Capitale italiana della cultura 2026 – Svolte al MIC le audizioni di dieci città italiane per disputarsi il titolo. Il contributo di Maratea e della Basilicata.

Una mia riflessione appena chiusa l’audizione

Stefano Rolando

Dieci città, medie e piccole, dell’intero territorio italiano, sono in finale per disputarsi pochi soldi e molto onore: il titolo di “capitale  italiana della cultura 2026”.

Quella attuale è Pesaro, la prossima, nel 2025, è Agrigento.

Di quel calibro in questo giro ce ne sono forse due, L’Aquila e Treviso. Poi varie outsider. Tra cui – dopo la prima scrematura – rimasta come candidatura unica della Basilicata c’è Maratea, in  filiera con Moliterno, Melfi e la provincia di Potenza (che le comprende tutte e tre).

Potrebbe essere questa anche la terna delle finaliste ultime. Lo vedremo a fine marzo. La terna prima della scelta, tuttavia, è un passaggio non previsto ufficialmente, ma corrispondente a una griglia di buon senso per una giuria “ministeriale”: nord, centro, sud. E poi vinca il migliore dossier.

Ma cosa vuol dire il “migliore dossier”? Ognuno francamente dimostra di avere la sua chiave di lettura. E’ una bella Italia, stimolata e reattiva che mette la faccia in questa esperienza. Ogni candidatura ha il suo lato interessante.

Da ciò che si è ascoltato nelle dieci ore di esposizioni e risposte in question time, ci sono quattro categorie di progettualità connessa alla “cultura della cultura”.

  • Un certo localismo identitario, radici e riscossa.
  • Il primato del patrimonio, con la complessità di trasformare pietre in sentimenti.
  • La forza del contesto ambientale, cioè le città che si presentano come  anti-città.
  • Il cantiere del metodo, per fare organizzazione ed economia della cultura, andando oltre l’etichetta funzionale finora di questo o quel territorio (industriale oppure balneare, oppure turistico, oppure agro-alimentare,  eccetera).

Ho dato un contributo a provare a fare atterrare la candidatura di Maratea su questa quarta posizione.  Sapendo che, per qualità della sua esperienza turistica, si poteva sfilare dalla prima  tipologia e che per limiti del pur esistente carattere storico del borgo non è propriamente il patrimonio, anche rispetto ad altre competitor, il punto forte del dossier.

Resta così che la qualità ambientale si presenta come una carta genetica e l’ipotesi di un laboratorio per creare consapevolezza potrebbe diventare la carta di adattamento.

Una parte della delegazione della candidatura di Maratea al termine dell’audizione. Al centro il sindaco Daniele Stoppelli.

Sono grato alla delegazione della Basilicata presente nella Sala Spadolini del Ministero. Dall’assessore regionale Cosimo Latronico al prorettore Unibas Nicola Cavallo. Dallo schieramento dei sindaci con in testa Daniele Stoppelli e l’assessore Valentina Trotta di Maratea e Antonio Rubino di Moliterno ai ragazzi delle scuole in trasferta svegliatisi all’alba per arrivare a Roma in tempo. Grato ai rappresentanti di Matera con l’assessore alla cultura  attuale Tiziana D’Oppido e l’assessore del tempo di Matera 2019 Giampaolo D’Andrea.

Gratitudine per la pluralità delle reti coinvolte nel progetto, di cui una forma significativa è rappresentata dal Comitato scientifico che ha sostenuto la candidatura e legittimato la progettazione (prima slides presentata in audizione). E poi altri soggetti connessi: i Comuni, la rete museale, molti atenei coinvolti nel programma (Unibas a Potenza e Matera; Orientale, Federico II, Vanvitelli e S. Orsola Benincasa a Napoli, IULM a Milano, Università della Calabria, Università di Bari, Sapienza di Roma).

Grato agli artisti: Franz Cerami per il modernissimo e cromatico video che ha chiuso la prima parte dell’audizione e Rocco Papaleo che con la sua dedica alla terra lucana ha prodotto una forte emozione finale. E grato naturalmente a tutta l’equipe che ha lavorato intensamente, tutti al meglio, per comporre il mosaico della rappresentazione del valore principale della candidatura: il sacro principio dell’organizzazione culturale.  Assunta con onore  nella vicenda dalla Fondazione “Francesco Saverio Nitti” che lancia il progetto di Villa Nitti cantiere-laboratorio della regia del programma.

Villa Nitti (Acquafredda di Maratea) al tramonto sul mare poco prima di uno spettacolo teatrale

Penso, al di là del risultato a cui perverrà la giuria,  che siano maturi i tempi per cui il MIC decida di triplicare il modesto premio in palio, triplicando però (così come fa l’analoga gara europea) le città vincitrici. Tre all’anno, una al nord, una al centro, una del sud e nelle isole. Creando tre bacini di fruizione, tre sistemi di alleanze e tre differenti appartenenze tipologiche in cui oltre alla vocazione culturale ci siano anche differenti obiettivi strategici: dal turismo all’impresa creativa,  dallo spettacolo a generi più classici, dalle performances ai processi formativi. Eccetera.

Il premio finale (basterebbe anche un quarto milione ben speso) dovrebbe andare alla fine dell’anno alla più performante, obbligando ad una seria valutazione di tutti e tre i percorsi di attuazione.

Tutto ciò premesso, come cornice al fatto generale, mi limito alla pubblicazione, nel mio sito di documentazione personale, l’intervento che ho svolto in audizione  dopo il sindaco di Maratea e prima di alcuni interventi di approfondimento settoriale (Cosimo Latronico, Giulia D’Argenio, Chiara Rizzi, Stefano Murciano, Valentina Trotta, Antonio Nicoletti). E propongo qui anche l’intera videoregistrazione della audizione e alcuni riscontri immediati della stampa.

Questo l’appello finale di candidatura letto da Rocco Papaleo

Questa è la videoregistrazione integrale della audizione

E questo è il testo scritto dell’apertura dedicata alla strategia della candidatura

Prima parte dell’audizione della candidatura di Maratea

Ministero della Cultura – Audizioni del 5.3.2024 – h. 10.15 – Candidatura di Maratea 2026

Stefano Rolando

Presidente del comitato di candidatura Presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti”

Ringrazio il sindaco Daniele Stoppelli per la cornice storico-culturale del territorio che amministra, territorio che costituisce tutto l’affaccio della Basilicata sul Tirreno,  quindi il lungo tratto di connessione tra Campania e  Calabria.

Come lui ha detto, Fondazione Francesco Saverio Nitti, che ho l’onore di presiedere dal 2008, è radicata – oltre che a Roma e a Parigi (le città di Nitti nelle istituzioni e nell’esilio) – a Melfi (la città natale) e a Maratea (luogo di elezione e di scrittura).

  • A Melfi il Centro Culturale (rigenerato e tecnologizzato rispetto ai tempi in cui fu baluardo contro l’analfabetismo), il suo auditorium, le aule di formazione, le biblioteche.
  • A Maratea, un luogo mirabile sperimentato per grandi eventi. Che sarà il cuore del cantiere, il laboratorio culturale nell’ipotesi di attuare il programma.

La Fondazione è stata scelta dalle amministrazioni come agenzia progettuale perché essa è nata per valorizzare un grande italiano (recente il centenario del suo governo, con epicentro la celebrazione in Senato presente il Capo dello Stato), ma anche per lavorare modernamente allo sviluppo economico e culturale del territorio.  Per svolgere questa missione, ha una governance che rappresenta la governance stessa di questo progetto: soci fondatori la Regione, la Provincia di Potenza, i due citati Comuni, l’Università della Basilicata e partecipano per lo Stato agli organi sociali  Ministero Economia e Ministero Cultura. Ed è aperta a sinergie sperimentate  con imprese e  fondazioni.

Lo scopo del pensiero e dell’azione governa anche lo spirito del nostro dossier.

  • C’è un pensiero meridionalistico, di quel meridionalismo non “attendista” ma che sa che le condizioni di modernizzazione e di sviluppo non te le regala nessuno. Parliamo del ridisegno post-industriale non interamente occupato dal solo turismo. Ma da un’economia più complessa dell’attrattività e della creatività. Che ci mette in rete con  molti soggetti, vicini e lontani, che stanno su questa lunghezza.
  • C’è un pensiero sulla percezione immaginaria di Maratea (capofila di una interessante filiera) che fa parte del patrimonio morale di tanti italiani e che ha un suo posto internazionale.
  • C’è un pensiero sul 2026 che punta a contribuire a consolidare, ampliare, integrare ciò che l’agenda dei grandi eventi ha acquisito con molte potenzialità.

Provo a spiegarmi meglio declinando questi semplici paradigmi in brevi messaggi che costituiscono l’ossatura della strategia di candidatura. Attorno a quattro parole.

  1. Italia. Le  alleanze avviate (città, università, enti, operatori) hanno riguardato un piccolo capovolgimento concettuale. Grande stimolo è aspirare ad essere “capitale italiana della cultura” ma a condizione di provare ad essere anche “capitale della cultura italiana”. Oltre metà della progettazione è frutto di conferimenti che in larga parte d’Italia avvengono anche perché Maratea è un simbolo che gli italiani percepiscono come “loro”, senza confini amministrativi.
  2. 2026–Il nostro ragionamento è elementare e fondato su quel che sarà il 2026 per l’immagine italiana nel mondo: il ruolo delle Olimpiadi, brevi ma super-mediatizzate. Il nesso immaginifico  è evidente: nord e montagna. Dobbiamo andarne fieri. A questa Commissione – e alle istituzioni italiane – diciamo anche, in spirito  di servizio agli interessi nazionali, una cosa semplice. Che per il 2026 avrebbe senso anche  il nesso sud-mare (mare aperto alle aree interne) nello stesso anno associato al rapporto cultura-ambiente in Italia. Con risorse diverse. Ma con un principio di equilibrio che ci pare  bello e giusto.
  3. Programmazione – La programmazione del possibile palinsesto è il cuore del dossier. Cuba un tetto finanziario sfidante ma possibile. Crea condizioni di servizio pubblico e partecipazione. Abbiamo messo sulle ordinate le dodici tipologie dei cosiddetti “prodotti” creativi e culturali (tipologia Unesco invalsa) e sulle ascisse i principali cosiddetti “processi culturali”. Ecco la matrice. Ebbene, il nostro programma contiene progetti riferiti a tutti questi incroci, assicurando una proposta competitiva nel merito. Abbiamo destinata alle repliche, se ritenuto utile, l’opportunità di entrare nel merito della densa progettazione.
  4. Popolo – Anzi i  nostri popoli, il referente sociale. Non basta avere palinsesto e connesse risorse, è necessario avere anche un popolo. Questa slide ci racconta che progetti, alleanze, proposte,  attraversano i nostri “5 cerchi olimpici”. Cioè, i nostri cinque popoli.
  • Quello del territorio che rappresentiamo.
  • Quello regionale ora integralmente  (in raccordo con l’esperienza straordinaria di Matera 2019). Cosa che ha portato in campo tutti e cinque i cluster industriali del territorio (segnalando che nel manifatturiero la Basilicata è in trend straordinariamente positivo).
  • Quello nazionale, di cui vi ho accennato e che il nostro tour dei giorni scorsi ci ha fatto incontrare. Insieme alle tante comunità lucane in Italia.
  • E poi il mondo in cui vive l’evoluzione della grande storia dell’emigrazione italiana, un milione di lucani,  doppio della popolazione attuale interna, con segnali di interesse per la storia che vi stiamo raccontando.
  • Il quinto popolo è quello nazionale e internazionale che sceglie Maratea e  Basilicata in forma adottiva. Un legame affettivo, d’amore, importante come quello di chi c’è nato.

Dal nostro storico presidente lucano andato a Napoli con una borsa di studio e diventato primo ministro ad Angelina che rappresenterà l’Italia alla grande platea internazionale di Eurovision.

Ora gli interventi sui segmenti concreti del fare.

  • Quello di Chiara Rizzi – Unibas – su patrimonio, infrastrutture
  • Quello di Valentina Trotta – Comune di Maratea – su risorse finanziarie
  • Quello ancora di Giulia D’Argenio – su comunicazione e formazione
  • Quello di Antonio Nicoletti –  Direttore APT Basilicata  – sulla  Legacy

Chiude

  • Franz Cerami – che proporrà la sua lettura antropo-cromatica di Maratea

ANCI Basilicata e tutti i sindaci del territorio a sostegno della candidatura di Maratea.

Una nota della Agenzia DIRE fa sintesi della audizione

CULTURA. DA ANGELINA MANGO A ROCCO PAPALEO, TUTTI PAZZI PER MARATEA CAPITALE 2026 

(DIRE) Roma, 5 mar. – “Un punto di equilibrio tra nord e sud, mare e montagna. Un ponte tra la Basilicata e il mondo“. È così che Maratea si presenta al ministero della Cultura per chiedere di essere eletta Capitale italiana della Cultura del 2026.

Arrivata tra le dieci finaliste, oggi la città costiera ha portato al Collegio romano il suo dossier che si chiama ‘Il futuro parte da un viaggio millenario’. Un futuro fatto prima di tutto di giovani, che oggi sono arrivati a Roma per sostenere la loro città. Ma non solo, perché Maratea stamattina ha ricevuto il sostegno anche di Angelina Mango, la giovanissima vincitrice di Sanremo nata proprio a Maratea.

A spiegare il dossier alla commissione, il sindaco Daniele Stoppelli: “Maratea è una città politeista che ha avuto un tempio dedicato a Minerva, uno a Venere e una via dedicata a Castore e Polluce. La nostra città preserva resti archeologici risalenti al Paleolitico, ma ha anche 32 chilometri di costa. A Maratea abbiamo avuto la colonizzazione micenea, quella greca, quella bizantina, qui esiste il più grande giacimento di ancore del Mediterraneo. A Maratea approdò il monachesimo d’Oriente che da qui ha evangelizzato l’intero territorio della lucania. La nostra candidatura vuole essere un riconoscimento per il nostro patrimonio che deve essere uno stimolo di crescita e sviluppo che coinvolga tutti i comuni della Basilicata. Lo facciamo per far sì che i nostri giovani non siano più costretti a emigrare, ma possano realizzare i propri sogni nel loro territorio“.

Cuore del programma culturale di Maratea Capitale della cultura 2026 sarà la Fondazione Francesco Saverio Nitti, presieduta da Stefano Rolando che ha individuato quattro parole chiave per questa candidatura: ‘Italia’, “perché la nostra ambizione è essere anche capitale della cultura italiana”, ‘2026’, “quando l’immaginario nord-montagna sarà coronato dalle Olimpiadi di Milano Cortina, di cui siamo fieri, ma avrebbe senso anche il nesso sud-mare”. E poi la parola ‘programmazione’, “fatta da un tetto finanziario sfidante, dal servizio pubblico e partecipazione”, e infine la parola ‘popolo’: “quello del territorio, quello regionale, quello italiano, quello dei migranti e quello del mondo“.

Il palinsesto è composto da 60 progetti a cui parteciperanno 2.026 artisti e che verranno realizzati dal 2025 al 2027.

Formazione, teatro e arti visive renderanno Maratea un hub di collegamento tra la costa e le aree interne“, ha spiegato l’assessora a Turismo e spettacolo, Valentina Trotta. Un “piano ambizioso, ma la nostra non sarà solo la Capitale degli eventi: lascerà una eredità strutturale con il completamento delle opere come l’auditorium di Villa Nitti e gli spazi polifunzionali, poi interventi sul porto e per la tutela dei luoghi d’interesse”. Il budget è di 5 milioni di euro che nel 2026 saranno per il 30% usati per le spese di gestione e per il 700% per la produzione. I fondi arrivano dalla Regione, dal Gal, ma anche dall’amministrazione di Maratea attraverso l’imposta di soggiorno, oltre all’apporto delle imprese private e dalle coproduzioni che si svolgono a Maratea. “La Regione Basilicata- ha detto infine l’assessore regionale Cosimo Latronicovede in questo dossier un piano di sviluppo per l’intera regione, per questo abbiamo assunto un impegno di tre milioni di euro“.

  E non poteva che essere Rocco Papaleo, attore e regista di origini lucale, a lanciare l’ultimo appello alla commissione: “Sono molto orgoglioso di essere qui. Forse ero pessimista e ho accettato questo ruolo quasi come un dovere. E invece oggi sono stupito e vi ringrazio davvero di avermi coinvolto. Amo la Basilicata e i lucani, non fosse altro che per invogliarmi ad amare me stesso. La mia- ha detto- è la storia di uno che voleva andarsene e se ne è andato, ma che ora vuole tornare“.

  (Dip/ Dire)

11:34 05-03-24

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Molte emittenti hanno fatto servizi sull ‘audizione. Quella di TRM Network e’ al momento ĺa sintesi più ampia ed esauriente.

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