L’Aquila proclamata “capitale italiana della cultura 2026” – Maratea, resta uno sforzo da legittimare.

Tutte “seconde” le altre finaliste. Molte meritevoli, certamente Maratea/Basilicata in forte rappresentanza di qualità e progettualità del Mezzogiorno. Il Ministro Sangiuliano : “Faremo un provvedimento per sostenere l’attuazione anche se parziale di tutti i progetti finalisti[1]

Il commento del presidente del comitato di candidatura di “Maratea 2026”.

Stefano Rolando[2]

Roma (14.3.2024) – Nella sala intitolata a Giovanni Spadolini, fondatore del Ministero della Cultura (un tempo Beni Culturali), il ministro Sangiuliano ha proclamato la città che si è aggiudicata il titolo di “capitale italiana della cultura 2026”. Dopo Pesaro quest’anno e  Agrigento l’anno prossimo.

Presenti alla proclamazione tutte le delegazioni delle finaliste (sindaco, presidente candidatura e un terzo rappresentante) con legittima trepidazione.

Non tanto per il carattere agonistico: ventisei candidature all’origine, poi una parte ritirata, una parte scremata e dieci ammesse alle audizioni.

Parlo di trepidazione civile, cioè la consapevolezza che lo sforzo organizzativo, progettuale, finanziario e di alleanze  (culturali, produttive, formative, universitarie, amministrative) non si getta e dovrebbe costituire base al servizio di un percorso.

Il treno non passa una sola volta nella vita. Ma le occasioni vanno valutate in rapporto alle energie reali messe in campo e al potenziale di successo o di riutilizzo.

Valutazione che con il sindaco di Maratea Stoppelli, con i sindaci alleati  Rubino (Moliterno) e  Maglione (Melfi), con il presidente della Provincia di Potenza Giordano e con i vertici Unibas (il prorettore Cavallo vivamente partecipante) abbiamo condiviso nel corso della “cavalcata” del tour di promozione della candidatura.

A questo argomento vorrei dedicare un commento al verdetto.

La scelta unanime (giuria presieduta da Davide M. Desario) per l’Aquila era nei pronostici. Si reggeva su un dossier serio (ispirato da un advisor di grande esperienza come Pierluigi Sacco), su un patrimonio importante e sulla trasformazione in corso a causa del terremoto. Argomento derubricato nelle audizioni,  poi in evidenza nelle motivazioni. Tutto comprensibile, anzi con applauso alla scelta. Ma attenzione a non trasformare questo “istituto” in un premio alle disgrazie.

Nel nostro caso – candidando Maratea e una filiera importante della Basilicata (Moliterno, GAL Appennino, Melfi e Provincia di Potenza), con la solidarietà di Matera e l’endorsment  della Regione Basilicata  diventando così “candidatura regionale” – abbiamo pensato che ci fossero argomenti per proporre per il 2026 una candidatura del Mezzogiorno (sud-mare e aree interne). Con la tesi che il 26 porterà,  con le Olimpiadi, una promozione dell’immagine Italia nel mondo con il nesso nord-montagna. Ma anche per consolidare legami, progetti, bilancio pubblico-privato, affinamento organizzativo, messa in campo di università e fondazioni, tutti passaggi importanti in sé.

Importanti sia per vincere, sia per sfruttare la rigenerazione progettuale verso un “Piano B”. Diciamo un piano di pubblica utilità per il territorio e per una razionale intesa tra istituzioni, soggetti culturali e formativi e sistema di impresa (anche sociale e di servizio).

Abbiamo al riguardo un certo ottimismo. Ma l’ottimismo ha bisogno di alcune certezze per diventare energia. Per questo aggiungo un pensiero più preciso e, se permesso, un appello.

Il pensiero riguarda la gratitudine per la partecipazione calorosa avvertita attorno alla sfida portata a termine su tutti i requisiti per essere considerati validi a competere anche in fase finale. Riguarda anche l’apprezzamento che i due comitati in capo al  progetto hanno riscontrato. Il comitato di programma mettendo a registro (con conferimenti del territorio ma anche da tutta Italia) 60 progetti, capaci di declinare 600 eventi e coinvolgere  (numero non casuale) 2026 artisti. Il comitato scientifico (esperti e studiosi) dando metodo e competenze generali.

E si completa con la certezza di essere riusciti a fare convergenza con il sistema di impresa per costruire basi finanziarie di interesse generale. Tra impegno dell’ente regionale e disponibilità espressa da aziende e rappresentanti dei cluster industriali del territorio. Una cornice pubblico-privato che è requisito importante di candidatura. E in cui sono collocati pure i soggetti culturali e scientifici: università e fondazioni.

A partire da qui dobbiamo guardare al futuro. La riflessione strategica che sta nel dossier non parte da vanaglorie localistiche, strumentalizzazioni elettorali, autocelebrazioni. Parte dalla conversione della progettazione culturale verso obiettivi di trasformazione degli interessi collettivi. Non mi trattengo sul tema a cui è stato dedicato il tour di consolidamento della candidatura (Milano, Roma, Potenza). Che ha riscosso interesse e convergenze. Tema, in Italia e nel mondo,  ben chiaro:  cosa è e a cosa serve la progettazione culturale per la rigenerazione urbana e territoriale e per la crescita della qualità sociale e della vita.

L’appello è rivolto ora a tutto il Sistema-Paese della Basilicata.  Cioè, forze politiche e istituzioni – nell’assestamento post-elettorale –   associazioni, tessuto economico-produttivo, soggetti creativi e intellettuali, centri di formazione e di educazione, di cui abbiamo percepito fermenti ma anche delusioni, preoccupazioni, bisogni.

Fondazione “Francesco Saverio Nitti”, che ho l’onore di presiedere dal 2008 e che si è battuta per risanare luoghi, creare opportunità per l’agibilità culturale e rappresentare valorialità del territorio fuori dai confini, da anni mette al servizio di una causa più vasta il suo originario  presidio alla storia di un lucano importante  ma sottovalutato. Quindi da valorizzare. La causa è quella delle condizioni di sviluppo materiale e reputazionale di tutto il territorio regionale, agendo sui luoghi ma anche in sinergia con il fermento che Regione e Mezzogiorno esprimono.

I grandi eventi promossi a Villa Nitti a Maratea, come Sud-Nord e come Festival delle città narranti sono andati, per esempio, in questa direzione. E in questa direzione è andato il progetto di candidatura a capitale cultura 2026.

L’appello è considerare questo patrimonio di legami, che si salda con quello che si è creato con l’esperienza di Matera 2019, come opportunità al servizio di un equilibrio molto importante nel campo culturale. Quello tra la democrazia decidente e il lavoro istruttorio competente.


[1] Su La Nuova del Sud, quotidiano della Basilicata, 15.3.2024

[2] Presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” e presidente del Comitato di candidatura “Maratea 2026”.

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