In memoria di Gianni Bellisario

Una iniziativa di Infocivica nell’ambito di Eurovisioni

Villa Medici, Roma – 30 ottobre 2023

Spunti per l’introduzione e le conclusioni della tavola rotonda (nella pratica ampiamente sintetizzati), qui nella versione in precedenza predisposta poi integrata da osservazioni live sui contributi portati da amici e colleghi.

Sotto l’immagine di Gianni Bellisario, Roberta Bonucci (la moglie), Stefano Rolando, Silvana Palumbieri, Pieraugusto Pozzi (foto di Dino Mattucci).

Stefano Rolando

Nella parte introduttiva della tavola rotonda

Forse ho conosciuto Gianni Bellisario in occasione di questa nostra iniziativa di memoria  più oggi che nel percorso di questi ultimi anni che, complice la pandemia, ci ha fatto incontrare e discutere soprattutto da remoto. Come abbiamo sperimentato, l’imposizione dello smart working è stata un modo per vederci per lo più rimpiccioliti in due centimetri quadrati e poi per parlare per pochi  minuti contati di solito sulle cose che ci si aspetta che si dicano nei convegni, non  davanti a un bicchiere di vino per parlare della nostra vita.

Io e lui appena un po’ sfasati di età. Lui settembre ’47, io febbraio ’48. Io in Rai prima di lui e poi altrove. Lui, persona riservata, non avaro di parole ma sempre sulle cose di vera competenza, dunque affidati –  nella nostra conoscenza –  alla relazione digitale associativa.

Quella per cui siamo tutti sempre un po’ diminuiti nel rapporto a volte sfidante a volte frustrante, tra conflitti e propositi, tra progetti e risorse, tra tensioni comunicative e poi organizzazione di piccoli pubblici per una soglia minima dell’efficacia sociale dell’iniziativa.

Chi si è formato in una azienda come la Rai ha della parola “pubblico” un concetto sempre a cifre piene. Facciamo così i conti con la nostra passione civile, che ci fa fare iniziativa culturale, di analisi, di proposta, anche nella consapevolezza di abbassare le pretese.

Dico questo perché, al contrario, la Rai per tutti è stata più lezione del fare che del chiacchierare.

Anche se ci toccava una competenza non di prodotto (per cinque anni per me  il “relazionale del settimo piano” è stato il mio prodotto e alla fine avrei dato qualunque cosa per stare dietro a una moviola, cosa che poi in un certo senso ho fatto ) c’era sempre il “da fare” che è congruo alla vita di un’azienda (checché lo stereotipo sia diventato quello dall’azienda che gestisce le carte della produzione e non la produzione, cosa in fondo vera solo a metà).

Gianni Bellisario è stato ricordato per un  fare più pragmatico. Ma attento a nuove possibili ingegnerie aziendali. In questo caso – e in certi anni – riguardanti Rai e Telecom.

Dunque, per corredare brevemente la fotografia  che campeggia ora sullo schermo, ricordiamo che Gianni era abruzzese, di Chieti, uno dei quattro figli di un pedagogista cattolico, che era stato assistente di Aldo Moro avendo poi militato nella Dc come fanfaniano, parlamentare nella VI legislatura e, come sottosegretario all’Istruzione, uno dei presìdi di una delle più rilevanti riforme sociali del dopoguerra, la scuola dell’obbligo. Liceo scientifico, avvio degli studi in Fisica, ma il vento del ’68 ne fece – mi ha detto poco fa Roberta Bonucci, sua moglie, che tra poco ascolterete – un “giovane scapestrato”, cittadino del mondo, in viaggio dalla Turchia agli Stati Uniti. Quando tornerà alla base, sarà per una passione artistica, il teatro. Non  da attore o regista, ma da impresario , il mestiere cruciale degli organizzatori culturali. Su questo Silvana Palumbieri, che lavora alle Teche Rai, ha trovato un frammento prezioso, che fra poco ci presenterà.

Il mondo dello spettacolo ha confini curiosi, fa incontrare gente anche diversa. E prima o poi per Gianni Bellisario, ci sarà l’incontro professionale  con Giampaolo Sodano, che da dirigente dell’area spettacolo di Rai2  passerà alla Sacis come presidente. Sentirete la lettera, rievocazione di intese forti, di Giampaolo su questo periodo intenso e progettuale. Per approdare poi alla direzione generale dell’azienda, con Saccà direttore generale, impegnato nell’area produttiva sperimentale, ma anche nella formazione dei giovani registi interni e in altri ambiti connessi all’innovazione di prodotto del tempo. Sempre dalle teche sappiamo molto delle cose che ha imbastito e realizzato.  

Gli interventi programmati saranno piccoli viaggi su alcuni di questi tempi di vita. A cui si aggiunge il tempo più maturo, recente, dopo la pensione. In cui la rete di Infocivica ha – per sua natura – accolto all’origine, tra i fondatori, sullo stimolo di Bino Olivi, uno con il percorso di rabdomante del futuro come Gianni Bellisario.

E riconosco – per questo tratto di strada fatto insieme – che nell’esperienza di Infocivica la sua preoccupazione non è mai stata astratta. Con lo sguardo lungo, ma anche con visione operativa, pragmatica.

Giacomo Mazzone, Roberta Bonucci, Stefano Rolando, Pieraugusto Pozzi (foto Eurovisioni).

Nella parte conclusiva della tavola rotonda

Concludendo il nostro breve “memorial”, in questa sede, ho prevalentemente compiti di ringraziamento.  Per chi ci ha ascoltato con un interesse che ho davvero percepito. Suoi amici, suoi colleghi, altri di noi. Perché questa giornata di ricordo è stata “per uno di noi”.

Grazie a Giacomo Mazzone e Piero Pozzi che hanno introdotto la tavola rotonda. Grazie ai contributi pervenuti per iscritto, dunque a Giampiero Gramaglia e a Giampaolo Sodano.   Preziosa – e la ringrazio molto di questo – la presenza di Luciana Castellina.

Un pensiero a nome di tutti per Roberta che ci ha fatto sorridere togliendoci ogni dubbio che il giorno in cui Gianni è andato in pensione non è affatto andato in pensione.

Ringrazio  tutti coloro che non dovendosi cimentare con una  mitologia si sono cimentati con l’aggiornamento di un  diario quotidiano di esperienze, di organizzazione di filiere di competenze, dove il tempo costruiva e cementava rapporti quando all’obiettivo del “fare” si riusciva ad unire anche il motivo aggregante del “senso”. Senso civile, senso culturale, senso politico, senso di maturazione di un cambiamento necessario, senso di anticipazione e comunque di indagine rispetto a processi ancora non definiti.

Massimo De Angelis e Bruno Somalvico hanno messo in luce  molto bene concretezze e idealità.

Guido Barlozzetti ha spiegato che interpretare come canone professionale il paradigma del servizio pubblico è stata un’esperienza non limitata a pochi vertici.

Andrea Fabiano e Clara Isola sono entrati nell’interpersonale professionale, un tessuto che, per un contesto così fortemente autoriferito come è stato sempre quello della Rai, consente a molti di ritrovare storie comuni.

Alla fine – tra di noi (nessuna celebrità, credo) – questi sono stati i fattori  di aggregazione.

E questo è il paradigma con cui parliamo di noi stessi. Da vivi o da morti.

Un ringraziamento particolare vorrei rivolgerlo a Michele Sorice che si è collocato – così era previsto –  nel titolo stesso dato a questa tavola rotonda parlando di servizio pubblico per l’accesso universale all’innovazione per la coesione sociale. Anche qui non ho motivo di aggiungere considerazioni di merito a cose già molto ben dette. Ricordando solo – colgo, se mi è concesso, questa occasione –  che c’è stata un’epoca di immaginazione del ridisegno delle competenze istituzionali in materia di trasformazione tecnologica e sociale del sistema dell’informazione e delle comunicazioni in cui lo Stato avrebbe potuto essere meno burocratico, le filiere di impresa pubblica meno fortini blindati separati, la priorità generale ancora sollecitata dal bisogno di fermare il nuovo analfabetismo funzionale. Nella mia esperienza di quegli anni si collocava la stessa trasformazione del Dipartimento (Informazione ed Editoria) che mi fu affidato per dieci anni e con dieci governi a Palazzo Chigi, per metà dei quali anni l’ipotesi era di uscire dai vincoli dell’amministrazione per creare le condizioni di una agenzia (dunque non una autorità, ma un’agenzia pubblica, operativa e professionale), un’agenzia  stellare tra funzioni istituzionali, imprenditoriali e sociali che già allora si chiamavano in Europa “di comunicazione pubblica”, progetto su cui i governi esprimevano informalmente favore e interesse ma all’atto pratico nessuno muoveva un dito per sostenere la trasformazione. Lo dico solo per ricordare a me stesso che a metà degli anni ’90 anche per questa ragione io ritenni il mio ciclo di impegno esaurito. E dall’anno di introduzione di internet altre furono le piattaforme di relazione, potente fu il peso dei global player sui nostri destini, in curva impennata l’incremento dell’analfabetismo funzionale in Italia, senza più regia il presidio dell’interesse nazionale di quella che chiamavo “comunicazione pubblica” e che il nostro titolo qui chiama  – ora più correttamente – “accesso universale all’innovazione per la coesione sociale”.

L’idea che la gestione di questa materia da un lato sia analisi dei cambiamenti e dall’altro coordinamento del relazionale sociale è ormai sostituita da “campagnette di spot” molte volte con un certo sapore propagandistico.

La politica ha tentato di occupare per suoi scopi di visibilità e sfruttamento secondario molti ambiti (massicciamente la Rai, carsicamente tutti gli spazi di comunicazione istituzionale a livello centrale e territoriale). La Rai ha progressivamente perso la nozione antica di “servizio pubblico” senza maturarne una adeguata ai tempi. Vent’anni di populismo hanno derubricato il tema, lasciando spazio per qualche lodevole servizio studi, per alcune coerenze di studiosi e ricercatori, decorosi angolini per la convegnistica di noi “vecchi compagni d’armi”.

Resta nella sua potenzialità ma anche nella sua relativa impotenza la Rai regolata dal contratto di servizio .che malgrado fiumi di analisi e di convegni non è mai diventato contratto di riprogettazione strategica.

Tornando tuttavia brevemente alla figura di Gianni Bellisario una parola in più vorrei dirla sul nesso di quattro  concetti: la vita, il lavoro, le generazioni, le appartenenze.

Mi ha detto qualche tempo fa Giuseppe De Rita, che vado a trovare da anni per mettere in ordine una certa  bussola, che arrivati all’età matura in questa fase storica di caduta di molte appartenenze che una volta parevano rocciose e poi si si sono rivelate friabilissime, quindi quella politica che è diventata non solo post-ideologica ma anche post-militante; quella territoriale che ha assunto solo la leggerezza di alcune nostalgie, di alcuni vezzi, di alcune ritualità; quella aziendale che per molti diventa – e in modo anche salutare – altro da sé, anche per quell’eccesso di identità che certe aziende producono quando sei al chiodo; beh , ecco che diventa forte e collettivo il senso di appartenenza generazionale.

Cioè, la fascia di età per cui i colori, le dominanti, le parole d’ordine, le priorità estetiche ed etiche, e mille altre cose, inevitabilmente si aggregano entro i limiti di una certa anagrafe.  E nei casi in cui ci troviamo a riflettere sui nostri compagni di viaggio generazionali troviamo, naturalmente, anche risposte su noi stessi.  Esattamente come è successo anche questa sera.

Il ricordo di Gianni Bellisario – L’impegno nel servizio pubblico per l’accesso universale all’innovazione e per promuovere la coesione sociale

Roma, Gran Salone di Villa Medici – Accademia di Francia Via Trinità dei Monti 1 Lunedi 30.10 16.00-17.30

Programma dell’evento

16.00 Apertura dei Lavori

  • Giacomo Mazzone, Segretario Generale Eurovisioni
  • Pieraugusto Pozzi, Segretario Generale Infocivica

16.10 Ringraziamento e ricordo della famiglia

  • Roberta Bonucci, giornalista, consorte
  • Eodele Bellisario, già dirigente Rai, fratello

16.25 Da impresario teatrale a manager del sevizio pubblico

  • Lettera ricordo di Giampaolo Sodano, giornalista, già top manager Rai
  • Silvana Palumbieri, autore e regista a Rai Teche

16.40 L’impegno dentro la nostra Associazione

  • Massimo De Angelis, già Presidente Infocivica
  • Giampiero Gramaglia, già Presidente Infocivica
  • Bruno Somalvico, già segretario generale e fondatore Infocivica

16.55 La battaglia per favorire la coesione sociale

  • Michele Sorice, sociologo, Università LUISS Roma (registrato)

17.00-17.30 L’impegno sociale, culturale e manageriale dentro e fuori la Rai

  • Guido Barlozzetti, conduttore televisivo, esperto di media, autore Rai
  • Andrea Fabiano, già direttore di Rai Uno, Chief Content Officer Blu Yazmine
  • Clara Isola, matematico, con Gianni membro del direttivo dell’Associazione Dirigenti Rai

17.30 Conclusioni

  • Stefano Rolando, Presidente Infocivica Gruppo di Amalfi

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