Podcast n. 100 – Il Mondo Nuovo – Sabato 22 giugno 2024 – Rai, ennesima metafora italiana

Stefano Rolando

Versione audio: https://www.ilmondonuovo.club/rai-ennesima-metafora-italiana/

In parallelo il magazine online Il Mondo Nuovo ha pubblicato sull’argomento la nota di commento politico di Franco D’Alfonso : Non governatizzare il cda della Rai

Il ricorso “cautelare” prima al TAR, ora al Consiglio di Stato (udienza il 4 luglio) pone una questione di indipendenza, di conformità costituzionale e di osservanze delle normative europea che in questo momento è vera metafora dell’orientamento dell’Italia verso il rapporto tra politica, istituzioni e media. Lo sforzo in atto non è schermaglia spartitoria. È l’ésprit republicain, diciamo orgoglio civico.

Il mondo civico italiano è parte di questa battaglia civile, europea e di garanzia

Il ricorso per non governativizzare il cda della Rai va avanti. Dal Tar del Lazio (che non lo ha ritenuto infondato) ora al Consiglio di Stato, che ha fissato il 4 luglio.

Franco D’Alfonso

Il caso è montato un poco alla volta. Ma ha preso quota nel momento in cui il TAR del Lazio non  ha ritenuto infondato il ricorso “cautelare” di tre (dei 70) candidati per il rinnovo da parte del Parlamento di quattro membri del cda della Rai: Nino Rizzo Nervo, Stefano Rolando e Patrizio Rossano (tutti e tre con passato dirigenziale in Rai, Stefano Rolando con molto altro nella sua vita professionale, istituzionale e civile). Tre ricorrenti e uno staff di giuristi – con al cuore un nucleo dei costituzionalisti fiorentini di grande reputazione – che ha messo insieme diversi  problemi. Ora la notizia di una certa speditezza: il Consiglio di Stato ha fissato l’udienza il 4 luglio.

Dopo la legge imposta dal governo Renzi, il controllo (a maggioranza) della Rai, in barba alla sentenza della Corte Costituzionale del 1974 (che diede vita alla prima organizzata riforma della Rai) è tornato nelle mani del governo. E per due volte il Parlamento ha fatto finta di fare un “bando di selezione” per nominare i quattro membri che gli spettano (due sono di nomina del governo, uno è eletto dall’assemblea dei lavoratori).  Finta fino al punto di non aprire nemmeno le buste dei tanti candidati che arrivano come normalmente arrivano in un “bando di selezione per competenze e notorio merito”. I quattro posti sono stati per due volte oggetto di spartizione tra i gruppi parlamentari per assicurarne altri due alla maggioranza filo-governativa (quella del momento, si intende, prima di  centro-sinistra, ora di centro-destra). Mai scelti tra i “candidati indipendenti ” ma espressione dell’interesse dei partiti di avere qualcuno a guardia della propria visibilità nella programmazione e soprattutto nei TG.

Questa volta la reazione civica ha riguardato prima di tutto proprio l’aspetto di trasparenza. “Con l’astensione al 51% e con  la qualità partecipativa alla discussione politica dei partiti al 33%, dato recente SWG  – ha detto Stefano Rolando nella conferenza stampa promossa dai giuristi e dai ricorrenti a Montecitorio il 20 giugno – la soglia minima di dignità del Parlamento si  assicura solo se si forma una commissione vera con regole vere che valutano, come si fa abitualmente, titoli e competenze e propone una short list del candidati che hanno partecipato al bando per  una regolare audizione”.

Questo, dunque, uno dei tre  temi del ricorso. Ma i giuristi del ricorso – garante il prof. Roberto Zaccaria, ordinario di diritto costituzionale a Firenze e già presidente della Rai, ma con lui anche Enzo Cheli, vicepresidente emerito della Corte e già primo presidente dell’Agcom, e poi il prof. Giulio Vigevani (della Bicocca di Milano) e ancora il prof. Fabio Ferraro, ordinario di Diritto Unione europea dell’Università di Napoli Federico II, con estensore l’avv. Giovanni Pravisani di Firenze – hanno messo in campo altri due argomenti forti per qualunque valutazione istituzionale:

  • il vulnus costituzionale che si è reso evidente in questi anni tanto che se la questione dovesse tornare in Corte avrebbe larga udienza ;
  • il rischio di illegittimità di qualunque nomina che disattenda gli argomenti sollevati perché  nel frattempo l’Europa ha varato il Freedom Media Act, ampia regolamentazione che prevede che nel campo delle comunicazioni le authority e i servizi pubblici mediatici non devono essere sotto controllo dei governi;  atto già in G.U in Italia  che ha alcuni mesi di tempo per essere applicato formalmente ma che se non viene preso in considerazione aprirà sicuramente la via dell’illegittimità di scelte non ottemperanti e aprirà un rischio di infrazione per l’Italia.

Il mondo civico italiano – pur nella sua complessità – ha preso posizione. Innanzi tutto, varie associazioni professionali indipendenti dai partiti hanno sostenuto i ricorrenti (Infocivica e Eurovisioni il ricorso  di Stefano Rolando; l’associazione TvMediaWeb quello di Rossano; Articolo 21 quello di Rizzo Nervo).

Ma anche la Federazione dei Civici italiani (che si sono chiamati “europei”) ha fatto esprimere al presidente pro-tempore Andrea Fora un sostegno formale presso i presidenti di Camera e Senato di un  metodo di scelte che resta in capo alla centralità del Parlamento ma che non limita le scelte ai soli candidati espressione dei partiti rappresentati in Parlamento ,  garantendo – ha scritto Fora ai presidenti delle due Camere – candidati indipendenti e civici di palese competenza.

La nostra riflessione deve andare ora ad un tema delicatissimo di difesa di regole europee nell’interesse di sistema di bilanciamento e controllo che investe tutto il quadro politico-istituzionale e di cui il tassello del servizio pubblico radiotelevisivo nazionale (“in quanto costituzione materiale del Paese”, è stato ricordato) è espressione emblematica. L’Italia decentrata ha necessità di avere difensori di un assetto equilibrato tra dimensione nazionale e territori. Ma anche la visione degli equilibri istituzionali si sostiene se la corsa verso il “premierato” non assume caratteri di fiancheggiamento del controllo governativo anche sugli ambiti (autorità, servizi pubblici e agenzie di interesse generale) che devono agire senza controllo pregiudiziale governativo, come una chiara norma europea ora regola per tutti gli Stati membri.

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