Lettere dalla Merica n. 6/2024 – E se fossimo alla stanchezza del politically correct?

Paolo Giacomoni

2 giugno 2024.

Nell’Italia degli anni cinquanta, quando il Vaticano di papa Pacelli esercitava un imperialismo teocratico indiscusso, l’autocensura era più efficace della Pubblica Sicurezza.

La parola forcipe, per esempio, era una parola proibita. E si era tutti d’accordo che non si usasse in famiglia: si sarebbe dovuto spiegare a cosa serviva e poi chissà, i bambini avrebbero finito col chiedere da dove vengono i bambini, obbligando gli adulti a svelare le proibizioni del sesto comandamento e la base di una struttura etica fondata sulla repressione della sessualità e sulla visione della donna come creatura del diavolo.

Nella Merica del terzo millennio la censura si esercita secondo gli stessi meccanismi puritani.

Con la creazione delle minoranze protette (donne, neri, ebrei, LGBTQ, amerindi) è comunemente accettato che ogni commento su persone appartenenti a queste minoranze, o su azioni di gruppi composti da queste minoranze, è una dichiarazione oscurantista di opposizione ai loro diritti.   

Così l’autocensura si esercita in modo draconiano.

Chi fa domande sulle conseguenze giuridiche del matrimonio gay è accusato di omofobia, chi si preoccupa dell’impatto psicologico della gravidanza per conto terzi è chiaramente antifemminista, chi ha dei dubbi sulla giustificazione morale di certe azioni dello Stato di Israele viene accusato di antisemitismo e chi trova assurda la strategia di certe tribù amerindie per farsi riconsegnare le loro terre in Nord America è indubbiamente un White Supremacist.

In particolare, la matrice puritana del politically correct ha fatto in modo che si evitino le domande o i commenti su quanto costituisce  l’ essenza fisica di una relazione omosessuale. Che viene così ad apparire platonica, mentre tutti sanno che i maschi bianchi dediti a relazioni eterosessuali sono dei perversi edonisti pornofagi pronti a scivolare nella pedofilia o nello stupro.

Le università americane hanno studenti di origini socio-etniche diverse, anche perché ritengono che la diversità costituisca una ricchezza culturale in sé.

Negli anni trascorsi molti studenti in varie università si erano opposti, anche fisicamente, a che studiosi noti per non essere politically correct fossero invitati a dar conferenze o seminari.

Nelle settimane appena trascorse molti studenti in molte università hanno manifestato concretamente contro la politica di Netanhyaou e contro il comportamento dell’esercito israeliano nella banda di Gaza. Questi studenti forse rifiutavano i due pesi e le due misure usati da un lato per sostenere l’Ucraina, la cui popolazione civile è massacrata da un potente vicino dotato dell’arma nucleare, e dall’altro per sostenere un potente paese dotato dell’arma nucleare che massacra la popolazione civile di un paese vicino.

Forse questi studenti erano mossi dal rifiuto dell’ipocrisia della censura imposta dalle minoranze protette, come certi studenti, nel lontano 1968, si agitavano perché rifiutavano la contraddizione tra l’immagine dell’America difensore della libertà e il comportamento dell’America, alleata a un dittatore vietnamita, che bombardava con il Napalm i vietnamiti che combattevano per la loro indipendenza

Che poi, quando c’è l’entusiasmo, si dicano anche delle scemenze colossali, è un dato di fatto, ma questi recenti movimenti potrebbero indicare la stanchezza del politically correct, dell’autocensura imposta dalle minoranze protette, delle fake news e di tutti i conformismi mediatici…il che presagisce favorevolmente per Biden.

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