Lettere dalla Merica – n. 6/2025 -Siamo  tornati all’assolutismo monarchico

Paolo Giacomoni

“È su ordine mio e per il bene dello stato che il latore della presente ha fatto quello che ha fatto”.

 Portrait of Cardinal Richelieu (1585-1642) carrying the cross of the Order of the Holy Spirit (Holy Spirit) – Armand Jean Du Plessis Cardinal and Duke of Richelieu (1585-1642) with a cross of the Order of the Holy Spirit – engraving – 19th century)

Chi non si ricorda di queste parole, vergate dalla mano di Richelieu sul biglietto consegnato a Milady, incaricata di assassinare il Duca di Buckingham?

Qual più illustre esempio di prevaricazione del potere esecutivo sul territorio del potere giudiziario?

Mi si dirà che era in un romanzo che si svolgeva al tempo dell’assolutismo monarchico, e che adesso delle cose così non si verificano più.  Mi si consenta di dissentire. 

Quando un capo dell’esecutivo, come il Presidente degli Stati Uniti, ha come prerogativa garantita dalla Costituzione la facoltà di accordare il perdono ad un condannato, ecco che la tanto decantata virtù della democrazia americana, della separazione dei poteri, del checks and balances, viene a mostrare le proprie vergogne, come il re nudo della fiaba.

Residuo di una legislazione ispirata alla common law aristocratica inglese, dove tutto è permesso purché sia fatto con discrezione, dove le decisioni vengono prese “tra noi” e dove non si pensa che un filibustiere possa entrare nel nostro club, questa facoltà presidenziale di perdonare i condannati e anche di perdonare prima della condanna, come ha fatto Biden per evitare che Trump perseguisse Fauci- à la Richelieu, n’est-ce pas?- non ha dato fastidio a nessun Presidente dell’ultimo secolo, neanche a quelli democratici, da Roosevelt a Truman, da Kennedy a Johnson, da Carter a Clinton, da Obama a Biden. 

E adesso si impreca contro il fatto che quel delinquente che siede alla Casa Bianca perdona tanto i facinorosi che hanno attaccato il Capitol (la Camera dei Deputati) il 6 gennaio 2021, quanto certa gente che froda il fisco per milioni di dollari. E ci si chiede se per caso non c’è profumo di concussione nel perdono di questi, o di fascismo strisciante nel perdono di quelli.

Bisogna smettere di parlare di fascismo strisciante. Smettere di dire che il fascismo si sta installando negli Stati Uniti: il fascismo si è installato, con i vestiti americani del ventunesimo secolo. 

Si è formata una Corte Suprema in cui sei membri su nove vagheggiano un potere affidato ad un uomo forte e fanno di tutto per annacquare, ritardare o smentire le decisioni prese da giudici federali contro certi decreti emessi da Trump in contrasto con la legislazione e con la Costituzione, e quindi non c’è più bisogno di uccidere qualche giudice, come in Germania nel 1933, per mettere la Giustizia al passo dell’oca. 

Non c’è nemmeno bisogno delle Camicie Brune o della Gestapo per minacciare, malmenare e uccidere i cittadini refrattari: oggi basta che il Presidente o uno dei suoi complici dica che una certa persona è sgradevole, e ci sono varie probabilità che un folle armato di fucile da guerra si occupi di “spegnere” l’individuo fastidioso. E questo aumenta l’angoscia quotidiana in quanto le Camicie Brune erano riconoscibili e si poteva cercare di scappare, mentre uno squilibrato tra la folla è invisibile e non si può passare la vita a sfuggire ad ogni essere umano che si incontra per la strada.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *