Congedi – Romano Montroni (1939-2026)

L’11 giugno è morto a Bologna Romano Montroni, il più famoso libraio moderno in un’Italia in cui la lettura andava difesa non solo con le chiacchiere e la buona volontà ma con una dedizione professionale alla vendita e alla diffusione dei libri di cui lui è stato uno dei più grandi animatori. Puntando sulla dimensione e la qualità al tempo stesso e creando con il modello delle Librerie Feltrinelli una diga a quella malattia che si chiama “ il libro è una fatica se nessuno ti ha insegnato che può essere anche un piacere”. L’ho ben conosciuto negli anni in cui mi sono occupato istituzionalmente di editoria e in cui era interlocutore necessario perché – a fronte di iniziative, progetti, nome – lui metteva il filtro del buon senso e dell’esperienza. E abbiamo mantenuto amicizia e rispetto. Così che nel 2015 quando presentai a Bologna il mio Citytelling edito da Egea (metodo per ridisegnare le narrative urbane) volle essere al tavolo della discussione, con Roberto Grandi e Massimiliano Panarari, presenti anche Flavia e Romano Prodi (conservo con allegria la foto di quella partecipazione). Ospito qui la nota di congedo  che gli ha dedicato il Resto del Carlino a firma di chi, occupandosi di libri in quella redazione, di Romano Montroni conosce ogni dettaglio di vita e lavoro.

Il Resto del Carlino – Bologna (12.6.2026)

Romano Montroni. Addio al libraio d’Italia. La lettura passione civile

Claudio Cumani

Aveva 86 anni, per quasi quaranta è stato a capo delle librerie Feltrinelli. Amico di Umberto Eco, ha collaborato alla creazione di Librerie.coop.

È stato un punto di riferimento nazionale della divulgazione (chi può dimenticare gli affollatissimi interventi ai Saloni del Libro di Torino?), un fomentatore di interessi (il Comune di Bologna nel 2006 gli attribuì il Nettuno d’oro), un incessante promotore culturale (fino a pochi mesi fa ha continuato ad occuparsi della rassegna cittadina “La voce dei libri“ che ospita i più importanti scrittori non solo italiani). Eppure, era autodidatta.

Era nato nel 1939 in una casermone Ina della prima periferia, padre vigile urbano e madre casalinga. Era una casa senza libri, proprio come quella di uno dei grandi intellettuali bolognesi del Novecento, Ezio Raimondi. La sua università fu il lavoro come aiuto-commesso nella libreria Rizzoli in pieno centro. “È stato lì che mi si è aperto un mondo – raccontava – e che ho capito che non c’era solo il bar per svagarsi. Ho preso un diploma serale e ho trovato gente che mi ha aiutato”. Poi il passaggio al magazzino milanese della Feltrinelli e la scommessa di aprire una libreria sotto le Due Torri per conto di quell’editore. “Fu Giangiacomo a chiedermelo – diceva –. Trascorremmo un pomeriggio con lui e l’allora sindaco Zangheri a contare le persone che passavano nella piazza dove volevamo aprire la libreria”.

L’amicizia con Inge Feltrinelli fece il resto: con lei aprì 55 libreria in giro per l’Italia e in ogni città ci fu una festa. Dopo venne l’Ambasciatori e l’impensabile patto con Oscar Farinetti: 600 metri quadrati dell’ex cinema andarono a Eataly, 900 a Librerie.coop. Si batteva per ampliare il parco dei lettori deboli lavorando soprattutto sulle scuole, non temeva l’effetto Amazon (“Contro un deposito di 650mila di titoli una libreria con 60mila volumi può vincere solo con la qualità”), scriveva libri per spiegare come davvero la cultura si può mettere al servizio degli altri (l’ultimo L’uomo che sussurrava ai lettori è del 2020).

Gli scrittori lo amavano e lui amava gli scrittori. La sua casa di via San Petronio vecchio diventava, dopo ogni presentazione libraria, una sorta di salotto aperto agli amici. Lì fino al 2015 era ospite abituale Umberto Eco (“Se ne stava lì chiacchierando sulla sua poltrona preferita”, ricordava Romano). I due si erano conosciuti ai tempi della Feltrinelli dove il semiologo irrompeva all’improvviso alla testa di un drappello di studenti che incitava a curiosare fra i libri. Ma tutta l’editoria italiana era salita al terzo piano di quell’elegante palazzo giallo-ocra nel cuore di Bologna. Chi ha conosciuto Romano Montroni lo può ricordare solo così, intento fra le scansie a riordinare libri e masticare numeri sugli indici di lettura. Lui, che lettore forte e curioso lo era sul serio. Come il vero libraio d’Italia.

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