Stefano Rolando
Lunedi 16 marzo il magazine online Il Mondo Nuovo ha pubblicato il mio settimanale podcast, come sempre dedicato ad uno sguardo particolare dei fatti politici, sociali, culturali. Lo sguardo della “rappresentazione”, il modo in cui essi entrano ( o non entrano) nel dibattito pubblico. Il modo con cui molte volte i maggiori significati che tali fatti sottendono non sonoi esattamente quelli invoicati per descriverne l’oggetto.
Anche questa volta (podcast n. 183), a proposito della battaglia referendaria che infuria, ho provato ad applicare questo approccio. Il brano – in audio meno di un quarto d’ora – si è intitolato Referendum alle port. La trasformazione quadripolare. Per segnalare anche la crescita nel corso della campagna non solo del muro contro muro (il si e il no) ma anche la crescita del No sofferto e del Si titubante. Da qui qualche ipotesi sul dopo-voto che potrebbe anche seguire piste meno scontate.
Lo stesso lunedì mi ha chiesto di poter utilizzare la versione scritta (depositato come sempre saul mio sito personale, stefarolando.it) – come mi capita spesso in più direzioni – il quindicinale (post-azionista Non mollare (che riprende la celebre testata di Giustizia&Libertà, pubblicato dalla Fondazione Critica Liberale, che è testata fautrice esplicita del NO. E martedì mi ha chiesto di poter riprendere i brani salienti il quotidiano Il Riformista,. Che è fautore dichiarato del SI.
Questo il link al podcast audio originario
Questo il link alla versione scritta sul sito
Questo il link alla trascrizione sul quindicinale Non Mollare (17.3.2026 – pagg25,26,27)
Questa la parziale trascrrizione (selezione di brani) del quotidiano Il Riformista (18.3.2026, pag. 3)
Non rendo nota questa piccola disseminazione per vanteria (anche se nel 2025 queste forme di connessione hanno prodotto – fonte World Press – ottantamila fruizioni dei miei podcast) né per mirato posizionamento intermedio. Che non è stato affatto mirato, partendo piuttosto dal presupposto di esaminare la riarticolazione dello scontro frontale che, in pratica, ha seguito una maggiore flessibilità dell’incrocio tra le ragioni connesse al tema della giustizia e dei magistrati e le ragioni connesse alla collocazione di questo ricorso all’elettorato nazionale nel quadro di temi politici che per la politica rappresentata del nostro Paese vanno verso un anno cruciale.
Ritengo di aver dato un piccolo contributo alla lettura meno militante e più sistemica non solo della campagna ma anche della incertezza dell’evoluzione del rapporto (reso drammatico dalla crescita dell’astensione) tra domande e offerta di politica in Italia.
Anche ripensando alla storia referendari dell’Italia repubblicana ci sono tracce di due letture.
- Da una parte la necessità di slatentizzare conflitti in seno alla politica ma anche in seno alla società trovando una “soluzione democratica”.
- Dall’altra la coalizione di scopo, non sempre ma molto di frequente diversa dalle coalizioni politico-parlamentari, capace di produrre effetti o comunque evoluzioni non solo sullo specifico referendario.
In questa occasione si potrebbe anche provare a dire che il “muro contro muro” tende a regolare un conflitto con gli occhi prevalentemente rivolti al passato. Mentre l’articolazione almeno quadripolare tra posizioni rigide e posizioni “sofferte”, tra schieramenti ideologici e schieramenti pragmatici, tra attitudini riformatrici e attitudini strumentali, potrebbe avere influenza sugli scenari futuri.