Candidatura per il Consiglio di amministrazione della Rai – Dossier



Stefano Rolando, nato a Milano, il 20.2.1948, professore universitario di ruolo all’Università Iulm di  Milano (2001-2018, dal 2018 direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione pubblica), attualmente presidente dell’Associazione professionale e civile indipendente Infocivica (che ha sostenuto l’iniziativa), nonché presidente della Fondazione “Paolo Grassi” a Milano e della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” a Melfi, dal 2018 membro del cda della Fondazione Milano (Scuole civiche di teatro, musica, cinema e lingue);   già dirigente della Rai-Radiotelevisione italiana (1977-1982), direttore generale dell’Istituto Luce (1982-1985), direttore generale e Capo Dipartimento Informazione ed Editoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (1985-1995), segretario generale del Consiglio regionale della Lombardia (1997-2001), segretario generale della Conferenza nazionale dei Presidenti delle assemblee legislative regionali (2001-2006), componente del Corecom Lombardia (2013-2018), ha presentato domanda – prima della scadenza del 20 aprile u.s. – per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Rai-Radiotelevisione italiana.

Per convincimento di trasparenza, viene qui pubblicato il dossier di candidatura costituito da domanda e motivazione e dal cv allegato alla domanda, nonché gli elementi del ricorso affidato, unitamente ad altri, all’Avv. Giovanni Pravisani (Firenze), per un ricorso al TAR con carattere cautelare riguardante – anche in forza dell’European Media Freedom Act (già in G.U. della Repubblica italiana) – l’urgente necessità di procedure di trasparenza valutativa delle candidature da parte del Parlamento italiano.

L’iniziativa è stata oggetto di conferenza stampa presso la Camera dei Deputati, in data 2 maggio, promossa da varie associazioni civiche e professionali impegnate nel settore delle comunicazioni, con la partecipazione dei ricorrenti e introdotta dal prof. Roberto Zaccaria, costituzionalista dell’Università di Firenze, già presidente della RAI e in seguito parlamentare.

Il comunicato della conferenza è a chiusura del dossier.

La candidatura

Lettera di candidatura presentata al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati

Stefano RolandoPresentazione di candidatura a componente del consiglio di amministrazione della RAI  ai fini dell’elezione da parte del Senato della Repubblica e da parte della Camera dei deputati

Roma, 17 aprile 2024

Il sottoscritto Stefano Rolando, nato a Milano il 20/02/1948,  residente a Milano  (MI) e domiciliato anche a Roma (RM) come sopra segnalato,  c.fisc. …

sottopone la propria candidatura a componente il Consiglio di amministrazione della RAI – Radiotelevisione Italiana, ai sensi dell’art. 63, commi 15 e 16 del DL 8/11/2021 n. 208.

Allega

A – Curriculum vitae (aggiornato e dettagliato)

B – Dichiarazione di possesso requisiti

C – Copia documento identità incorso di validità (C.I.)

Aggiunge anche questa breve motivazione.

Ho accolto l’istanza a candidarmi espressa dalla Associazione Infocivica costituita  da operatori che per lo più hanno dato in Rai il loro contributo professionale  – o anche che continuano a dare il loro contributo professionale –  nel convincimento della necessità etica, civile e culturale del servizio pubblico radiotelevisivo, associazione indicata nell’allegato CV, di cui sono stato tra i  fondatori e che attualmente presiedo. Insieme ad altre associazioni e a giuristi insigni,  candidature di questo genere intendono ampliare in senso civico la rappresentatività del prossimo CdA e intendono esercitare la massima attenzione al controllo esercitato sulla Rai dalle istituzioni nei limiti dello spirito e della lettera della Costituzione e nelle forme di rispetto di un’autonomia creativa e gestionale finalizzata agli interessi generali.

Stefano Rolando

Curriculum vitae

Stefano Rolando, nato a Milano il 20.2.1948, laureato in Scienze Politiche (UniMi 1976) e specializzato alla Scuola di Direzione Aziendale (SDA Bocconi 1979), ha vissuto tra Milano e Roma.

Nel sistema della comunicazione e delle comunicazioni ha attraversato un’ampia parte dei percorsi professionali più accreditati, dal giornalismo alla ricerca, dalla comunicazione di impresa alla comunicazione pubblica, dalla televisione alla cinematografia, dall’insegnamento alla promozione culturale, con esperienze e responsabilità nel sistema istituzionale, nel sistema aziendale (pubblico e privato)  e nel sistema universitario. Negli anni recenti anche nel quadro di fondazioni culturali e civili, oltre che di molteplici ambiti associativi (tra cui la presidenza di “Infocivica” costituita nel 2000 “per il rinnovamento del servizio pubblico radiotelevisivo”).

  • Nel quadro istituzionale ha ricevuto nel 1993 la più alta onorificenza dello Stato, quella di Cavaliere di Gran Croce, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri Carlo Azeglio Ciampi.
  • Nel sistema di impresa ha ricevuto nel 2024 il “Premio alla carriera” dall’associazione nazionale delle agenzie professionali delle RP e comunicazione.
  • Nel sistema universitario ha scritto nel 1990, come membro della commissione ministeriale per la creazione dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione,  il profilo disciplinare di “Teoria e tecniche della comunicazione pubblica” che poi ha insegnato in Italia e all’estero per 30 anni.

Ambito istituzionale

  • Direttore generale e capo Dipartimento Informazione e Editoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (1985-1995), chiamato da Giuliano Amato (sottosegretario alla PCM), con i governi guidati da Bettino Craxi, Amintore Fanfani, Giovanni Goria, Ciriaco De Mita, Giulio Andreotti, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi Ciampi, Silvio Berlusconi, Lamberto Dini.
  • Direttore generale coordinante del Consiglio regionale Lombardia (1997-2001, presidente G.C. Morandi).
  • Segretario generale della Conferenza nazionale dei presidenti delle assemblee regionali italiane (2001-2006, presidenti Robert Louvin, Attilio Fontana, Riccardo Nencini, Alessandro Tesini).
  • Consigliere (in decreto gabinetto)  nel campo della comunicazione istituzionale del ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer (1999-2000); del ministro della Funzione Pubblica Luigi Mazzella (2004-2005), del ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli (2008).
  • Per incarico del sindaco di Milano è membro del CdA della Fondazione Milano-Scuole civiche teatro, musica, cinema e interpretariato (dal 2018 e riconfermato nel 2023).

Ambito aziendale

  • Responsabile creativo e internazionale della agenzia di comunicazione di impresa RPR a Roma per  gruppo Iri e a Milano per gruppo Fiat (1972-1977, presidente Mario Lucio Savarese, a.d. Riccardo Felicioli).
  • Dirigente della Rai-Radiotelevisione italiana, assistente per le relazioni istituzionali dei presidenti Paolo Grassi e Sergio Zavoli (1977-1982).
  • Direttore generale dell’Istituto Luce-Italnoleggio cinematografico (Ministero PP.SS.- dal 1982 al 1985, presidente Marcello Sacchetti). Incarico svolto come distaccato dalla Rai alla funzione.
  • Membro del CdA della SIAE-Società italiana Autori ed Editori (1985-1995, presidente Roman Vlad).
  • Direttore centrale (per le relazioni esterne, culturali e istituzionali) del gruppo Olivetti (1995-1996, presidente Carlo De Benedetti, a.d. Corrado Passera).

Ambito universitario

  • Idoneità all’insegnamento nell’ambito del raggruppamento di Economia e gestione dell’impresa, per concorso sostenuto nell’aprile 2001 alla Facoltà di Economia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
  • Dal 1986 al 2000 ha insegnato a contratto (Teoria e tecniche della comunicazione pubblica) nelle Università Luiss (Scuola di giornalismo) e Lumsa di Roma, all’Università di Siena e all’Università IULM di Milano e (due anni) alla facoltà di Comunicazione dell’Università di Lugano (Linguaggi istituzionali).
  • Dal 2001 ha insegnato in ruolo all’Università IULM di Milano in servizio fino al 2018 (Teoria e tecniche della comunicazione pubblica, Comunicazione pubblica e politica, Public Branding e Politiche pubbliche per le comunicazioni). Dal 2018 ha continuato l’insegnamento di Comunicazione pubblica e di Public Branding, assumendo anche la direzione scientifica dell’Osservatorio di ricerca su questi due ambiti disciplinari. A più riprese è stato delegato del rettore per i rapporti istituzionali e per i rapporti con la CRUI.
  • 2005-2010 segretario generale della Fondazione IULM (ricerca applicata e formazione post-experience nel cui ambito ha attivato oltre cinquanta progetti di ricerca applicata e la Scuola di comunicazione dell’ateneo).

Segnalazione connessa a svolgimento di competenze in materia di convenzioni Stato-Rai

  • Nell’ambito delle competenze assegnate nello svolgimento delle funzioni di direttore generale e Capo del Dipartimento Informazione ed Editoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri  (1985-1995) sono da comprendere la gestione delle competenze connesse alle convenzioni tra lo Stato e la Rai per articolate prestazioni e servizi riguardanti l’informazione per l’estero e l’informazione nel quadro dei territori comprendenti minoranze linguistiche.

Tra le esperienze di volontariato civile

  • Presidente dal 2020 e membro dalla sua fondazione della Associazione “Infocivica”, libera associazione di persone, fondata da Jader Jacobelli, Bino Olivi ed un gruppo di giornalisti, universitari e funzionari e operatori nella comunicazione che, dal suo primo incontro ad_Amalfi nel settembre 2000, si batte per il rinnovamento del servizio pubblico radiotelevisivo.
  • Presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” (Melfi-Roma) dal 2008.
  • Presidente  della Fondazione “Paolo Grassi – Voce della cultura” (Milano, 2021, in CdA dal 2010).
  • Membro del consiglio scientifico della Fondazione “Sandro Pertini” (dal 2000).
  • Membro della Fondazione internazionale “Maggy Barankitse” costituita nel 2020 in Belgio per accompagnare e difendere l’operato di Marguerite Barankise (Premio ONU Rifugiati) in materia di diritti umani nella regione africana dei “Grandi Laghi”. Con l’inizio del 2024 sostiene l’advocacy della Fondazione “Maggy Barankitse” presso l’EEAS-EU a Bruxelles.
  • Direttore scientifico del Circolo e Centro di ricerca “Emilio Caldara” di Milano (dal 2023).- Nel biennio 2023-2024 ha attivato dieci progetti di ricerca applicata in materia di sviluppo socio-economico del territorio e con riferimenti europei (largamente dedicati all’età contemporanea e alla città di Milano).

In materia di Comunicazione pubblica e istituzionale  

  • Ha iniziato a scrivere testi e ad attivare insegnamenti sulla materia nel 1986 (il primo testo è Il Principe e la parola, ed. Comunità 1986), per poi continuare gli insegnamenti in atenei italiani e internazionali, di ruolo in Iulm dal 2001.
  • Nel 1986 ha fondato il “Club di Venezia” (rete dei responsabili della comunicazione governativa dei paesi membri e delle istituzioni della UE), di cui è tuttora presidente. Il CdV è operante con oltre cento partecipanti e segretariato generale presso il Consiglio UE a Bruxelles.
  • Ha fondato nel 1990 l’Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale, che comprende gli operatori nazionali e territoriali del settore, di cui è stato presidente fino al 1996 e di cui è socio onorario.
  • È stato il primo attivatore (nel ruolo alla Presidenza del Consiglio) dell’articolato di legge che poi ha avuto iter diventando la legge 150/2000 che ha regolato l’attuazione disciplinare e professionale nelle attività della P.A. italiana.
  • Ha fatto parte nel 1990 della Commissione ministeriale (ministro Antonio Ruberti) per il riconoscimento e l’ordinamento dei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione in cui ha stilato il “disciplinare” della materia connessa alla Comunicazione pubblica.
  • Ha scritto una trentina di testi, tra manuali e saggi di analisi e aggiornamento interpretativo. Tra di essi il manuale Teoria e tecniche della comunicazione pubblica (Etas-Rizzoli, dal 201 al 2013) e gli ultimi saggi Comunicazione, potere e cittadini (Egea, 2014) e Comunicazione pubblica come teatro civile (Edizioni Scientifiche 2021).

In materia di Public Branding

  • Ha iniziato ricerche connesse all’attivazione disciplinare della materia dal 2004-2005, nel quadro dell’attività di segretario generale della Fondazione IULM.
  • Nel 2008 ha pubblicato (con F. Angeli) le prime analisi su “Brand Milano” e ha introdotto nel dibattito pubblico in Italia il lavoro di ricerca di Simon Anholt in materia di “identità competitiva”.
  • È stato presidente del Comitato Brand Milano, a riporto del Sindaco della Città Giuliano Pisapia (2012-2016, nel quadro di preparazione e accompagnamento a Expo 2015).
  • Nel 2015 – in questa cornice – ha pubblicato con EGEA (Bocconi) Citytelling, la prima razionalizzazione metodologica della materia.
  • Nel 2013-2014 è stato advisor della Presidenza del Consiglio dei Ministri (sottosegretario Giovanni Legnini) nell’ambito del cantiere di profilazione della macro-regione europea adriatico-jonica.
  • Nel 2014-2015 è stato advisor di Aberje (associazione comunicatori di impresa del Brasile) e in collaborazione con Università di S. Paolo in materia di Brand Brasile (nel quadro di Mondiali 2014 e Olimpiadi 2016).
  • Nel 2017 ha presentato al Presidente della Repubblica l’Atlante Brand Milano (Mimesis ed.) – Cento autori- stakeholder della città che interpretano cambiamenti identitari e di immagine dopo Expo.
  • Dal 2018 è direttore del Centro di ricerca Osservatorio sulla comunicazione pubblica, il public branding e la trasformazione digitale dell’Università IULM di Milano, attivando anche la prima cattedra universitaria in Italia di Public Branding.
  • Nel 2020 ha diretto il programma “Brand Varese e sostenibilità ambientale”, realizzato dall’Osservatorio CP e PB IULM, promosso dal Comune di Varese con cento città selezionate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’attuazione di un programma europeo.
  • Nel 2021 ha pubblicato con EGEA (Bocconi) Public Branding, ripensamento dei paradigmi dell’attrattività messi in discussione dalla pandemia (mobilità, promozione, accoglienza, narrazioni urbane e territoriali, reputazione).
  • Dal 2023 ha attivato una collaborazione con il Comune di Napoli, per un progetto dedicato all’evoluzione identitaria della città di Napoli, progetto che ha il suo “cantiere di ricerca” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.
  • Su incarico del sindaco di Maratea è presidente (da giugno 2023) del comitato scientifico per la candidatura “Maratea capitale italiana della cultura 2026” che ha portato nelle audizioni delle finaliste (svolte presso il Ministero della Cultura il 5 marzo 2024)

Inoltre

  • Rappresentante italiano nel consiglio scientifico dell’Unesco-Bresce per due mandati (espressione Ministero degli Esteri, 2006-2010).
  • Membro Consiglio superiore Comunicazioni (presidente Enzo Cheli, nomina ministro Comunicazioni Paolo Gentiloni, 2008-2010).
  • Membro del Corecom-Lombardia, eletto  dal Consiglio regionale della Lombardia (2013-2018).
  • Nel 2016 ha condotto (con Nadio Delai) l’indagine nazionale per Scuola Superiore Magistratura (presidente Valerio Onida) Magistrati e cittadini – Identità, ruolo e immagine sociale dei magistrati italiani – Rapporto presentato al CSM (open access F. Angeli).  
  • Nel 2011 ha realizzato con il contributo di Banca Intesa San Paolo uno studio sul processo di internazionalizzazione del sistema universitario di Milano e della Lombardia, messo a disposizione del Comitato regionale dei rettori degli atenei del territorio.
  • È membro dalla costituzione (1990) del Consiglio generale di Aspen Institute Italia.
  • È membro della Associazione Nazionale dei Cavalieri di Gran Croce al merito della Repubblica italiana.

Inizi professionali

  • All’inizio della carriera professionale (1970-1972): giornalista iscritto all’Ordine a 22 anni; membro redazione della rivista Il Mulino (diretta da Giorgio Galli); in collaborazione con testate nazionali quotidiane e periodiche.
  • Responsabile nel 1971 di progetto ricerca economica nei paesi del Mediterraneo a riporto sul commissario italiano agli Affari industriali e tecnologici della Commissione europea Altiero Spinelli.

Da segnalare

  • Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana (1993, su proposta del Presidente del Consiglio Carlo A. Ciampi).
  • Commendatore al merito della Repubblica italiana (1985, motu proprio del Presidente Sandro Pertini).
  • Onorificenze di Repubblica di Francia (Ordre du Mèrit) e Repubblica di Romania (Cultura ed Educazione).
  • Cattedra h.c. in “Diritto e scienze sociali” dell’Università Moron-Buenos Aires (1991).
  • È autore di oltre sessanta libri, per metà negli ambiti disciplinari di competenza e per metà su temi di storia, politica e identità nazionale.
  • Sul percorso professionale – e in particolare sulle esperienze svolte in ambito istituzionale – Stefano Sepe (storico della P.A. italiana) lo ha intervistato in Il dilemma del re dell’Epiro – Vinta o persa la guerra della comunicazione pubblica in Italia – edito da Editoriale Scientifica nel 2018. Mentre nel 2008 Bompiani ha pubblicato Stefano Rolando – Quarantotto – Argomenti generazionali (una selezione di scritti civili di tutta la vita).
  • Lingue madri: italiano / francese / Conoscenze di lavoro: inglese /portoghese
  • Giornalista pubblicista, dal 1970. Ha scritto su riviste, quotidiani di rilievo nazionale e di recente in molti ambiti del giornalismo on-line. Dagli anni ’70 è parte del comitato redazionale della Rivista Mondoperaio. È condirettore di Democrazia futura (pubblicata da Key4biz). Ha fondato nel 1998 (con Giuseppe De Rita presidente del CS) e diretto Rivista italiana di comunicazione pubblica. Tiene dal 2022 una rubrica settimanale (in podcast) sulla “rappresentazione del rapporto tra società e poteri” sul magazine online Il Mondo Nuovo.
  • Nel 2019 ha ricevuto il premio alla carriera PRP PR Conference in Croazia dedicato “ai maggiori costruttori di rapporti professionali e civili nel vasto ambito dei comunicatori pubblici europei”.
  • Ha ricevuto nel 2024 il “Premio alla carriera” dalla giuria del premio annuale promosso dalla Associazione nazionale delle agenzie e di PR e comunicazione “UNA Comunicazione”.
  • Dettagli attività e pubblicazioni: stefanorolando.it (https://stefanorolando.it/?p=5503)
  • Pagina pubblica su Facebook e su Twitter – Aggiornamento: 20.2.2024

Principali pubblicazioni

Saggistica connessa all’esperienza universitaria e alle aree disciplinari di interesse

  • La divulgazione civile – Politica, società, comunicazione – Guerini ed. – aprile  2024
  • La bussola di Krisis – Scegliere per scartare –con M. Pacelli e GP.Sodano-   Heraion ed. -settembre 2022
  • Comunicazione pubblica come teatro civile – Governare la spiegazione – ES-Editoriale scientifica, 2021
  • Public Branding – Per un nuovo modo di raccontare i territori e la loro identità – EGEA, marzo 2021.
  • Pandemia. Laboratorio di comunicazione pubblica – pref. G. Canova, ES-Editoriale scientifica, nov. 2020.
  • Glocal a confronto. Piero Bassetti riflette sulla pandemia –pref. R. Fedriga, L. Sossella editore, nov. 2020.
  • Post Azionismo – Scritti civili nell’anno dell’attacco alla democrazia liberale – Prefazione di E. Bonino – ES-Editoriale scientifica – 2019
  • Il dilemma del re dell’Epiro – Vinta o persa la guerra nella vicenda della comunicazione pubblica in Italia? – Con Stefano Sepe – ES-Editoriale scientifica, 2018
  • Rappresentazione mediatica e processi comunicativi. La “scatola nera” della questione migratoria. – In Immaginari migratori, a cura di Angelo Turco e Laye Camara, Franco Angeli, 2018 (pagg. 261-284).
  • Brand Milano – Atlante della nuova narrativa identitaria (a cura di) – Prefazioni G. Sala e G.L. Vago – promosso da Associazione Brand Milano, con l’egida di tutti gli atenei di Milano (Mimesis, 2017).
  • Né per lucro, né per inganno – La comunicazione che servirebbe ai cittadini per arginare l’epoca della post-verità (Lumi Edizioni, 2017).
  • Magistrati e cittadini – Identità, ruolo e immagine sociale dei magistrati italiani – Rapporto per Scuola Superiore Magistratura, con Nadio Delai, pref. V. Onida, G. Silvestri e G. Legnini (F. Angeli 2016).
  • L’insufficienza riformatricecon Giovanni Pieraccini (Pezzini editore, 2016).
  • Civismo politico – Percorsi, conquiste, limiti (Rubbettino, 2015)
  • Citytelling – Raccontare le identità urbane. Prefazione di G.L. Vago (EGEA, 2015)
  • Comunicazione, potere e cittadini. Tra propaganda e partecipazione (EGEA, 2014).
  • Etica e comunicazione (con testi di Carlo Maria Martini) – (Lupetti, 2013).
  • La buonapolitica – Cantiere Milano-Italia, pref. di F. Barca e G. Pisapia (Rubbettino 2012).
  • Due arcobaleni nel cielo di Milano (e altre storie), con Giuliano Pisapia (Bompiani, 2012).
  • Teoria e tecniche della comunicazione pubblica – Terza e aggiornata edizione (ETAS-Rizzoli, 2011).
  • Paolo Grassi. Una biografia tra teatro, musica e televisione –  coautore (con C. Fontana, A. Bentoglio, P. Merli) – (Skira 2011).
  • La comunicazione pubblica per una grande società (ETAS, 2010).
  • Economia e gestione della comunicazione delle organizzazioni complesse – Gli ambiti di convergenza tra comunicazione di impresa e comunicazione pubblica (CEDAM, 2010)
  • L’Aquila e il terremoto – Coordinatore del project work del Master MASPI IULM – fascicolo monografico di Rivista italiana di comunicazione pubblica, n. 39/2010 (Franco Angeli).
  • Politiche pubbliche per le comunicazioni (curatore – prefazione Enzo Cheli ETAS, 2009).
  • Una voce poco fa. Politica media e comunicazione nella vicenda del Partito Socialista italiano dal 1976 al 1994 (Marsilio, 2009).
  • Le nostre storie sono i nostri orti, ma anche i nostri ghetti (con Marco Pannella, Bompiani, 2009).
  • Brand Milano – Come e perché promuovere l’attrattività di Milano (coordinatore della ricerca – Franco Angeli, 2008).
  • Transmitting Europe. From great values to small interstices – Democracy and globalisation (Glocus, 2008).
  • Il mio viaggio nel secolo cattivo. Colloquio con Maria Luigia Nitti Baldini (Bompiani, 2008).
  • Quarantotto – Argomenti per un bilancio generazionale (Bompiani, 2008).
  • Il fattore immagine nelle relazioni tra Italia e Romania (coordinatore F. Angeli, 2007).
  • La democrazia partecipativa in Europa e in Italia (coord., con Rappr. UE in Italia, F. Angeli 2006).
  • Rapporto al Ministro Funzione Pubblica sulla comunicazione istituzionale in Italia (DFP, 2005).
  • La comunicazione di pubblica utilità (F. Angeli, 2004, due volumi).
  • E-democracy (con A. Papini, nel Rapporto Innovazione tecnologica Italia, intr. Lucio Stanca (MIT, 2004).
  • Teoria e tecniche della comunicazione pubblica (Etas, 2003, prima edizione 2001).
  • Per essere Parlamenti (co-autore, Guerini, 2003).
  • La scuola e la comunicazione-Rapporto al Ministro della P. Istruzione -Pref. L. Berlinguer (F. Angeli, 2000).
  • La capitale umorale-Scritti su Milano (Milanometropoli, 1999).
  • La customer satisfaction nel settore pubblico (con G.P. Fabris, F.Angeli 1999).
  • Italia-Europa, identità e comunicazione (con E. Lio, F. Angeli, 1999).
  • Un Paese spiegabile (ETAS, 1998)
  • Un’altra idea di questo Stato (Costa&Nolan 1996).
  • La grande mela e altri frutti proibiti-Viaggio nell’America dei new media (Armando 1995)
  • Rapporto sulla comunicazione pubblica in Italia, prefazione di G. De Rita (per Cnel, Bibliografica 1995).
  • Comunicazione pubblica – Modernizzazione dello Stato, diritti del cittadino (Sole-24 ore, 1992).
  • Lo stato della pubblicità di Stato (Sole-24 ore,1990).
  • Il principe e la parola (prefazione di G. Amato, Comunità, 1987).
  • Quella parte di cinema chiamata televisione (con V. Giacci, Guanda 1981).

Il sostegno ufficiale di Infocivica alla candidatura

Sen. Ignazio La Russa, Presidente del Senato della Repubblica

On. Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei Deputati

Onorevole Presidente del Senato della Repubblica, Onorevole Presidente della Camera dei Deputati, siamo professionisti e operatori dell’informazione e della comunicazione che hanno dato – e che continuano a dare – il loro contributo professionale. Vi scriviamo in rappresentanza di “Infocivica – Gruppo di Amalfi”, Associazione nata nel 2003 per migliorare il rapporto tra cittadinanza e istituzioni italiane ed europee attraverso un migliore sistema della comunicazione, con particolare riguardo al ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo. In questi vent’anni, il sistema della comunicazione è stato fortemente trasformato dalla comunicazione digitale che ha cambiato stampa, editoria, professioni e la formazione dell’opinione pubblica. Nel nuovo sistema digitale globale della comunicazione, anche il servizio pubblico nazionale radiotelevisivo deve aggiornare la propria missione di fonte affidabile di informazione, di coesione sociale e di proposta culturale e linguistica nazionale. In questa prospettiva, in risposta al bando per la selezione dei Consiglieri di Amministrazione della Rai di nomina parlamentare, il presidente della nostra Associazione, Stefano Rolando, ha presentato la sua domanda di partecipazione, così come ha fatto il nostro socio Landolfo Calenda di Tavani (detto Lampo Calenda). Con questa lettera, in consonanza con la missione e con i fini di Infocivica, desideriamo manifestare il nostro massimo supporto a tali candidature, nel convincimento delle ragioni etiche, civili e culturali del servizio pubblico radiotelevisivo. Siamo in sintonia anche con altre associazioni della società civile e riteniamo che la candidatura possa ampliare in senso civico la rappresentatività del prossimo CdA e che in tal modo sia possibile monitorare con la massima attenzione il controllo esercitato sulla Rai dalle istituzioni nei limiti dello spirito e della lettera della Costituzione e nel rispetto di un’autonomia creativa e gestionale finalizzata agli interessi generali, come prescrivono le norme italiane vigenti e quelle appena pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (EMFA “European Media Freedom Act”, con particolare riferimento all’Articolo 5) che definirà, a breve scadenza, il quadro delle regole di indipendenza dei media di servizio pubblico europei (a questi temi è stata dedicata la Conferenza Stampa organizzata alla Sala Stampa della Camera dei Deputati il 2 maggio scorso:  https://webtv.camera.it/evento/25251). Poiché Infocivica rappresenta chi ha a cuore il servizio pubblico e la sua missione, è oltremodo necessaria la presenza di persone, come quelle che ci permettiamo di segnalare, che portano con sè le esperienze e le conoscenze maturate e puntualmente riferite nel curriculum della loro lunga e vasta carriera professionale. In particolare, ci sembra fondamentale che, all’interno del CdA, siano presenti persone che conoscano molto bene i meccanismi della comunicazione e che possano incidere sul funzionamento dell’azienda in un momento così delicato ed importante per il servizio pubblico e per il sistema della comunicazione, avendo indipendenza da appoggi di partito e valutabili in senso professionale indipendente. Confidiamo dunque nell’attenzione e nell’accoglienza che vorrete prestare alla nostra istanza e al nostro messaggio che ha l’intento di rafforzare il valore rappresentativo e la natura stessa del servizio pubblico radiotelevisivo. Restando a Vostra disposizione per ogni necessità di informazione e approfondimento, vogliate gradire il senso della nostra considerazione istituzionale. Giacomo Mazzone (co-presidente Infocivica) – Pieraugusto Pozzi (segretario generale Infocivica) – Andrea Melodia (tesoriere Infocivica)

Il ricorso al Tar

ANSA – Associazioni, ‘illegittimo il sistema di nomina del cda Rai’  “Anticipare l’adeguamento al Media Freedom Act” 

 (ANSA) – ROMA, 30 APR – “Il sistema di nomina dei componenti del Cda Rai, presenta profili di illegittimità, in ordine ai criteri adottati, non rispettosi delle “procedure di selezione” imposti dalla legge e profili di costituzionalità rispetto alle precise indicazioni della sentenza n.225 del 1974 della Corte costituzionale. La Consulta ha detto con grande chiarezza in quella sentenza che gli organi direttivi del servizio pubblico non devono essere ‘costituiti in modo da rappresentare direttamente o indirettamente espressione, esclusiva o preponderante, del potere esecutivo e che la loro struttura sia tale da garantirne l’obiettività’“. E’ quanto affermano  Articolo 21, Slc-Cgil, Usigrai, Rete No Bavaglio, Infocivica e TvMediaWeb, che esprimeranno le proprie ragioni in una conferenza stampa giovedì 2 maggio alle 13 alla Camera dei Deputati. “Questo sistema si pone ora anche in violazione dell’European Media Freedom Act il quale prevede: che gli Stati membri “istituiscano garanzie giuridiche efficaci per il funzionamento indipendente dei fornitori di media di servizio pubblico in tutta l’Unione, senza che siano influenzati da interessi governativi, politici, economici o privati, e che “i membri del consiglio di amministrazione siano nominati in base a procedure trasparenti, aperte, efficaci e non discriminatorie e su criteri oggettivi, non discriminatori e proporzionati stabiliti in anticipo a livello nazionale. La durata del loro mandato è sufficiente a garantire l’effettiva indipendenza dei fornitori di media di servizio pubblico“. Lo scopo dei promotori e dei ricorrenti è “quello di consentire un ripristino della legalità costituzionale in questo delicato sistema di nomina e di anticipare l’adeguamento al regolamento dell’Unione Europea (EMFA) in modo tale che gli organi di vertice della Rai che stanno per essere formati non si vengano a trovare in una situazione di illegittimità anche nei confronti delle norme europee“. (ANSA).

ADNKRONOS – ADN1444 7 ECO 0 DNA ECO RLA NAZ Rai: “Rinnovo Cda in base a regolamento europeo media servizio pubblico” – Incontro 2 maggio Roma Un ricorso presentato al Tar, se accolto, avrebbe per effetto di sospendere la procedura di nomina

Si intitola “Il rinnovo del CdA della Rai alla luce del regolamento europeo dei media di servizio pubblico” l’incontro che si terrà giovedì 2 maggio a Roma, alla Camera (in via della Missione 4 a Montecitorio) alle 13. E’ promosso dall’Associazione Articolo 21, Slc-Cgil, Usigrai, Rete No Bavaglio, Infocivica, TvMediaWeb. Introducono i lavori Elisa Marincola, Giulio Enea Vigevani, Vincenzo Vita, Roberto Zaccaria. Saranno presenti i ricorrenti che sulla proceduta di nomina dei Consiglieri Rai hanno presentato ricorso al Tar, tra cui tre persone del mondo Rai, Nino Rizzo Nervo, Stefano Rolando e Patrizio Rossano, oltre all’avvocato Giovanni Pravisani.

Il sistema di nomina dei componenti del CdA Rai -si legge in una nota diffusa oggi- contenuto nell’art.63 del Tusma, presenta infatti profili di illegittimità in ordine ai criteri adottati, non rispettosi delle ‘procedure di selezione’ imposti dalla legge e profili di costituzionalità rispetto alle precise indicazioni della sentenza n.225 del 1974 della Corte Costituzionale. La Consulta ha detto con grande chiarezza in quella sentenza che gli organi direttivi del servizio pubblico non devono essere ‘costituiti in modo da rappresentare direttamente o indirettamente espressione, esclusiva o preponderante, del potere esecutivo e che la loro struttura sia tale da garantirne l’obiettività‘”. Questo sistema si pone ora “anche in violazione del recente Regolamento Ue 2024/1083 denominato European Media Freedom Act (EMFA), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in data 17 aprile 2024, il quale prevede: che gli Stati membri ‘istituiscano garanzie giuridiche efficaci per il funzionamento indipendente dei fornitori dei media di servizio pubblico in tutta l’Unione, senza che siano influenzati da interessi governativi, politici, economici o privati’ e che ‘i membri del Consiglio di Amministrazione dei fornitori dei media di servizio pubblico [siano] nominati in base a procedure trasparenti, aperte, efficaci e non discriminatorie e su criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati stabiliti in anticipo a livello nazionale. La durata del loro mandato è sufficiente a garantire l’effettiva indipendenza dei fornitori di media di servizio pubblico (art. 5)‘”. (segue)

Scopo di promotori e ricorrenti è ‘ripristino di legalità costituzionale’

Lo scopo dei promotori del ricorso al Tar e dei ricorrenti è quello di “consentire un ripristino della legalità costituzionale in questo delicato sistema di nomina e di anticipare l’adeguamento al regolamento dell’Unione Europea (EMFA) in modo tale che gli organi di vertice della Rai, che stanno per essere formati, non si vengano a trovare in una situazione di illegittimità anche nei confronti delle norme europee“. All’incontro sono invitati giornalisti, rappresentanti dei partiti, dei sindacati, e delle associazioni e dei movimenti interessati al futuro del Servizio Pubblico radiotelevisivo.

(Rex/Adnkronos/ISSN 2465 – 1222/30-04-2024 21:45

Il testo integrale del ricorso

ECC.MO TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER IL LAZIO – ROMA

RICORSO

per i signori:

  • Dott. ANTONINO RIZZO NERVO, C.F. RZZNNN53C15F158K, nato a Messina il 15.03.1953 e ivi residente in via Consolare Pompea 1
  • Dott. STEFANO ROLANDO, C.F. RLNSFN48B20F205W, nato a Milano il 20.02.1948 e ivi residente in via Conca del Naviglio 5
  • Dott. PATRIZIO ROSSANO, C.F. RSSPRZ53H23H501S, nato a Roma il 23.06.1953 e residente a Voc. Macchia n.11, Todi (PG)

tutti rappresentati e difesi per mandato in calce al presente atto dall’Avv. Giovanni Pravisani (C.F. PRVGNN74D05D612E) ed elettivamente domiciliati presso l’indirizzo di posta elettronica certificata dell’Avv. Giovanni Pravisani: giovanni.pravisani@firenze.pecavvocati.it. Si invita ad effettuare le comunicazioni all’indirizzo di posta certificata sopra indicato e al numero di fax 055 0981982

(ricorrenti)

contro

la CAMERA DEI DEPUTATI, in persona del legale rappresentate pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi 12 (resistente) per l’annullamento e/o declaratoria di nullità e/o disapplicazione previa sospensione e/o concessione della più idonea misura cautelare

  • dell’avviso pubblicato in data 21 marzo 2024 sul sito istituzionale della Camera dei Deputati denominato “avviso per la presentazione di candidatura a componente del consiglio di amministrazione della RAI ai fini dell’elezione da parte della Camera dei deputati” (“Avviso”);
  • di ogni altro atto connesso, antecedente e conseguente, anche se allo stato non conosciuto.

INDICE

FATTO PAG.

PREMESSA PAG. 3

NORMATIVA APPLICABILE ALL’ELEZIONE, DA PARTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

DEI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI RAI S.P.A. PAG. 3

SUSSISTENZA DELLA GIURISDIZIONE DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO PAG. 6

SINTESI DEL MOTIVO UNICO DI RICORSO PAG. 8

DIRITTO PAG. 8

I MOTIVO PAG. 8

ISTANZA CAUTELARE PAG. 17

CONCLUSIONI PAG. 18

FATTO

1.- In data 21 marzo 2024, la Camera dei Deputati ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un “avviso per la presentazione di candidatura a componente del consiglio di amministrazione della RAI ai fini dell’elezione da parte della Camera dei deputati” (“Avviso”) invitando “coloro che intendono candidarsi a componente del consiglio di amministrazione della RAI-Radiotelevisione Italiana s.p.a., ai fini dell’elezione da parte della Camera dei deputati” a trasmettere “la propria candidatura […] entro il 20 aprile 2024” (doc. 1: avviso).

2.- Il laconico avviso in questione (diciannove righe in tutto) ha richiesto ai candidati di presentare (i) “un dettagliato curriculum vitae”; (ii) una dichiarazione attestante l’assenza di cause di ineleggibilità o decadenza ai sensi della normativa di settore; (iii) copia di un documento in corso di validità.

3.- Entro il termine del 20 aprile 2024, gli scriventi hanno presentato ognuno la propria candidatura a componente del consiglio di amministrazione di RAI – Radiotelevisione Italiana s.p.a. (doc. 2: candidature), allegando la documentazione richiesta e, in particolare, il proprio curriculum vitae attestante esperienze rispettivamente maturate. In particolare:

– il dott. Rizzo Nervo è un noto giornalista che ha ricoperto anche l’incarico di direttore del TG3 ed è già stato consigliere di amministrazione di Rai s.p.a.;

– il dott. Rolando, attualmente docente universitario, è stato dirigente di Rai s.p.a. e ha ricoperto numerosi altri incarichi tra cui quello di Direttore generale e capo Dipartimento Informazione ed Editoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;

– il dott. Rossano è stato dirigente di Rai s.p.a. e poi di Rai Way s.p.a., in cui ha l’incarico di responsabile delle relazioni esterne e ha ricoperto numerosi incarichi nel settore della comunicazione e dell’informazione.

4.- La Camera dei Deputati (al pari – del resto – del Senato della Repubblica) non ha reso note (né prima, né dopo la scadenza del termine per la presentazione delle candidature) le modalità di svolgimento della “procedura di selezione” di cui all’art. 63 co. 16 del d.lgs 208/2021 – Testo Unico dei servizi di media audiovisivi (“Tusma”).

Ciò è avvenuto nonostante i molti interventi di costituzionalisti che hanno denunciato l’incostituzionalità di tale modus operandi e la sua contrarietà a un recentissimo Regolamento dell’Unione Europea (cfr. infra).

5.- La Camera dei Deputati, stando a informazioni di stampa, non ha ancora avviato la selezione dei numerosi candidati che hanno inviato la propria candidatura. Né risulta che – con riferimento all’elezione de quo – la Camera dei Deputati abbia adottato altri atti, conseguenti all’Avviso, fatta eccezione per la pubblicazione dei curricula presentati dai candidati su una pagina web del sito della Camera medesima.

*

6.- Gli scriventi, avendo presentato domanda di nomina alla Camera dei Deputati, convinti delle loro professionalità e della rilevanza delle esperienze da loro maturate (quali risultanti dai rispettivi curricula), hanno interesse a che la Camera dei Deputati proceda alla designazione dei due componenti del consiglio di amministrazione di RAI – Radiotelevisione Italiana s.p.a. mediante una procedura trasparente e tale da selezionare i candidati sulla base della loro competenza.

PREMESSANORMATIVA APPLICABILE ALL’ELEZIONE, DA PARTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, DEI MEMBRI DEL CONSIGLIO

4.- La Camera dei Deputati (al pari – del resto – del Senato della Repubblica) non ha reso note (né prima, né dopo la scadenza del termine per la presentazione delle candidature) le modalità di svolgimento della “procedura di selezione” di cui all’art. 63 co. 16 del d.lgs 208/2021 – Testo Unico dei servizi di media audiovisivi (“Tusma”).

Ciò è avvenuto nonostante i molti interventi di costituzionalisti che hanno denunciato l’incostituzionalità di tale modus operandi e la sua contrarietà a un recentissimo Regolamento dell’Unione Europea (cfr. infra).

5.- La Camera dei Deputati, stando a informazioni di stampa, non ha ancora avviato la selezione dei numerosi candidati che hanno inviato la propria candidatura. Né risulta che – con riferimento all’elezione de quo – la Camera dei Deputati abbia adottato altri atti, conseguenti all’Avviso, fatta eccezione per la pubblicazione dei curricula presentati dai candidati su una pagina web del sito della Camera medesima.

*

6.- Gli scriventi, avendo presentato domanda di nomina alla Camera dei Deputati, convinti delle loro professionalità e della rilevanza delle esperienze da loro maturate (quali risultanti dai rispettivi curricula), hanno interesse a che la Camera dei Deputati proceda alla designazione dei due componenti del consiglio di amministrazione di RAI – Radiotelevisione Italiana s.p.a. mediante una procedura trasparente e tale da selezionare i candidati sulla base della loro competenza.

PREMESSA – NORMATIVA APPLICABILE ALL’ELEZIONE, DA PARTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, DEI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI RAI-RADIOTELEVISIONE ITALIANA S.P.A.

La nomina dei consiglieri di amministrazione della RAI-Radiotelevisione Italiana s.p.a. (“RAI”) è stata oggetto nel tempo di vari interventi normativi, i quali hanno avuto la comune finalità di cercare di impedire che il consiglio di amministrazione della medesima costituisse diretta o indiretta espressione del potere esecutivo al fine di assicurare l’obiettività del servizio pubblico.

Il perseguimento di tale finalità è, del resto, costituzionalmente necessitato atteso che la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 225/1974, ha affermato il principio secondo cui è conforme ai principi costituzionali prevedere, tra l’altro, che “gli organi direttivi dell’ente gestore (si tratti di ente pubblico o di concessionario privato purché appartenente alla mano pubblica) non siano costituiti in modo da rappresentare direttamente o indirettamente espressione, esclusiva o preponderante, del potere esecutivo e che la loro struttura sia tale da garantirne l’obiettività.

E ciò conformemente al fatto che – sempre secondo l’ora citata pronuncia della Corte Costituzionale – l’informazione offerta dal gestore del servizio pubblico deve essere “ispirat[a] ai criteri di imparzialità” (doc. 3: sentenza Corte Cost. n. 225/1974).

*

La nomina del Consiglio di amministrazione della RAI è oggi disciplinata dall’art. 63 commi 10-16 del Tusma, secondo i quali:

10. Possono essere nominati membri del consiglio di amministrazione i soggetti aventi i requisiti per la nomina a giudice costituzionale ai sensi dell’articolo 135, secondo comma, della Costituzione o, comunque, persone di riconosciuta onorabilità, prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali. Ove siano lavoratori dipendenti vengono, a richiesta, collocati in aspettativa non retribuita per la durata del mandato. Il mandato dei membri del consiglio di amministrazione dura tre anni e i membri sono rieleggibili una sola volta. Il rinnovo del consiglio di amministrazione è effettuato entro il termine di scadenza del precedente mandato.

11. La composizione del consiglio di amministrazione è definita favorendo la presenza di entrambi i sessi e un adeguato equilibrio tra componenti caratterizzati da elevata professionalità e comprovata esperienza in ambito giuridico, finanziario, industriale e culturale, nonché, tenendo conto dell’autorevolezza richiesta dall’incarico, l’assenza di conflitti di interesse o di titolarità di cariche in società concorrenti.

12. La carica di membro del consiglio di amministrazione non può essere ricoperta, a pena di ineleggibilità o decadenza, anche in corso di mandato, da coloro che ricoprano la carica di Ministro, vice Ministro o sottosegretario di Stato o che abbiano ricoperto tale carica nei dodici mesi precedenti alla data della nomina o che ricoprano la carica di cui all’articolo 7, primo comma, lettera c), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, la carica di cui all’articolo 1, comma 54, lettera a), della legge 7 aprile 2014, n. 56, o la carica di consigliere regionale. che si trovino in una delle seguenti situazioni:

a) stato di interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici;

b) stato di interdizione legale ovvero temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, o comunque alcuna delle situazioni indicate nell’articolo 2382 del codice civile;

c) assoggettamento a misure di prevenzione disposte dall’autorità giudiziaria ai sensi del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, salvi gli effetti della riabilitazione;

d) condanna con sentenza definitiva alla reclusione per uno dei delitti previsti nel titolo XI del libro quinto del codice civile, fatti salvi gli effetti della riabilitazione;

e) condanna con sentenza definitiva alla reclusione per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l’ordine pubblico, contro l’economia pubblica ovvero per un delitto in materia tributaria;

f) condanna con sentenza definitiva alla reclusione per qualunque delitto non colposo per un tempo pari o superiore a due anni.

(Omissis)

15. I membri del consiglio di amministrazione sono così individuati:

a) due eletti dalla Camera dei deputati e due eletti dal Senato della Repubblica, con voto limitato a un solo candidato;

b) due designati dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, conformemente ai criteri e alle modalità di nomina dei componenti degli organi di amministrazione delle società controllate direttamente o indirettamente dal Ministero dell’economia e delle finanze;

c) uno designato dall’assemblea dei dipendenti della RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a., tra i dipendenti dell’azienda titolari di un rapporto di lavoro subordinato da almeno tre anni consecutivi, con modalità che garantiscano la trasparenza e la rappresentatività della designazione stessa.

16. I componenti del consiglio di amministrazione di designazione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, di cui al comma 15, lettera a), devono essere eletti tra coloro che presentano la propria candidatura nell’ambito di una procedura di selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti internet della Camera, del Senato e della RAI Radiotelevisione italiana S.p.a. almeno sessanta giorni prima della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta giorni prima della nomina e i curricula devono essere pubblicati negli stessi siti internet.

(Omissis)”.

In materia, è recentemente intervenuto il Regolamento UE 2024/1083 denominato European Media Freedom Act (“EMFA”) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in data 17 aprile 2024 il quale – recependo principi già elaborati dal diritto eurounitario – prevede:

  • che gli Stati membri “istituiscano garanzie giuridiche efficaci per il funzionamento indipendente dei fornitori di media di servizio pubblico in tutta l’Unione, senza che siano influenzati da interessi governativi, politici, economici o privati. Tali garanzie dovrebbero includere principi adeguati al modo in cui gli Stati membri organizzano i loro media di servizio pubblico, come quelli che esistono nei quadri giuridici nazionali in materia di diritto amministrativo o societario, applicabili alle società private quotate, per quanto riguarda la nomina e il licenziamento delle persone o degli organismi che contribuiscono alla definizione delle politiche editoriali o che costituiscono la più alta autorità decisionale a tale riguardo in seno ai fornitori di media di servizio pubblico. Tali principi dovrebbero essere stabiliti a livello nazionale” (considerando n. 31);
  • che “i membri del consiglio di amministrazione dei fornitori di media di servizio pubblico [siano] nominati in base a procedure trasparenti, aperte, efficaci e non discriminatorie e su criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati stabiliti in anticipo a livello nazionale. La durata del loro mandato è sufficiente a garantire l’effettiva indipendenza dei fornitori di media di servizio pubblico” (art. 5).

SUSSISTENZA DELLA GIURISDIZIONE DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO

Per quanto nel presente giudizio venga censurato un atto della Camera dei Deputati, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo e non dell’organo di autodichia della Camera stessa (il Consiglio di giurisdizione).

In tal senso si attesta anzitutto la giurisprudenza amministrativa.

Il Tar Lazio, infatti, con la sentenza n. 4183/2020, richiamate le sentenze n. 120/2014 e n. 262/2017 della Corte Costituzionale, ha rilevato che “alla luce delle suddette pronunce deve ritenersi che la previsione regolamentare invocata [“Regolamento per la tutela giurisdizionale relativa agli atti di amministrazione della Camera dei deputati concernente i dipendenti] non 7

possa estendersi alle controversie in materia di appalti, le quali hanno la loro disciplina in atti di normazione statale e comunitaria e non riguardano questioni interne all’organo costituzionale”.

Tale sentenza è stata confermata dal Consiglio di Stato (sentenza n. 4150/2021), il quale ha chiarito che la giurisdizione domestica della Camera deve essere limitata alle “controversie che abbiano per oggetto non qualsiasi atto di amministrazione della Camera dei Deputati ma esclusivamente quegli atti adottati in una materia in ordine alla quale, all’organo costituzione, è costituzionalmente riconosciuta una sfera di autonomia normativa. Le altre controversie – fra cui come nel caso di specie, quelle aventi ad oggetto l’affidamento a terzi di contratti di lavori, servizi e forniture – sarebbero invece sottoposte, secondo “la grande regola dello Stato di diritto ed il conseguente regime giurisdizionale al quale sono normalmente sottoposti, nel nostro sistema costituzionale, tutti i beni giuridici e tutti i diritti (artt. 24, 112 e 113 della Costituzione) alla giurisdizione comune” (e cioè nel caso di specie il Tar Lazio).

I principi affermati dalle ora citate sentenze hanno trovato conferma da parte delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (le quali, con la sentenza n. 15236 del 2022, hanno respinto il ricorso della Camera dei Deputati) e – quel che più rileva – da parte della Corte Costituzionale. Quest’ultima, con la recentissima sentenza n. 65 del 19 aprile 2024, ha respinto il ricorso per conflitto di attribuzione presentato da parte della Camera dei Deputati contro il Consiglio di Stato (in riferimento alla vertenza in commento) affermando che “la giurisdizione nella controversia da cui origina il presente conflitto” (una gara di appalto indetta dalla Camera dei Deputati) “spettava […] al Consiglio di Stato”.

I principi ora citati devono trovare piena applicazione anche nel caso oggetto del presente giudizio, atteso che:

  • anche gli odierni ricorrenti – al pari degli operatori economici partecipanti alle gare indette da Camera e Senato – sono “estranei alla struttura organizzativa degli organi costituzionali”;
  • la nomina del CdA RAI non risulta tra le competenze costituzionalmente riconosciute alla Camera dei Deputati;
  • il fatto che una legge dello Stato (d.lgs 208/2021) attribuisca alla Camera le competenze amministrative che ci occupano rende evidente che si tratta di attività del tutto estranee rispetto ai Regolamenti parlamentari e, in particolare, al “Regolamento per la tutela giurisdizionale relativa agli atti di amministrazione della Camera dei deputati non concernente i dipendenti”.

SINTESI DEL MOTIVO UNICO DI RICORSO

NEL PRESENTE GIUDIZIO NON SI INTENDE CONTESTARE L’ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN FORZA DELLA QUALE LA CAMERA DEI DEPUTATI PROCEDERÀ ALLA NOMINA DI DUE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA RAI. NÉ SI INTENDE NEGARE LA FACOLTÀ PER LA CAMERA DEI DEPUTATI DI DARE CORSO A TALE VOTAZIONE.

CIÒ CHE I RICORRENTI CONTESTANO È IL FATTO CHE L’AVVISO (CHE SI COLLOCA IN UNA FASE DISTINTA E ANTECEDENTE RISPETTO ALLA VOTAZIONE FINALE) NON ABBIA PREVISTO UNA “PROCEDURA DI SELEZIONE” E NON PREVEDA UNA SELEZIONE DEI CANDIDATI SULLA BASE DELLA LORO COMPETENZA, MAGARI MEDIANTE PREDISPOSIZIONE DI UNA ROSA DI NOMI DA SOTTOPORRE AL VOTO DELL’ASSEMBLEA. L’AVVISO NON CONSENTE, INFATTI, AGLI SCRIVENTI DI PARTECIPARE IN MODO SERIO E INFORMATO A UNA PROCEDURA IN CUI VI SIA UN’EFFETTIVA (E TRASPARENTE) VALUTAZIONE DEI CURRICULA DEI SOGGETTI CHE HANNO PRESENTATO LA PROPRIA CANDIDATURA.

LE CENSURE DEGLI SCRIVENTI CONCERNONO PERTANTO UN MOMENTO DISTINTO E ANTECEDENTE RISPETTO ALLA DELIBERAZIONE DELL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA: QUELLO DELLA PUBBLICAZIONE DELL’AVVISO E DELLA CONSEGUENTE “PROCEDURA DI SELEZIONE” DI CUI ALL’ART. 63 D.LGS. 208/2021.

DIRITTO

  1. VIOLAZIONE DI LEGGE (ART. 63 D.LGS. 208/2021). VIOLAZIONE DEI PRINCIPI COSTITUZIONALI ED EUROUNITARI IN MATERIA DI PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE (ART. 21 COST.), DI IMPARZIALITÀ E BUON ANDAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (ARTT. 3 E 97 COST.). ECCESSO DI POTERE PER SVIAMENTO DALL’INTERESSE PUBBLICO E TRAVISAMENTO DELLA SITUAZIONE DI FATTO E DIRITTO. VIOLAZIONE DELL’ART. 5 DELL’EMFA (REGOLAMENTO UE 2024/1083)

I.1.- Come illustrato nella premessa in fatto, la Camera dei Deputati – in vista dell’elezione dei due componenti del consiglio di amministrazione della RAI (“CdA RAI”) di sua spettanza – si è limitata a pubblicare sul proprio sito internet un avviso (o meglio, un semplice annuncio) del seguente letterale tenore: (figura 1) Avviso per la presentazione di candidatura a componente del consiglio di amministrazione della RAI ai fini dell’elezione da parte della Camera dei deputati Per la presentazione delle candidature a componente del consiglio di amministrazione della RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A., ai fini dell’elezione da parte della Camera dei deputati, ai sensi dell’articolo 63, commi 15 e 16, del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208: 1. Coloro che intendono candidarsi a componente del consiglio di amministrazione della RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A., ai fini dell’elezione da parte della Camera dei deputati, devono inviare la propria candidatura, a pena di irricevibilità, entro il 20 aprile 2024 esclusivamente tramite posta elettronica certificata al seguente indirizzo: cdarai2024@certcamera.it 2. I candidati, nell’inviare la propria candidatura, devono allegare i seguenti documenti: a) un dettagliato curriculum vitae, dal quale risulti il possesso dei requisiti di cui al comma 10 dell’articolo 63 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, nonché quanto indicato al comma 11 del medesimo articolo; b) una dichiarazione, resa ai sensi dell’articolo 46 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, circa l’insussistenza delle cause di ineleggibilità o decadenza di cui ai commi 12 e 13 del dell’articolo 63 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208; c) copia di un documento di identità in corso di validità. 3. I candidati sono consapevoli che, presentando la candidatura, i propri curricula saranno pubblicati nei siti internet indicati al comma 16 dell’articolo 63 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, e che a tale riguardo non verrà richiesta alcuna autorizzazione.

I.2.- La lettura dello stringatissimo avviso ora citato (“Avviso”) evidenzia che l’amministrazione resistente non ha in alcun modo disciplinato una “procedura di selezione” ai sensi dell’art. 63 co. 16 del Tusma (d.lgs. 208

I .3.- L’Avviso ha omesso di prevedere una “procedura”,intesa come procedimento nel cui ambito devono essere pubblicati, esaminati e valutati i curricula dei vari candidati.

Elemento essenziale di una “procedura di selezione” non può che essere la procedimentalizzazione del confronto delle varie candidature secondo criteri trasparenti e verificabili.

Viceversa, l’Avviso non prevede nulla di tutto ciò e, in particolare, non prevede:

una commissione giudicante nominata con criteri trasparenti, non discriminatori e oggettivi;

– requisiti di ammissione dei candidati (ad es. non è richiesto il grado del titolo di studio, che potrebbe perfino non essere posseduto dai candidati)

criteri di selezione e di valutazione

i titoli e la documentazione da esaminare.

la pubblicazione della graduatoria e dell’esito della valutazione con i punteggi conseguiti con la complessiva motivazione

la predisposizione di una rosa di nomi – valutati sulla base delle loro competenze – da sottoporre alla votazione assembleare

i termini di impugnazione dell’esito innanzi all’autorità giurisdizionale da parte dei soggetti che si ritengano lesi.

I.4.- L’Avviso non ha nemmeno previsto una “selezione”.

Una “selezione”, infatti, non può non prevedere una fase di valutazione della competenza dei candidati al fine di individuare quelli di loro che presentano maggiori titoli per essere nominati.

Il fatto che l’art. 62 abbia usato il termine “selezione” rende necessaria l’individuazione di una rosa di candidati ritenuti più competenti, se non la predisposizione di una vera e propria graduatoria. E’ questo infatti il significato del termine “selezione”: “selezióne s. f. [dal lat. selectio -onis, der. di selectus, part. pass. di seligĕre «scegliere» (comp. di se- «a parte» e legĕre «cogliere, prendere, scegliere»)]. – 1. a. Scelta, operazione di scelta che ha per fine di trarre da un gruppo, anche molto vasto, gli elementi migliori o più adatti a determinati fini” (cfr. Vocabolario Treccani).

I.5.- Non solo. Una “selezione” non può essere svolta senza criteri (di selezione, appunto) predeterminati e conoscibili, come invece pretende di fare l’Avviso.

Quest’ultimo, per il fatto stesso di non prevedere (e di non disciplinare) una fase di “selezione”, non consente una partecipazione seria e informata e si pone in contrasto con i principi di buon andamento e imparzialità (artt. 3 e 97 Cost.) con evidente sviamento dall’interesse pubblico.

La mancanza di criteri predeterminati, infatti, non ha consentito agli scriventi (e a tutti gli altri candidati) di comprendere quali elementi del proprio curriculum valorizzare. La mancanza di criteri predeterminati impedisce inoltre la verifica delle attività che dovessero essere poste in essere nel corso della fase di “selezione”, non essendo nemmeno prevista la nomina di una commissione per lo svolgimento di tale fase di valutazione comparativa, e più in generale, non essendo nemmeno previsto un benché minimo confronto delle candidature.

In ciò, l’Avviso contrasta con il citato art. 63, il quale – nel prevedere la pubblicazione dei curricula dei candidati e una “procedura di selezione” – ha inteso impedire alla Camera dei Deputati di omettere lo svolgimento di queste due fasi, come viceversa è avvenuto con l’Avviso.

L’imposizione – da parte dell’art. 63 in commento – di una selezione procedimentalizzata precedente alla nomina da parte di organi politici è, del resto, una scelta perfettamente allineata con i principi di buon andamento della pubblica amministrazione. Infatti, in esito all’entrata in vigore dell’art. 14 comma 2 bis del d.l. 83/2014, anche le nomine dei direttori dei poli museali e degli istituti di cultura di rilevanza nazionali sono sì effettuate con una decisione politica del Ministro competente, ma all’esito di una “procedura di selezione” in cui – sulla base di criteri predeterminati – una commissione tecnica individua una rosa ristretta di nomi, tra cui il Ministro sceglierà poi il soggetto da nominare (doc. 4: bando direttori musei 2023).

I.6.- Non avendo previsto alcuna “procedura di selezione”, l’Avviso è immediatamente lesivo della sfera giuridica degli scriventi, atteso che esso non ha previsto lo svolgimento di una fase di selezione dei curricula dei candidati e cioè di una fase in cui le rilevanti competenze maturate dagli odierni ricorrenti possano avere considerazione.

I.7.- Non può negarsi la sindacabilità dell’Avviso (e dei successivi, eventuali, atti della procedura con esso avviata) affermando la loro natura di interna corporis. Un avviso pubblicato su internet al fine di avere la massima diffusione presso il pubblico non può certo ritenersi un atto interno a un organo costituzionale. Altrettanto vale per i successivi (eventuali) atti della “procedura selettiva” indetta con l’Avviso.

Del resto, nel caso che ci occupa, è una disposizione di legge (art. 63 D.lgs. 208/2021) a richiedere l’indizione di una “procedura” e l’effettuazione di una “selezione”; da ciò non può non conseguire la qualificazione degli atti della medesima quali atti amministrativi impugnabili, atteso che – in difetto – si verrebbero a negare plurimi valori costituzionali (costituiti dal diritto alla difesa in giudizio e dal diritto a non essere distolti dal giudice naturale precostituito per legge, oltre che dal principio di uguaglianza), nonché i vincoli derivanti dall’ordinamento eurounitario.

A tale riguardo si richiama integralmente quanto dettagliatamente illustrato nel paragrafo della premessa relativo alla giurisdizione del giudice amministrativo.

I.8.- L’art. 63 deve necessariamente essere interpretato nel senso di imporre una procedura (e quindi un procedimento amministrativo) trasparente e rispettosa dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento, atteso che interpretare diversamente l’art. 63 significa negare una “procedura di selezione”.

La prospettata interpretazione della disposizione in commento, oltre che essere l’unica pienamente aderente al tenore testuale della disposizione stessa, è l’unica conforme a Costituzione e l’unica rispettosa del diritto eurounitario.

I.9.- L’interpretazione ora prospettata è l’unica conforme a Costituzione perché la Corte Costituzionale – fin dal 1974 – ha affermato che, al fine di assicurare il rispetto dei principi costituzionali in materia di pluralismo dell’informazione (art. 21 Cost.), occorre prevedere, tra l’altro, che “gli organi direttivi dell’ente gestore (si tratti di ente pubblico o di concessionario privato purché appartenente alla mano pubblica) non siano costituiti in modo da rappresentare direttamente o indirettamente espressione, esclusiva o preponderante, del potere esecutivo e che la loro struttura sia tale da garantirne l’obiettività” (C. Cost., sent. 225/1974).

La Corte Costituzionale ha, infatti, ribadito che “nella concreta disciplina della radiotelediffusione, com’è noto, ha inciso profondamente la giurisprudenza di questa Corte, mossa dalla costante e primaria preoccupazione di assicurare, in tale settore, l’effettiva garanzia del valore fondamentale del pluralismo” (C. Cost., sent. 826/1988) essendo necessario un “rigoroso pluralismo interno” al gestore del servizio pubblico radiotelevisivo.

Dal momento che l’Avviso elide completamente una “procedura” e rimette ogni valutazione a una decisione politica (la votazione di nomina, appunto), esso si pone in contrasto con il divieto costituzionale di avere consiglieri della RAI che siano eletti unicamente in base a un voto politico e non scelti con una procedura selettiva che abbia l’effetto di far sì che i membri del Cda RAI non siano mera espressione della maggioranza parlamentare che sostiene il potere esecutivo.

Di qui la necessità di interpretare l’art. 63 in senso conforme a Costituzione e dichiarare l’illegittimità dell’Avviso nella parte in cui non impone che le candidature vengano esaminate nell’ambito di una “procedura selettiva”. Diversamente, dovrebbe ritenersi che l’art. 63 ha previsto “un sistema […] in contrasto con la giurisprudenza costituzionale” (E. ALBANESI, I media di servizio pubblico ex art. 5 del regolamento europeo sulla libertà dei media (European Media Freedom Act). Commento dell’articolo ed analisi critica della legislazione italiana in materia, 2024, in Astrid Rassegna, 2024, n. 6, par. 4).

I.10.- Vi è di più. La prospettata interpretazione dell’art. 63 è altresì obbligata dalla necessità di interpretare il diritto interno in senso conforme al diritto eurounitario, piuttosto che nel senso che lo pone in contrasto con esso.

Come già ricordato, l’art. 5 dell’EMFA (il regolamento eurounitario avente a oggetto l’indipendenza dei media) impone espressamente che i componenti degli organi amministrativi dei gestori dei servizi pubblici radiotelevisivi siano scelti con procedure “trasparenti”, “non discriminatorie” e basate su “criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori”.

Nel prevedere ciò, l’art. 5 non ha fatto altro che codificare principi e obblighi già presenti nel diritto dell’Unione europea.

Fin dal Protocollo sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri annesso al Trattato di Amsterdam del 1997 (ora Protocollo n. 29 allegato ai Trattati) si è infatti sentita l’esigenza, a livello unionale, di assicurare il pluralismo “interno” al gestore del servizio pubblico radiotelevisivo.

Con riferimento allo specifico contesto italiano, il rapporto della Commissione Europea sul rispetto dello Stato di diritto per il 2023 (cfr. European Commission, 2023, Rule of law Report Country Chapter on the Rule of law situation in Italy, 812 final, pag. 19 ss.) aveva affermato che l’indipendenza dei media di servizio pubblico italiani richiedeva un rafforzamento. Detta indipendenza, peraltro, era stata oggetto di attenzione anche da parte dell’Osservatorio europeo dell’audiovisivo nella sua relazione del 2022 dal titolo “Governance e indipendenza dei media di servizio pubblico”.

Non solo: anche la raccomandazione (UE) 2022/1634 della Commissione ha dettato un catalogo di garanzie interne volontarie che le imprese del settore dei media possono adottare al fine di assicurare l’indipendenza delle decisioni editoriali dei gestori di media di servizio pubblico.

L’Unione Europea ha quindi tra i propri obiettivi il perseguimento dell’obiettivo dell’indipendenza degli organi direttivi dei gestori di media di servizio pubblico già da prima dell’EMFA.

L’interpretazione prospettata dell’art. 63 è pertanto l’unica che rende questa disposizione applicabile perché è l’unica interpretazione che la rende in linea con il diritto eurounitario e quindi l’unica interpretazione conforme al principio di conservazione degli effetti.

I.11.- Non solo. Come rilevato in dottrina, “il tema dell’indipendenza degli organi direttivi del gestore del servizio pubblico radiotelevisivo è al centro anche della nota sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo Manole vs. Moldova, del 2009, ed è stato ripreso, nel 2012, nel contesto di quello che ormai è divenuto il nuovo “ecosistema digitale”, da una ulteriore raccomandazione del Comitato dei Ministri, sulla “governance dei media di servizio pubblico”; questa raccomandazione, evidenziando la necessità del passaggio «from being the State broadcaster – with strong links to the government, and weaker accountability to the wider audience or civil society – to becoming genuine public service media, with editorial and operational independence from the State», ribadisce il peculiare ruolo assunto in Europa dai media di servizio pubblico e invita i legislatori nazionali a predisporre una normativa che garantisca un sistema di governance adeguato, che assicuri la necessaria indipendenza editoriale e l’obbligo di rendere conto del proprio operato al pubblico” (G.E. VIGEVANI, I media di servizio pubblico nell’età della rete, Giappichelli, Torino, 2018, 33).

Il fatto che anche il Consiglio d’Europa abbia sottolineato la necessaria indipendenza degli organi direttivi dei gestori di servizi pubblici radiotelevisivi non fa che confermare la fondatezza del presente motivo di ricorso.

E’ infatti significativo che l’importanza di assicurare questa indipendenza venga imposta (i) dalla Costituzione; (ii) dal diritto unionale; (iii) dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Del resto, anche in dottrina è stato posto l’accento sul fatto che “come si vede, sentenze e documenti di organi diversi, in tempi e condizioni tecnologiche differenti, da un lato collocano il servizio pubblico audiovisivo tra le fondamenta dell’ordinamento democratico, ritenendolo essenziale per la garanzia del pluralismo e dell’identità culturale di ogni nazione, per la promozione delle libertà fondamentali e per il funzionamento della democrazia” (G.E. VIGEVANI, Op. cit., 33).

I.12.- Alla luce delle argomentazioni ora illustrate, gli odierni ricorrenti ritengono che l’Avviso sia illegittimo per contrasto con l’art. 63 sopra citato, oltre che per i profili di eccesso di potere sopra illustrati nel presente motivo di ricorso.

Nella denegata ipotesi in cui l’Ecc.mo Collegio adito non ritenesse di aderire all’interpretazione dell’art. 63 sopra prospettata (ad avviso degli scriventi necessitata perché costituzionalmente ed eurounitariamente orientata), e quindi laddove Codesto Ecc.mo Collegio ritenesse che l’art. 63 Tusma non impone una procedura conforme ai principi (anche eurounitari) in materia di indipendenza dell’organo amministrativo del gestore del servizio pubblico radiotelevisivo e in materia di par condicio (trasparenza, predeterminazione dei criteri, procedimentalizzazione della fase di valutazione), l’art. 63 finirebbe per porsi in frontale contrasto con la Costituzione e con il Regolamento UE sopra citato. In tale (denegata) ipotesi si rende pertanto necessario:

sollevare una questione di legittimità costituzionale per violazione degli artt.21, 43 nonché 3 e 97 Cost. sotto i seguenti profili:

illegittimità costituzionale dell’art. 63 commi 10-16 del D.lgs nella parte in cui non prevede una procedura di selezione rispettosa dei principi di indipendenza degli organi direttivi dell’ente gestore del servizio pubblico radiotelevisivo affermato dalla Corte Costituzionale con riferimento all’art. 21 Cost., nonché dei principi di trasparenza, buon andamento e imparzialità;

illeggittimità costituzionale dell’art.63, comma 15 lett a) e b) del D.lgs 208/2016 perché, ponendo maggioranze consiliare predeterminate, introduce nell’ordinamento norme contrarie nel loro combinato disposto ai principi di indipendenza degli argani direttivi del gestore del servizio pubblico radiotelevisivo dalla maggioranza politica affermati dalle sentenze della Corte Costituzionale.

A tale riguardo, non può tacersi il fatto che la più autorevole dottrina costituzionalistica ha, fin da subito, espresso forti perplessità sulla costituzionalità dell’art. 63.

A titolo di esempio, il costituzionalista (nonché ex vicepresidente della Corte Costituzionale) Enzo Cheli, nel corso dell’audizione del 15 luglio 2015 innanzi alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, ebbe a rilevare quanto segue: “forti dubbi suscitano invece proprio sul terreno della loro costituzionalità le soluzioni che si intendono adottare con riferimento all’investitura degli organi, investitura che fa registrare una netta inversione di marcia rispetto alla riforma del 1975, con un’evidente ricollocazione del servizio nell’area della maggioranza e dell’esecutivo. Questa osservazione mi pare che valga sia con riferimento alla composizione del consiglio di amministrazione, di cui 4 membri su 7 sono espressione della maggioranza e di riflesso del Governo, sia con riferimento alla scelta dell’amministratore delegato, che nasce da una proposta del Governo, sia pure accettata da un consiglio di amministrazione costruito secondo una solida maggioranza politica” (https://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/21/audiz2/audizione/2015/07/15/leg.17.stencomm.data20150715.U1.com21.audiz2.audizione.0064.pdf).

Altrettanto esplicita è la posizione di E. Albanesi, A. Valastro, R. Zaccaria, Diritto dell’informazione e della comunicazione, XII ed., Milano, Cedam, 2023, 310 e ss., secondo i quali “esiste anche un problema di compatibilità costituzionale delle norme vigenti. Alla luce di quanto si è detto, è difficile non scorgere marcati profili d’incostituzionalità in quest’assetto del vertice della RAI. L’Assemblea è nelle mani del Governo (al novantanove per cento). Il Governo esprime direttamente due membri del Consiglio e ne controlla almeno altri due, attraverso la maggioranza parlamentare. L’AD è formalmente designato dal Governo, confermato in Consiglio ed è dotato dei poteri preponderanti in azienda. Il Presidente è condiviso con l’opposizione, pur attraverso la tortuosa trattativa che abbiamo visto. Tutto questo sembra porsi in contrasto esplicito con quanto affermato dalla Corte costituzionale. Il disposto della sentenza n. 69/09 pare ancora rispettato, sia pure formalmente, ma il contrasto è frontale con l’esplicito indirizzo della sent. n. 225/74”. Nello stesso senso, cfr. anche G. E. VIGEVANI, Op. cit., 260 ss.

In tutti questi contributi è sottolineato come l’art. 63 presenta profili di criticità sotto il profilo della legittimità costituzionale, atteso che il sistema di governance della RAI da esso delineato sembra comportare una dipendenza della RAI dall’asse Governo-maggioranza.

I profili di incostituzionalità ora rilevati sono tanto più fondati e meritevoli di apprezzamento se si considera che il procedimento di nomina dei due componenti del Cda RAI di competenza della Camera dei Deputati si inserisce all’interno di un testo normativo che presenta anche ulteriori profili di illegittimità costituzionale con riferimento alla nomina dei componenti scelti dal Governo e alla revoca dei membri del consiglio.

sottoporre alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’art. 267 co. 2 TFUE il seguente quesito: se una disciplina nazionale che preveda la nomina della maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione del fornitore di media di servizio pubblico da parte del parlamento nazionale con votazione dell’assemblea legislativa non preceduta da una procedura basata sui criteri trasparenti, oggettivi e stabiliti in anticipo sia (o meno) conforme all’art. 5 dell’EMFA e ai principi del TFUE in materia di pluralismo dell’informazione, con particolare riferimento al Protocollo n. 29 allegato ai Trattati.

L’esistenza di un contrasto tra le norme dell’art. 63 relative alla nomina dei due componenti del Cda RAI di competenza della Camera dei Deputati e il diritto unionale è stata, del resto, immediatamente rilevata dalla dottrina la quale ha rilevato che queste norme “non sembrano essere volte ad assicurare l’indipendenza degli organi direttivi della RAI, come richiesto dall’art. 5(2) EMFA. Si è già infatti notato come, con l’attuale sistema di nomina, la maggioranza, in quanto almeno quattro membri su sette sono riconducibili a tale binomio Non sembra, poi, che le procedure di nomina si basino su criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati stabiliti in anticipo a livello nazionale, come altresì richiesto dall’art. 5(2) EMFA. I requisiti per essere nominati membri del C.d.A., salvo forse quelli specifici di cui si è fatto sopra menzione, sono assai vaghi («riconosciuta» onorabilità, «prestigio e competenza professionale», «notoria» indipendenza di comportamenti, «significative» esperienze manageriali). La valutazione, compiuta dai nominanti, sul rispetto di tali requisiti appare insindacabile. Il voto parlamentare per l’elezione dei quattro componenti del C.d.A. da parte delle Camere è ovviamente, per sua natura, immotivato; appare tuttavia singolare che la procedura pubblica, avviata con la presentazione delle candidature e la pubblicazione dei curricula, si esaurisca in ciò e non preveda una valutazione comparativa tra i candidati, magari per il tramite di una selezione dei curricula alla luce di (auspicabilmente: ben più stringenti) requisiti previsti dalla legge e di un’audizione dei candidati” (E. ALBANESI, Op. cit.).

II.- ISTANZA CAUTELARE

II.1.- Con riferimento al requisito del fumus boni iuris si richiama quanto illustrato nel precedente par. I e nella sovrastante esposizione della normativa applicabile.

II.2.- Per quanto invece riguarda il requisito del periculum in mora, il pregiudizio grave e irreparabile per gli scriventi è costituito dall’impossibilità, in difetto di un provvedimento cautelare, di partecipare a una procedura rispettosa del principio di par condicio con criteri prestabiliti. L’assenza di una procedura selettiva, infatti, impedisce agli scriventi (i) di presentare una candidatura in modo adeguatamente informato (non essendo noti i criteri di valutazione), (ii) di veder valutata la propria competenza e (iii) di verificare la valutazione dei vari curricula, limitando così il loro stesso diritto di difesa nei confronti dell’esito della votazione della Camera dei Deputati.

In assenza di un provvedimento cautelare, infatti, la Camera non svolgerà alcuna “procedura selettiva” (perché non prevista dall’Avviso) e si limiterà a eleggere i due membri di sua spettanza con una delibera politica, non preceduta da un confronto e dalla “selezione” dei candidati con il curriculum più adatto a ricoprire l’incarico.

In assenza di un provvedimento cautelare, sarebbe pertanto irreparabile il pregiudizio dell’interesse degli scriventi e, ancor più, il pregiudizio dell’interesse pubblico (di cui è portatrice l’intera collettività nazionale) a che vengano nominati come membri del CdA RAI le persone che risultino le più qualificate all’esito di una procedura competitiva trasparente e a che il CdA RAI non sia diretta espressione della maggioranza parlamentare (e quindi del potere esecutivo), ma garantisca anzi il pluralismo dell’informazione.

Solo un provvedimento cautelare di Codesto Ecc.mo Collegio può pertanto impedire il sacrificio degli interessi (pubblici e privati) ora illustrati e consentire che la nomina del Cda RAI avvenga nel rispetto della Costituzione e del diritto comunitario

P.Q.M.

gli scriventi Antonino Rizzo Nervo, Stefano Rolando e Patrizio Rossano, come in epigrafe rappresentati, difesi e domiciliati, chiedono che l’Ecc.mo T.A.R. adito, in accoglimento del presente ricorso, previa concessione della più idonea misura cautelare (e, in particolare, previa sospensione dell’Avviso), voglia annullare e/o accertare la nullità o l’inefficacia degli atti impugnati, con ogni consequenziale pronuncia e con vittoria di spese e di onorari.

In via subordinata, e nei termini descritti al par. I.12.A del presente ricorso, ritenuta la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione, si chiede che l’Ecc.mo Tribunale adito voglia sospendere il presente procedimento, con contestuale sospensione dell’efficacia degli atti impugnati, e rinviare gli atti alla Corte costituzionale per la decisione della questione di legittimità costituzionale dell’art. 63 d.lgs. 208/2021 per contrasto con plurimi paradigmi costituzionali e, all’esito del giudizio incidentale, annullare e/o accertare la nullità o l’inefficacia in parte qua degli atti impugnati, con ogni consequenziale pronuncia e con vittoria di spese e di onorari.

Sempre in via subordinata, e nei termini descritti al par. I.12.B del presente ricorso, ritenuta la questione indispensabile ai fini della risoluzione della controversia, si chiede che l’Ecc.mo Tribunale adito voglia sospendere il presente procedimento, con contestuale sospensione dell’efficacia degli atti impugnati, e rimettere gli atti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sottoponendo alla stessa, il seguente quesito: se una disciplina nazionale (art. 63 d.lgs. 208/2021) che preveda la nomina della maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione del fornitore di media di servizio pubblico

da parte del parlamento nazionale con votazione dell’assemblea legislativa non preceduta da una procedura basata sui criteri trasparenti, oggettivi e stabiliti in anticipo sia (o meno) conforme all’art. 5 dell’EMFA e ai principi del TFUE in materia di pluralismo dell’informazione, con particolare riferimento al Protocollo n. 29 allegato ai Trattati.

Si formula espressa riserva di proporre motivi aggiunti.

Con vittoria di spese (ivi compresa la refusione del contributo unificato) e di onorari.

Ai fini dell’applicazione della normativa sul contributo unificato, si dichiara che la presente controversia comporta il pagamento di un contributo unificato pari a € 650,00.

Si depositano i seguenti documenti:

1) avviso;

2) candidatura;

3) sentenza Corte Cost. n. 225/1974;

4) bando nomina direttori musei statali.

Roma, 29 aprile 2024.

Avv. Giovanni Pravisani

Conferenza stampa alla Camera dei Deputati (2.5. 2024)

Da sinistra: Giovanni Pravisani, Giulio Enea Vigevani, Roberto Zaccaria, Luciana Castellina, Elisa Marincola.

Comunicato

Presentato il ricorso contro l’attuale criterio  di selezione del CdA della Rai

Le attuali procedure e i criteri che presiedono alla nomina del CdA della Rai sono in contrasto con la giurisprudenza costituzionale e violano la legge europea per la libertà dei media appena approvata (EMFA), in particolare l’Articolo 5 del Regolamento.

Nasce da queste premesse il ricorso al TAR che mira a bloccare il rinnovo del CdA della Rai secondo le norme vigenti. Il ricorso è stato presentato nel corso di una conferenza stampa promossa da Articolo 21 insieme a Slc–Cgil, Usigrai, Ucsi, Infocivica, TvMediaWeb, Rete No Bavaglio, Eurovisioni.

L’illustrazione del corposo testo (17 pagine) è stata affidata ai costituzionalisti Roberto Zaccaria e Giulio Enea Vigevani, all’Avv. Giovanni Pravisani, ad Elisa Marincola e Vincenzo Vita, rispettivamente portavoce e garante di Articolo 21.

Il ricorso contesta innanzitutto le modalità di selezione dei quattro candidati espressi da Camera e Senato che dovrebbero essere scelti in base a procedure trasparenti, aperte, efficaci e non discriminatorie e secondo criteri tali da evitare che gli organi direttivi, direttamente o indirettamente, siano espressione esclusiva o preponderante del potere esecutivo e che la loro struttura sia tale da garantirne l’obiettività (sent. n° 225 del 1974).

Obiettivo dei ricorrenti è ottenere la sospensione cautelare della procedura di selezione dei candidati al CdA; in secondo luogo, avendo sollevato profili di incostituzionalità dell’Art. 63 della legge 208, essi contano di ottenere il rinvio della questione alla Corte costituzionale; infine, che la questione sia rimessa alla Corte di Giustizia Europea chiedendo che si pronunci sulla legittimità della legge in vigore a fronte del Regolamento Europeo, il quale, peraltro, ribadisce principi già affermati in Italia dalla Corte.

Hanno avanzato il ricorso al TAR ex dirigenti Rai come Patrizio Rossano, Nino Rizzo Nervo e Stefano Rolando oltre all’estensore del ricorso, l’avvocato Giulio Enea Vigevani.

Roberto Zaccaria, che si è definito il garante dell’iniziativa, ha espresso il desiderio che il Parlamento e la Rai collaborino per porre fine a una procedura considerata irrispettosa innanzitutto nei confronti degli stessi candidati: una procedura che non assicura che i curricula vengano esaminati tenuto conto che non è prevista neanche una commissione che li esamini.

Lettera del Presidente della Federazione dei Civici Europei (FCE) ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati (20.4.2024)

1 thought on “Candidatura per il Consiglio di amministrazione della Rai – Dossier”

  1. Approvo e sostengo con forza la candidatura del Prof. Stefano Rolando al CdA della RAI per le competenze e il rigore dei suoi studi accademici e inoltre per il suo contributo al dibattito pubblico sui temi della comunicazione pubblica oltre che per il suo impegno civico per la libertà di stampa a supporto di una informazione libera, autonoma e indipendente .

    Amici su cui contare.
    S,

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