{"id":11801,"date":"2026-05-30T18:48:04","date_gmt":"2026-05-30T16:48:04","guid":{"rendered":"https:\/\/stefanorolando.it\/?p=11801"},"modified":"2026-05-30T19:14:55","modified_gmt":"2026-05-30T17:14:55","slug":"congedi-edgar-morin-pseudonimo-di-edgar-nahoum-parigi-8-luglio-1921-parigi-29-maggio-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/stefanorolando.it\/?p=11801","title":{"rendered":"Congedi. Edgar Morin, pseudonimo di Edgar Nahoum (Parigi, 8 luglio 1921 \u2013 Parigi, 29 maggio 2026)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Riproponendo un suo profilo scritto per &#8220;Relazioni&#8221; (Luca Sossella) nel 2022<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/stefanorolando.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/edgar_morin-e1364212808997.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"310\" height=\"228\" src=\"https:\/\/stefanorolando.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/edgar_morin-e1364212808997.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11802\" style=\"width:680px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/stefanorolando.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/edgar_morin-e1364212808997.jpg 310w, https:\/\/stefanorolando.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/edgar_morin-e1364212808997-300x221.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur avvolto nel mito dell\u2019eternit\u00e0 e soprattutto della <em>creativit\u00e0 eterna<\/em>, Edgar Morin ci ha lasciato ieri a Parigi a 104 anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se c\u2019\u00e8 qualcuno che ha diritto di raccontarlo e segnalare cosa ha rappresentato per la cultura europea e anche per le relazioni intellettuali tra Italia e Francia non sono io, ma il mio pi\u00f9 autorevole collega (ed ex prorettore) Mauro Ceruti, che &nbsp;certamente lo far\u00e0, partendo delle tante cose fatte insieme a lui, libri, ricerche, didattica e condivisioni etico-politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio in Iulm ho conosciuto Edgar Morin \u2013 a cui ogni etichetta sta stretta, sociologo, filosofo, antropologo, epistemologo e sostanzialmente transdisciplinare &#8211;  con l\u2019avventura di intervistarlo il 19 novembre del 2001, due ore nel rettorato della mia Universit\u00e0 che gli dava quel giorno la laurea h.c. in <em>Lingue e letterature straniere<\/em>. Non  immaginavo di parlare con un vecchio partigiano (che lui fu) che taglia con l\u2019accetta il rosso e il nero. Ne avvertivo il rilancio continuo \u2013 quello che fanno i gesuiti per sparigliare \u2013 di una domanda con un\u2019altra domanda. In lui, per\u00f2, non per ragioni di difesa, ma per spostare \u201coltre\u201d i confini della riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa l\u2019annotazione che ho anche scritto in un testo che raccoglie un frammento del perenne dibattito su di lui che mi chiese Luca Sossella per la sua rivista \u201cRelazioni\u201d (n. 3 dell\u2019aprile del 2022, dunque lui gi\u00e0 centenario) e che qui ripropongo per rivolgergli un pensiero e un&nbsp; saluto grato per le tante cose che ci ha dato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Relazioni n. 2\/aprile 2022<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Edgar Morin. Riformare il pensiero, finalizzandolo al rapporto tra studio e conoscenza.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quando, passati i cento anni, si resta meravigliosamente al servizio di un bene limitato ma necessario: la responsabilit\u00e0 personale come radice della libert\u00e0 collettiva.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Stefano Rolando<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Edgar Nahoum \u00e8 uno dei maggiori sociologi e filosofi francesi, con una grande e lunga vita. E\u2019 nato l\u20198 luglio 1921, dunque va ora verso i 101 anni. E negli ultimi tempi, nel quadro della crisi pandemica, \u00e8 probabilmente &nbsp;il pi\u00f9 intervistato intellettuale del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vedo per\u00f2 alcuni segni interrogativi tra i lettori. Anche i pi\u00f9 informati stanno immaginando di essersi persi qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0, perch\u00e9 all\u2019et\u00e0 di 21 anni, un esplosivo giovanotto nato a Parigi, da famiglia ebrea sefardita, gi\u00e0 da dieci anni orfano di madre, figlio di un commerciante di Salonicco (che si considerava \u201claico\u201d), amante della lettura, del cinema, del ciclismo e dell\u2019aviazione &nbsp;(curioso mix, vero?), legato ai socialisti dal tempo della guerra di Spagna,&nbsp; con l\u2019arrivo dei nazisti a Parigi ripar\u00f2 a Tolosa, si un\u00ec alla resistenza in cui si guadagn\u00f2 i gradi militari di tenente, acchiapp\u00f2 in tempo una laurea in giurisprudenza e pens\u00f2 \u2013 anche qui ancora in tempo \u2013 a cambiare il suo pericoloso cognome.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da l\u00ec in poi \u2013 poco prima di conoscere Fran\u00e7ois Mitterrand \u2013 adotta il nome di battaglia di \u201cMorin\u201d, che a guerra finita diventer\u00e0 il suo effettivo cognome. Nel 1941 aderisce al Partito Comunista, nel \u201944 non resiste all\u2019idea di essere a Parigi nei giorni della Liberazione, sposa nel \u201942 Violette Chapellaubeau (cognome vero) con cui va, in divisa militare, a Landau, addetto alla Stato Maggiore della prima armata francese che metter\u00e0 piede in territorio tedesco, finendo nel 1945 capo dell\u2019Ufficio Propaganda del governo militare francese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo primo libro sullo sconquasso di quel tempo \u00e8 dedicato al popolo tedesco, da lui osservato in quello squarcio di disfatta vista da vicino (<em>L\u2019an z\u00e9ro de l\u2019Allemagne<\/em>). Thorez (leader del PCF) lo adocchia e lo inizia alla scrittura di \u201c<em>Lettres fran\u00e7aises<\/em>\u201d. Finisce la guerra, torna a Parigi nel \u201946, abbandona la divisa militare e comincia anche, in posizione anti-staliniana, a frizionare con il Partito Comunista. Nel 1951 viene solennemente espulso. Nella revisione di pensiero e vita, approda al Nouvel Observateur (allora \u201cFrance -Observateur\u201d) e soprattutto al CNRS (<em>Centre National de la recherche scientifique<\/em>) nell\u2019area della antropologia sociale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho deciso di consumare duemila caratteri di quanti ne ho a disposizione per questo testo, per <em>darmi<\/em> e &#8211; se posso dire \u2013 &nbsp;anche <em>darvi <\/em>qualche motivazione circa la lunga, fascinosa, oltremodo prolifica, spaziosa, pluridisciplinare, vita di Edgar Morin. Senza andare avanti ora con la biografia, &nbsp;ma &nbsp;cercando di capire che la sua ricerca non ha mai potuto fare a meno della stori; che la sua filosofia ha avuto sempre bisogno di tenere conto dell\u2019avventura umana; che la sua idea della politica non \u00e8 mai stata disgiunta da un\u2019idea sociale dell\u2019educazione. E, infine, che la sua sociologia non \u00e8 descrittiva (andazzo diffuso) ma in un certo senso predittiva, dal momento che una buona parte dei suoi scritti tende a rispondere a punti interrogativi. Cio\u00e8 alla domanda che perseguita l\u2019uomo contemporaneo: come andr\u00e0 a finire, eccetera, eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha scritto 130 libri e ha avuto 22 lauree <em>honoris causa<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho avuto l\u2019avventura di intervistarlo il 19 novembre del 2001, due ore nella stanza del rettore della mia Universit\u00e0 (lo IULM a Milano) che gli dava quel giorno la laurea h.c. in <em>Lingue e letterature straniere<\/em>, senza immaginare di parlare con un vecchio partigiano che taglia con l\u2019accetta il rosso e il nero, perch\u00e9 ne avvertivo il rilancio continuo \u2013 quello che fanno i gesuiti per sparigliare \u2013 di una domanda con un\u2019altra domanda. In lui, per\u00f2, non per ragioni di difesa, ma per spostare \u201coltre\u201d i confini della riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel quadro di questo fascicolo, che si occupa di riannodare <strong>pensieri sulla transizione pedagogica<\/strong> che dovrebbe accompagnare obbligatoriamente le <strong>quattro transizioni<\/strong> che occupano l\u2019agenda politica del nuovo millennio (<em>la transizione ambientale, la transizione digitale, la transizione energetica, la transizione democratica<\/em>), una idea appare illuminare il campo metodologico. Diciamo, questa idea: se viene meno un robusto pensiero di cornice sulla riorganizzazione della \u201cspiegazione\u201d resteranno incomprensibili i nessi tra quelle rivoluzioni a rischio di separatezza. E ciascuna di esse finir\u00e0 per diventare solo codice narrativo per addetti ai lavori. &nbsp;Insomma, senza metodo generale non ci pu\u00f2 essere una tessitura tra scienza e poteri, tra dinamiche materiali e dinamiche simboliche, tra realt\u00e0 e percezione. E si potrebbe proseguire ancora a lungo in questo \u201ccahier\u201d delle opportunit\u00e0. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il riferimento a Edgar Morin, da questo punto di vista, \u00e8 spontaneo. Perch\u00e9, scorrendo il fiume dei suoi scritti, <strong>il ritorno ai temi dell\u2019educazione \u00e8 costante<\/strong> e avviene in relazione alla sua attenzione cruciale sia al tema della \u201ccomplessit\u00e0\u201d, sia alla sua preoccupazione \u201cdi bandiera\u201d che \u00e8 stata quella di impedire alla cultura di spezzarsi tra approccio tecnico-scientifico e approccio umanistico in nome di una \u201criforma del pensiero\u201d ricondotto al diritto alla conoscenza e non al privilegio dei saperi separati dalla loro missione di generale incivilimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla <strong>necessit\u00e0 di una riforma del pensiero<\/strong> (per regolare e finalizzare studio e conoscenza), Edgar Morin a fine anno ha risposto al direttore di Repubblica Maurizio Molinari che lo ha intervistato per i suoi cento anni (Robinson, 24 dicembre 2021). Argomenti che fanno buona sintesi di molte cose scritte in diverse circostanze soprattutto connettendole con le crisi in atto.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>&#8220;<em>Viviamo una crisi spaventosa del pensiero: persino e soprattutto coloro che sembrano i detentori della verit\u00e0 oggettiva, gli economisti che parlano di calcoli, non si rendono conto che i calcoli non sono sufficienti per comprendere tutti i problemi umani. Il calcolo \u00e8 uno strumento ausiliario necessario, come le statistiche, i sondaggi e tutto il resto. Ma il punto \u00e8 che sono tutti strumenti ausiliari di un pensiero assente o inserito in una serie di dogmi come i dogmi del neoliberismo. Dunque, la situazione \u00e8 grave. Perch\u00e9? Perch\u00e9 viviamo in un&#8217;epoca storica eccezionale. Si pu\u00f2 dire che tutte le epoche siano eccezionali, ma che cos&#8217;ha la nostra? La nostra \u00e8 eccezionale perch\u00e9 comincia con una minaccia su tutta l&#8217;umanit\u00e0, che \u00e8 la bomba di Hiroshima, una minaccia che si moltiplica per follia, per stupidit\u00e0. Per esempio, noi abbiamo la consapevolezza del degrado della biosfera, che ci \u00e8 necessaria per vivere e che ha prodotto il dispiegamento tecno-economico animato dal profitto o dal potere, dalla volont\u00e0 di potenza degli Stati. Le condizioni del pianeta sono degradate in modo spaventoso e poi \u00e8 arrivata la pandemia. Siamo quindi in un&#8217;epoca del tutto nuova dell&#8217;avventura umana.&nbsp;Siamo di fronte a dei rischi spaventosi, che non abbiamo mai percepito in modo cos\u00ec generale, e anche con promesse della scienza e della tecnica talmente favolose che ci si chiede se non potrebbero essere utilizzate non per accrescere i poteri umani, come vogliono i transumanisti, ma per migliorare le relazioni umane&#8221;.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad Alice Scialoja (su Avvenire del 15 aprile 2020) consente di cogliere addirittura <strong>un\u2019anticipazione della crisi in atto ora<\/strong>, con lo sconvolgimento in Europa provocato da una guerra che ha potenzialit\u00e0 autodistruttive non pi\u00f9 percepite dalla fine della seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>\u201c<em>Ci sono forze autodistruttive in gioco negli individui come nelle collettivit\u00e0, inconsapevoli di essere suicidi.<\/em> <em>Fin dove arriveranno questi danni e quando avverr\u00e0 una reazione, non si sa. Da 50 anni sono tra coloro che lanciano l\u2019allerta. Ma i progressi della coscienza sono lenti. \u00c8 tardi. Non lo so. Penso possa esserci devastazione, ma non vedo la distruzione della specie umana. La storia insegna anche come a un certo punto tutto sembri crollare, la romanit\u00e0 per esempio; poi da un processo multisecolare scaturisce qualcosa di nuovo e rivoluzionario. Siamo in un mondo incerto e possiamo immaginare un avvenire in cui intervengono forze catastrofiche, ma la probabilit\u00e0 non \u00e8 mai certezza\u201d.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella lettura che Francesco Bellusci dedica (Doppiozero, 4.1.2022) all\u2019ultimo libro di Edgar Morin <em>Lezioni da un secolo di vita<\/em> (curato da Mauro Ceruti e appena edito in Italia da Mimesis) hanno rilievo <strong>i cenni all\u2019arretramento di questa condizione che sono apparsi nel quadro della pandemia<\/strong>, sia pure nella lotta che si \u00e8 aperta tra il balzo della ricerca scientifica e lo scatenamento della infodemia anti-scientifica. Cos\u00ec Bellusci argomenta lo spunto di analisi di Morin.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>\u201c<em>La possibilit\u00e0 offerta dalla crisi attuale di percepire concretamente la sfida della complessit\u00e0 e di osservare la scienza nel suo procedere per tentativi, errori e controversie, senza l\u2019involucro trionfalistico trasmesso dall\u2019immagine positivista, non \u00e8 servita nell\u2019immediato a rafforzarne il valore di base, cogente e irriducibile per la nostra cultura e per la nostra organizzazione sociale, soprattutto in situazioni di emergenze. Viceversa, l\u2019ha indebolita di fronte all\u2019onda d\u2019urto scatenata dall\u2019infodemia&nbsp;anti-scientifica, con le sue notorie intonazioni complottiste, oscurantiste, sempliciste, che si presenta non meno perniciosa e subdolamente virale della pandemia e che \u00e8 sembrata irrorata da quel meccanismo radicato e inquietante dello spirito umano che Elias Canetti definiva lo \u201c<\/em>schivare il concreto<em>\u201d, l\u2019evitare, cio\u00e8, ci\u00f2 che ci sta vicino ma non si \u00e8 all\u2019altezza di affrontare\u201d<\/em>.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A ridosso del suo centenario, dopo due mesi di scatenamento della pandemia, Le Monde (Nicolas Truong, 19.4.2020) raggiunge Edgar Morin a Montpellier e il resoconto dell\u2019intervista occupa un\u2019intera pagina del quotidiano francese intitolata \u201c<strong><em>Questa crisi dovrebbe aprire le nostre menti a lungo confinate solo sull\u2019immediato<\/em><\/strong>\u201d. &nbsp;Ecco due passaggi sul merito della crisi e un breve spunto per scrutare il dopo.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>\u201c<em>Tutte le futurologie del ventesimo secolo che hanno predetto il futuro trasportando le correnti che attraversano il presente verso il futuro sono crollate. Tuttavia, continuiamo a prevedere il 2025 e il 2050, quando non siamo in grado di comprendere il 2020. L&#8217;esperienza delle inaspettate eruzioni nella storia non \u00e8 quasi penetrata nella coscienza. Tuttavia, l&#8217;arrivo dell\u2019imprevedibile era prevedibile, ma non per sua natura. Da qui la mia massima permanente: <\/em>aspettati l&#8217;inaspettato<em>&#8220;.<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>\u201cNel mio saggio <\/em>Sur la crise<em> (Flammarion), ho cercato di dimostrare che una crisi, oltre la destabilizzazione e l\u2019incertezza che comporta, si manifesta con il fallimento delle normative di un sistema che, per mantenere la sua stabilit\u00e0, inibisce o respinge le deviazioni (feedback negativo). Smettendo di essere repressi, queste deviazioni (feedback positivo) diventano tendenze attive che, se si sviluppano, minacciano sempre di pi\u00f9 di interrompere e bloccare il sistema in crisi. Nei sistemi viventi e soprattutto sociali, lo sviluppo vittorioso di deviazioni che sono diventate tendenze porter\u00e0 a trasformazioni, regressive o progressive, persino a una rivoluzione. La crisi in una societ\u00e0 provoca due processi contraddittori. Il primo stimola l&#8217;immaginazione e la creativit\u00e0 nella ricerca di nuove soluzioni. Il secondo \u00e8 la ricerca di un ritorno alla stabilit\u00e0 passata o l&#8217;adesione a un saluto provvidenziale, nonch\u00e9 la denuncia o l&#8217;immolazione di un colpevole\u201d.<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>\u201cLa post-epidemia sar\u00e0 un&#8217;avventura incerta in cui si svilupperanno la forza del peggio e quella del meglio. Quest&#8217;ultima ancora debole e dispersa. Sappiamo che il peggio non \u00e8 certo, che l&#8217;improbabile pu\u00f2 accadere e che nella battaglia titanica e inestinguibile tra i nemici inseparabili che sono Eros e Thanatos \u00e8 salutare schierarsi dalla parte di Eros\u201d.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Edgar Morin aveva incorniciato nel suo <strong>approccio all\u2019avvenire dell\u2019educazione<\/strong> molti elementi che sono presenti negli spunti pi\u00f9 recenti fin qui accennati. E lo aveva fatto intervenendo a fine secolo all\u2019Unesco in un contributo poi sistematizzato nel testo <em>Les septs savoirs n\u00e9cessaires \u00e0 l\u2019education du futur<\/em>, pubblicati dalla stessa istituzione internazionale. I sette saperi indicati sono: 1<em>) La cecit\u00e0 della conoscenza<\/em>. 2) <em>I principi di una conoscenza pertinente<\/em> (dedicato all\u2019intelligenza). 3) <em>L\u2019insegnamento della condizione umana<\/em>. 4) <em>L\u2019insegnamento della identit\u00e0 terrestre <\/em>(con le considerazioni circa le eredit\u00e0 del XX\u00b0 secolo). 5)&nbsp; Come affrontare le incertezze (dall\u2019approccio alla storia alla complessit\u00e0 della prevedibilit\u00e0 a lungo termine). 6) <em>Come insegnare la comprensione<\/em>. 7) <em>L\u2019etica del genere umano<\/em>. &nbsp;Questo testo, ormai famoso, che riprendeva molti spunti contenuti nel saggio <em>La testa ben fatta<\/em> (edito per i tipi di Cortina nel 2000), si apriva con questo elemento di valutazione riferito al \u201c<strong><em>tallone d\u2019Achille della conoscenza<\/em><\/strong>\u201d:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>\u201cL\u2019educazione deve mostrare che non esiste una conoscenza che non sia minacciata dall\u2019errore e dall\u2019illusione. Una conoscenza non \u00e8 lo specchio delle cose o del mondo esterno. Tutte le percezioni sono nello stesso tempo traduzioni e ricostruzioni cerebrali. Da qui derivano gli innumerevoli errori di percezione. Ad essi si aggiunge l\u2019errore intellettuale. La conoscenza \u00e8 frutto di una traduzione-ricostruzione attraverso i mezzi del linguaggio e del pensiero, perci\u00f2 sperimenta il rischio dell\u2019errore, perch\u00e9 comporta l\u2019interpretazione. La proiezione dei nostri desideri e paure, le perturbazioni mentali provocate dalle nostre emozioni, moltiplicano i nostri errori. Si potrebbe credere di eliminare il rischio d\u2019errore eliminando l\u2019affettivit\u00e0. Ma nei mammiferi (e di pi\u00f9 negli uomini) lo sviluppo dell\u2019intelligenza \u00e8 inseparabile da quello dell\u2019affettivit\u00e0, cio\u00e8 dalla curiosit\u00e0 e dalla passione. Lo sviluppo della conoscenza scientifica \u00e8 un potente mezzo d\u2019individuazione degli errori e di lotta contro le illusioni. Tuttavia, i paradigmi che controllano la scienza possono produrre illusioni e nessuna teoria scientifica \u00e8 immunizzata contro l\u2019errore\u201d.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Terrei per ultima <strong>la chiusa che lo stesso Edgar Morin fa in questo brano di preludio al suo ragionamento<\/strong>, perch\u00e9 in pochissime parole assegna un compito enorme, post-moderno e innovativo, all\u2019educazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimettendoci tutti sulla strada del <strong>recupero critico e autocritico della conoscenza<\/strong>. \u201c<em>L\u2019educazione deve dedicarsi ad individuare le fonti degli errori e delle illusioni\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riproponendo un suo profilo scritto per &#8220;Relazioni&#8221; (Luca Sossella) nel 2022 Pur avvolto nel mito dell\u2019eternit\u00e0 e soprattutto della creativit\u00e0 eterna, Edgar Morin ci ha lasciato ieri a Parigi a&#8230; <a class=\"read-more\" href=\"https:\/\/stefanorolando.it\/?p=11801\">[Continue Reading]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,17,14,54,22],"tags":[],"class_list":["post-11801","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-amici","category-congedi","category-dibattito-storico-politico","category-rivista-relazioni","category-universita-e-ricerca","no-post-thumbnail"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11801","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11801"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11801\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11805,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11801\/revisions\/11805"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11801"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11801"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/stefanorolando.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11801"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}