Podcast n. 78 – Il Mondo Nuovo – 20.1.2024 Cerchi concentrici. Questione civica italiana.

Astensione, evasione, analfabetismo funzionale.

A proposito di virtù e comportamenti civici. Un manifesto affisso alle stazioni della MM milanese, gennaio 2024.

Pubblicato in versione audio dal magazine online Il Mondo Nuovo (21.1.2024) con l titolo “Cerco un cerchio di gravità civica” – https://www.ilmondonuovo.club/cerco-un-cerchio-di-gravita-civica/

Stefano Rolando

Da qualche tempo tendo a convincermi che la teoria dei cerchi concentrici contenga alcune spiegazioni cruciali di ciò che fatichiamo a capire attorno a noi. Qualcosa che ci danneggia, ci deprime, ci porta verso il basso, ci fa sentire disuguali.

Ho una mia spiegazione di questa teoria e mi risulta però che ce ne siano altre in circolazione. Cerco in rete e trovo per esempio che una delle teorie che ha un posto nella memoria digitale è quella di un mio collega nei tempi in cui ero dirigente alla Rai. Si tratta di Corrado Guerzoni, che era uno stretto collaboratore di Aldo Moro. La ha applicata all’Italia dei misteri: perché ci sono state le stragi? chi le ha ordinate? perché? Ha scoperto che i centri concentrici sono fatti per non trovare mai un colpevole e quindi per deresponsabilizzarci anche rispetto alle cose più immonde. La “teoria dei cerchi concentrici” di Corrado Guerzoni è espressa con queste parole:

Per cerchi concentrici ognuno sa che cosa deve fare. Non è che l’onorevole X dice ai servizi segreti di recarsi in Piazza Fontana e mettere una bomba. Non accade così. Al livello più alto della stanza dei bottoni si afferma: il Paese va alla deriva, i comunisti finiranno per andare presto al potere. Poi la parola passa a quelli del cerchio successivo e inferiore dove si dice: sono tutti preoccupati, cosa possiamo fare? Si va avanti così fino all’ultimo livello, dove c’è qualcuno che dice “va bene, ho capito”. Poi succede quello che deve succedere. Una strage in una banca, in una stazione, in una piazza, sopra un treno. Oppure, come nel nostro caso, un omicidio di due ragazzini [si riferisce all’omicidio di Fausto e Iaio a Milano nel 1978]. Così nessuno ha mai la responsabilità diretta. E se vai a dire all’onorevole X che lui è il mandante della strage di Piazza Fontana, ti risponderà sdegnato di no. In realtà, è avvenuto questo processo per cerchi concentrici. E la cosa davvero incredibile è che, aggiungo io, l’onorevole X, si sentirà per davvero innocente”.

Vi ho letto questo testo, non così recente, non per applicarlo strettamente a quanto sto per dire. Ma perché trovo interessante che questa teoria attorno a piani distinti e connessi produca effetti che vanificano soluzioni, lasciando tutto nella stagnazione silente. Non producono né colpevoli, né spiegazioni,  né radicali modifiche.

Penso ad altre cose che non vanno bene, che appartengono alla crisi di civismo che c’è in Italia, quella studiata molti anni fa dal sociologo americano Robert Putnam che aveva connotati statistici preoccupanti (tali più o meno rimasti). Tanto che un presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo invitò a parlare al Quirinale quando il suo libro venne ristampato perché ancora valido. Considerando la questione di pertinenza del Quirinale perché la difformità dei comportamenti civici degli italiani è una mina vagante per l’unità nazionale.

I piani che vedo grandi come immense nuvole sul nostro capo sono tre e li vedo sorvolarci con cupa minaccia, talvolta sovrapporsi, pesino un po’ intrecciarsi, poi distinguersi e sparire in apparenza, fuori dalla nostra percezione critica. Ma poi riapparire, più tenebrosi, mai dissolti, in fondo mai scalfiti. Di questi temi mi vado occupando abbastanza spesso. E li considero intrecciati da quella che, per l’appunto, chiamerei la “questione civica italiana”.

Sono sicuro che molti avranno capito di cosa parlo.

  • Uno è il tema dell’astensione elettorale. Che ha raggiunto in forma inaudita alle ultime elezioni suppletive in Italia in un collegio elettorale per il Parlamento di una provincia popolosa e ricca come Monza la quota dell’81%, ma che in realtà si staglia tra il 40% e il 50%, sommando cause tecniche-logistiche, cause di disagio e povertà, cause soprattutto di disaffezione e sfiducia e quindi anche di polemica antipolitica. La questione seria è che i partiti politici anziché mostrare sconcerto e disagio, rifilano il terribile dato – così come lo fanno i media – in una noterella a corpo 8 in fondo ai risultati, con l’intento di tenere in considerazione solo il voto valido e reputare come “istanze” dell’elettorato  solo i voti espressi, Si dividono quella percentuale, facendo finta che sia l’opinione degli italiani e quindi governano quelli che prendono relativamente più voti. Ormai sistematicamente rappresentando minoranze dei cittadini.
  • Il secondo tema è rappresentato dall’evasione fiscale che viene stimata attualmente attorno ai 90 miliardi, sommando 68/70 miliardi di IRPEF, 11 di contributi non pagati e 10 di imposte locali evase. Rispetto ai 600 miliardi di gettito complessivo che si registra in Italia farebbe il 15% ma ci sono ambiti di tributo e ambiti di territorio in cui la percentuale supera il doppio e il tutto si iscrive soprattutto in una sottostima di reddito reale che riguarda numeri elevati di contribuenti. C’è infatti da indagare meglio i reconditi del fenomeno complementare dell’evasione, cioè dell’elusione.  Basti pensare che il 54% dei dichiaranti denuncia redditi inferiori a 10 mila euro all’anno e che il 50% delle partite IVA dichiara un reddito inferiore alla soglia tassabile. Siamo, anche qui, con un mezzo paese tendenziale che non c’è. Che non collabora. Che non tira la carretta insieme agli altri.
  • Il terzo tema assume un significato in parte oggettivo (causato da forti agenti esterni) e in parte soggettivo (causato da responsabilità personali). Ma costituisce un vulnus preoccupante per l’Italia tanto da farne un paese di bassa, bassissima classifica in Europa. Parlo dell’analfabetismo funzionale. Quello per cui non si sa più leggere una pagina di giornale. Si comprendono male le parole che accompagnano una notizia in video. Soprattutto la comprensione dei nessi tra le notizie rasenta lo zero. Tullio De Mauro stimava altissima questa condizione una ventina di anni fa. Tenetevi forte: 47%. Più di recente l’OCSE ha fatto dei riconteggi scorporando alcune voci. E credo arrivi al 33%. Siamo da un terzo a un quarto del paese che poco sa, poco interpreta, niente capisce.

Avverto che mentre mi ascoltate o leggete fate giusti mormorii. Ma c’entrano davvero queste tre cose l’una con l’altra? Sono espressione delle stesse persone, forse?  Sono l‘una cosa causa dell’altra? La mia risposta è sì e no. Ecco. Sono i cerchi concentrici. Si sovrappongono per una parte. Una cosa con l’altra. Si combinano, come le nuvolaglie nei cieli piovosi.

L’analfabetismo funzionale è un collante pernicioso. È la base umorale di un disagio cognitivo e quindi valutativo che si traduce in un voto dato a chi grida di più non a chi ragiona di più, ma poi anche rinunciando a diritti e a doveri perché non percepiti come tali.

L’evasione fiscale è l’estrema risposta egocentrica (fatti salvi casi di disagio grave di cui sono studiate le dimensioni) al rapporto tra costi e servizi della comunità.

L’astensione elettorale (anche qui al netto di situazioni altamente motivanti) è un rifiuto ad accettare l’ipotesi che l’opzione di un solo cittadino conti nel migliorare o peggiorare le scelte collettive e dunque in grado di pesare nel controllo sociale sulla condizione di governo.

È chiaro il nesso. No? Anche se la dinamica dei centri concentrici unisce e separa, converge e distingue, i nessi ci sono.

Penso che queste tre partite poco e male affrontate dalla politica per un eccesso di energie che costerebbe l’occuparsene – energie di ascolto, di analisi, di fatica relazionale – e anche per le soluzioni a tempi lunghi delle correzioni possibili di rotta, avrebbero forse qualche risposta in ambiti istituzionali coraggiosi e responsabili. Ma senza sollecitazione della cosiddetta autorità politica la pubblica amministrazione è raramente proattiva. Ne è un esempio la ricognizione sulla rimozione delle cause tecniche dell’astensione elettorale avviata dal governo Draghi con un tavolo di tante responsabilità amministrative implicate che è finita nei cassetti appena avvenuto il cambio di governo. E nessuno – a quanto si capisce – l’ha rimessa sui tavoli per ragioni di continuità delle buone pratiche.

Dunque o la soglia di accettabilità viene stabilita con vincolo comunitario (ecco un altro argomento non banale per il potenziamento della sovranità europea) oppure qui si staglia lo spazio solo per una grande battaglia civica nazionale, in cui soggetti del civismo politico e del civismo sociale e valoriale, avrebbero la possibilità di legittimare il ruolo di difesa concreta della qualità democratica.

Non credo di parlare di fantascienza, ma di organizzazione sociale con larga implicazione dei territori.

Prego – chi vuole, chi crede, chi può – di scrivere il tema nell’agenda 2024.

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