Oltre il voto di giugno. L’Europa è il fine della nostra democrazia.

Seminario al Circolo e Centro Studi “Emilio Caldara” mercoledì 27 marzo 2024 – Locandina e introduzione

videoregistrazione integrale

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Introduzione

Stefano Rolando

Questo seminario è stato attivato con tre motivazioni principali emerse nelle discussioni negli organi dei civici federati italiani che hanno come sigla FCE.

  1. Affidare con l’indipendenza delle scelte di approccio al Circolo e Centro Studi Caldara la problematizzazione di un tema di abituale evidenza quando cadono le elezioni europee: provare a reagire alla derubricazione quasi totale del tema europeo dall’agenda stessa della campagna elettorale.
  2. Provare altresì ad accogliere l’indicazione – assunta prima di ogni altro soggetto politico italiano in campo, come poi è lodevolmente successo – per un orientamento favorevole agli “Stati Uniti d’Europa” , da qualcuno di noi declinato anche come “Europa Nazione”, pur nella consapevolezza che questa assunzione non toglie nessuno dei rompicapi del processo prima di costruzione politica, poi di negoziato e infine di applicazione costituzionale che sussistono da un po’ meno di due secoli. da quando per esempio l’Italia si è unita optando per il modello costituzionale francese dell’articolazione prefettizia dello Stato e non per il modello svizzero-americano del federalismo; quindi, un ‘opzione da attualizzare a valle di tutti i conflitti in atto nell’Europa attuale delle cosiddette “libere democrazie”.
  3. Cercare anche di dare contenuto alla sigla FCE, che non è stata adottata dal civismo progressista per dare un’immediata rappresentanza ma come vocazione di prospettiva di una lunga marcia ideale post-localistica.

Prima di dire due parole sullo schema della nostra discussione vorrei chiarire la “questione del 28”.

Il titolo della prima sessione contiene l’espressione “La crisi dell’Europa a 28”. Prima telefonata. Ma allora è il 28 non il 27? Ma no, dalla riga prima si capisce. Il seminario è il 27. Seconda telefonata: ma l’Europa è a 27 non a 28. Sì, ma quella frase si riferisce all’inizio della crisi. Terza telefonata: ma allora si torna a prima della Brexit? No, non esattamente, si parla di oggi. Ma la crisi (almeno quella finanziaria) è cominciata che eravamo a 28. Quarta telefonata. Ma chi ha fatto i titoli? Io ho fatto i titoli, ma poi ho accettato un dibattito sulla semplificazione dei titoli. E lì si è cominciato un po’ a ibridare. Fine del pre-dibattito. Facciamo che c’è scritto:  La crisi dell’Europa. Punto.            

Dunque, ci sono tre sessioni, ciascuna con una introduzione e poi tavole rotonde. Non c’è una relazione interpretativa in apertura. I cenni di Anna Catasta e questi miei. Poi passiamo ai tre snodi. E ringrazio. Marco Ghetti per avere discusso con lui l’ordine di questi snodi. Contano le conclusioni, che saranno svolte da Claudio Signorile e che sono immaginate come un primo debriefing, rispetto ad una seconda iniziativa, credo prima delle elezioni, in cui nella sua autonomia il civismo federato italiano potrà avere una proposta più elaborata rispetto alle attese del dopo-elezioni.

Come si è detto: cosa significherà l’11 giugno?

  • Nel primo snodo, quello antimeridiano, credo che Roberto Santaniello e poi Paolo Anselmi si muoveranno su quello che viene indicato come un quadro divaricato. Metà Europa di qua, l’ altra di là. Si parla di tre divaricazioni: di identità, di fiducia, di voto.  C’è un livello della politica che dà per scontate e inamovibili le divaricazioni, astensione compresa. E ragiona con il paradigma che una volta era solo della destra americana: la democrazia è chi c’è. Ecco, noi apriamo qui una domanda: va dato per scontato lo schema divaricato? Quindi il programma affidato all’introduzione di Andrea Fora (Regione Umbria)  a una tavola rotonda di esponenti di sistemi di amministrazione di città e territori (comprese realtà medie e comprese le regioni) è anche di sondare se dalle città e dai territori può esserci una nuova domanda di Europa tesa a riconquistare un pezzetto di rifiuto sia dell’Europa delle Nazioni, sia dell’Europa tecnocratica.
  • Il secondo snodo – che si apre dopo un’ora di intervallo, alle 14.30 – è dedicato a un’altra divaricazione connessa agli interessi, ai mercati, alle imprese, ai sistemi di lavoro. È la partita del progetto competitivo rispetto alla diffusa domanda interna di protezionismo. A fronte anche delle transizioni complesse, quella ambientale e quella digitale, per esempio.  Una domanda di protezionismo oggi in condizioni di far prevalere la deriva nazionalista e sovranista. Ma imprese, sindacati, soggetti della rappresentanza hanno idee per guadagnare un pezzetto di consenso attorno al tentativo di dare voce economica contro queste deriva? Per la sua storia e la sua esperienza, l’introduzione di Marco Leonardi può essere di vivo aiuto.
  • Il terzo snodo è connesso a un punto ipotetico. Cioè, che negli equilibri sociali (primo tema) e negli equilibri economici (secondo tema) balla un 10% di elettorato indeciso, comunque dentro l’oceano dell’astensione al 50%. La domanda è se quello è anche lo spazio per la rigenerazione e la costruzione di alleanze del consenso politico non fondate sulla casualità, i personalismi e la contraddittorietà con cui fin qui si è visto rappresentare il tema delle alleanze. Dunque, la discussione alla fine è se e come la politica riuscirà a dar voce allo spostamento da un baricentro statico verso un baricentro dinamico. Insieme ad una conversazione con Lia Quartapelle sugli aspetti problematici dell’offerta politica a poco più di due mesi dall’apertura dei seggi, il contributo esperienziale di Pier Virgilio Dastoli aiutano l’ultima tavola rotonda a capire quali road map si fronteggiano non solo in Italia ma in tutta Europa a partire dai contrapposti esiti del voto.

Questo in grande sintesi lo schema. Grazie a chi c’è, qualcuno ha attraversato l’Italia per esserci ed è doppiamente ringraziato. Grazie a chi è collegato da remoto perché non volevano subire le difficoltà di mobilità e volevano avere tutti i contributi previsti. Grazie a chi ha lavorato a questa organizzazione, Franco D’Alfonso in testa, con Dorina Perego e Biagio Longo.

Quanto al titolo del nostro seminario – diciamo legato all’idea dell’Europa come fine della nostra democrazia – è un po’ ispirato al concetto che Edgar Morin elaborò nel suo distacco dal comunismo (che affermava in certi anni che l’Europa è un’idea bugiarda) e dunque Europa immaginata come idea invece della complessità e dunque come comunità di destino.

Apertura dei lavori. Da sinistra: Sandro Panico, Simona Riboni, Paolo Anselmi, Claudio Signorile, Franco D’Alfonso, Stefano Rolando, Anna Catasta, Luciano Pilotti, Walter Marossi, Aldo Ferrara, Giorgio Gori.

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