Racconto per così dire privato per dire anche che, in condizioni di crisi, l’America c’è.
Paolo Giacomoni (dallo Stato del Connecticut – USA)

Questa foto riguarda un incidente avenuto realmente in Connecticut ma non ha a che vedere con l’episodio trattato in questo testo
L’altra settimana siamo andati a trovare mio figlio Gauthier che abita nel Connecticut, per poi andare a passare qualche giorno nel Vermont.
Così al mattino, sua moglie Leah parte con le bambine e noi, un po’ in ritardo per via di un intoppo con internet, partiamo mezz’ora dopo con la SUV di Gauthier: lui al volante, io al suo fianco, Ségolène dietro Gauthier, il cane nel vano portabagagli e le valigie in uno di quei bauli aerodinamici che si mettono sul tetto.
Le autostrade americane risalgono al New Deal di Franklin Roosevelt e sono più che sature di veicoli. Nel nostro caso si procede a singhiozzo e a un certo punto, saranno state le 11:30, siamo costretti a fermarci.
E in questa posizione veniamo tamponati con violenza inaudita da un minivan bianco.
L’urto imprime un movimento circolare destrogiro alla nostra macchina che sbatte il naso contro il guardrail, ci fa perno e continua la rotazione fino a sbattere con violenza la fiancata sinistra contro il palo di sostegno del guardrail e finisce per rimbalzare finendo perpendicolare al guardrail sulla corsia di emergenza.
Gauthier salta fuori e chiama il 911, io salto fuori e vado a vedere Ségolène: la portiera non si apre e lei ha male a una gamba. I passeggeri del minivan sono illesi. La nostra macchina è demolita.
Alle 11:35 arriva la polizia, alle 11:40 arrivano le ambulanze e i pompieri che in circa dieci minuti estraggono Ségolène e, accessoriamente, riescono a far tacere il clacson del minivan che ululava angosciosamente.
I pompieri mettono Ségolène su una barella e la caricano su una delle ambulanze che a mezzogiorno mi dà l’indirizzo del pronto soccorso di New Haven e se ne va con Ségolène. Qualche minuto dopo, la seconda ambulanza prende i passeggeri del minivan bianco: uno era un ragazzino autistico che doveva essere accompagnato da qualche parte.
Intanto sono arrivati anche i carri attrezzi che sgomberano la corsia occupata dal minivan bianco e mettono il nostro SUV in carreggiata.
Il cane, che era saltato fuori al momento dell’impatto, è stato recuperato da un’automobile cinquanta metri più in là e un passeggero è venuto a chiamarci per avvertirci. Così il cane è stato ripreso con il guinzaglio.
Il baule porta valigie si era staccato dal tetto ed era volato trenta metri più in là e gli uomini dei carri attrezzi l’hanno rimesso sul tetto. Poi abbiamo rimorchiato la nostra macchina fino ad un garage dove si lasciano i relitti e da lì abbiamo cercato di affittare un’automobile.
Leah è tornata indietro a prendere il cane, la macchina in affitto è arrivata, abbiamo discusso con l’assicurazione del minivan su chi deve pagare il noleggio dell’automobile e alle 15:10 io ero al pronto soccorso davanti alla Ségolène che aveva una frattura al femore e per cui si prevedeva la sostituzione dell’anca. Verso le 15:30 la responsabile del servizio delle ambulanze che era venuta sul luogo dell’incidente, è venuta a vedere come la Ségolène.
Era martedì 12 maggio. Il mercoledì sera è stata operata. Il sabato è stata trasferita verso un centro di rieducazione dove ora impara a camminare con gli appositi sostegni. Il chirurgo dice che tutto è OK e che può tornare a casa quando vuole. Il 31 maggio torniamo in Alabama.