Cosa ci manca di più?
Stefano Rolando
Versione audio:
Tra poco più di una settimana (esattamente il 19 maggio) ricorre il decimo anniversario della morte di Marco Pannella. Ma da qualche giorno il baule dei ricordi ancora abbastanza recenti è aperto per tante anticipazioni da chi ritiene che ci siano cose da dire.
E, come è immaginabile, anche RadioRadicale si prepara alla data, predisponendo uno “speciale” di testimonianze in audio, a cui sono stato invitato da Emilio Targia a partecipare. Anche in memoria di un intenso libro-intervista che feci con Marco Pannella in vista dei suoi 80 anni nel 2009, pubblicato da Bompiani.

Vorrei così proporre, per questo mio 190° podcast sulle pagine di Mondo Nuovo, la stessa registrazione fatta nella testimonianza collettiva che sarà annunciata in questi giorni.
Prima di chiudere questa brevissima introduzione, lascio la parola a lui. Un frammento, ma per sintonizzarci un attimo con una voce che per molti anni è stata inconfondibile nel dibattito pubblico.
E’ la prima volta di Pannella a Tribuna Politica, 6 maggio 1976, introdotto da Jader Jacobelli, in un momento in cui i radicali non erano ancora rappresentati in Parlamento. 3 minuti.
Stefano Rolando per Radioradicale
9.5.2026
C’è qualche vibrazione che si sente nell’aria attorno a questo anniversario.
Come un vento che percorre un senso di vuoto. In parte dovuto alla politica evaporata.
In parte dovuto a figure precise che non ci sono più .
Non vale per tutti, anzi vale per pochi. Ma per Moro, Berlinguer, Craxi e per lui quel vento si fa sentire. Moro per l’efferatezza. Berlinguer per la nostalgia. Craxi per la determinazione.
E per Marco cosa è davvero prevalente?
Affabulatore, seduttore immaginifico, istrione, provocatore. Questo vale per i media. Per chi si accontenta delle forme della politica.
Ma nella sostanza del tempo storico che ci è dato per vivere, per lavorare, per scegliere, le forme sono cipria. Terminano il loro ruolo con la fine biologica.
E la discussione in questo decennale dovrebbe appunto essere sulla sostanza di quel supposto vuoto.
Io provo a dire la mia in poche parole.
- La prima deprivazione che avverto riguarda la coltivazione della memoria nella vita politica e civile. In epoca di taglio radicale (se la parola non viene fraintesa) della memoria storica, perché nessuna ha ovvero nessuno vuole avere più radici. Marco – nella sua retorica quotidiana – non abbandonava mai l’occasione per rifarsi valorialmente alle sue radici. Ovvero alle radici della cultura liberaldemocratica intransigente. Diceva in qualunque conversazione – nel nostro libro-intervista del 2009 lo diceva per ogni tema annunciato per segnare i capitoli – che contava prioritariamente “la compresenza tra vivi e morti”.
- La seconda deprivazione che avverto riguarda il tempo dedicato al dialogo interpersonale, un format quasi abbandonato in epoca di tweet assertivi lanciati solitariamente per l’universo mondo che si crede di raggiungere in un continuo piccolo delirio egocentrico. A Marco interessava la persona che aveva davanti. Gli interessava la capacità di reggere il momento successivo con possibili nuove reciproche domande o dinieghi. Gli interessava tentare di prevalere ma se l’argomento contrapposto lo convinceva era pronto ad aprire un altro sentiero.
- La terza cosa che mi viene in mente non è propriamente una “deprivazione” ma una sorta di anticipazione, di intuizione da mettere a prova di futuro. Riguarda la sua invenzione (condivisa da un frammento di generazione che ha rappresentato la squadra della sua avventura politica) del corpo come oggetto e in qualche modo anche soggetto della politica. Si dirà che questa non è per niente deprivazione, perché oggi il tema è più dilagante. Sì, ma Marco Pannella lo ha gandhianamente ripreso e rielaborato e ne ha fatto una rivoluzione dell’agenda pubblica. Ha avuto seguito sì, ma soprattutto grazie alle donne. Dunque, non è ancora un vero paradigma del tutto affermato. Ma un tema che cambia con il cambiare del dibattito e dell’etica pubblica. Oggi, tra l’altro, con una derivata essenziale per confrontarsi con le crisi del mondo che riguarda la sostanza della priorità dei “diritti umani”.
Infine, vorrei fare una breve osservazione che riguarda la critica che nella vita vissuta gli ha rivolto quasi tutto il ceto politico con lui vivente. Quella di non essere “amalgamabile”.
C’è qualcosa di vero, magari sconfinante nei tratti psicologici. Certamente sconfinante nelle differenze relative alle priorità dell’agire politico. Ma quel che vorrei sottolineare è il confronto con il dato attuale: oggi tutti sono amalgamabili solo per opportunismo. Non per altro.
E Marco Pannella – che era maestro di Opportunismo con la maiuscola, cioè colta una priorità, ci scalava le montagne, diventando quella l’opportunità del momento – non ha mai ceduto all’opportunismo con la o minuscola.

L’avvio del libro-intervista nell’ultimo giorno di legislatura all’Europarlamento (sede di Bruxelles) – 2009.
Stefano Rolando in occsìasione della scomparsa di Marco Pannella: https://www.linkiesta.it/blog/2016/05/intervista-possibile-a-marco-pannella-con-i-suoi-funerali-in-corso
Con Massimo Bordin in occasione della pubblicazione del libro-intervista