Congedi. Jürgen Habermas (Düsseldorf, 18 giugno 1929 – Starnberg, 14 marzo 2026)

Oggi la casa editrice Suhrkamp Verlag ha dato notizia che uno dei più influenti filosofi, sociologi, epistemologi europei, Jürgen Habermas nato a  Düsseldorf il  18 giugno 1929  è morto nella sua casa di Starnberg, cittadina della Baviera vicina a Monaco, a 96 anni.  

Accanto a molti filoni di ricerca e di riorentamento del pensiero contemporaneo, Habermas, esponente della Scuola di Francoforte  (epicentro della teoria critica che ha vivamente ispirato saperi e approcci culturali della seconda metà del ‘900), ha rappresentato per gli studenti universitari di scienze sociali e politiche della fine degli anni ’60 il riferimento di un approccio critico alla teoria dell’opinione pubblica. Il suo Storia e critica dell’opinione pubblica fu di base per una sociologia antiautoritaria e per il carattere fecondo di una nuova concettualità. Nel mio caso per avermi messo a disposizione fin dall’avvio delle attività professionali nel campo della comunicazione il concetto di “sfera pubblica”  che modificava le separazioni tra Stato, mercato, società e politica. E, se posso permettermi di ricordarlo, aiutando anche negli anni successivi un’idea non burocratica della comunicazione pubblica intesa come perimetro non esclusivo per i soggetti istituzionali ma  come connessione, al tempo stesso convergente e conflittuale, tra poteri, fattori organizzativi, culture professionali e sistemi cognitivi.

Con il suo testo Teoria dell’agire comunicativo (scritto nel 1981 ma pubblicato in Italia dal Mulino nel 1986), mi resi conto che c’era un livello di discussione su questa materia che si avviava ad essere tra le più importanti economie del pianeta, ben al di sopra del tecnicismo che stava prendendo tutte forme di dibattito e che anche la frattura che si andava delineando tra comunicazione commerciale e comunicazione sociale andava letta (e non era cosa facile) in forma superiore.

Cito questo segmento della sua immensa ricerca e immensa produzione scientifica a cui rimando per ogni doveroso inquadramento scientifico e intellettuale. E anche per ricordare, nella sua longevità, l’intelligente ripresa da lui fatta nel 2023 (dunque 94enne) proprio di quel concetto di “sfera pubblica” rivisitato alla luce della trasformazione digitale e del sommovimento socio-cognitivo del nuovo secolo   (Mutamento della sfera pubblica e politica deliberativa, tradotto da L. Corchia e F. Ratti F., a cura e con Introduzione all’edizione italiana di M. Calloni, Raffaello Cortina Editore, 2023). Occasione per ripensamenti, pur nel quadro di un  certo smarrimento più recente  delle discipline delle cosiddette “scienze della comunicazione” in Italia prive di autonomia disciplinare.

Accompagno la notizia con il personale ricordo di una pur fugace conoscenza e con il rispetto dovuto a una figura la cui opera ancora oggi è essenziale per ragionare di democrazia e per capire ragioni di rischio e di declino di questa conquista dell’Europa dopo le tragedie di due guerre mondiali. Proprio sulla rigenerazione dell’unità europea ha scritto, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, due memorabili articoli su Süddeutsche Zeitung, ripresi nel mondo (da noi Repubblica) per sollecitare gli europei a comprendere a fondo l’inderogabilità della scelta.

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