Paolo Giacomoni
In luglio avevo scritto che il fascismo si è installato in America. Un fascismo, dicevo, vestito con abiti americani, per cui non c’è bisogno, per esempio, di uccidere qualche giudice, come nella Germania del 1933, per impadronirsi del potere giudiziario e sottometterlo, in quanto la Corte Suprema è stata legalmente formata ed è composta da una maggioranza (6 a 3) di giudici inclini a sostenere un esecutivo forte e reazionario. Non c’è neanche bisogno di uccidere qualche sindacalista, come nell’Italia del 1922, per intimorire e sottomettere la classe operaia perché, grazie all’ “evoluzione” del partito democratico sotto Bill Clinton, i sindacati operai americani gravitano già attorno al partito repubblicano. Restava l’incognita della risposta governativa a movimenti di piazza, scioperi, manifestazioni, con il timore di violenze poliziesche o interventi casuali di fanatici armati.
Malgrado tutto questo, per tranquillizzarmi mi dicevo che no, il fascismo trumpiano da un lato ha dei risvolti comici o grotteschi che mal si addicono a repressioni cruente, e dall’altro non ha costruito niente di simile alle camicie brune, le squadre d’assalto ben organizzate per attaccare i nemici, i comunisti, gli omosessuali, gli studenti, gli immigrati, gli intellettuali, i negri, eccetera.
E qui mi sbagliavo. L’Agenzia che si occupa dell’immigrazione e delle dogane, l’ICE (Immigration and Custom Enforcement) è una pedina importante nella lotta contro l’immigrazione illegale. Negli ultimi mesi il contingente dell’ICE è aumentato del 50% e tende a raddoppiare passando da 20.000 a qualcosa come 40.000 individui. Con circa 10 milioni di immigrati illegali, c’è un agente dell’ICE per 250 immigrati illegali, un rapporto che permetterebbe un lavoro serio per risolvere entro tempi lunghi ma tollerabili, ogni caso individuale. Ma questi agenti non sono reclutati per risolvere l’illegalità caso per caso, sono reclutati per rastrellare, imprigionare e deportare gli immigranti. Contrariamente a quanto si addice al poliziotto britannico e anche a quello americano, questi energumeni non solo hanno dimenticato gli elementi di base della buona educazione, ma in più non portano distintivi di identità e intervengono mascherati come rapinatori di banca.

Questi banditi, profumatamente pagati dal contribuente, che per di più ricevono un “bonus” di 50.000 $ (45.000 Euro), setacciano i quartieri dove vivono gli immigrati, li arrestano e li sequestrano arbitrariamente, indipendentemente da prove o sospetti di crimini commessi, avendo per di più il beneplacito della Corte Suprema che ha decretato (non scherzo) che per interpellare e arrestare persone che potrebbero aver commesso delitti, il colore della pelle e la lingua parlata sono validi criteri di selezione.
Il loro comportamento è più facilmente riassunto nei filmati che si trovano nel comunicato televisivo sovversivo, raggiungibile cliccando sul link qui sotto.
Uno schizzo, diceva Bonaparte, vale più di mille parole.