di Giovanni Cominelli
da ITALIA OGGI – 11 marzo 2026
Entro il 14 febbraio le famiglie hanno scelto per i pr5opri figli la scuola e l’indirizzo della scuola superiore: Liceo, Tecnico o Professionale? Dei circa 535 mila nuovi iscritti, il 55,8% va ai Licei, circa 299.000 mila; agli Istituti tecnici il 30,84%, circa 165.000; agli Istituti professionali il 13,28%, circa 71.000.
Alla percentuale dei Licei, il Liceo scientifico tradizionale con il Latino porta il contributo più alto, il 13,16%. In aumento il Liceo scientifico delle Scienze applicate e il Liceo delle Scienze umane e quello Economico-sociale. In calo continuo il Liceo classico, oggi al 5,20%. In leggero calo gli Istituti tecnici: l’anno scorso erano il 31%. In crescita leggera, invece, gli Istituti professionali: dal 12,69% al 13,28%. La novità positiva, che Valditara può a buon diritto rivendicare dal lato della sua offerta, sono i 10.532 iscritti alla filiera detta del “4+2”, il doppio dell’anno precedente. Si tratta di un percorso che collega la scuola superiore e la formazione tecnica avanzata, introdotta con l’istituzione degli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori). Significa non più 5, ma 4 anni di Istituto tecnico o professionale, che terminano con il Diploma di Scuola secondaria superiore. Dopo il Diploma si accede a 2 anni di alta formazione tecnica negli ITS. Dal punto di vista delle differenze territoriali, al Nord ci si orienta di più verso gli Istituti tecnici e professionali: gli Istituti tecnici salgono al 35,86%, gli Istituti professionali al 14,7%. In Lombardia i Licei si fermano al 49,44% (ma il Liceo classico sta al 3,2%); in Emilia-Romagna al 46%; in Veneto al 44%. Al Centro-Sud prevale la liceizzazione: record assoluto in Lazio, dove attirano quasi sette studenti su dieci, il Liceo classico arriva all’8,6 %. Dove è più forte storicamente il tessuto produttivo, la maggioranza delle famiglie opta per l’istruzione tecnico-professionale. Un velo pietoso va steso sulla trovata “nazionale” (?) del “Liceo del Made in Italy”. A proposito: perché tutto questo inglese?! In due anni non ha raggiunto i mille studenti. La crisi del Liceo classico è ormai evidente: negli ultimi dieci anni ha perso più del 15% degli iscritti (nel 2016 erano il 6,1%) e si avvia sotto il 5%. Il Ministro Valditara si propone di rilanciarlo. Non pare tuttavia un’idea geniale quella di incominciare ridenominando “Ginnasio” i primi due anni di Liceo. Ahinoi, “nomina sunt consequentia rerum”, non viceversa. Scatterà solo un effetto-nostalgia a beneficio esclusivo dei baby-boomer. In generale, la dimensione umanistica appare in ritirata.
Il Liceo scientifico tradizionale con il Latino – oggi al 13,16% dei nuovi iscritti – ha perso quasi due punti e mezzo in dieci anni, mentre avanza quello delle Scienze applicate, con l’Informatica al posto del Latino, che ormai sfiora il 10%.
Sono in crescita continua anche i Licei delle scienze umane: l’opzione LES – Liceo economico-sociale -, con meno pedagogia, psicologia e filosofia e più ore di diritto e economia, ha raddoppiato gli studenti.
Perché il Liceo classico, che ha formato intere generazioni e classi dirigenti, è ridotto ad una fiammella e perché quello scientifico tradizionale con il Latino perde punti ogni anno?
Per una ragione buona e una cattiva.
Quella buona: l’ascesa dell’istruzione tecnico-professionale è il segno del ritorno di interesse positivo per la produzione e il lavoro. L’Italia è ferma da circa trent’anni sulla via dello sviluppo. Il sistema di istruzione sembra aver puntato più sul capitale relazionale che sul capitale umano: una bella infarinatura umanistica e poi via… alla ricerca di un lavoro a stipendio/salario sempre più basso. Il circolo vizioso è partito in automatico: scarse competenze tecniche, scarsa produttività, poca la ricchezza prodotta e poca da distribuire, stipendi/salari in caduta.
Occorre tuttavia prendere atto che le competenze strettamente tecno-specialistiche non bastano ai nostri ragazzi per andare incontro al mondo. Servono capacità di interpretazione, che sono fornite dalla Storia economica, sociale, politica e culturale e dalle Lingue, approfondite nelle loro radici filologiche. E’ quella capacità che aiuta a mantenere la testa sopra l’onda turbinosa degli eventi. La separazione della dimensione tecnico-scientifica da quella umanistica impoverisce la persona. Al Liceo classico manca la prima, essendo nato nel 1859, con la Legge Casati, prima dell’avvio della seconda rivoluzione industriale in Italia. Riorganizzato da Giovanni Gentile nel 1923, sempre e solo attorno a Latino, Greco, Storia della Filosofia e della Letteratura, aveva quale scopo la preparazione alle professioni liberali ed era l’unica via d’accesso alle Facoltà universitarie.
E la ragione cattiva della crisi? E’ “il facilismo”, tendenza mal-educativa fatale di molti genitori! I Licei delle scienze umane sono assai più facili. Le conseguenze: Diploma facile, Università facile, Dispersione universitaria altissima – il 6/7% degli iscritti abbandona già nel primo anno, il 20% abbandona entro il terzo anno – Disoccupazione e sotto-occupazione finale.