
Paolo Giacomoni
Jules Ferry, l’inventore della scuola pubblica, laica, obbligatoria e gratuita della terza Repubblica Francese, non immaginava neppure da lontano che si potessero organizzare sovvenzioni statali per le scuole private. L’articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana garantisce a enti e a privati il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo stato, dopo aver chiaramente sancito che la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Anche l’Alabama proibisce allo stato di sovvenzionare scuole confessionali, ma questo è forse dovuto, più che ad un profondo rispetto della laicità dello stato, al fatto che gli anabattisti e i calvinisti, dico per dire, si oppongono a che i soldi che pagano per le tasse vengano spesi, Dio ci protegga, per sovvenzionare l’insegnamento nelle scuole metodiste o episcopali (e viceversa). Tanto più che lo stato, che obbliga le scuole private a rispettare certe norme di igiene, di sicurezza e di non discriminazione, non osa neppur immaginare di imporre un qualsiasi obbligo sul programma di studi e sui metodi di insegnamento.
Malgrado la reputazione di essere ingenui, gli americani sono maestri consumati nel generare situazioni giuridiche che rispettano la lettera della legge mentre ne violano palesemente lo spirito e ne violentano selvaggiamente i principî. E così Alabama, Arizona, Florida, Tennessee, Texas, West Virginia, Iowa, Arkansas e Utah hanno promulgato delle leggi suppergiù simili per cui la famiglia che manda i figli in una scuola privata e che ha un reddito inferiore a un certo limite, ha un credito-tasse (refundable income tax credit) di 7000 dollari all’anno per studente. Settemila! Con un massimo di due studenti all’anno.
Mi si perdoni se insisto: non si tratta di dedurre sette o quattordicimila dollari dall’imponibile, si tratta di deduzioni dall’imposta, e se l’imposta è inferiore al credito, lo stato paga in cash la differenza…per cui, in uno stato come l’Alabama in cui l’imposta sul reddito è del sei-sette percento, gente che guadagna meno di centomila dollari all’anno può ricevere anche diecimila dollari in contanti dallo stato.
E la famiglia che decidesse di tenere i figli in casa e di fornire loro un’educazione casalinga, di cui si possono immaginare le raffinatezze intellettuali, avrebbe diritto ad uno sconto-tasse di 2000 dollari all’anno per figlio. Duemila! Con un massimo di due studenti all’anno.
Altri stati contemplano aiuti finanziari alle scuole private, in condizioni estremamente variabili. Per esempio, il Vermont aiuta le scuole private nelle città dove non c’è la scuola pubblica, la Luisiana dà borse di studio sotto forma di sconto-tasse, la Georgia, il Nevada ed il Montana hanno un sistema di borse di studio considerate come credito di tasse, eccetera. In totale, trentatré stati su cinquanta offrono varie forme di aiuti alle scuole private.
Gli altri diciassette sono ferryanamente tetragoni e si oppongono a qualsivoglia finanziamento pubblico delle scuole private…che sono comunque finanziate da ricchissimi ex-alunni e che spesso fungono da centri di formazione ed auto-selezione delle élites manageriali e finanziarie.
E la scuola pubblica resta a far la Cenerentola, come al solito.