vedere la costituzione di un gruppo di lavoro tra rappresentanti di paesi che condividono la strategicità (contenuti e tempi) di questa tematica. Qui proprio Venezia,fatemi segnalare la posizione interessante assunta di recente dalle associazioni imprenditoriali del Veneto.

Stiamo quindi parlando di pianificazione di calendari di iniziative che si intrecciano con quelli tradizionali del Club di Venezia, ma che si iscrivono tutti nel disegno di una riqualificazione e un adattamento ai tempi del nostro perimetro tematico.

  • E già che siamo ospiti in questa prestigiosa sede della Biennale di Venezia, per altro presieduta da un amico dei miei tempi professionali nel campo del cinema e della televisione, che ha preceduto la mia lunga esperienza di capo della comunicazione negli ambiti del governo italiano, mi piacerebbe che in collaborazione con noi questo ente immaginasse una iniziativa all’anno, in concomitanza della nostra plenaria, tra i responsabili della comunicazione degli enti culturali pubblici più importanti di tutta Europa.

Per affrontare una prospettiva di questo genere è necessario che la componente prioritaria del nostro tavolo – quella dei paesi membri – svolga al meglio la sua capacità contributiva, in ordine alla quale preannuncio che sono disponibile a rendere più onorifica la mia presenza, pur considerandola parte di più della metà della mia vita vissuta.

Non vorrei rinunciare a dare il mio contributo, ma esso fosse condiviso con una figura che corrisponda a quello che ero io so stesso 36 anni fa, ne sarei entusiasta.

Perché penso che la presidenza effettiva del CdV debba riguardare un rappresentante, meglio se giovane, arriverei persino a dire adesso meglio se donna, dei paesi membri e magari pensare a mandati, anche rinnovabili, biennali per essere in flessibilità con la relativa stabilità dei governi nazionali.

Su questo aspetto chiedo al nostro Steering Group di fare delle utili e gradite valutazioni per una prossima valutazione insieme di questo aspetto.

Quanto all’agenda della nostra conferenza di oggi e domani, mi felicito come sempre con il nostro segretario generale che si tiene in eccellenti relazioni con tutti e profila sempre un punto condiviso. Ringrazio gli organizzatori e per essi la mia cara amica Diana Agosti e comunque tutto il Dipartimento delle Politiche europee del governo italiano, ringrazio tutti i partecipanti per la loro presenza e per gli interventi programmati e ringrazio come sempre i traduttori che ci avvicinano.

CDV – Venise 24 novembre 2022

Discours d’ouverture – Stefano Rolando / FR

il saluto del Presidente della Biennale al CdV

Je pense que ce que je dois faire, surtout en ce moment de relations complexes entre la communication publique et les crises qui affectent nos pays et l’Europe, c’est de tenir ensemble une évaluation sur un lien de cohérence et de développement de notre travail.

Ce qui relie le long chemin parcouru au fil des ans et quelques hypothèses sur ce que nous pourrions, devrions peut-être faire à l’avenir.

Comme toujours en cas de crise, ils représentent un risque. Mais aussi une opportunité.

Opportunité de mieux comprendre les conditions de croissance, d’adaptation et de changement.

Cela concerne les États, les institutions, les entreprises, les associations (même informelles comme la nôtre) et même les personnes. Dans le cadre des changements, on essaie de comprendre et un peu… de changer.

J’ai toujours été présent aux sessions plénières de notre Club à Venise.

Evidemment dès la première édition, en 1986.

Je crois que le chemin parcouru pourrait être relu dans ces étapes essentielles.

  • La première phase concernait la manière de retrouver la forme d’un dialogue et d’une comparaison entre les 12 pays alors membres (sujet principal et très actif du tableau) et les 3 principales institutions européennes. Quarante ans avant qu’il n’y ait pas d’Europe, il y avait la guerre et les pays fondateurs de l’Europe se bombardaient en utilisant la communication comme arme.
  • La deuxième phase concernait la complexité d’un élargissement continu à 28 pays, impliquant progressivement toutes les institutions européennes qui souhaitaient accéder à ce dialogue permanent dans tous nos pays (Bruxelles comprises). Dans cette phase, la question nord-sud qui avait caractérisé les premiers jours a également vu la formation d’une seconde question est-ouest. Surtout, la révolution communicative que représente l’ère de l’internet a de plus en plus fait entrer la transformation numérique à l’ordre du jour au même titre que d’autres questions cruciales, comme la forme de communication non-propagande dans un système de pays démocratiques, comme la relation entre le processus d’intégration et souverainetés nationales, comment lier communication et démocratie participative.
  • La troisième phase, la plus récente, a été caractérisée par le besoin croissant d’une manière commune de faire face aux crises nationales et internationales émergentes, toutes avec des implications importantes en Europe, en utilisant également l’expérience disciplinaire, de recherche, de formation et générale non nécessairement internes aux services de communication et d’information qui constituent l’effectif substantiel du CdV. S’ouvrant ainsi à des chiffres et à des domaines qui ont apporté plus de capacité d’analyse et d’interprétation à la qualité du débat. Élargir également le spectre thématique sur les aspects de la demande sociale qui concernent la communication publique (droits, démocratie, participation, etc.). Mais aussi enregistrant un plus grand affaiblissement participatif des compétences institutionnelles des pays membres dans le domaine de la communication.

Je crois qu’il est de notre devoir de jeter les bases d’une promotion d’un quart de notre partenariat, afin qu’il réponde mieux aux évolutions internes et externes.

En conservant son caractère informel et non décisionnel, mais sans perdre son caractère représentatif, scientifique et professionnel.

Aujourd’hui, les deux principales volées qui caractérisent l’ordre du jour des rencontres concernent le rapport entre les spécificités de la réponse aux relations entre les institutions et les citoyens (au niveau national et dans le cadre interinstitutionnel avec l’Europe) et la manière souvent commune de gérer les zones de crise de manière communicative . En gardant cette perspective, je crois qu’il est utile et important de développer trois directions de notre travail :

  • améliorer l’analyse de la relation et de la collaboration entre les secteurs public et privé, notamment en actualisant l’analyse des distinctions mais aussi des convergences entre communication institutionnelle et communication d’entreprise, à lire comme appartenant toutes deux aux caractéristiques de la communication publique ( le général);
  • améliorer et identifier les partenaires adéquats concernant la relation avec la communication du territoire (villes et régions) qui n’a eu qu’un seul partenaire stable concernant l’association Cap’Com et qui mérite un élargissement des thématiques et des interlocuteurs ;
  • améliorer, stabiliser et formaliser notre relation avec le réseau des universités où la communication publique est réellement un objet d’enseignement et de recherche, pour un accompagnement plus organique sur les sujets que nous traitons habituellement en relation avec l’agenda thématique.

Naturellement, ces trois réseaux, que j’ai indiqués, doivent disposer chacun d’une coordination adéquate et stable, qui peut s’articuler soit autour de personnalités individuelles, soit mieux encore autour des responsabilités de sujets qui font déjà partie de nos membres.

  • Pour donner des exemples indicatifs, sans avoir consulté leur praticabilité, je pense aux amis de la communication de l’OCDE sur la relation public-privé ; Je pense au Comité européen des villes et des régions pour le dialogue avec la communication territoriale ; Je pense à un sujet comme l’Institut européen de Florence pour le réseau des universités.

Mais d’autres solutions sont également envisageables et réalisables.

  • Envisager également de rendre la collaboration fructueuse que nous avons établie avec l’agence européenne ICMPD sur la communication et les migrations plus stable, coordonnée et planifiée, ce qui pourrait voir la mise en place d’un groupe de travail entre les représentants des pays qui partagent la position stratégique (contenus et délais) de ce sujet.

Il s’agit donc de planifier des calendriers d’initiatives qui s’entremêlent avec les traditionnels du Club de Venise, mais qui s’inscrivent tous dans la conception d’un redéveloppement et d’une adaptation aux temps de notre périmètre thématique.

  • Et tandis que nous sommes invités dans ce lieu prestigieux de la Biennale de Venise, présidée par un ami de mon temps professionnel dans le domaine du cinéma et de la télévision, qui a précédé ma longue expérience en tant que responsable de la communication dans les sphères du gouvernement italien, je souhaite que cette institution, en collaboration avec nous, imagine une initiative par an, en lien avec notre plénière, entre les responsables de la communication des plus importantes institutions culturelles publiques à travers l’Europe.

Pour faire face à une telle perspective, il est nécessaire que la composante prioritaire de notre table – celle des pays membres – accomplisse sa capacité à contribuer au mieux, pour cela j’annonce que je suis disponible pour rendre ma présence plus honorable, tout en le considérant comme faisant partie de plus de la moitié de ma vie vécue.

Je ne voudrais pas renoncer à apporter ma contribution, mais si elle était partagée avec une personnalité qui correspond à qui j’étais moi-même il y a 36 ans, je serais ravie.

Parce que je pense que la présidence effective du CDV doit concerner un représentant, de préférence jeune, j’irais même jusqu’à dire maintenant mieux si une femme, des pays membres et peut-être penser à des mandats, même renouvelables, tous les deux ans pour être en souplesse avec la stabilité relative des gouvernements nationaux.

Sur cet aspect, je demande à notre Groupe de Pilotage de faire des appréciations utiles et bienvenues pour une future évaluation conjointe de cet aspect.

Quant à l’ordre du jour de notre conférence d’aujourd’hui et de demain, comme toujours, je félicite notre secrétaire général qui entretient d’excellentes relations avec tout le monde et expose toujours un point commun. Je remercie les organisateurs et pour eux ma chère amie Diana Agosti, je remercie tous les participants pour leur présence et pour les interventions prévues et je remercie, comme toujours, les traducteurs qui nous approchent.

Due partecipanti italiani ai lavori, in rappresentanza di soggetti diversi, Raffaella De Marte (Parlamento europeo) e Alessandro Lovari ( Università di Cagliari). Il relatore ha il piacere di segnalare che si tratta di due suoi laureati nel corso del proprio lungo percorso universitario (Lovari a Siena nel 1998, De Marte a Milano nel 2003).

CDV – Venice 24 November 2022

Opening speech Stefano Rolando / EN

I think that what I have to do, especially in this moment of complex relationships between public communication and the crises affecting our countries and Europe, is to hold together an evaluation on a link of coherence and development of our work.

What links the long journey we have made over the years and some hypotheses on what we could, perhaps should do in the future.

As always happens in crises, they are a risk. But also an opportunity.

Opportunity to better understand the conditions of growth, adaptation and change.

This concerns states, institutions, businesses, associations (even informal ones like ours) and even people.

In the context of the changes, we try to understand and a little… change.

I have always been present at the plenary sessions of our Club in Venice.

Obviously from the first edition, in 1986.

I believe that the journey accomplished could be re-read in these essential stages.

  • The first half concerned the way to rediscover the form of a dialogue and a comparison between the 12 countries then belonging (main and very active subject of the table) and the 3 main European institutions. Forty years before there was no Europe, there was war and the founding countries of Europe were shelling each other using communication as a weapon.
  • The second half concerned the complexity of a continuous enlargement up to 28 countries, gradually involving all the European institutions that wanted to access this ongoing dialogue in all our countries (including Brussels). In this phase, the north-south question that had characterized the early days also saw the formation of a second east-west question. Above all, the communicative revolution represented by the internet era has increasingly brought digital transformation to enter the agenda on a par with other crucial issues, such as the non-propaganda form of communication in a system of democratic countries, such as the relationship between the integration process and national sovereignties, how to connect communication to participatory democracy.
  • The third and most recent period was characterized by the growing need for a common way of dealing with the emerging national and international crises, all with important implications in Europe, also making use of disciplinary, research, training and general experience not necessarily internal to the communication and information services that constitute the substantial membership of the CdV. Thus opening up to figures and areas that have brought more capacity for analysis and interpretation to the quality of the debate. Also broadening the thematic spectrum on the aspects of social demand that concern public communication (rights, democracy, participation, etc.).

But also registering a greater participatory weakening of the institutional competences of the member countries in the field of communication.

I believe it is our duty to lay the foundations for promoting a fourth half of our partnership, so that it responds better to internal and external developments.

Maintaining its informal and non-decision-making character, but without losing its representative, scientific and professional character.

Today the two main volées that characterize the agenda of the meetings concern the relationship between the specificities of responding to the relationship between institutions and citizens (national level and in the inter-institutional framework with Europe) and the often common way of manage crisis areas communicatively. Maintaining this perspective, I believe it is useful and important to develop three directions of our work:

  • improve the analysis of the relationship and collaboration between the public and private sectors, in particular by updating the analysis of the distinctions but also of the convergences between institutional communication and business communication, to be read as both belonging to the characteristics of public communication (the general);
  • improve and identify suitable partners regarding the relationship with the communication of the territory (cities and regions) which has had only one stable partner concerning the French Cap ‘Com association and which deserves an expansion of topics and interlocutors;
  • improve, stabilize and formalize our relationship with the network of universities where public communication is really a subject of teaching and research, for a more organic support on the topics we usually discuss in relation to the thematic agenda.

Naturally these three networks, which I have indicated, must each have adequate stable coordination, which can revolve either around individual figures or better still around the responsibilities of subjects who are already part of our membership.

  • To give indicative examples, without having consulted their practicability, I am thinking of the friends of the OECD communication on the public-private relationship; I am thinking of the European Committee for Cities and Regions for dialogue with territorial communication; I am thinking of a subject such as the European Institute of Florence for the network of universities. But other solutions are also conceivable and practicable.
  • Also considering making the fruitful collaboration that we have established with the European agency ICMPD on communication and migrations more stable, coordinated and planned, which could see the establishment of a working group between representatives of countries that share the strategic position (contents and times) of this topic.

We are therefore talking about planning calendars of initiatives that intertwine with the traditional ones of the Club of Venice, but which all form part of the design of a redevelopment and an adaptation to the times of our thematic perimeter.

  • And while we are guests in this prestigious venue of the Venice Biennale, presided over by a friend of my professional times in the field of cinema and television, who preceded my long experience as head of communication in the spheres of the Italian government, I would like this institution, in collaboration with us, to imagine an initiative a year, in conjunction with our plenary, between the communication managers of the most important public cultural institutions throughout Europe.

To face a perspective of this kind it is necessary that the priority component of our table – that of the member countries – performs its ability to contribute to the best, in order to which I announce that I am available to make my presence more honorable, while considering it part of more than half of my life lived.

I wouldn’t want to give up giving my contribution, but if it were shared with a figure that corresponds to who I was myself 36 years ago, I’d be thrilled.

Because I think that the effective presidency of the CDV must concern a representative, preferably young, I would even go so far as to say now better if a woman, of the member countries and perhaps think of mandates, even renewable, two-yearly to be in flexibility with the relative stability of national governments.

On this aspect, I ask our Steering Group to make some useful and welcome assessments for a future joint assessment of this aspect.

As for the agenda of our conference today and tomorrow, as always, I congratulate our secretary general who maintains excellent relations with everyone and always outlines a shared point. I thank the organizers and for them my dear friend Diana Agosti, I thank all the participants for their presence and for the planned interventions and I thank, as always, the translators who approach us.

La sala dei lavori (24 e 25 novembre 2022)

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