Lavoro e mobilità, cantiere materiale ma anche immaginario

Le migliori città del lavoro in Italia” – Presentazione del Rapporto promosso da Fondazione AIDP-Lavoro e Sostenibilità e realizzato da Isfort- Sala della Giunta del Comune di Napoli (2.7.2024).

Il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, all’apertura dei lavori (con esponenti della Fondazione AIDP, Isabella Covilli Faggioli, Matilde Mirandola e Filippo Di Nardo).

Intervento di Stefano Rolando (Università IULM Milano) – svolto a braccio con ampia sintesi

Premessa – Un campo di indagine

L’intervento che segue  richiama lo  svolgimento dell’indagine a cui chi scrive si va dedicando, nel quadro di responsabilità dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” (Scienze Politiche), attorno a un “Rapporto al Sindaco” in materia di analisi e proposta su “Brand Napoli”.

Il punto di sintesi dell’indagine è così riassumibile.

Dopo che sarà emersa la sintesi dell’ascolto delle componenti sociali che è in corso attraverso i focus group attivati  (che tengono per lo più a classificare la gerarchia dei fattori di composizione  di brand inteso come specchio reputazionale),  grazie a questi riscontri si svolgeranno anche alcune  interviste qualificate previste come secondo step.

Intanto andrà a compimento il disegno della cornice del dibattito pubblico (storico, letterario,   mediatico e artistico) per cogliere i valori irrinunciabili e non commettere l’errore di delegittimare il patrimonio di credenze collettive ma cercando di vedere se e come esso sia compatibile con orientamenti di confronto con il futuro più ampi e  socialmente più condivisi.

Tra settembre e ottobre si arriverà dunque al primo documento di problematizzazione, che costituirà prima base di valutazione e discussione e a cui farà seguito il “Rapporto al Sindaco” , punto di integrazioni delle citate fasi.

Mobilità e immaginario

La parola mobilità evoca, quasi per definizione, spostamento materiale.

Lavoro, mobilità, qualità sociale, tendono spesso a connotare processi di organizzazione affrontati da ottiche socio-economiche.

Non c’è rapporto sulla situazione economica e infrastrutturale di un territorio in cui non ci si imbatte in una connotazione dell’espressione, che non tenga conto di fattori concreti: traffico, velocità commerciale, flussi, infrastrutture per i trasporti urbani e extra urbani, modelli trans-mediali, sostenibilità dei processi, eccetera.

Ai confini si collocano le principali narrative urbanistiche con analisi sulle localizzazioni produttive, sulle dinamiche del turismo, sull’evoluzione delle infrastrutture.

Gli spunti che seguono propongono invece un tentativo di dare inquadramento alla parola “mobilità” nell’ambito di processi immateriali, articolando alcuni  brevi punti e una ipotesi di indagine.

Così come attorno al tema del lavoro, centrale è il dibattito sulle dinamiche di questo mercato, sul nesso tra formazione e assorbimento, sulla relazione tra occupazione e disoccupazione, sull’esistenza ovvero sulla scomparsa degli “ascensori sociali”. Eccetera. E anche in questo caso l’approccio  agli aspetti immateriali tengono in conto piuttosto il valore simbolico della materia e  i caratteri valoriali degli aspetti di percezione.

Ecco perché chiedo perdono anticipatamente rispetto all’approccio un po’ sviato di questo mio intervento, che volendo trovare qualche comprensione potrebbe essere accolto come “complementare”.

Mobilità dell’immaginario

Il pensiero collettivo evolve con due dinamiche contrapposte: il sedimento e la volatilità.

In relazione all’evoluzione della qualità del “brand collettivo”, entrambe queste dinamiche presentano ricadute involutive e ricadute evolutive.

  • Perché il sedimento è il contesto di produzione dei luoghi comuni.

Quindi da qui discende la primaria formazione degli stereotipi.

Ma discendono anche le principali narrative creative, ovvero i paradigmi stessi della creatività.

  • Dalla contaminazione (conseguenza naturale della volatilità) si producono fattori antitetici che afferiscono a due articolazioni primarie di un brand: la competitività e i pregiudizi.

Questo primo ambito dinamico costituisce una mappatura di per sé intrecciata e confusa.

Trattata spesso più da dicerie che da analisi.

Dunque, con caratteri ambivalenti, quanto a razionalizzazione interpretativa e quanto a trama evolutiva.

Importante, tuttavia, per classificare le fonti e per introdurre una soglia minima di vaglio critico tra compiacimento e valutazione matura.

Mobilità del sentimento di appartenenza

È necessario riorganizzare i dati nello schema dei sentimenti di appartenenza.

Che muovono non solo lo spirito, ma anche i comportamenti.

Nei caratteri di una città metropolitana questa “appartenenza” ha alcuni aspetti uniformi, ma molti altri aspetti che si articolano entro confini diversi e concentrici: la cerchia urbana, le periferie, i territori di riferimento, la cerchia regionale, la cerchia globale delle comunità emigrate.

  • I primi legami che appaiono in questa “distribuzione” sono quelli di base: i legami familiari (connessioni di sangue) e i legami identitari (connessioni cognitive, educative e culturali).

Alcune analisi che ricorrono nella saggistica sulla materia chiamano, a Napoli, questi due segmenti la napoletanità.

  • In questa sfera – intrecciando le condizioni – appaiono anche legami indicibili, in cui prevale trash e appartenenze malavitose.

Sempre quelle analisi ricomprendono questi “legami” nella forma indicata come la napoletaneria.

  • Seguono i legami economici che, al netto di dinamiche parassitarie, si esprimono con le forme della creatività e del valore aggiunto.
  • Immensa categoria in cui prendono forma legami di appartenenza (e prendono forma le mobilità dei contenuti) è quella del sistema delle rappresentazioni. In esso ogni espressione creativa costruisce storia, movimento, interpretazione, patrimonio e legacy.

Parliamo di: letteratura, arte, musica, cinema, teatro, media e sport.  

Non si riflette abbastanza di quanto i sentimenti di appartenenza avvolgano una comunità in forma molto più fluida e cangiante rispetto ai fattori statici (casa, proprietà, quartiere, eccetera).

Tutti i fattori citati dispongono di vettori, di percorsi, di esperienze, di economie.

Le principali motivazioni del turismo stanno attorno a questa mappa.

Ogni tassello di questa dinamica tende ad occupare un segmento del “brand collettivo”, a rivendicarne i confini e i presidi, pretendendo forme di azionariato e di consultazioni a fronte di opzioni trasformative.

Mobilità migratoria

Flussi umani in entrata e in uscita possono pesare (poco o molto) nel processo di mobilità dell’immaginario per l’inevitabile trasferimento di pensiero; da quello creativo e dinamico a quello statico e ripetitivo.

La distinzione tra esperienza storica ed esperienza contemporanea è necessaria per distinguere la differenza sostanziale delle ragioni di contesto.

Per i tempi recenti:

  • verso il nord e verso l’estero si è mantenuto un flusso in condizioni di selezioni sociali intermedie e alte, sempre meno legate ad ambiti emarginati;
  • dal contado e in generale dal Mezzogiorno, il flusso medio-basso ha carattere legato allo svolgimento di lavori esecutivi/precari tendenzialmente disattesi dalla popolazione urbana.
  • l’approdo dell’immigrazione etno-identitaria internazionale mantiene una mobilità bassa (2,5%) che non incide se non marginalmente sull’ibridazione culturale.

Mobilità negoziale

È questo il territorio più ampiamente definito dai processi che abbiamo riferito a legami di rappresentazione.

Esso – nella sostanziale conservazione del dialetto, delle forme commerciali di tradizione, della permeazione interclassista attorno alla “qualità sociale”, della salvaguardia del repertorio culturale e  artistico di tradizione – agisce, appunto negozialmente sia nelle dinamiche interne che esterne (nazionali e internazionali).

Molti sono gli ambiti che mantengono massa critica nella rappresentazione interna ed esterna:

  • gestione della memoria
  • connotazione delle emotività, dell’affettività e della nostalgia
  • condivisione alimentare
  • teatralizzazione emulativa.

Tutti caratteri che si riferiscono (radici ed evoluzioni) alle dinamiche di brand. Anzi a forme compattate di brand, in cui lo spazio e il tempo assumono caratteri labili  e specialmente estesi rispetto all’evoluzione di altri assetti metropolitani che hanno esercitato un pensionamento delle forme di tradizione rispetto alla forza di chiamata della modernità.

È giusto aver chiamato, nel rapporto oggi presentato, il processo in corso come “Napoli in movimento”.

Ricordo che il negoziato è parte strutturale di questo “dinamismo”.

Con frenate e accelerazioni, con opportunità e rischi. E avendo a mente che esso segue sempre due rotte intrecciate e distinte: quella materiale e quella immateriale.

Mobilità immaginaria e futuro

Questo tema conclude lo schema di ragionamento.

E  apre naturalmente i maggiori interrogativi dell’indagine sul “fecondità” del Brand Napoli.

Questi i punti salienti.

  • Continuità di brand. Il percorso interno prosegue la sedimentazione storica. La città si è modernizzata. Ma le sue dinamiche di rappresentazione mantengono alti profili di tradizione.
  • Separazione di brand. La scelta di trasferimento (nord ed estero) produce acculturazione singolarmente importante ma con incidenza relative nelle dinamiche relazionali e di rappresentazione della comunità residente.
  • La scalfitura delle Immigrazioni. Con un turismo che tende – pur con numeri molto alti – ancora molto al “mordi e fuggi” e con una immigrazione che mantiene livelli bassi (acquisizione di cittadinanza  allo 0,8%)   e socialmente non contaminanti, anche in questo caso l’incidenza sulle forme simboliche è marginale.

Sulla riorganizzazione del pensiero collettivo verso il futuro (il fattore che fa la differenza tra le grandi città del mondo per progettare forme sostenibili di cambiamento) le contaminazioni appaiono ancora trascurabili.

A ciò si associano altre considerazioni.

  • Il percorso interno che abbiamo chiamato “di continuità” è regolato dal paradigma profilato dalla intellettualità napoletana che ha coniato –  in forma “spiritosa”, dunque non dogmatica ma al tempo stesso molto introiettata  – una autopercezione di “umanità migliore”.

Secondo questo approccio il brand inteso come “luogo comune” non viene riprodotto ma, appunto con la mediazione intellettuale, culturale e artistica, viene “adattato” e quindi correlato alle istanze del negoziato identitario necessario per fronteggiare l’insidia del futuro. Aprendosi qui una dialettica – ancora poco evidente – con  la componente scientifica di questa intellettualità che percepisce il futuro più come opportunità che come insidia.

  • In pari tempo la stimolazione dei giovani emigrati (nord-estero) si estende poco sui percorsi di potere/controllo esercitato al presente dalla classe dirigente e non è nemmeno molto presente nel dibattito pubblico.
  • Come si è detto, l’effetto di ibridazione (turismo/immigrazione) incide marginalmente sulla sostanza dell’adattamento di brand (fattori simbolici e rottura dell’autocompiacimento) così da scongiurare la sostituzione dei paradigmi identitari, anche quella parziale che è stata provocata in altri contesti urbani (in Italia e nel mondo) dalla necessità di dare alla premonizione del futuro possibile una parte importante nell’elaborazione del pensiero corrente.


L’ultima considerazione – che sarà oggetto di ogni necessario approfondimento – riguarda il patto civico che comporta il tentativo di equilibrare di più i fattori che appartengono alla tradizione sedimentata rispetto ai fattori che sostengono le narrative rivolte al futuro.

Patto possibile è materia sostanzia perché dell’espressione “Città in movimento”.

Che naturalmente – con tutto il rispetto per le figure apicali della vita dell’intera comunità – ha nella figura del Sindaco l’unico regolatore possibile. Perché eletto, perché principale destinatario della rappresentanza simbolica, perché delegato istituzionale e al tempo stesso sociale  alla rappresentazione esterna.

Pier Paolo Baretta, Chiara Marciani, Armando Carteni, Stefano Rolando.

Nadio Delai, Maurizio Sacconi

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