{"id":11737,"date":"2026-05-22T16:51:44","date_gmt":"2026-05-22T14:51:44","guid":{"rendered":"https:\/\/stefanorolando.it\/?p=11737"},"modified":"2026-05-22T17:00:59","modified_gmt":"2026-05-22T15:00:59","slug":"11737","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/stefanorolando.it\/?p=11737","title":{"rendered":"&#8220;Comunicare la cultura&#8221; &#8211; Dialogo in aula di universit\u00e0 con un professionista del settore. Andrea Maulini."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel quadro della parte finale del corso &#8220;<em>Laboratorio di comunicazione pubblica<\/em>&#8221; all&#8217;Universit\u00e0 IULM di Milano riguardante i temi tra loro connessi della comunicazione della cultura e della comunicazione delle citt\u00e0, uno spazio \u00e8 stato dedicato ad una intervista in aula di un professionista del settore. Ecco le domande e le risposte di  <strong>Andrea Maulini<\/strong>, autore del recente aggiornamento di &#8220;<em>Comunicare la cultura<\/em>&#8221; (ed. Bibliografica).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/stefanorolando.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Comunicare-la-cultura-Cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"536\" height=\"755\" src=\"https:\/\/stefanorolando.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Comunicare-la-cultura-Cover.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11738\" srcset=\"https:\/\/stefanorolando.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Comunicare-la-cultura-Cover.jpg 536w, https:\/\/stefanorolando.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Comunicare-la-cultura-Cover-213x300.jpg 213w\" sizes=\"auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Universit\u00e0 IULM<br><em>Laboratorio di comunicazione pubblica e public branding<\/em><br>Prof. Stefano Rolando<br>Lezione n. 22 \u2013 mercoled\u00ec 13.5.2026<br><strong>Comunicare la cultura<br>Intervista in aula del dott. Andrea Maulini<\/strong><br>(autore di \u201c<em>Comunicare la cultura\u201d<\/em> Ed. Bibliografica).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cultura e futuro. Una annotazione dell\u2019autore nelle ultime righe del saggio<br>\u201cComunicare la cultura\u201d segnala come \u201cnon chiarissima\u201d la risposta avuta da Chat<br>GPT in merito alla relazione tra comunicazione e futuro. Cosa non risulta chiaro?<\/strong><br><em>La frase \u00e8: <\/em>Comunicare la cultura significa trasformare la conoscenza in eredit\u00e0 e l\u2019eredit\u00e0<br>in futuro.<em> Sintatticamente \u00e8 sicuramente chiara e ha un senso. Tuttavia, c\u2019entra poco con<br>la trattazione di questo argomento per come l\u2019ho pensata per questo libro. Ma soprattutto,<br>il concetto di eredit\u00e0, di questi tempi, \u00e8 decisamente complesso e in continuo<br>cambiamento, risulta difficile racchiuderlo in una definizione cos\u00ec semplificata.<br>Se \u00e8 facile concordare con l\u2019espressione \u201ccultura come patrimonio\u201d, \u00e8 forse pi\u00f9<br>complesso dire \u201ccome patrimonio identitario\u201d. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quali preliminari osservazioni?<\/strong><em><br>\u00c8 sicuramente pi\u00f9 complesso, per\u00f2 la cultura rappresenta pienamente non solo un<br>patrimonio identitario, ma direi proprio l\u2019identit\u00e0 di una popolazione, di un territorio, di un<br>tessuto sociale. Paolo Grassi, fondatore insieme a Giorgio Strehler del Piccolo Teatro di<br>Milano, diceva che il teatro \u00e8 un servizio pubblico, esattamente come la metropolitana e i<br>vigili del fuoco. Ed \u00e8 ancora, anzi direi sempre di pi\u00f9, cos\u00ec, per tutte le attivit\u00e0 culturali, non<br>solo per il teatro. L\u2019idea delle Capitali della Cultura, pur se per molti versi da migliorare, va<br>assolutamente nella giusta direzione: \u00e8 il Ministero stesso a scrivere, a questo proposito,<br>che l\u2019obiettivo \u00e8 promuovere lo sviluppo culturale come motore di crescita per l\u2019intera<br>comunit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><strong>Il sottotitolo del saggio evidenzia il trattamento: da un lato strategie dall\u2019altro lato<br>tecniche. In questa correlazione che differenze essenziali appaiono tra la<br>comunicazione aziendale di tipo commerciale e la comunicazione culturale di tipo<br>pubblico?<\/strong><br><em>Le tecniche, i modelli, le expertise sono le stesse per tutti i settori. Il \u201cprodotto\u201d culturale<br>per\u00f2 \u00e8 decisamente pi\u00f9 complesso da comunicare rispetto ad un prodotto commerciale:<br>un vero e proprio caleidoscopio di storie e di storia, di valori, di persone, una complessit\u00e0<br>che i prodotti commerciali non si sognano neanche di avere. La comunicazione culturale,<br>quindi, \u00e8 molto pi\u00f9 difficile della comunicazione commerciale, ma direi di qualsiasi altro<br>tipo di comunicazione. Con un pubblico, peraltro, molto evoluto: presente sul web e sui<br>social da anni, attivo, informato e attento alle novit\u00e0.<br><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In campo culturale fino a che punto \u00e8 presente una dimensione \u201cdi impresa\u201d?<\/strong><em><br>Sicuramente non come dovrebbe. I finanziamenti pubblici, che giustamente sostengono<br>gran parte delle istituzioni culturali italiane, per anni sono stati dati in molti casi \u201ca pioggia\u201d,<br>senza prestare attenzione a una educazione e formazione verso dinamiche imprenditoriali<br> di gestione economicamente \u201cvirtuosa\u201d. Quando, negli ultimi anni, questi finanziamenti                          sono diminuiti in maniera consistente e si \u00e8 cominciato a legarli a indicatori come il<br>numero di spettatori\/visitatori, il fatturato, l\u2019efficacia delle azioni di comunicazione, le<br>strutture culturali hanno avviato a tutti gli effetti un percorso di \u201crodaggio\u201d in questa<br>direzione che solo ora sta cominciando a trovare le prime manifestazioni concrete<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Operando nella comunicazione culturale in Italia quale \u00e8 il giudizio sullo stato delle<br>relazioni tra domanda e offerta?<\/strong><br><em>Come riportato sul libro, per ISTAT, su una popolazione totale di circa 58,9 milioni di<br>italiani, si va dai 5,5 milioni che affermano di avere assistito ad almeno un concerto di<br>musica classica ai 16,8 milioni che hanno visitato almeno un museo o una mostra. Come<br>si vede, un numero non altissimo, anche se negli ultimi anni \u00e8 in crescita e ha<br>praticamente superato i livelli pre-Covid. In termini di marketing, una \u201cnicchia\u201d, cio\u00e8, come<br>da definizione, un numero ristretto di persone che esprimono un bisogno molto specifico.<br>E questo bisogno non sempre trova una corrispondenza di valore, nelle strutture culturali:<br>molte stagioni teatrali, programmazioni culturali, rassegne sono costruite secondo logiche<br>vecchie, anche di decenni, seguendo soprattutto dinamiche interne, certamente non<br>orientate ad un pubblico attento e \u201cattivo\u201d, come l\u2019ho definito precedentemente.                                          Da questo punto di vista, l\u2019approccio pi\u00f9 coerente mi sembra quello dei festival, che vedono nella<br>multidisciplinariet\u00e0 un loro punto di forza: il Festival della letteratura di Mantova, ad<br>esempio, ha nel suo programma un numero di spettacoli e laboratori molto superiore a<br>numerose rassegne che si definiscono \u201cteatrali\u201d<\/em>. <em>Dal punto di vista della comunicazione, <\/em>                               <em>la situazione \u00e8 apparentemente pi\u00f9 confortante: i canali social delle strutture culturali                             sono spesso molto seguiti, con una forte partecipazione da parte degli utenti, <\/em>                                                    <em>ma spesso la loro gestione \u00e8 decisamente migliorabile.                                                                                   In sintesi, la strada da fare \u00e8 ancora molto lunga.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La cultura ha un commitment istituzionale (ministero, assessorati, enti pubblici) e<br>anche un commitment di soggetti produttivi (pubblici e privati). Quali sono le<br>principali cose che vengono chieste ad un professionista della comunicazione?<\/strong><br><em>In realt\u00e0 le dinamiche non sono cos\u00ec diverse: chiaramente nel caso di soggetti produttivi<br>l\u2019obiettivo \u00e8 (anche) la vendita di biglietti e\/o la partecipazione di un consistente numero di<br>persone alle attivit\u00e0 in programma. Per\u00f2 molti committenti istituzionali, spesso, gestiscono<br>direttamente o partecipano alla gestione di eventi culturali, e quindi gli obiettivi spesso<br>sono gli stessi. Soprattutto, quello che ci viene chiesto \u00e8 di lavorare sull\u2019identit\u00e0, o meglio<br>sulla personalit\u00e0 di un ente o di un\u2019istituzione. Il termine che in questi ultimi tempi ci viene<br>citato pi\u00f9 spesso, ad esempio, \u00e8 \u201cautorevolezza\u201d.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Con riferimento alle esperienze professionali, cosa pu\u00f2 essere qui raccontato come<br>un successo e cose come un insuccesso?<\/strong><br><em>Un successo \u00e8 quando il nostro lavoro porta, come accennato al punto precedente, a dei<br>reali cambiamenti nell\u2019identit\u00e0, ma direi nella personalit\u00e0 di un ente per cui lavoriamo. Un<br>percorso non semplice, che per\u00f2 quando funziona (per fortuna spesso) porta<br>all\u2019identificazione di una nuova strada da percorrere, talvolta non chiara all\u2019inizio ma che<br>poi si dimostra quella giusta nel lungo periodo. \u00c8 un lavoro complesso, che richiede anche<br>da parte dell\u2019ente stesso un impegno non da poco, che tuttavia porta assolutamente i suoi<br>frutti: non \u00e8 un caso che per molte di queste strutture il nostro lavoro stia continuando, in<br>un accompagnamento progressivo alla loro crescita, non solo nel campo del marketing e<br>della comunicazione.<br>Gli insuccessi, per fortuna pochi, avvengono quando le strutture che ci coinvolgono in<br>realt\u00e0 non sono pienamente convinte di farlo, o non tutti i responsabili interni lo sono. Ci\u00f2<br>avviene praticamente sempre in strutture piccole, con una componente artigianale e<br>personalizzata (talvolta familiare) molto evidente, che quindi spesso non vogliono<br>effettivamente ragionare, o anche cambiare, identit\u00e0 e approccio. Talvolta siamo riusciti a<br>smuovere queste convinzioni profonde, quasi ataviche, talaltra no.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nell\u2019ipotesi che il commitment sia una istituzione (per definizione guidata da un<br>esponente politico) \u00e8 frequente o infrequente che al professionista chiamato a dare                              un contributo di merito si chieda di orientare la realizzazione \u201ca sinistra\u201d piuttosto<br>che \u201ca destra\u201d?<\/strong><br><em>Per fortuna no, almeno nel mio caso: i pi\u00f9 di 30 anni di lavoro in questo settore mi<br>consentono di essere riconosciuto come autorevole e indipendente, per definire cos\u00ec.<br>Certo, mi capita non raramente di vedere professionisti, non solo della comunicazione,<br>chiamati a lavorare nella cultura spesso senza esperienza specifica, per motivazioni non<br>propriamente chiare. Per\u00f2, quando i riferimenti istituzionali cambiano, chiss\u00e0 come mai,<br>cambiano quasi sempre anche gli staff a loro supporto. In un giro di ruota a cui non voglio<br>e per fortuna non ho mai avuto occasione di partecipare, anche perch\u00e9 pu\u00f2 succedere di<br>rimanere fuori da questo giro, e questo \u00e8 un settore in cui \u00e8 dav<\/em>vero <em>difficile rientrare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><strong>Dopo molti anni di \u201ccantieri\u201d (festival compresi) quale \u00e8 il progetto professionalmente                         \u201ccovato\u201d che \u00e8 rimasto nel cassetto?<\/strong><br><em>Proprio un progetto che abbiamo fatto insieme: la candidatura di Maratea a Capitale<br>Italiana della Cultura, arrivata peraltro tra le 10 finaliste per il Ministero, avrebbe costituito<br>davvero un progetto di grandissima rilevanza, con un impatto sul territorio, non solo<br>locale, ma anche regionale e nazionale, di lungo periodo e una forte attenzione alle aree<br>interne, un tema su cui si sta ragionando molto, anche a livello europeo. Purtroppo, siamo<br>arrivati ad un passo dalla vittoria, ma non pi\u00f9 in l\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019uso dell\u2019espressione \u201cnarrazioni\u201d (nel sottotitolo e in vario modo nel testo)<br>sollecita questa domanda: i media (tradizionali o nuovi che siano) sono \u201ctutto\u201d<br>nella comunicazione della cultura? O c\u2019\u00e8 altro?<\/strong><br><em>C\u2019\u00e8 molto altro: nel libro parlo infatti della moltiplicazione dei \u201cpunti di contatto\u201d (non solo<br>nella cultura, in tutti i settori). I punti di contatto identificano i diversi momenti in cui il<br>cliente e l\u2019azienda (l\u2019ente, l\u2019istituzione\u2026) entrano in contatto, nel corso di tutta l\u2019esperienza<br>di acquisto ma anche di utilizzo di un prodotto: l\u2019interazione infatti pu\u00f2 avvenire attraverso<br>i social media, o un annuncio pubblicitario, leggere recensioni e valutazioni sui portali<br>dedicati, visitare il sito web, ecc\u2026 Ogni persona, luogo, attivit\u00e0, messaggio in qualche<br>modo collegato a un\u2019azienda o a un suo prodotto diventa quindi esso stesso punto di<br>contatto, contribuendo a costruirne l\u2019immagine e la \u201creputazione\u201d complessiva. I mezzi di<br>comunicazione, oltre che primari punti di contatto, diventano perci\u00f2 fondamentali, poich\u00e9<br>riescono a \u201cseguire\u201d il cliente nei suoi comportamenti, identificandone i touch points<br>preferiti, costituendo il veicolo di interazione pi\u00f9 facile e immediato e gestendo eventuali<br>domande e insoddisfazioni. Uno scenario indubbiamente affascinante, che per\u00f2,                                           con la progressiva crescita degli nstrumenti di intelligenza artificiale aumenter\u00e0                                           la sua complessit\u00e0, rendendo il percorso di comunicazione, nella cultura e non,                                    indubbiamente pi\u00f9 difficile.<br><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Viste le slides della lezione precedente, tra cui quella sulle funzioni e quella sulle<br>opere in cui sono elencati tutti i settori (diversi tra loro) in cui si esprime la<br>comunicazione della cultura, \u00e8 immaginabile aggiungere qualche altro settore che<br>potrebbe rientrare in quel perimetro?<\/strong><em><br>Oltre alle macro-aree indicate, che fanno tutte pienamente parte della \u201ccultura\u201d, a<br>sottolineare quella complessit\u00e0 di cui parlavo precedentemente, anche il settore dello<br>sport presenta delle dinamiche simili al settore culturale: molteplicit\u00e0 di valori e di asset di<br>comunicazione, personaggi di grande rilievo da raccontare, un target molto attento, digital<br>e interattivo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel quadro della parte finale del corso &#8220;Laboratorio di comunicazione pubblica&#8221; all&#8217;Universit\u00e0 IULM di Milano riguardante i temi tra loro connessi della comunicazione della cultura e della comunicazione delle citt\u00e0,&#8230; <a class=\"read-more\" href=\"https:\/\/stefanorolando.it\/?p=11737\">[Continue Reading]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[31,23,19,22],"tags":[],"class_list":["post-11737","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura-e-creativita","category-fondazione-paolo-grassi","category-milano","category-universita-e-ricerca","no-post-thumbnail"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11737","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11737"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11737\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11743,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11737\/revisions\/11743"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11737"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11737"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11737"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}