
(Parigi, 30-3-1944 – Arezzo, 10.7.2026)
A S. Salvatore in Lauro (Roma) il 13.7.2026

Maria Luisa Nitti

Cara sorellina, già dall’età io di 8 anni e tu di 4, formavamo una piccola famiglia, perché papà morendo ci aveva lasciate sole.
La prima tappa fu rue Vavin a Parigi dove zia Filomena e Daniel avevano raggruppato assieme ai loro figli noi e quelli di Luigia.
I nonni erano tornati a Roma, alla caduta del fascismo, per preparare il nostro ritorno. Poco prima della morte di papà a Roma nel 1947 abbiamo quindi abitato dai nonni materni anche loro tornati dall’esilio.
Alla fine del 1948, mamma si risposò e venne con il consorte a prenderci a Roma per riportaci a Parigi. Da allora cominciò il nostro calvario.
All’età di 14 anni scappai a Roma dove tutta la mia famiglia paterna e materna mi diede l’affetto sufficiente per ritrovare un certo equilibrio. Tu rimanesti ostaggio loro.
Ci siamo ritrovate molto più tardi, dopo vite difficili, soprattutto per te che hai perso un figlio. Eravamo molto diverse ma avevamo saputo costruire.
A te e Stefano Rolando dobbiamo la Fondazione Nitti che fu il sogno della zia Filomena.
Recentemente, guardando una foto in cui ti tenevo in braccio, tu avevi 6 mesi e io 4 anni, capì che ero ridiventata veramente la “sorella maggiore” e che non potevo lasciarti sola in questa ultima prova.
Di fatto la mia presenza continua ti ha sempre rassicurata fino alla fine.
Ormai quella pace e quell’amore che hai tanto cercati nella tua vita terrena, li ritroverai nella luce di Dio, insieme a tutte le persone che non hanno mai smesso di amarti.
Yves Marek

Ho avuto il privilegio di conoscere Patrizia Nitti trentatré anni fa, quando lavoravo accanto al Ministro francese della Cultura, Jacques Toubon. In quel periodo stava preparando la straordinaria mostra dedicata ai cavalli di Marino Marini in Place Vendôme a Parigi e mi coinvolse in quella che sarebbe diventata una bella avventura. Aveva avuto una di quelle intuizioni folgoranti che le erano proprie: proiettare con un raggio laser, sulla piazza, l’ombra della statua equestre di Luigi XIV che si ergeva nella piazza prima della costruzione della Colonna Vendôme. In quell’idea era già racchiuso il suo talento: la capacità di far dialogare la storia con il presente, di trasformare la memoria in emozione, di dare nuova vita al patrimonio culturale.
Ebbi poi la fortuna di ammirare molte delle grandi mostre che aveva ideato come i pittori di Montparnasse ad Aosta, Monet a Roma. Sapevo che aveva organizzato l’arrivo al Louvre del Tesoro di Boscoreale, che aveva guidato la Fondazione Roma-Europa. Era già una delle più autorevoli protagoniste del dialogo culturale tra la Francia e l’Italia.
Fu per me del tutto naturale pertanto rivolgermi a lei nel 99, quando il Senato francese mi affidò la direzione del Musée du Luxembourg. Il museo sembrava assopito in un profondo torpore. Io e Patrizia condividevamo un’ambizione che sembrava irrealizzabile a molti: trasformarlo in uno dei grandi musei europei con esposizioni temporanee di alto livello, fondando la sua identità sul Rinascimento italiano e sull’arte moderna.
I dieci anni che abbiamo condiviso sono stati un autentico fuoco d’artificio di idee, di bellezza e di entusiasmo. Insieme siamo riusciti a fare del Musée du Luxembourg il primo museo di Parigi sede di mostre superando perfino il Grand Palais e il Louvre. Molte delle nostre esposizioni sono state inserite da The Art Newspaper fra le dieci migliori mostre al mondo, con un flusso di quasi cinque milioni di visitatori: un risultato che il museo non ha mai più raggiunto.
Quel successo era dovuto al talento e alle doti diplomatiche di Patrizia Nitti.
Rare sono le personalità in grado di riunire un commitato scientifico con i maggiori studiosi europei. Conservo ancora un ricordo luminoso di quelle riunioni nelle quali prendevano forma progetti scientifici e interi cataloghi. Erano momenti giubilatori di ebbrezza intellettuale, nei quali il sapere diventava dialogo fecondo, in una straordinaria avventura della conoscenza.
Grazie a Patrizia abbiamo realizzato in Francia la più grande mostra mai dedicata a Raffaello — un progetto che molti, persino al Louvre, ritenevano impossibile — e poi Botticelli, Veronese profano, Tiziano, Arcimboldo e tante altre esposizioni accolte in seguito al Palazzo Reale di Milano e a Castel Sant’Elmo a Napoli. Otteneva prestiti straordinari con una naturalezza che aveva qualcosa di prodigioso.
Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, che volle insignirla della più alta onorificenza della Repubblica Italiana per il suo straordinario contributo alla cultura, così come il Presidente Giorgio Napolitano, ci fecero l’onore di venire a Parigi per inaugurare alcune delle nostre esposizioni, riconoscendone l’alto valore culturale.
Bisognava vedere Patrizia all’opera per rendersi conto del lavoro dietro le quinte, dietro ogni singolo progetto.
L’eleganza della scrittura, l’arte raffinata della diplomazia, la conoscenza profonda delle istituzioni, la comprensione degli uomini e dei meccanismi decisionali le consentivano di raggiungere obiettivi impossibili per tutti gli altri. Con lei ho visto sfilare a Parigi Capolavori mai arrivati prima in Francia , e talvolta mai neppure usciti dai musei italiani che li custodivano.
A lei dobbiamo anche le magnifiche porte bronzee scolpite da Cecco Bonanotte per il Musée du Luxembourg. Così il primo museo voluto da Maria de’ Medici conserverà per sempre l’impronta di quella straordinaria avventura italiana che Patrizia seppe immaginare e realizzare.
Dopo il Musée du Luxembourg diede nuova vita, con lo stesso straordinario talento, anche al Musée Maillol, con memorabili esposizioni dedicate ai Medici, ad Artemisia Gentileschi, agli Etruschi, a Pompei e all’arte del vetro di Murano. Esposizioni alle quali ebbi ancora il piacere di collaborare.
Patrizia, con la sua figura esile, il sorriso ironico e una grazia assolutamente naturale, possedeva un’energia inesauribile. Nulla, o quasi, sembrava poterle resistere.
Ricordo che, durante la mostra Raffaello. Grazia e Bellezza, trascorrevamo ore davanti alla Fornarina, alla Velata e al ritratto di Baldassarre Castiglione. Il tempo sembrava sospeso. Parlavamo spesso di quella parola così cara al Rinascimento italiano: “la sprezzatura”. Quell’arte suprema, descritta da Baldassarre Castiglione, di compiere le imprese più difficili con una naturalezza tale da cancellare ogni traccia dello sforzo. Patrizia Nitti era la sprezzatura.
In qualità di ambasciatore, di responsabile culturale al servizio delle istituzioni francesi, sento il dovere di dire quanto la Francia, il Senato e le relazioni franco-italiane debbano a Patrizia Nitti. Poche sono le personalità che hanno avuto il suo impatto nell’ambiente culturale, contribuendo a far conoscere in Francia il patrimonio artistico italiano, con rigore scientifico, intelligenza diplomatica e soprattutto con apertura e generosità .
Ma al dilà del suo operato di indiscusso valore, la mia intenzione è di rendere omaggio a una grande Donna. Dietro il suo sguardo sorridente, la sua discrezione e il suo sottile senso dell’umorismo si intuivano la saggezza dell’antica Roma, la finezza dei grandi statisti e della diplomazia italiana, ma soprattutto un’infinita tenerezza verso gli altri e un amore profondo per il sud e per la sua Basilicata. Patrizia Nitti ha portato in Francia, un’idea alta di Cultura e di Civiltà, libere da ogni stereotipo, non appannaggio di menti borghesi, ma nutrimento per l’intera società, senza limiti né pregiudizi, un’idea della quale ritengo che l’Italia conservi il segreto.
Lo ha fatto senz’altro attraverso le sue creazioni, la sua intelligenza e professionalità, ma soprattutto attraverso il suo modo di essere. Conserverò per sempre il ricordo della sua grazia rara, dell’ eleganza, quasi aristocratica. Conserverò sempre, con infinita gratitudine, il ricordo degli anni di complicità che abbiamo vissuto, delle grandi avventure culturali affrontate insieme, delle prove che Patrizia ha saputo attraversare con straordinaria dignità e anche delle battaglie che talvolta ha dovuto combattere contro la gelosia e la mediocrità.
Un immenso grazie, grazie di cuore per tutto, Patrizia.
Gianluca Tartaglia

Pur sapendo delle complicatissime condizioni di salute speravo in un miracolo. Venerdì scorso la triste notizia della sua scomparsa, avvenuta nell’hospice di Arezzo dov’era assistita, mi ha molto addolorato.
Patrizia è stata una apprezzatissima donna di cultura che ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità, in Italia e in Francia, con la professionalità, la competenza e il garbo che le erano proprie.
L’ho conosciuta tanti anni fa. Punto di riferimento, insieme alla sorella Maria Luisa, di mio padre intento a riallacciare i rapporti con la famiglia Nitti dopo la scomparsa della zia Filomena per la ricostruzione del centro culturale Nitti di Melfi ridotto ad un rudere.
Non si sottrasse a quel caloroso invito. Venne a Melfi, qui rappresentato dal presidente del consiglio comunale Vincenzo Destino, insieme a Stefano Rolando. Fu il primo di tanti viaggi nella nostra città e l’inizio di una bella amicizia con la nostra famiglia in continuità con il passato.
Il frutto di quell’impegno comune portò alla costituzione dell’associazione e della Fondazione Nitti, all’ inserimento del castello di Melfi nei monumenti da ristrutturare con i proventi dell’enalotto, al recupero del centro culturale Nitti. Luogo di incontro e di eventi qualificati per la crescita culturale e civile della nostra comunità.
La sua presenza è stata continua in questi anni. In particolare in occasione del 25 aprile a testimonianza del suo impegno antifascista. I suoi interventi sono stati sempre misurati, efficaci, mai banali. Resi unici dal suo accento francese “regalo” dell’esilio della famiglia Nitti durante il fascismo.
Personalmente devo molto a Patrizia come amica e come presidente dell’associazione Nitti. È stata una figura importante della mia vita. Mi mancheranno le lunghe telefonate durante le quali progettavamo le nostre iniziative culturali, i suggerimenti, i continui incitamenti, la soddisfazione e la gratitudine per il buon lavoro svolto.
Ha creduto in me e di questo le sono riconoscente. Così come sono grato alla vita per avermi dato in dono la sua amicizia e per avermi dato la possibilità di fare un pezzo di strada insieme a lei.
Credo che il modo migliore per onorarne la memoria sia quello di continuare ad impegnarsi come abbiamo fatto finora. Con la serietà, la passione e quel sorriso dolce che le appartenevano. Ad Edoardo, a Puchi, a Stefano e alla famiglia tutta il mio affettuoso abbraccio e quello di tutti i soci dell’Associazione Nitti.
Ciao Patty, ciao presidente!
Hanno fatto seguito brevi testimonianze
Angelo Sanza

Sandro Polci

La comunicazione della Associazione “Francesco Saverio Nitti” (Melfi)
Melfi, 10 Luglio 2026
È MORTA PATRIZIA NITTI, NIPOTE DI FRANCESCO SAVERIO NITTI, REPUTATA ORGANIZZATRICE D’ARTE E CULTURA TRA ITALIA E FRANCIA – L’Associazione “Francesco Saverio Nitti”, di cui è stata presidente, annuncia la scomparsa avvenuta ad Arezzo presso l’hospice dell’Istituto di riabilitazione Agazzi.
L’Associazione melfitana “Francesco Saverio Nitti” – presieduta per un quarto di secolo da Patrizia Nitti, nipote dello statista lucano e presidente del Consiglio dei ministri 1919-1920 – annuncia con grande dolore e infinita tristezza la scomparsa della propria presidente avvenuta all’Istituto Agazzi di Arezzo. Qui era ricoverata per l’indomabile espansione di un tumore polmonare che l’aveva colpita a fine 2025, tenendola per mesi in combattimento clinico-sanitario a Roma, fino all’ultimo vigile e attenta rispetto alla famiglia (il figlio Edoardo e i nipoti vivono ad Arezzo), agli amici, alla comunità professionale e agli ambiti in Italia e in Francia delle sue abituali relazioni.
Nata a Parigi il 30 marzo 1944 – nel quadro del lungo esilio in Francia durante il fascismo di tutta la famiglia Nitti – figlia del dott. Federico Nitti (medico e ricercatore dell’Institut Pasteur noto per le sue scoperte sui sulfamidici che valsero dopo la sua morte il Nobel per la Medicina al suo stretto collaboratore Daniel Bovet) e di Giuliana Cianca (figlia del sen. Alberto Cianca esponente di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione che fu ministro per la Consulta nel primo governo De Gasperi). Ebbe nella sua vita privata due matrimoni con tre figli e successivamente due post-matrimoni. Studiò a Parigi e a Roma arte e, trasferendosi in Italia dalla fine degli anni ’70, iniziò una lunga esperienza di curatrice di mostre d’arte e di eventi culturali.
Fece spicco la direzione del Musèe du Luxembourg, presso il Senato della Repubblica francese in cui, grazie alla sua tessitura con i più significativi sovrintendenti italiani, fece rivivere lo spazio fondato da Maria de’ Medici per ospitare straordinarie mostre dei maggiori esponenti del Rinascimento italiano. Continuò poi la sua esperienza dividendosi tra Parigi e l’Italia, con la direzione artistica del Musèe Maillol e in Italia progettando e gestendo grandi eventi culturali come furono le Panatenee Pompeiane (di cui era presidente Leonard Bernstein) e curando negli anni ’90 le mostre dei maggiori pittori francesi al Museo Archeologico di Aosta. Per il contributo dato alla promozione internazionale dell’alta cultura italiana il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le conferì nel 2003 l’onorificenza della Stella d’Italia, oltre all’onorificenza di Cavaliere Ufficiale della Repubblica del 1990 e l’Ordre du Mèrit della Repubblica francese del 2002.
Patrizia Nitti è stata protagonista della fase costitutiva, a Melfi e nella Regione Basilicata, delle strutture stabili che hanno in questi anni portato luce e valorizzazione al pensiero e all’opera di Francesco Saverio Nitti. Prima l’Associazione melfitana (a cui aderiscono persone fisiche e con partecipazione dei cittadini di Melfi) all’origine presieduta dall’amb. Joseph Nitti e dopo la sua scomparsa da lei stessa e poi la Fondazione “Francesco Saverio Nitti” di cui l’Associazione rappresenta la partecipazione sociale insieme ai fondatori istituzionali (Regione Basilicata, Università della Basilicata, Provincia di Potenza, Comuni di Melfi e Maratea) di cui è presidente dalla sua costituzione il prof. Stefano Rolando.
La sua presenza nella tradizionale celebrazione del 25 Aprile nelle piazze di Melfi non è mai mancata in questi anni (con eccezione di questo 2026), insieme ai Sindaci della Città e in memoria dei molti membri della famiglia Nitti che hanno dedicato all’antifascismo anni importante della loro vita. Portando anche la sua esperienza culturale e artistica in molti eventi promossi dalla Fondazione e dalla Associazione in Italia e all’estero.
L’ultimo suo intervento in pubblico ha riguardato la memoria delle donne della famiglia Nitti (la nonna Antonia moglie di Nitti, le zie Maria Luisa, Filomena e Marialuigia Baldini detta Pimpa) ricordando il progetto governativo dello stesso Nitti di estendere il voto alle donne fin dal 1920, nell’intervento fatto in occasione della presentazione del volume degli atti del centenario del governo Nitti presentato a Roma a Palazzo Altieri nel 2025 da molte personalità tra cui il presidente Giuliano Amato, che ha presieduto le celebrazioni del centenario.
La sorella maggiore, Maria Luisa Nitti, che la ha assistita giorno e notte nell’ultimo periodo, ha detto: “Neutralizzati i dolori diffusi, ha ritrovato la serenità e la grazia dei suoi tempi migliori. Purtroppo, senza più margini di contenimento della malattia dilagante”.
Il Presidente della Fondazione Nitti Stefano Rolando nel comunicare la dolorosa notizia ha detto: “Con fermezza, spesso con soavità, senza mai alterarsi, informata, aggiornata, capace di distinguere amici e rischi, si è fatta onore in tutta la sua esperienza culturale e professionale e ha fatto brillare le sue stelle comete: le virtù della sua famiglia, la qualità e i diritti delle donne, l’amicizia italo-francese, l’estetica del talento”.
I funerali sono previsti a Roma nella Chiesa di San Salvatore in Lauro, nella omonima piazza, lunedì 13 luglio alle ore 18. A settembre il Centro culturale Nitti di Melfi ospiterà un evento in suo ricordo.
Nelle fotografie che fanno seguito Patrizia Nitti con i presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (2004), Giorgio Napolitano (2009) e Sergio Mattarella (2019) in occasione di iniziative ufficiali della Fondazione e della Associazione Nitti o di eventi culturali prromossi da PN.



IL NECROLOGIO DELLA FONDAZIONE NITTI pubblicato su Corriere della Sera e La Repubblica il 12.7.2026
La Fondazione “Francesco Saverio Nitti” con sede a Melfi e rappresentanza a Roma partecipa con profondo dolore la notizia della scomparsa di
Patrizia Nitti
Cavaliere Ufficiale della Repubblica italiana, Stella d’Italia e membro dell’Ordre national du Mérite de la République française. Presidente della Associazione “F.S. Nitti”, socio costitutivo della Fondazione.
E comunica che le esequie si svolgeranno lunedì 13 luglio alle ore 18.00 presso San Salvatore in Lauro nella omonima piazza a Roma.
NEI GIORNI SUCCESSIVI
Il Comune di Melfi
Giuseppe Maglione (Sindaco di Melfi) e il comunicato dell’Amministrazione comunale
IL CORDOGLIO DELLA CITTÀ DI MELFI PER LA SCOMPARSA DI PATRIZIA NITTI.
Il Sindaco: «Perdiamo una custode instancabile della nostra memoria e un ponte di cultura tra l’Italia e l’Europa»
MELFI, 10 LUGLIO 2026 – Oggi la comunità di Melfi si sveglia avvolta da un velo di tristezza. Con la scomparsa di Patrizia Nitti, presidente dell’Associazione “Francesco Saverio Nitti”, la nostra città e l’intero panorama culturale italo-francese perdono una figura di straordinaria eleganza intellettuale e generosità umana. Nipote dello statista lucano Francesco Saverio Nitti, Patrizia ha saputo onorare la complessa e impegnativa eredità della sua famiglia, come una missione di vita. Per un quarto di secolo, con una dedizione instancabile e una grazia d’altri tempi, ha guidato l’Associazione intitolata al grande statista melfitano, diventando l’anima e il motore delle attività che hanno restituito centralità al pensiero nittiano e legando indissolubilmente la memoria storica alla crescita sociale del nostro territorio.
«La scomparsa di Patrizia Nitti lascia un profondo vuoto nel cuore di Melfi», dichiara il Sindaco Giuseppe Maglione. «Ricorderemo sempre la sua presenza discreta, puntuale e appassionata nelle nostre piazze ogni 25 Aprile, a testimonianza di quel radicato e sofferto antifascismo che ha segnato la storia della sua famiglia. Quest’anno la sua assenza si era già fatta sentire, ma il suo spirito e i suoi ideali rimarranno per sempre parte integrante della nostra identità civile. Raffinata organizzatrice d’arte, alla guida di istituzioni prestigiose come il Musée du Luxembourg e il Musée Maillol a Parigi, Patrizia Nitti ha saputo unire l’Italia e la Francia sotto il segno della bellezza e dell’alto valore istituzionale, meriti che le valsero l’onorificenza della Stella d’Italia da parte del Presidente Carlo Azeglio Ciampi.Eppure, nonostante i palcoscenici internazionali, il suo sguardo e il suo cuore tornavano sempre a Melfi e alla Basilicata, dove ha promosso con profonda convinzione la nascita della Fondazione Nitti, al fianco delle istituzioni locali e accademiche. A nome dell’Amministrazione Comunale e di tutta la cittadinanza di Melfi», prosegue il Sindaco, «esprimo le più sentite e commosse condoglianze al figlio Edoardo, ai nipoti, alla sorella Maria Luisa e a tutti i familiari, nonché al prof. Stefano Rolando e agli amici dell’Associazione e della Fondazione Nitti. La città di Melfi saprà onorare la sua memoria.»
Vincenzo Destino (Presidente del Consigliop Comunale di Melfi)
l Presidente del Consiglio comunale di Melfi, Vincenzo Destino, esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di Patrizia Nitti, figura di grande cultura e sensibilità, profondamente legata alla sua città d’origine. Nipote dello statista melfitano, Patrizia Nitti ha custodito con orgoglio l’eredità morale e culturale della sua famiglia, dedicando il proprio impegno alla valorizzazione del pensiero e dell’opera del grande uomo di Stato, anche attraverso la presidenza dell’Associazione Nitti.
Melfi la ricorda con sincera gratitudine per la costante vicinanza alla comunità e per l’entusiasmo con cui partecipava alle iniziative promosse in città, in particolare alle celebrazioni del 25 Aprile, occasione nella quale offriva sempre un prezioso contributo di riflessione sui valori della libertà, della democrazia e dell’antifascismo. A Edoardo, alla famiglia Nitti tutta, giungano, a nome del Consiglio comunale e dell’intera comunità melfitana, le più sentite condoglianze, nel ricordo riconoscente di una donna che ha saputo mantenere vivo il legame con la sua terra, contribuendo a custodirne e a diffonderne la memoria storica e civile.

L’Associazione Nitti dedica a Patrizia Nitti il concerto di musica e parole già in programma a Melfi il 18.7.2026.

Fanno seguito articoli della stampa locale (Basilicata /Melfi) Quotidiano del Sud (17.7.2026) – La Nuova del Sud (21.7.2026) – Cronache lucane (21.7.2026) – Quotidiano del Sud (21.7.2026).




L’UNIVERSITA’ DELLA BASILICATA
Il Rettore dell’Università degli Studi della Basilicata, prof. Ignazio M. Mancini, esprime, a nome di tutta la comunità accademica e a nome suo personale, il cordoglio per la scomparsa della dott.ssa Patrizia Nitti.
Al telegramma si uniscono poi i messaggi personali di vari docenti dell’ateneo.
LA REGIONE BASILICATA
Il cordoglio unanime di maggioranza e opposizione in Consiglio Regionale della Basilicata.
Il messaggio di cordoglio del presidente della Regione Basilicata, gen.Vito Bardi.
Il Presidente Bardi ha ricordato la nipote di Francesco Saverio Nitti, spentasi all’età di 82 anni dopo aver dedicato un quarto di secolo a tenere viva l’eredità del nonno. “La Basilicata perde una delle sue più appassionate custodi della memoria storica e culturale. Patrizia Nitti è stata capace di costruire strutture stabili per valorizzare il pensiero del grande economista e politico lucano”. Nel ricordare la figura dello statista Bardi ha evidenziato anche la lungimiranza di Francesco Saverio Nitti che già nel 1920 aveva elaborato un progetto governativo per estendere il diritto di voto alle donne”.
Il messaggio di cordoglio del consigliere regionale del PD Piero Lacorazza.
Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale ha dichiarato: “Il ricordo nella passione, nella competenza e nella tenacia con cui ha contribuito a far nascere e dare corpo alla Fondazione Nitti. È venuta a mancare Patrizia Nitti, nipote di Francesco Saverio Nitti. Il ricordo va alla passione, alla competenza e alla tenacia con cui ha contribuito a far nascere e dare corpo alla Fondazione Nitti, accompagnandone lo sviluppo fin dalle prime fasi a Melfi e in Basilicata. Patrizia Nitti ha seguito e sostenuto la crescita delle attività della Fondazione dedicate allo studio e alla diffusione del pensiero e dell’opera di Francesco Saverio Nitti, mantenendo forte il legame con la sua città e con la Basilicata. Alla famiglia, agli amici e a quanti hanno condiviso con lei l’impegno per la Fondazione rivolgiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza”.
L’ANPI di Melfi
La sezione ANPI di Melfi esprime il suo sentito cordoglio per la scomparsa di Patrizia Nitti, nipote di F.S. Nitti. Con Patrizia scompare una figura centrale per la Memoria storica del nostro paese. L’ ANPI di Melfi ricorda con gratitudine la costante collaborazione nata in questi anni, uniti nei valori democratici.
Patrizia ha sempre partecipato alle celebrazioni del 25 Aprile e ai convegni sulla Resistenza, portando una testimonianza preziosa sull’impegno antifascista della sua famiglia. Celebre resta il suo fondamentale contributo nel ricordare il ruolo delle donne della famiglia Nitti durante il duro esilio della dittatura. In questo momento di profondo dolore, gli iscritti della sezione ANPI di Melfi si stringono in un affettuoso abbraccio alla famiglia Nitti, alla Fondazione Nitti e a quanti hanno condiviso con lei il cammino culturale e civile.
Sen. Giuseppe Brescia (già Sindaco di Melfi)
Ancora oggi porto da esempio l’esperienza del Centro Culturale, le vicissitudini tra il primo intervento con i fondi della Cassa del Mezzogiorno, conquistati con caparbietà da Filomena Nitti, il degrado successivo per la mancata forma gestionale della struttura, con la nostra non sufficiente attenzione tra Comune e Regione per individuare il soggetto istituzionale preposto al funzionamento del Centro. Ciò ha causato il degrado del fabbricato, le ruberie varie di arredo e attrezzature. (Pensando a quella esperienza, continuo a ripetere che un buon amministratore deve pensare a cercare fondi, progettare, costruire e prevedere la forma di gestione,anche materiale, della struttura. Penso oggi al vecchio carcere di Melfi, interessato da un’ottima ristrutturazione, con obiettivi e finalità condivisibili. Spero con forme gestionali previste).
Tornando al Centro Nitti, fu ancora grazie allo stimolo di Filomena Nitti che decidemmo di utilizzare parte dei fondi comunali di riqualificazione urbana provenienti dall’ASTOR per recuperare tutto il Centro Nitti e sollecitare la Regione (Boccia, Di Nardo, Filippo Bubbico) per gli strumenti legislativi e contabili per attrezzature, arredo e quant’altro per dargli stabilità futura.
Ricordo benissimo gli incontri con Patrizia, con Serio, con Stefano Rolando, per costruire con lungimiranza un Centro di respiro regionale e nazionale. La Fondazione sarebbe stata l’anima di quel processo che ha dato frutti di grande valore culturale e politico (inteso in senso lato) nazionale. Nel nome e secondo gli insegnamenti di Francesco Saverio Nitti.
Patrizia per me ha rappresentato la continuazione del mio rapporto, personale e istituzionale, con Donna Filomena e con il prof. Bovet, dai quali ricevevo stimoli e sollecitazioni ad agire. Anche per tutto questo, sono grato, come cittadino e come ex uomo pubblico, a Patrizia, alla famiglia Nitti e a te come instancabile Presidente e animatore della Fondazione, per quanto già fatto e per il futuro delle nostre comunità (uso volutamente il plurale).
Il TG3 Rai della Basilicata
https://www.facebook.com/reel/1385872240132789
Messaggi e dichiarazioni
Francesco Arnau (presidente dell’Associazione dei Lucani nel Veneto) – “Condoglianze sentite alla famiglia e alla Fondazione F.S.Nitti. Se ne va con Patrizia Nitti un pezzo di una lunga storia di cultura e antifascismo che lega Melfi a Parigi”.
Franco Avenoso (socio dell’Associazione F.S. Nitti) – “Sentite condoglianze alla famiglia. E’ stata un punto di riferimento imprescindibile per la presenza e il rinnovato ricordo di Francesco Saverio Nitti e di tutta la “famiglia Nitti, a Melfi e in Basilicata. Persona di grande valore umano e culturale”.
Lorenzo Bellino (socio dell’Associazione F.S.Nitti) – “Commosso ed addolorato saluto la carissima persona che ci è stata appena strappata. Riposi in pace , non sarà dimenticata da chi ha avuto la fortuna e l’ onore di averla conosciuta”.
Stefano Cimicchi (già Sindaco di Orvieto) – “Condoglianze ! Siamo onorati di averla conosciuta!”
Francesco Saverio Coppola (segretario generale Associazione internazionale Guido Dorso) – “Addolorati per la prematura scomparsa. Partecipiamo al dolore della famiglia e dell’Associazione Nitti”.
Massimo Crosti (professore di Filosofia politica, autore del saggio “Nitti interprete del ‘900”) – “Ho letto il podcast. Patrizia mi aveva parlato del vostro primo incontro. Di quando la persona con cui lei aveva appuntamento, tramite un comune amico, per esporgli una certa cosa, aveva dato la propria disponibilità non per dieci, ma per cinque minuti, in realtà… Mi disse che aveva imparato tutto a memoria per stare nei tempi. Aggiungendo che riuscì a farlo: “fui bravissima”. E alla fine si rivolse al suo interlocutore dicendo: ecco i cinque minuti…A quel punto, si senti rispondere: no, no…E così si andò avanti e quei cinque minuti sono diventati decenni…”
Marilù Faraone Mennella D’Amato (Fondazione Mezzogiorno, Napoli) – “E’ stata così piena di amore, generosità, intelligenza, cultura , passione, gioia di vivere, entusiasmo contagioso verso tutto ciò che è nuovo che tuti noi che si è nutrito di tanta bellezza saprà serbare un pezzo di tutto ciò , con l’impegno di seminarne a piene mani perché possa rivivere nelle azioni che ciascuno di noi sarà in grado di portare avanti anche in nome di quanto lei ci ha insegnato“.
Adelaide Frabotta (socia del Circolo della Riforma Sociale, Roma) – “Mi dispiace molto. Sentite condoglianze”
Paolo Giacomoni (fisico italiano, già alla Sorbona a Parigi, oggi in USA): ” A cena da noi, a Orsay, tanti anni fa. Avevamo passato un’ottima serata, lei ci aveva parlato dello “zio” Daniele e tu ci avevi spiegato come un invitato siciliano avrebbe analizzato il valore simbolico del coniglio con le prugne preparato
dalla Ségolène. Non so come comunicarti la mia sim-patia, etimologica. Non dimenticheremo Patrizia“.
“Antonio Lerra (presidente della Deputazione di Storia Patria della Basilicata) – “Dispiace molto. Sarà sempre vivo il suo ricordo: donna di alto profilo umano e culturale. Sentite condoglianze.”
Oreste Lo Pomo (capo della redazione del TG3 Rai della Campania, già capo del TG3 Rai della Basilicata) – “Eravamo seduti a fianco all’Istituto Treccani durante la presentazione del volume di Massimo Crosti “Nitti interprete del 900” quando mi disse : “Cugino ( per via di quella parentela che mio nonno paterno e soprattutto suo fratello Pasquale marito di Eleonora ,figlia di Francesco Saverio avevano) vedi ,il vero problema è che sono ancora pochi quelli che riescono a tratteggiare il profilo di zio Francesco Saverio facendone rilevare in pieno il senso di equilibrio tra Pensiero e Azione. Patrizia non era solo la donna di cultura, la grande organizzatrice d’arte che si muoveva tra la Francia (dove era nata nei lunghi anni dell’esilio della famiglia) e l’Italia ma soprattutto la presidente della Associazione Nitti e la promotrice della Fondazione intitolata allo statista. Ma sarebbe ingiusto soffermarsi su questo. Con lei scompare la vera custode della memoria che ha portato ad un processo di riscoperta e di ulteriore valorizzazione del pensiero e dell’opera di Francesco Saverio Nitti. Ciao Patou”.
Bernard Miyet (ambasciatore di Francia, già Segretario generale agg. delle Nazioni Unite) – “Una personalità eccezionale che rimanerà nel cuore e nella memoria di chi l’ha conosciuta e sicuramente amata”.
Alessandro Panico (assessore al Bilancio e delegato alla Cultura del Comune di Melfi) : “Esprimo le mie più sentite condoglianze a tutti i suoi cari. Melfi perde una autorevole concittadina, esempio di impegno civile che ha saputo sempre trasmettere con garbo e viva intelligenza. Un abbraccio affettuoso a Edoardo“.
Stefano Sepe (storico delle istituzioni italiane) – “Esprimo il mio profondo dolore per la scomparsa di una donna eccezionale, che ha dedicato la sua esistenza all’impegno politico e civile. In ciò proseguendo le orme di Francesco Saverio Nitti nella lotta al fascismo. In più, adoperandosi con straordinaria passione e competenza alle ragioni della democrazia. Patrizia Nitti rimarrà scolpita nel novero delle personalità storiche. Aggiungo la vicinanza a tutti i congiunti e familiari e al carissimo amico, Stefano Rolando, esprimendogli il mio profondo cordoglio per la perdita di una persona con la quale ha costruito retti e combattuto moltissime battaglie civili”.
Claudio Strinati (storico e critico dell’arte) – “A Patrizia Nitti debbo alcune cose fondamentali della mia vita e della mia carriera. Fu lei all’ inizio degli anni 2000 a chiamarmi, con un ristretto e sceltissimo gruppo di amici e colleghi, a collaborare attivamente alle attività espositive del Museo del Luxembourg a Parigi. Patrizia godeva della stima e del rispetto della Presidenza del Senato francese che la considerava, giustamente, una delle personalità più brillanti e intelligenti nel mondo delle Belle Arti e in particolare nel grande e difficile mondo delle mostre internazionali. Italofrancese, dotata di una passione e di una comunicativa travolgenti, Patrizia sapeva padroneggiare un’ infinità di aspetti, dalla progettazione culturale vera e propria alla concreta realizzazione degli allestimenti e degli apparati espositivi e didattici. Sapeva com andare o, meglio dirigere con rara efficacia e competenza. Il suo affetto e la sua stima erano modellati così: totali quando li concedeva e inflessibili nel manifestarli. Sottopose così al vaglio del Presidente del Senato un breve elenco di personalità accreditate della cultura artistica italiana per inserirle nel costituendo comitato scientifico, garantendone il prestigio e la capacità operativa. Ed io fui tra quelli. Eravamo amici ma l’amicizia c’ entrava e non c’entrava in questa scelta, nel senso che Patrizia aveva ben chiara la differenza tra l’affetto sincero e profondo e la stima professionale. Sapeva discernere in modo preciso tra l’ autorità e l’ autorevolezza. Nel mio caso questi fattori le sembrava ci fossero entrambi ed entrambi, peraltro, da me verso di lei ricambiati con tutto il cuore. L’ attività si svolse bene e per molti anni. Fu per me una palestra formativa di eccezione. Al culmine di questo lavoro Patrizia chiese e ottenne per me e per l’amico Antonio Paolucci che ci era stato sempre vicino, la Legion d’ Onore della Repubblica Francese. Oggi posso legittimamente fregiarmene. E lo debbo, in primis, alla benevolenza di Patrizia. Potrei dire molto di più ma non è necessario. Una miriade di libri, cataloghi, inviti, vedono adesso i nostri nomi appaiati. E così resteranno sempre“.
Roberta Tartaglia – “È con un sentimento di profondo e straziante dolore che apprendo questa triste notizia. Patrizia Nitti ha incarnato per l’intera comunità della nostra città un esempio luminoso e instancabile di devozione alla memoria civile e storica, custodendo e tramandando con fiera dedizione quei valori democratici che, da sempre, legano indissolubilmente il nome della sua famiglia alla nostra terra. Per la nostra famiglia, la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile e rappresenta una ferita nel cuore tanto profonda quanto dolorosa. Ci stringiamo al cordoglio della famiglia nel ricordo imperituro della sua straordinaria figura“.
Donato Verrastro (professore ordinario di Storia contemporanea e pro-rettore dell’Unibas) – “Un grande dispiacere. Una donna colta ed elegante, testimone di una storia che ci consegna come traccia di un tempo che abbiamo il dovere di custodire e valorizzare”.
La France en Italie – La France en Italie 🇫🇷🇪🇺 – “Profonda tristezza per la scomparsa di Patrizia Nitti, che ha dedicato la sua vita professionale all’organizzazione culturale e artistica tra Parigi e l’Italia, simbolo dei legami tra 🇫🇷 e 🇮🇹. Un sentito pensiero alla sua famiglia e ai suoi cari.”
Il consiglio direttivo del Circolo della Riforma Sociale (Roma): “Malgrado le difficili condizioni di salute dell’ultimo anno, Patrizia ha seguito passo passo la costituzione e l’allestimento del Circolo intitolato alla rivista teorica e politica di prestigio internazionale che F.S. Nitti concepì a fine ‘800 e diresse a lungo prima di lasciare la direzione a Luigi Einaudi. Circolo sostenuto dalla Associazione Nitti, dalla Fondazione Nitti e dalla Fondazione Critica liberale, oltre che da varie associazioni culturali e civili che concorrono alla programmazione. Non ha potuto prendere parte ai primi incontri e, alla fine, si è ritenuto saggio spostare le attività alla ripresa dopo la pausa estiva nella speranza di una miracolosa stabilizzazione delle sue condizioni di salute. Ne piangiamo oggi la morte, che non corrisponde e non corrisponderà alla vitalità del suo spirito di partecipazione. A lei dunque dedicheremo a partire da settembre un primo vero incontro per ricordarla insieme e ringraziarla per le tante sue generosità“.
Articoli di stampa
Annamaria Barbato Ricci (sul magazine online “Il Mondo Nuovo” 13.7.2026): Ricordando Patrizia Nitti – Testo dell’articolo.
Si è ricongiunta in Cielo con la sua grande famiglia Patrizia Nitti, che, con i suoi talenti, seppe tenere alto un cognome che tanto ha significato per la storia italiana. Un vocabolo attualmente usurato, ma per Lei davvero appropriato, è “resilienza”. E’ una cifra del suo modo di essere, attingendolo da un DNA familiare che ebbe proprio questa specificità. Il lungo esilio di Francesco Saverio Nitti e della sua famiglia in Francia, dopo che le persecuzioni fasciste lo indussero a temere per la propria vita e quella dei suoi cari ne determinarono la nascita a Parigi; appena tre anni dopo perse il padre, Federico, ucciso a 42 anni dal suo amore per la ricerca e l’umanità, perché, medico e farmacologo, ricercatore all’Istituto Pasteur, si contagiò durante il contatto con una coltura di bacilli di Koch particolarmente virulenta, contraendo una tubercolosi fulminante. Suoi furono gli iniziali studi sui sulfamidici che, approfonditi dal cognato Daniel Bovet e dalla sorella Filomena, si aggiudicarono nel 1957 il Premio Nobel per la Medicina (naturalmente solo per Bovet, ignorando il contributo fondamentale della moglie: nulla di nuovo sotto il sole). Patrizia è appartenuta alla formidabile genealogia al femminile di casa Nitti, pe’ li rami della bisnonna Filomena, donna di grande polso, che tanta importanza ebbe nella formazione di suo figlio Francesco Saverio, determinandone con mille sacrifici la costruzione culturale di colui che fu rinomato economista in Italia e in Europa e Stati Uniti e presidente del Consiglio nella difficile stagione pre-fascista, fra il 1919 e il 1920, nella temperie della fine della prima guerra mondiale e la complessa situazione sociale e politica nazionale. Nelle vene di Patrizia, però, scorreva anche il sangue della nonna, Antonia Persico, il suo intrepido approccio culturale e il suo sostegno all’altissima figura politica del marito e, sul lato materno, quello dei Cianca, altra famiglia di intellettuali antifascisti che tennero alta la tradizione intellettuale italiana. E Patrizia si sentì investita, con la sorella Maria Antonietta in altri versanti professionali internazionali, di una missione: quella di non far dimenticare chi fosse stato Nitti e quanta importanza avesse avuto il suo pensiero nell’itinerario di quest’Italia, di cui fu anche fra i Padri Costituenti. La presenza di Patrizia Nitti quale alacre colonna dei beni culturali si è dispiegata sia in Francia, quale direttrice di due importanti Musei: quello del Senato francese, ovvero il Musée du Luxenbourg, allestito nel Palazzo di Maria de’ Medici, dove curò una memorabile mostra sul Rinascimento italiano, ottenendo prestiti prestigiosissimi e, poi, il Museo Maillol. In Italia ha lavorato a lungo sulle opportunità rappresentate dai ritrovamenti pompeiani e dell’area vesuviana, tessendo iniziative ancor oggi in itinere e che, una volta pienamente realizzate, ne consacreranno l’acume progettuale, che ha applicato tante volte nella sua esperienza di curatrice di mostre ed eventi culturali, in Italia e all’estero. Ebbe un ruolo fondamentale nella creazione dell’Associazione intitolata al grande statista, che ha un ruolo precipuo nella Fondazione Francesco Saverio Nitti, presiedendola per un quarto di secolo e rendendola un polo culturale attrattivo per la Basilicata, un discorso d’amore mai interrotto, prosecuzione di quello che il nonno espresse per la cultura lucana. Nell’arco della sua esistenza laboriosa e creativa, ha ricevuto numerosi riconoscimenti istituzionali, quali la Stella d’Italia, conferitale nel 2003 dal Presidente Ciampi, preceduta dall’onorificenza di Cavaliere Ufficiale della Repubblica nel 1990 e dall’Ordre du Mérite francese nel 2002. Questi scarni elementi biografici di Patrizia Nitti, però, non possono restituirci la sua grande anima, la sua creatività, la sua fame di vita e di sapere: quelli sono ben fissati nel ricordo di tanti che la conobbero e l’apprezzarono e rappresentano l’eredità che la renderanno indimenticabile. Un testimone che ora passa a Edoardo Fabbri Nitti, prestigioso manager e figlio devoto.
Stefano Rolando (presidente Fondazione F. S. Nitti) – La Nuova del Sud-Basilicata (15.7.2026)
Il quotidiano della Basilicata ripende in forma più sintetica il contenuto del podcast del 13.7.2026 (in versione scritta su questo sito, in versione audio sul magazine online Il Mondo Nuovo e su Spotify).
Versione scritta: https://stefanorolando.it/?p=11920 Versione audio: https://www.ilmondonuovo.club/oggi-laddio-a-patrizia-nitti/

Testo dell’articolo
L’addio a Patrizia Nitti.. Nipote di Francesco Saverio Nitti, all’origine della rigenerazione della città di Melfi negli anni ’90 e della costituzione della Fondazione dedicata allo statista lucano, capo del governo italiano tra il 1919 e il 1920. Tessitrice dei rapporti culturali tra Italia e Francia con la produzione di oltre cento grandi mostre d’arte nei due paesi. Il congedo a Roma, a San Salvatore in Lauro e la tumulazione al Verano nella tomba della famiglia Nitti.
La dominante di una lunga amicizia personale non trattiene da scrivere – soprattutto per la comunità lucana – qualche parola nel giorno dell’addio a Patrizia Nitti, avvenuto a Roma il 13 luglio a San Salvatore in Lauro con grande partecipazione e con la tumulazione al Verano nella tomba della famiglia Nitti dove riposa anche il nonno Francesco Saverio morto a Roma nel 1953.
Al di là dell’amicizia, è giusto dar conto di più di trent’anni di sintonie nate a fine anni ’80, quando una mia collaboratrice al Dipartimento Informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri (di cui ho avuto la responsabilità tra il 1985 e il 1995), Angela Jannitti, accompagnò nel mio ufficio una giovane signora italo-francese, con tratti e lingua più di impronta francese che italiana ma con l’italianissimo e reputatissimo cognome dei Nitti, tutt’uno invece con l’Italia.
L’istanza – che voleva rivolgere al governo – riguardava non suoi interessi personali (mostre, eventi, inaugurazioni) ma le condizioni della città di Nitti, Melfi. Al tempo lamentava una sorta di abbandono materiale e culturale proprio mentre Fiat stava predisponendo lì lo sbarco dello stabilimento più moderno e robotico della sua filiera produttiva. Appariva una contraddizione che andava affrontata – mi disse – prima dalla comunicazione e poi con misure concrete.
Da qui l’idea di provocare un ufficio come il mio. Gli accertamenti mostrarono che tutto il quadro culturale locale era in difficili condizioni. Il castello chiuso e bisognoso di profondi interventi. Il teatro al tempo sprangato. La pinacoteca vescovile nascosta in cantina. Un quadro civilmente mortificato. I “nittiani” melfitani (Mauro Tartaglia, già vicesindaco, in testa) avevano messo in moto la famiglia Nitti per sollecitare misure che andavano al di là delle possibilità di reazione locale.
Quell’incontro voleva tentare l’inversione di tendenza. Non era così frequente sentire come assoluta la cifra civile e l’invocazione degli interessi generali, per potermela cavare con risposte vaghe. Si fece un’adeguata istruttoria e poi fu concepita un’iniziativa per creare condizioni di “scossa pubblica”. Gli accertamenti furono sul merito, con la parallela creazione di un meraviglioso nucleo civico di disponibilità a seguire gli sviluppi. La forma individuata per “reagire” fu una problematizzazione tra istituzionale e civile (l’Italia che cambia, l’Italia che frena). Cioè la realizzazione di un docufilm della serie che quel Dipartimento affidava in convenzione ad una grande agenzia di stampa italiana. La realizzazione rappresentò in 50 minuti il tema posto, esprimendo non istanze agitatorie ma di accertamento delle urgenze e delle migliorabilità del nostro Paese.
La presentazione a Melfi – informalmente promossa dal Rotary club della città – fu evento popolare. Ma con attenzioni a soluzioni, che coinvolsero altri ambiti di responsabilità. I Beni Culturali si mossero e mai loderò abbastanza il segretario generale, mio compianto amico e collega, Mario Serio, che trovò poi i fondi, ingenti, per la rigenerazione e il ripristino del Castello (oggi Museo aperto). La Diocesi riportò in auge la Pinacoteca. Tre sindaci – uno dopo l’altro e pur di differenti posizioni politiche – utilizzarono le norme sull’edilizia civile per individuare le risorse e riportare a funzionalità il Centro Culturale Nitti (2500 mq attrezzati negli anni ’60, grazie a Filomena Nitti, contro l’analfabetismo, poi ridotti in condizioni di sventramento e riportato ad essere fruibile con aule, auditorium e spazi di biblioteca).
Che cosa in più nasceva collateralmente?
La scoperta fatta con gli storici dell’età contemporanea – al tempo interlocutore fu il professor Giuseppe Galasso – riguardava l’assoluto cono d’ombra in cui si andava trovando la figura di Francesco Saverio Nitti, nonno per via paterna di Patrizia Nitti, pur grande meridionalista, ministro nella prima fase del secolo con innovazioni importanti, ministro del Tesoro della riscossa italiana in guerra e poi come presidente del Consiglio dei Ministri negoziatore della pace di Versailles. Malgrado ciò, fu schiacciato dalla morsa al tempo tra il fascismo insorgente a destra e il massimalismo insorgente a sinistra.
Il presidente Nitti ebbe poi distrutta la sua casa romana ad opera degli squadristi, l’esilio ventennale in Svizzera poi a Parigi e alla fine nella Francia occupata anche l’arresto da parte dei nazisti e la deportazione. Tornò dopo la Liberazione membro della Costituente, padre nobile della rigenerata democrazia, ma ormai ai margini della sua vita e della sua straordinaria attività innovativa. Era un radicale (piccolo partito mazziniano di tradizione familiare paterna) su posizione liberaldemocratica con figli che occupavano un pluralismo di posizioni ideali senza aver generato una reale eredità politica. Risultato: la sua marginalizzazione anche storiografica.
Nasceva l’idea di far partire da Melfi e da quel Centro culturale ristrutturato il nucleo di un soggetto senza fini di lucro che riportasse luce al pensiero e all’opera di un grande italiano trascurato e poi anche per restituire a Mezzogiorno e Basilicata il valore di una grande radice morale, culturale e politica che rianimasse gli interessi generali di quel territorio.
Questo il cammino fruttifero che fece fare quell’incontro. Prima l’Associazione di territorio, di cui Patrizia ha assunto la responsabilità e quella della famiglia per creare coinvolgimento di comunità.
Poi la Fondazione, con dentro l’Associazione, partecipata dalle istituzioni lucane, dall’università della Basilicata e con tre ministeri importanti della Repubblica. Morto l’amb. Joseph Nitti che fu il presidente di avviamento, non potevo rifiutare la presidenza di un soggetto che ora va verso i venti anni di attività, con l’interessamento di tutti i presidenti della Repubblica che si sono avvicendati, con un comitato per le celebrazioni del centenario del governo Nitti che ha visto il prof. Giuliano Amato prima presiedere quel nucleo progettuale poi assumere anche la presidenza onoraria della Fondazione.
Si è quindi creato un vero e proprio cantiere materiale ma anche un percorso intenso per esprimere le nostre energie personali, a volte un modo di indignarci o di essere orgogliosi, più spesso il combattimento per spostare di qualche millimetro la marcia dei movimenti del fare e del pensare. Questi trent’anni sono stati un baleno. Che arriva fino ad oggi. Con tutto ciò che di personale, di amichevole, di complementare una storia del genere può produrre negli esseri umani.
Fino ad arrivare a questo 10 luglio 2026 in cui Patrizia Nitti, piegata da un male incurabile, nelle sue forme sobrie, mai alterate, mai segnate da lamentazioni, ci ha lasciati con il suo ultimo respiro alle 6 della mattina di venerdì 10 luglio,
Nella sua vita naturalmente Patrizia Nitti ha vissuto del suo reputato lavoro. Le relazioni culturali e artistiche tra Italia e Francia sono state il percorso professionale di una vera e propria tessitrice di talenti e di molti organizzatori di arte e cultura che le hanno valso le onorificenze dei due paesi e le responsabilità di spazi museali importanti sia a Parigi che in Italia.
A San Salvatore in Lauro la sorella maggiore Maria Luisa Nitti a nome della famiglia e Gianluca Tartaglia a nome della comunità melfitana e dell’Associazione intitolata a FSN da lai presieduta per un quarto di secolo, hanno espresso il cordoglio del suo stretto contesto. E’ intervenuto anche l’ambasciatore francese Yves Marek facendone un ampio ritratto intellettuale e professionale nel quadro della importante collaborazione nell’arte tra Italia e Francia.
Una signora nota in tutta il mondo, Premio ONU Rifugiati, che ha salvato la vita di migliaia di donne e bambini nell’Africa dei Grandi Laghi, come Maggy Barankitse, presso cui Patrizia era stata a Kigali per il trentennale della sua straordinaria impresa di pace, è venuta apposta dall’Africa a Roma nei giorni precedenti solo per scambiarsi un sorriso proprio mentre l’ambulanza partiva da casa per il suo ultimo viaggio. Giuliano Amato appresa la notizia ha scritto “la rimpiangeremo molto”.

Patrizia Nitti (1944-2026)
Par Jean-Christophe Castelain · lejournaldesarts.fr
Le 13 juillet 2026
Elle avait conçu pour le musée du Sénat une série de grandes expositions. Elle est décédée le 10 juillet dernier.

Patrizia Nitti est décédée à Arezzo à l’âge de 82 ans le 10 juillet dernier. Née à Paris pendant l’exil antifasciste de sa famille, elle était la petite-fille de Francesco Saverio Nitti, président du Conseil italien en 1919-1920. Après des études artistiques puis un passage par la finance à Rome, elle est appelée en 1986 à travailler à la valorisation de Pompéi. Elle organise ensuite des expositions entre l’Italie et la France.
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Disparition de Patrizia Nitti, un pont culturel entre l’Italie et la France
Enrico Martial 24 juillet 2026

Patrizia Nitti con il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella
(c) Associazione Francesco Saverio Nitti
Patrizia Nitti, commissaire d’exposition entre l’Italie et la France et promotrice de l’art italien à Paris, est décédée le 10 juillet 2026 à Arezzo, à l’âge de 82 ans. Née à Paris le 30 mars 1944 alors que sa famille était en exil antifasciste, elle avait travaillé dans des institutions muséales françaises et présidé pendant environ vingt-cinq ans l’Association Francesco Saverio Nitti de Melfi.
Une enfance dans l’exil antifasciste
Patrizia Nitti était la fille de Federico Nitti, médecin et chercheur à l’Institut Pasteur, et de Giuliana Cianca. Ses deux grands-pères, Francesco Saverio Nitti et le journaliste Alberto Cianca, avaient été contraints de quitter l’Italie en raison de leur opposition au fascisme. Cianca figurait parmi les fondateurs du mouvement « Giustizia e libertà », né à Paris en 1929.
Son enfance s’est donc déroulée dans le milieu des exilés italiens et de leurs réseaux politiques et intellectuels. La maison parisienne de Francesco Saverio Nitti était fréquentée par des figures de l’antifascisme telles que Filippo Turati, Carlo Rosselli, Pietro Nenni et Gaetano Salvemini. Patrizia Nitti appartenait à une génération suivante, mais elle a grandi imprégnée de cette mémoire familiale, marquée également par les liens entre les cultures italienne et française.
Elle a perdu son père à l’âge de trois ans. Federico Nitti est décédé à 42 ans après avoir contracté une forme fulminante de tuberculose au cours de ses travaux de recherche. Patrizia Nitti a étudié l’art entre Paris et Rome et, à partir de la fin des années 70, elle a également vécu et travaillé en Italie.
Les expositions dans les musées français
Patrizia Nitti, spécialiste de la Renaissance et du classicisme, a travaillé au Musée du Luxembourg, l’espace d’exposition du Sénat français, où elle s’est occupée des expositions temporaires consacrées à la Renaissance. En 2009, elle a été nommée directrice artistique de la Fondation Dina Vierny–Musée Maillol à Paris.
Son travail a contribué à faire découvrir au public français des œuvres, des collections et des thèmes centraux de l’histoire de l’art italien. Ces expositions nécessitaient des relations avec les musées, les services de conservation, les chercheurs et les administrations des deux pays, ainsi que la gestion de prêts souvent complexes.
Parmi les expositions les plus importantes, on peut citer «Raphaël. Grâce et beauté », en 2001, «Botticelli. De Laurent le Magnifique à Savonarole », en 2003, «Véronèse profane », en 2004, et« Titien. Le pouvoir en face », en 2006. En 2007, une exposition consacrée à Arcimboldo a également vu le jour. Il intervenait dans le choix des thèmes et des commissaires d’exposition, dans la constitution des comités scientifiques, dans les négociations relatives aux prêts et dans la publication des catalogues.
Au Musée Maillol, il a notamment promu «Pompéi, un art de vivre », exposition inaugurée en 2011 et consacrée à la vie quotidienne dans la ville ensevelie par l’éruption du Vésuve. Grâce à des projets de ce type, Nitti a favorisé la circulation des œuvres et des connaissances entre l’Italie et la France, menant ainsi une action de médiation culturelle en marge de la diplomatie officielle.
La mémoire de Francesco Saverio Nitti
L’autre axe de son engagement fut la préservation de la mémoire de son grand-père Francesco Saverio Nitti, économiste, antifasciste et président du Conseil des ministres italien de 1919 à 1920. Patrizia Nitti a présidé pendant un quart de siècle l’association de Melfi dédiée à cet homme d’État, en organisant des rencontres, des recherches et des initiatives consacrées à sa pensée politique et économique.
Cette activité revêtait elle aussi une dimension franco-italienne : rendre hommage à Francesco Saverio Nitti, c’était donc perpétuer la mémoire des réseaux politiques et intellectuels tissés par les antifascistes italiens à Paris.
Le décès de Patrizia Nitti a donné lieu à de nombreux messages et hommages.