Podcast n. 94 – Il Mondo Nuovo – 11 maggio 2024 -Da questi podcast, ora un libro.

Il Mondo Nuovo (10.5.2024) – https://www.ilmondonuovo.club/un-libro-da-questi-podcast/

Lo avevo annunciato qui, ma un po’ per inciso. Adesso ne posso parlare come di un fatto compiuto. Stiamo andando verso quota 100, con questi podcast settimanali (oggi siamo a 94). Ma a fine 2023 eravamo a 75. Qualcuno  se li era persi; qualcuno  mi ha detto “ma non hai pensato a…”; qualcuno  ha colto il tema dello “spiegare”, tema  che un po’ li aveva ispirati.

Insomma, si è formata l’idea di raccogliere i testi scritti (certi pezzi avevano  trovato la strada di riviste e giornali, il grosso era raccolto nel mio sito stefanoirolandoi.it; per qualcuno di essi è stato  necessario risentirlo e trascriverlo.

E alla fine il libro, corposo e in attesa di un senso più editoriale, era comunque composto. Ma appunto non finito. Così grazie alle vacanze di Natale l’editing è stato più accurato.

Innanzi tutto, i cinque macro-capitoli in cui distribuire il materiale.

  • All’inizio argomenti sulle nostre radici, ciò che dal passato prossimo è diventato simbolico, comunque identitario. Anche con il ricordo di antichi sentimenti e in particolare con l’analisi di nuove polemiche.
  • Poi una prima area di contenuti politici. La politica interna. Quella qui definita come “la fatica di rigenerarsi”.
  • E poi la “politica internazionale”, ovviamente detta “Una finestra sul mondo”. I fatti che riguardano in fondo un’altra agenda, spesso cornice anche delle nostre storie. Ma comunque legata a dibattiti più generici, molte volte scarsi di interpretazione.
  • Di mezzo le cose di cui mi sono più occupato nella vita: media, post-comunicazione, l’informazione, l’arte, la cultura, lo spettacolo. Frammenti, rispetto all’agenda monumentale di un paese come il nostro. Ma volendolo dire in una parola “frammenti amorosi”. Cioè, spesso riguardanti figure che hanno contato nella mia vita e scommetto quella di molti che mi hanno fatto la gentilezza di ascoltarmi (da Giorgio Gaber a Paolo Grassi, dalle cose monumentali come il Teatro alla Scala alle donne delle nuove sfide civili come Paola Cortellesi o come Michela Murgia).
  • A chiudere, il tema diciamo “collante”, la società. Il campo, cioè, che rispetto alle rappresentazioni di cui si è fin qui parlato (e che sono in sostanza l’offerta) costituisce la domanda. Di cui siamo fieri quando essa chiede, attende, cose buone e belle. Ma che induce anche il commentatore all’autocritica,  come cittadini,  quando la domanda è di cose non propriamente commendevoli. Non mi chiedete su l’uomo è un animale buono o cattivo. Non so rispondere. So che una società per metà in preda a vari analfabetismi, per metà in astensione (non solo elettorale), per metà tendenzialmente dedita all’evasione fiscale, qualche problema lo dichiara.

Ecco insomma il libro, edito da Guerini, 314 pagine, che va in circolazione in questi giorni.

Il Mondo Nuovo ha avuto la gentilezza di pubblicare giorni fa una nota che annunciava la prima presentazione a Milano il 6 maggio. Non è avvenuta il 6 maggio. Ma è avvenuta ieri, 10 maggio,  al Circolo Caldara, non proprio una folla oceanica, ma persone davvero animate da attenzione civica e civile (si svolgeva infatti nella cornice della “Milano Civil Week” con centinaia di eventi in tutta la città”).

Sono grato a Anna Catasta (presidente del Circolo) ai colleghi delle università Bocconi (l’economista sociale  Giorgio Fiorentini) e IULM (lo storico contemporaneista Massimo De Giuseppe) nonché a Paolo Verri (direttore della Fondazione Mondadori, da remoto, cioè dal Salone del libro di Torino), moderati ma soprattutto ben sollecitati dall’editore e giornalista Walter Marossi, per questa prima discussione di cui tengo a cogliere qui qualche spunto che vorrei riferivi.

Sabato l’incontro sul libro è a Melfi, con il corrispondente dell’ANSA da Potenza Mario Restaino e l’assessore al bilancio e alla cultura della città Alessandro Panico, per iniziativa della Associazione Nitti (che è il radicamento melfitano della Fondazione Nitti, diretta da Gianluca Tartaglia). Poi a giugno è in calendario a Roma, per iniziativa del direttore di questo giornale, Giampaolo Sodano alla libreria Panisperna. E si sta tramando qualcosa anche altrove: Torino, Orvieto, Firenze, forse Napoli.

Le parole che emergono nelle discussioni sono tre: divulgazione, spiegazione, nuove forme di comunicazione.

La parola divulgazione è una scelta editoriale, qui fa il titolo. Per un professore universitario – lo ha detto Walter Marossi introducendo – ci vuole un po’ di coraggio perché l’espressione è ancora un po’ biasimata dall’accademia, come fosse una serie B. Anche se in ogni tempo ci sono nomi importanti della ricerca e dell’insegnamento universitario che fanno ottima e importante divulgazione, penso in questo periodo all’eccellente e suggestivo  impegno di Alessandro Barbero – che ha da poco lasciato la cattedra di Storia medievale all’Università del Piemonte Orientale – e  al favore che va incontrando. Io la lego a una missione, come si dice, di “public engagement” che deve riguardare soprattutto università, sistemi editoriali, ambiti di servizio pubblico radiotelevisivo e naturalmente operatori scientifici e culturali. Perché – come la pandemia ha mostrato esemplarmente – insieme all’altro concetto di “spiegare le cose” sono soprattutto le condizioni di crisi, di insufficienza, di bisogno a creare una domanda importante. Ma i nostri sistemi di informazione e conoscenza sono travolti da uno stesso meccanismo che da una parte crea molte nuove fonti e molte opportunità di circolazione, ma dall’altra parte sviluppa assertività, iperfattualità, iper-presentisimo, sganciamento irrimediabile di una notizia dall’altra. Così che alla fine la notizia magari si coglie ma il senso di un processo no. Cioè, il nesso tra notizia e notizia.

Nel dire cose interessanti e giuste i miei colleghi universitari ieri sera mi hanno chiesto di precisare meglio i pubblici che immagino con questo lavoro ogni settimana in rete e a rete (nel senso di creare pezzi parlati e pezzi scritti che connettono più segmenti di pubblico, che spesso alla fine forma audiences interessanti). Per il lavoro che ho fatto negli ultimi trent’anni devo certamente fare riferimento preliminare agli studenti, ai giovani e ai giovanissimi, rispetto a cui credo che la cosa che appare  necessaria sia l’avviamento a un rapporto critico con le notizie e con la storia. Cioè, aiutare a distinguere bene – o almeno meglioil vero dal falso. Ma poi c’è tutta la segmentazione di pubblici un po’ sganciati dalle militanze di un tempo (per la crisi autoreferenziale che continua dei partiti politici) e che scelgono partecipazioni a forme associative, territoriali, civiche. Qui la domanda è sincera, gli strumenti di risposta ancora non del tutto adeguati, spesso in assenza di una mission che soggetti come la Rai hanno governato con sagacia per molti anni, oggi forse smarrendo un po’ la bussola.

Aggiungo per me, in questa esperienza,   il fascino di tornare al parlato, alle forme che una volta erano quelle della radio (per me tuttora fascinoso messo di comunicazione e di relazione, che contiene un fattore di relazione affettiva comunque importante – per i toni, gli accenti, la personalizzazione – e che se trova (come oggi il sistema digitale favorisce) anche sviluppi con la trasformazione scritta, fa approfondire e produce allungamento di offerta.

Ecco, di queste cose è fatta la raccolta dei podcast del 2022 e del 2023:  La divulgazione civile, Guerini, aprile 2024, che si trova in alcune librerie e ovviamente in rete (l’ho visto molto proposto da tante fonti, l’editore stesso, amazon, ibs, hoepli, unilibro, altri).

Vi faccio in conclusione ascoltare i tre minuti scarsi di lancio del libro, fatto da Torino da Paolo Verri, direttore della Fondazione Mondadori, uno dei primi direttori del Salone del libro a Torino, grande organizzatore culturale appassionato dell’editoria che sviluppa identità storica e appartenenza, che dice cose generose, ma con una vibrazione del pensiero e della parola che mi fa piacere trasmettervi.

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