Paolo Giacomoni (dall’Alabama)

L’altra sera ho visto A hologram for the king, (in italiano: Aspettando il re) in cui Tom Hanks incarna il capo di una missione tecnico-commerciale inviata in Arabia Saudita per vendere al re una tecnologia di intelligenza artificiale,
Il film descrive le relazioni personali intrecciate da Tom Hanks con personaggi locali, l’autista, la dottoressa, l’attachée scientifica, il dirigente arabo, lo psicopompo di corte eccetera.
In una conversazione con l’autista, questi gli dice che non è contento né della sua situazione personale né di come vanno le cose in Arabia e, da bravo americano, Ton Hanks gli dice : « Vai via ! » e l’autista gli risponde «No, voglio stare qui, con una situazione cambiata ».
E qui mi sono tornati in mente «Gli anni di vagabondaggio di Wilhelm Meister » il cui sottotitolo è « I rinunciatari »
Per realizzarsi bisogna rinunciare a cose poco importanti a favore di cose di alto valore etico, dice press’a poco Goethe in Aus meinem Leben.
E aggiunge:“Wer sich den Gesetzen nicht fügen will, muss die Gegend verlassen, wo sie gelten“. Chi non vuole sottomettersi alla legge, deve abbandonare il territorio dove esse sono in vigore.
Ma questo andava bene ai tempi del cuius regio eius religio!
A far così, dopo l’arrivo dei pellegrini in Massachussetts, i cattolici si sono installati nel Maryland, gli anabattisti nell’Ohio, e i Mormoni han dovuto camminare fino allo Utah per trovare un posto in cui professare la loro religione….e quello che era il più bell’aspetto della riforma protestante, il discutere liberamente per interpretare le Scritture, si è trasformato in un silenzio carico d’antipatia di ogni denominazione protestante verso le altre.
Con la creazione di una buona decina di gruppi dogmatici e sclerotici, sostanzialmente clerico fascisti nell’accezione tambroniana del termine. E nel romanzo, i personaggi più «vicini» a Willhem Meister rinunciano a qualcosa di comodo, alla loro vita agiata in Europa, ai loro amici, al loro tran tran quotidiano e se ne vanno oltre oceano.
A me pare che rinuncino in particolare a darsi da fare per migliorare la situazione, hic et nunc e che rinuncino in modo colpevole a un dovere civico.
Ma forse sono troppo mazziniano.
Resta il fatto che, se il principio da seguire è che, se non va bene qui, andiamo più in là, si capisce un po’ la storia della costruzione di questo mostruoso mosaico etnico-socioculturale, composto da individui non abituati alla discussione e non avvezzi alla dialettica della contraddizione. E mentre noi consideriamo l’intuizionismo di Bergson come un accidente nella storia della filosofia europea, popolata maggioritariamente da persone che presentano le loro idee in modo logico, non stupisce che qui il Maître à penser sia Emerson di cui non si può senz’altro dire che fosse di un rigore logico hegeliano o di una determinazione gnoseologica kantiana. Per dirla con Egon Friedell, Emerson conosce solo opinioni provvisorie e verità istantanee. Comincia a sviluppare un’analisi e si pensa che la spinga fino alla fine in modo sistematico per evitare ogni obiezione, ed ecco che improvvisamente salta fuori un’immagine o un paragone che gli sono congeniali e, nel bel mezzo dei passaggi logici, la discussione si porta su altri oggetti” che non hanno niente a che vedere con il tema abbordato in partenza.
Tuttavia questo mosaico mostruoso è composto anche da persone che nutrono un’incrollabile fiducia nel sistema giudiziario e se ne servono e vincono le cause sporte contro l’attuale governo liberticida, e anche da persone che, quando un aereo in avaria si posa sullo Hudson in pieno gennaio, riescono a portare al relitto due battelli-traghetto e un elicottero di sommozzatori e a trasbordare e portare in salvo a riva i 155 passeggeri e l’equipaggio, il tutto in ventiquattro minuti.