
Paolo Giacomoni
5.12.2025 – A chi gli aveva fatto notare che una certa azione non era vista di buon occhio dal Vaticano, Stalin avrebbe risposto : «Quante divisioni ha il Papa ? ».
In modo analogo, a chi manifesta ottimismo ed entusiasmo per i sette milioni di persone che hanno partecipato al « No King Day » il 18 ottobre scorso, vien da chiedere: “Quanti scioperi generali può organizzare il partito Democratico?” perché io di metalmeccanici, col fischietto tra i denti e la chiave inglese in pugno, a sfilare per le strade di Pittsburgh e di Detroit, non ne ho visti.
Ma forse mi sbaglio. In un mondo postmoderno in cui si crede che il mercato detiene la soluzione per ogni problema ed in cui la produzione industriale è considerata alla stregua di una inesauribile materia prima, uno sciopero generale dei metalmeccanici giustificherebbe come anticomunista la politica del governo mirata a smantellare per privatizzare a basso costo i servizi federali. E per soprammercato uno sciopero generale non sarebbe capito dai radical-chic che, tra l’altro, di politica sociale non hanno mai capito gran che.
E se Churchill aveva ragione quando diceva che gli Americani finiscono sempre col fare la cosa giusta… dopo aver tentato tutte le altre, allora, visto il gigantesco numero di sciocchezze commesse dal partito Democratico in questi ultimi dodici anni, ci si può permettere un cauto ottimismo ed aspettarsi che finalmente la facciano, la cosa giusta.
E invece i dirigenti del Partito Democratico, ancora una volta, non hanno capito cosa pensano i cittadini e la cosa giusta non l’hanno fatta.
Ma i cittadini si sono espressi, oggi 4 novembre, ed hanno eletto due governatori democratici in Virginia e in New Jersey, ed anche il candidato scelto dai democratici nelle primarie per il seggio di sindaco di New York.
I tre hanno posizioni diverse, chi più chi meno moderato, ma parlano miracolosamente delle stesse cose: quelle che qui si chiamano con un eufemismo: kitchen table issues, quelle cose che in Europa si chiamano problemi sociali, aggettivo proibito qui negli USA, come salario minimo, assicurazioni mediche, trasporti, scuola…
Cose diverse da quelle preconizzate dalla Clinton e dai suoi tirapiedi che continuano a tenere in pugno il partito e che non hanno sostenuto il candidato che era emerso dalle primarie per il seggio di Sindaco di New York, Zohram Mamdani. Tra l’altro, anche DOPO le elezioni, il Senatore di New York Chuck Schumer, capo dei senatori democratici a Washington, ha rifiutato di dire per chi aveva votato, tanto per far saper che, lui, il Mamdani non lo sostiene neanche un po’.
L’auto-proclamato democratico-socialista Zohram Mamdani ha tutte le carte in regola per essere ufficialmente considerato un “buon” democratico, dato che è un emigrato, è di religione mussulmana ed è etnicamente un meticcio indiano-africano ed è quindi perfetto per essere annoverato tra i “diversi”. Malgrado ciò, i “grossi democratici” come Chuck Schumer, Kirsten Gillibrand, Barak Obama e Hakeem Jeffries, hanno preferito sostenere il candidato Cuomo, anche lui democratico, che tra l’altro aveva dovuto dimettersi da governatore di New York a causa di provate accuse di molestie sessuali.
Il lato tragicomico della vicenda è che Cuomo è stato sostenuto anche da Trump, che ha minacciato di sospendere gli aiuti federali alla città di New York se Zohram Mamdani fosse eletto.
E veniamo alla California, dove i cittadini erano chiamati a pronunciarsi sulla proposta del Governatore Democratico, di permettergli di ridisegnare le circoscrizioni elettorali per far sì che un numero maggiore di candidati democratici sia eletto alla Camera dei Deputati Federale (La House of Representatives).
Tutto ebbe inizio quando Trump chiese al Texas di ridisegnare le sue circoscrizioni in modo da dare cinque deputati in più ai repubblicani. E il Texas si mise al Lavoro. E allora il governatore della California decise di fare la stessa cosa, ma sottopose il suo Progetto ai cittadini, che lo approvarono in larga misura il 4 novembre 2025.
E così siamo di nuovo di fronte al paradosso della democrazia americana, che dovunque si vanta della sua dedizione alla protezione delle minoranze, e dove oggi il Popolo autorizza il governatore a disegnare circoscrizioni elettorali ingiuste per controbattere una decisione ingiusta presa da un avversario politico in un altro stato.
Due torti, dice il proverbio, non fanno una ragione. Viene in mente un famoso dialogo portato in scena da Yves Montand. Uno dice: “Che importanza ha, che io mi batta per la causa sbagliata, visto che sono in buona fede?” E l’altro ribatte: “Che importanza ha, che io sia in malafede, visto che mi batto per la causa giusta?”