Memoria Maturità 1966 – Andrea Milani Comparetti, Liceo Carducci MI, miglior studente d’Italia. Elisabetta Andreis intervista Stefano Rolando per il Corriere della Sera (27.6.2024)

Giornate tra giugno e luglio che per più di mezzo milione di ragazzi tra i 18 e i 19 anni significano, anche se con programmi e modalità molto semplificate rispetto al passato, pressione e ansia. I media seguono gli eventi, che coinvolgono naturalmente il mondo della scuola e, appunto, mezzo milione di famiglie. Paginate, per i quotidiani. Tra cui a Milano il Corriere della Sera mette i fari su licei e scuole milanesi. Ne esce che nella storia tra i migliori studenti d’Italia alla maturità dal dopoguerra a oggi ci sia uno studente di uno dei licei storici milanesi, Andrea Milani Comparetti. Tutti dieci, migliore d’Italia nel 1966, “Alfiere del Lavoro” premiato in persona a Palazzo Chigi dal capo del governo di allora Aldo Moro. La sveglissima giornalista del Corriere va in rete e vede connessioni recenti tra me e Andrea (purtroppo scomparso nel 2018, con un mio commosso pezzo di “congedo” poi postato sul mio sito). Ci conosciamo. Risale a me. Prima doveva essere un articolo, poi si opta per un’intervista. Nasce un testo abbastanza dettagliato. Che tuttavia deve essere regolato dopo che la redazione del dorso Milano comunica le misure: 64 righe impaginate. Saltano un po’ di cose. Ma il cuore di quella storia resta. La reductio è buona Rimedio qualche foto. E stamattina esce la pagina (diciamo titolo a pagina piena), con due errorini: la foto adulta di Andrea è attribuita a me (ma nella versione online la cosa è corretta) e mentre io avevo sempre parlato di “compagno di classe” esce nel titolo “compagno di banco” (non posso scusarmi con l’ex compagno di banco perchè non ricordo più chi fosse, era la seconda fila del quartiere centrale). In ogni caso la soddisfazione per restituire un frammento della “specialità” di quella figura (come la sua vita professionale e accademica ha poi dimostrato) e di farlo a Milano – città che non era nè la sua di nascita (Firenze) nè la sua post-universitaria (Pisa, anche da professore di “Matematica celeste”), ma che nella sua vita aveva avuto molta rilevanza, è oggi una cosa per me confortante, una sorta di piccola luce morale accesa su una personalità straordinaria, attorno alla quale mi sono impegnato a lavorare con più profondità.

Le mie due foto non date al Corriere ma che aggiungo più sono qui sotto.

  • Una risale all’anno di scuola 1965, giornale degli studenti Mr. Giosuè, io direttore, Andrea redattore scientifico. Ma come rivela la foto (incredibile per i tempi senza telefonini, fatta nei dieci minuti di intervallo) tutti facevano tutto. Io correvo per i negozi del quartiere per farci dare un po’ di pubblicità e Andrea – la foto è chiara! – vendeva le copie ai compagni di scuola (che lo irridevano. facendo “barchette” con la prima pagina di quel giornale, mentre altri però commentano i contenuti).
  • L’altra foto è degli anni recenti. Autorevole professore a Pisa e advisor di mezzo mondo (tra cui la NASA) nel campo della ricerca matematica sugli astri e in particolare sugli asteroidi.

La versione on line del Corriere della Sera (27.6.2024)

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/24_giugno_27/andrea-il-mio-compagno-di-banco-nipote-di-don-lorenzo-milani-e-miglior-studente-d-italia-131c19ab-2f7c-4d4f-b1db-f87831a33xlk.shtml

La versione a stampa del Corriere della Sera (27.6.2024) – Pagina 6 del dorso Milano

La versione integrale dell’intervista

Per il Corriere della Sera / Milano (registrata il 20.6.2024)

Andrea Milani, futuro matematico celeste, primo in Italia alla maturità 1966[1]

Intervista a Stefano Rolando a cura di Elisabetta Andreis

Stefano Rolando, oggi ancora docente allo IULM a Milano, presidente della Fondazione “Paolo Grassi” e membro del CdA della Fondazione Milano -Scuole civiche di spettacolo, nel corso della vita professionale molte altre cose, tra cui dirigente della Rai e direttore generale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Liceo Carducci negli anni ’60 era stato direttore del giornale degli studenti (il “Mr. Giosue”) e presidente dell’associazione studentesca, ma per la nostra ricerca anche compagno di classe e amico personale del miglior studente d’Italia alla maturità del 1966, Andrea Milani Comparetti, nato a Firenze e trasferitosi poi a Milano, nipote del celebre sacerdote don Lorenzo Milani creatore d della Scuola di Barbiana (un cantiere contro la “scuola socialmente diseguale”). Ecco la sua testimonianza.

Cosa rappresentava il Liceo Carducci nella Milano degli anni ’60?

Il Liceo Carducci era al culmine di un decennio spavaldo, civile, partecipativo. Con una comunità studenti-professori plurale degna della Milano progressista che aveva vissuto quel decennio per separarsi definitivamente da arretratezze ma senza violenza, senza tendenze elitarie, senza spocchia.  Era anche la natura sociale di un liceo classico interclassista, dalle parti di piazzale Loreto, con sguardo attrattivo verso la periferia nord. Insomma, un po’ diverso dai quattro classici del centro storico  – belli, bravi, di buona famiglia – che noi dicevamo scherzando “parlare tutti con la erre moscia”.

Era anche molto viva l’attività studentesca, tra politica, cultura e giornalismo.

Arrivammo alla maturità con una associazione degli studenti e un giornale (il “Mister Giosuè” nato con la Resistenza) palestra di quella generazione (ero stato a capo di entrambi gli organi) e in quella redazione nessuno era controfigura o lì per caso. I nostri predecessori avevano brillato all’università e nella vita democratica. Toccava a noi e avremmo fatto la nostra parte. L’amicizia e la tipografia in comune con la redazione della “Zanzara” del Parini ci aveva fatto partecipare in prima fila al “caso Zanzara” (1966)  e in materia di scuola, costumi e diritti civili, avevamo dato il nostro contributo al caso spartiacque sociale d’Italia, con le due borghesie milanesi – conservatrice e progressista – l’una contro l’altra.

Ricorda nomi che poi hanno avuto ruoli importanti?

Beh, prima di noi uno stuolo. Mi vengono in mente Bettino Craxi, Valerio Onida, Ugo Intini, Claudio Martelli, Aldo Tortorella. Ma se penso a quei nostri anni e alla nostra redazione ricordo che silenzioso in quell’ambito c’era stato Gino Strada (ruvido ma concreto collaboratore proveniente da Sesto S. Giovanni) e c’era stato anche un poliedrico, eclettico, colto nelle scienze e  nelle humanities, di una famiglia colta e agiata fiorentina riparato a Milano, con le sue solitudini e le sue eccezionalità. Andrea Milani Comparetti, classe 1948, figlio di un celebre psichiatra infantile e nipote di un ancor più celebre prete scomodo da poco scomparso che era stato al centro di ogni cronaca per il suo “cantiere di scuola sociale” a Barbiana nel Mugello e per il suo “Lettere a una Professoressa” in cui Andrea  era nientemeno che il “Pierino del Dottore”,  la figura del privilegiato che don Milani additava al modello che la scuola italiana doveva correggere.

Ci racconti la “maturità” di Andrea Milani.

Andrea era tutto fuorché un borghese vanitoso ed elitario. Aveva persino un rapporto rispettoso ma anche critico con il celebre zio. Era parte di una generazione  che lavorava per i cambiamenti. E che aveva le carte in regola per far politica perché la sua pagella non aveva neanche una materia con voto inferiore al dieci. E con tutti i dieci finì la maturità di quell’anno. Traducendo all’impronta dal greco all’italiano e viceversa, dal latino all’italiano e viceversa. Impegnandosi nei primi dieci minuti a scrivere su un rotolino di carta le traduzioni, infilandole nel risvolto dei calzoni per allungare la gamba a quello dietro a lui e far circolare rapidamente la traduzione corretta. Poi i maschi avrebbero lasciato nei gabinetti la traduzione alle ragazze. In Storia e Filosofia era quello che aveva un approccio sempre interpretativo. Sempre ricordando che in Matematica e Fisica era nel suo specifico, di quello scriveva, di quello sapeva praticamente senza aver bisogno dei libri di testo.

Cosa comportava essere miglior studente d’Italia?

A risultati acclarati, tutti dieci, fu convocato a Palazzo Chigi e il presidente del Consiglio che era Aldo Moro  gli diede l’attestato di “Alfiere d’Italia” e gli presentò la migliore studentessa d’Italia, una fiorentina con cui in breve Andrea si fidanzò. Pur dividendosi poi i loro percorsi che per lui presero la via di Pisa, alla Normale, dopo esseri laureato a Milano in Matematica con  i voti più alti, per la specializzazione di Matematica celeste, cioè quella applicata agli astri. Con Andrea il mio  percorso civile proseguì, perché finimmo giovanissimi nella redazione “sperimentale” della rivista Il Mulino a Bologna (metà ventenni e metà quarantenni, per vivere così il Sessantotto, sotto la direzione di Giorgio Galli e chiamati da Enrico Finzi, un ex direttore del Mr. Giosuè del nostro liceo che era diventato redattore capo). Lui a occuparsi di scuola e scienza, io di  analisi dei movimenti giovanili, diritti umani e un po’ di politica estera.  Era uno spettacolo la semplicità del suo approccio e la creatività messa su tutto.

E a Milano quella notizia ebbe risalto?

Quando i giornali a Milano diedero la notizia dello studente del Carducci migliore d’Italia, una grande firma del Giorno – il quotidiano della nostra generazione – credo fosse Nozzoli, lo intervistò.

Ma Milani, lo ammetta, lei è un secchione. Ma no, guardi, io studio pochissimo. E come fa? Ma soprattutto cosa fa? Ma mi occupo di tante cose. Cosa le piace? Beh, insomma le ragazze (sì vero, ma con delusioni). Ho certi hobby (sì vero, gli scacchi, giocando venti partite insieme contro sé stesso). E poi la politica. La politica ? chiede   Nozzoli. Sì la politica. In che senso? Beh, sono comunista. Comunista? Si, iscritto alla FGCI. Ah beh…ma chi è il suo eroe preferito del nostro tempo? Non ho dubbi: John Kennedy.

Rispose così e poco dopo fu radiato dal Pci perché non si poteva essere al tempo comunisti e kennediani. Si spostò un po’ più a sinistra negli anni universitari. Poi si occupò di scienza, soprattutto di asteroidi, mantenendo interessi etici e civili. Ma tenendo la politica a distanza.

Andrea Milani è scomparso piuttosto precocemente, dopo aver compiuto settant’anni.

Sì,  nel 2018 tornando in bicicletta da Pisa verso la sua bella casa a Calci dove lo aspettava la sua compagna Silvia Rigutini (amici d’infanzia perché un bisnonno di Andrea era il Comparetti grande filologo italiano e un nonno o bisnonno di Silvia era il Rigutini grande linguista italiano), si accasciò sul ciglio della strada e non arrivò più a destinazione

Lasciava finito ma incompiuto un saggio sull’etica del nostro tempo, lasciava due figli (suoi e della prima moglie Anna Maria Nobili) e una reputazione mondiale (l’asteroide 4701 porta il suo nome dal 1991). Nel 2010 gli è stato riconosciuto il Brouwer Award assegnato dalla Division on Dynamical Astronomy della American Astronomical Society. Nel 2016 gli è stato assegnato il Premio GAL Hassin. Quest’anno  partirà la missione Hera   sulla quale viaggeranno due CubeSat, uno dei quali porta il suo nome.

Da quel giorno raccolgo le carte per una sua degna biografia.


[1] Versione integrale originale dell’intervista. Poi ridotta dall’intervistatrice nelle 64 righe di impaginato messe a disposizione.

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