Presentazione di Massimo Crosti “Nitti interprete del Novecento” (Editoriale Scientifica, 2024). Discutono con l’autore: Giuliano Amato, Francesco Barbagallo e Simona Colarizi. Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 6.2024. Introduzione di Stefano Rolando e videoregistrazione di tutto l’incontro.

Massimo Crosti, Simona Colarizi, Giuliano Amato, Francesco Barbagallo, Stefano Rolando

Videoregistrazione di tutto l’incontro (Treccani/Youtube)

Un saluto e un ringraziamento, a tutti i presenti e a chi segue in streaming questo incontro, da parte della Fondazione “Francesco Saverio Nitti”. Un ringraziamento particolare  a Giuliano Amato, grazie a cui siamo qui oggi e più generale per tutto ciò che ha fatto per il centenario del governo Nitti (1919-1920, che poi la pandemia ha sospinto un po’ negli anni a seguire)  che ci ha portato ormai ad aver chiuso la redazione degli atti che Editoriale Scientifica si appresta a mettere in stampa. Un volume importante di quasi un milione e mezzo di caratteri con oltre settanta contributi. Che abbiamo lasciato nello stile “ibrido” di una serie diversa di eventi, in parte accademici, in parte di incontri, convegni e seminari svolti con carattere di discussione, in parte raccogliendo scritti nuovi e commenti recenti.

La Fondazione opera del 2008, con anni di pregresso di una associazione che avevo avviato  a metà degli anni ’90 di intesa con la famiglia Nitti e che avuto come primo presidente l’amb. Joseph Nitti. Le direttrici si sono concentrate sulla valorizzazione del pensiero e dell’opera politico-istituzionale di Nitti, sulla riqualificazione dei suoi “luoghi” e poi attorno ad una azione culturale a favore della Basilicata, del Mezzogiorno e dell’Italia. Cioè un orientamento della Fondazione come agenzia culturale tesa alla stimolazione del dibattito pubblico.

Le celebrazioni del centenario del governo Nitti – con al centro l’evento in Senato alla presenza del Capo dello Stato – hanno favorito molteplici connessioni istituzionali e scientifiche. Molte fonti di iniziativa sono affiorate. Tra queste il lavoro, svolto in ombra e nel corso degli anni, del prof. Massimo Crosti. Merito di Patrizia Nitti averlo  intercettato, cosa che ha  permesso di farci cogliere l’importanza di un contributo che tiene in equilibrio il rapporto tra “pensiero e azione” di Nitti.

Il tema della “statura culturale” di Nitti lo avevamo messo in programma da tempo. Dall’insediamento del primo comitato scientifico della Fondazione  avvenuto in ambiti crociani a Napoli, con allora presidente il professor Giuseppe Galasso. Ricordo anche che nel lungo colloquio – poi pubblicato in libro, con Bompiani nel 2008 – con la nuora di Nitti (e figlia di Nullo Baldini), Maria Luigia Nitti Baldini, detta “Pimpa” si collocava l’argomento della “deferenza familiare nei confronti della statura culturale di Nitti”, dunque un sentimento interno al quadro familiare – e per giunta di una famiglia esiliata a Parigi durante il fascismo – che ho sempre pensato meritasse più approfondimenti e testimonianze.

Il testo che presentiamo oggi offre molti spunti al riguardo. Un testo frutto di anni di letture e ruminazioni Che, appena ricevuto, ho mandato al comitato scientifico  della Fondazione (presieduto da Luigi Mascilli Migliorini, erede di Giuseppe Galasso) e allo stesso presidente Amato. Unanime la valutazione di favorirne la stampa. Ed eccoci così alla prima presentazione che avviene con due storici di rilievo, Franco Barbagallo – prefatore del libro e primo e insuperato biografo di Nitti – e Simona Colarizi, che ha dedicato largo impegno scientifico all’interpretazione del Novecento e all’età liberale.

Certo, sapevamo di alcuni aspetti allusivi determinati dal calendario a proposito delle celebrazioni del  centenario: quel biennio 1919-1920, dopo il quale si intravedono scene dell’imminente catastrofe. Ma anche il 1924, oggi oggetto di centenari, segnala aspetti allusivi e di discussione. Il contesto politico, ovviamente. Ma anche l’attenzione speciale che c’è sulla figura di Matteotti (cento libri, tra nuovi e riedizioni, costellano la diffusione di tanti eventi, oltre a raccontarci una personalità che va oltre la sua tragedia finale) ci racconta i caratteri salienti di solitudine di un “riformista”, tra fascisti e massimalisti. Questo è anche il profilo di Nitti uomo di Stato, che politicamente continua e approfondisce il sistema di alleanze di governo varato da Giolitti (liberali, popolari socialisti-riformisti) ma subisce duramente anche la tenaglia tra fascisti  e massimalisti in un quadro che il Novecento trasforma in paradigma.

Dicevo prima che il contributo di Crosti si muove nel continuo “relais” tra pensiero e azione.  Che spazia dalla storia all’indagine sul futuro. Lo sguardo di Nitti è sempre complesso. C’è naturalmente il legame con il Mezzogiorno, c’è la centralità culturale – negli anni di formazione – della Napoli del primo Novecento. C’è molta Italia in una lezione che Nitti non  ricava solo dalla traumatica Prima guerra mondiale, perché legge radici più lontane e vede con gli occhi di un progressista il senso della sfida nelle sue potenzialità. C’è l’Europa, per Nitti “senza pace”, che lo rende tuttora come uno dei maggiori  indagatori italiani dell’europeismo,

Infine, nella nostra interlocuzione, nelle nostre iniziative e anche come tema di discussione di questo saggio, la questione di “Nitti senza eredi”. Massimo Crosti dirà la sua. Ma, come ci diceva il prof. Galasso, l’eredità diffusa esiste. Ed essa oggi è preziosa come fonte di contributi per consolidare l’interpretazione legata al suo tempo e alle discontinuità del Novecento.

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